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L’autografo

Guardavo tutti i suoi show, non ne perdevo nemmeno uno.
Ed ogni volta le mie fantasie su Teresa Mannino si facevano largo nella mia mente e specialmente all’interno dei miei boxer. Ne pensavo di ogni tipo, ma lei era sempre lì, dentro il televisore e non potevo far altro che segarmi ogni volta. Un giorno mi decisi a voler partecipare di persona ad uno dei suoi spettacoli, che tra l’altro avrebbe dato non troppo distante da casa mia. Un’occasione imperdibile per vederla fisicamente da vicino.

Lo show cominciò alle 21:00 e durò circa 2 ore e mezza, al termine delle quali Teresa dava possibilità al pubblico di guadagnarsi qualche autografo. Mi misi in fila ad attendere il mio turno e quando finalmente arrivò, fui davanti a lei che mi salutò e mi chiese a chi dovesse dedicare l’autografo. Risposi che era per me stesso e mentre scriveva, cercavo di sbirciare nel mezzo del suo decoltè, cercando in tutti i modi di riuscire ad intravedere anche un misero lembo delle sue piccole tette. Terminò l’autografo e probabilmente immaginai che si era accorta del mio sguardo; leggermente imbarazzato mi allontanai ringraziandola.

Rimasi fino all’ultimo, finchè la fila di gente in attesa dell’autografo non svanì del tutto.
Vidi Teresa alzarsi ed allontanarsi dietro il palco, dove probabilmente erano stati montati i camerini. In quel momento un’idea mi colpì come un fulmine, lasciandomi quasi stordito: intrufolarsi dietro il palco e sbirciare nel suo camerino.

Non ci pensai due volte e di nascosto mi recai dietro al palco; c’era della gente occupata a smontare impalcature e gente che sistemava cablaggi vari, non c’era pericolo di farsi scoprire ormai. Poco più in là, c’era un’unica casetta prefabbricata con le luci accese: doveva essere per forza lì.Mi avvicinai sempre con aria vigile, guardandomi più volte attorno per esser sicuro di non esser visto da nessuno, arrivai alla porta e sbirciai all’interno del buco della serratura: Teresa stava parlando al telefono con qualcuno, vestita ancora con gli abiti utilizzati nello show: camicetta rosa, gonna morbida poco più alta del ginocchio e scarpe con tacco medio. Probabilmente non aveva nemmeno ancora avuto il tempo di farsi una doccia, e ne fui per un attimo rattristato, perchè in quel caso avrei tentato di entrare e sbirciare persino dentro la doccia.

Però mentre penso a tutte queste cose, la porta si apre.
Rimango agghiacciato, trovandomi Teresa davanti anch’essa con aria sbigottita.

“Che ci fai qui?” – Chiede con tono sospettoso e leggermente irritato.

“Ehm… io… io stavo.. ah si, volevo solo chiederti se potevi farmi un altro autografo! Per mia sorella, ecco!” – Rispondo io, inventando la prima banale scusa che avevo in mente.

“Uhm… stiamo andando tutti un po’ di fretta ma è questione di un attimo, entra pure” – Lei risponde.

In quel momento il cuore mi batteva a mille. Stavo davvero entrando dentro il suo stanzino. Può significare nulla, ma la sola idea mi faceva uscire di testa. Si sedette e mi invitò a fare altrettanto, prendendo un foglio dal block notes e chiedendomi come si chiamasse mia sorella.

“Ehm… si chiama…” – Titubai io.

“Non sai come si chiama tua sorella?” – Incalzò lei ironicamente.

“Si è che sono imbarazzato, comunque si chiama Chiara” – Risposi io.

“Non sembravi tanto imbarazzato prima, quando provavi a guardarmi le tette” – Disse ironicamente lei, ma lasciandomi impietrito.

“Ah… no, macchè, figurati se stavo provando…” – Cercai di rispondere io.

“Si si va bene… figuriamoci!” – Scherzò lei.

“E comunque non sarebbe male pensarlo, non a tutti piacciono i miei seni, sono innegabilmente piccoli e si sa che l’uomo cerca forme accentuate” – Replicò lei.

“Beh dipende dai punti di vista… a me non dispiacerebbero ad esempio” – Esitai io.

Lei mi guardò per qualche istante.

“Sono sicuro che se te le facessi vedere per bene, cambieresti idea” – Rise lei.

“No, sono sicuro dell’esatto contrario!” – Risposi prendendo coraggio.

Posò il foglio con l’autografo e iniziò a sbottonarsi la camicetta.
Lo stava davvero facendo o ero in preda a qualche allucinazione ed in realtà ero altrove?

No, ero davvero lì. Teresa si sbottonò la camicetta per intero, allungò le mani dietro la schiena… ed in quel momento vidi il reggiseno scivolare via. Avvertii il calore impossessarsi del mio corpo, concentrandosi dentro i miei boxer. Ad occhio direi che poteva esser stata una prima misura, ma la mia testa non era lì a pensare a quale misura associare a quel seno.

“Ah, sei ancora qui, pensavo fossi già fuggito!” – Scherzò lei.

“Ehm… non potrei fuggire nemmeno volendo… ho le gambe bloccate..” – Risposi io.

“Addirittura, e che sarà mai…” – Replichò lei.

Il gonfiore nei miei pantaloni era già ormai più che evidente, e Teresa se n’era anche già accorta.
Il silenzio era quasi imbarazzante. Lei accavallò le gambe, cercai di trovare qualcosa da dire alla svelta.

“Non ti fanno male?” -Chiesi indicando il piede nella scarpa col tacco.

“Ah, in effetti non sono ancora riuscita nemmeno a toglierle” – Rispose lei.

Subito dopo, allungò la mano su entrambe le scarpe e le lasciò cadere a terra, liberando i suoi piedi. Il mio sguardo, che non riusciva a staccarsi dalle sue tette, cadde e si concentrò sui suoi piedi nudi: lisci, dita affusolate, longilinei…

“Ti va di farmi un massaggio?” – Incalzò Teresa.

“Si” – Risposi senza esitare.

Teresa appoggiò entrambi i piedi sulle mie gambe, e si rilassò poggiando la testa sul bracciolo del divano. Le mie mani, dopo qualche attimo di titubanza, si poggiarono sui suoi piedi. Erano lisci e curati. Muovevo le dita per la lunghezza, esercitando qualche punto di pressione. A Teresa sembrava piacere, a giudicare dai sospiri che emetteva.

“Sei bravo..” – Disse lei.

“Faccio del mio meglio…” -Risposi.

Si riposizionò meglio sul divano, ed il suo piede destro finì proprio per appoggiarsi sul gonfiore dei miei pantaloni. Accidenti… così era troppo…

Se avessi potuto agire liberamente, me lo sarei tirato fuori e glielo avrei messo in bocca.
Cercavo in tutti i modi di cacciare quei pensieri, cercando di mantenerli ad un livello normale.

“Sei distratto? A cosa stai pensando?” – Chiese curiosa.

“Ah.. no niente, niente di importante..” – Risposi mentendo.

Sollevò il piede destro dal gonfiore dei miei pantaloni… ed iniziò ad accarezzarmi la guancia con le dita…

“Non dirmi che sei a disagio, ormai sei qui, tantovale che ti lasci andare” -Disse lei.

Voltai il viso verso di lei per guardarla,con il suo piede che ancora mi stuzzicava.
L’istinto prevalse, le afferrai il piede e lo condussi più vicino alle mie labbra.
Teresa non disse nulla, quindi tirai fuori la lingua e cominciai a leccarle le dita, una ad una.

Teresa sospirò, mordendosi il labbro inferiore.
Annusai tra le dita e Teresa sobbalzò.

“Che fai, mi annusi i piedi??” – Chiese con tono sorpreso.

“Lo farei in qualsiasi momento” – Risposi io ormai fuori controllo.

Non disse altro, ma nemmeno mi fermò dal farlo.
Sentii il suo piede sinistro poggiarsi sopra il gonfiore dei pantaloni, per poi iniziare a strusciarsi al di sopra.

“Tiralo fuori” – Disse a voce bassa.

Non esitai e dopo essermi sbottonato, calai appena i pantaloni e i boxer e tirai fuori finalmente il cazzo, ormai duro come una roccia. Teresa portò entrambi i piedi al di sopra, ed iniziò a muoverli su e giù. Da quella posizione non potevo far altro che guardare al di sotto della gonna di Teresa, il che mi faceva indurire ancora di più.

“Se continui così ti sborro sui piedi….” – Dissi faticosamente io.

“Mmh… allora sarà meglio smetterla, è troppo presto… ” – Disse lei con la voce ormai coperta dall’eccitazione.

“Suggerisci qualcosa..?” – Chiese.

“Spogliati… togliti quelle cose…” – Dissi io.

Teresa si alzò in piedi, abbassandosi la gonna fino a lasciarla cadere sulle caviglie, poi fece la stessa cosa con le mutandine. Mi alzai anche io e la presi in braccio, feci qualche passo in direzione di un tavolo e la adagiai al di sopra. Le aprii le gambe… e fu in quel momento che ebbi modo di vedere finalmente la sua figa: color rosa… due labbra sottili, peli ben curati…

Avvicinai le labbra al clitoride ed iniziai a leccarlo lentamente, mentre con un dito la penetravo ed esploravo l’interno di quella figa, bagnata e vogliosa. Teresa ansimava, la sua espressione era colma d’eccitazione e le piaceva guardare quel che stavo facendo. Ebbe alcuni spasmi e venne, stringendo con forza i lati del tavolo, quasi ad aggrapparsi.

Le presi le mani e le guidai sulle sue stesse cosce, in maniera tale da sollevarsi ancora di più.

“Tienile così…” -Dissi io, mostrandole la posizione.

Davanti a me, la visione era celestiale.
La sua figa aperta e bagnata aveva rilasciato un rigagnolo di orgasmo, che lento lento era scivolato fino al suo buco del culo.

Avvicinai il naso e lo annusai.
Lei non se ne accorse…
Iniziai a sfregare le dita sul clitoride, ma nel mentre la mia attenzione era tutta rivolta ad annusarle il culo. Tirai fuori la lingua e la premetti appena al centro.

Teresa sobbalzò, gemendo, ma non disse niente.
Lo considerai un via libera. Iniziai a leccarle avidamente il culo, tutto intorno, poi premendo la punta della lingua all’interno, più e più volte.

“Non posso credere che stia davvero leccando il culo di Teresa” – Pensai.

Teresa gemeva e ansimava, godendo ad ogni singolo mio movimento della lingua.

“Hai un preservativo?” – Chiese improvvisamente.

In quel momento realizzai il disastro.

“No………” -Risposi piano io. Quasi terrorizzato.
“Ma non ti preoccupare… mi tiro fuori prima di..”

“No” -Mi interruppe lei.
“Non posso rischiare nulla del genere” – Continuò.

“Ma…” – Tentai di replicare.

“Ma nel culo non rischio nulla….” – Concluse lei la mia frase prima che potessi dire altro.

“Spingilo dentro…” – Mi invitò.

Sull’orlo di scoppiare, smisi di leccarle il culo e mi rialzai in piedi, poggiando la punta del cazzo proprio al centro del buco.

“Vai… adesso…” -Disse lei.

Iniziai a spingere lentamente la punta, che inizialmente fece una gran fatica ad entrare, ma dopo alcuni tentativi, la vidi penetrare, divorata dal buco di Teresa.

Teresa aprì la bocca ed incurvò le sopracciglia, gemendo e guardandomi intensamente.
Muovevo avanti e indietro appena la sola punta del cazzo, e a Teresa la cosa sembrava fare impazzire dal piacere.

La sua mano destra era sul clitoride, e lo strofinava con forza.
La mano sinistra era ben salda al lato del tavolo.

Spinsi più dentro il cazzo, lasciando che entrasse per metà della lunghezza.
Iniziai a muovermi più velocemente, avanti e indietro.

Teresa godeva, quasi urlava di piacere. Per un attimo mi sono anche chiesto se qualcuno da fuori se ne stesse accorgendo o ancor di più ci stava spiando mentre la inculavo.

Venne. La sua figa fu colta da spasmi ed un rigagnolo caldo di orgasmo andò a bagnarmi il cazzo sottostante. Spinsi ancora più a fondo, sfruttando quella lubrificazione naturale.

L’espressione di Teresa cambiò ulteriormente.
Spinsi forte. Ancora. E ancora.

Teresa poggiò il piede destro sul mio viso ed inevitabilmente lo annusai.
In quel momento le schizzai così forte nel culo che sobbalzò e venne per la terza volta.
Tirai fuori il cazzo verso metà orgasmo ed in tutta fretta, scaricai il resto dello sborro dritto sulle dita dei suoi piedi.

Nessuno si è mai accorto di nulla di quanto successo quella notte.
Nessuno lo ha mai saputo.
Guardo i suoi due autografi e non posso far altro che ripensarci.

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Guida allo squirting

Questa guida allo squirting non si pone come un
semplice manuale di istruzioni per l’uso, ma
piuttosto come un viaggio attraverso la complessa
sessualità femminile.
Questo percorso riflette i cambiamenti che si sono
avuti nel corso degli anni non solo come spaccato di
una società moderna ma anche come immagine
della donna stessa.
Negli anni 60 è un oggetto come la lavatrice a
cambiare la concezione stessa del tempo libero e di
libertà. Negli anni 70, la scoperta della pillola anti
concezionale porta con sé il desiderio di una nuova
sessualità da vivere in piena autonomia e
consapevolezza.
Negli anni 80 si fa strada la necessità di avere una
maternità cosciente, da vivere come una scelta e
non un caso fortuito, non una croce, non un danno.
Negli anni 90 la sessualità per un po’ lascia spazio
alla carriera: la donna ascolta la testa, l’ambizione,
e lascia da parte il corpo inteso come sinonimo di
femminilità.
Nel secondo millennio la donna ritrova il giusto
equilibrio, riprende a conoscersi ad ascoltarsi e chi
non l’ha mai fatto, adesso comincia a farlo.
La sessualità ed il suo mondo non è più quindi
appannaggio di giovani donne ma delle donne.
Donne di qualunque età, estrazione sociale,
nazionalità che adesso scoprono lo squirting, lo
sentono nominare, cominciano a parlarne tra loro,
lo vogliono provare, scoprendo che non c’è limite di
età al piacere e alla sua conoscenza.
Il piacere va di pari passo con lo squirting così
come lo squirting va di pari passo con la
conoscenza del proprio corpo e delle sue
meccaniche psicofisiche.
La guida nasce quindi per fornire gli elementi
necessari per un approccio al proprio corpo e/o a
quello del partner, tipico di una sessualità
consapevole, equilibrata e serena.
C. Calvi
Tabella dei contenuti
Introduzione
Perché questa sorta d’interesse smisurato?
Di preciso cos’è lo squirting?
L’eiaculazione femminile
Come arrivare a ottenere lo squirting
Livello zero: prima di tutto
Livello uno: la cerimonia
Livello due: preambolo
Livello tre: descrizione del massaggio
Emisfero posteriore
Emisfero anteriore
Livello quattro: le routine di Kegel
Livello cinque: tecniche di stimolazione
Punto G
Non ce la faccio più
Tecnica tradizionale
Tecnica atipica
Contatti
Introduzione
Mi chiedono spesso: Ma è possibile? Ma è vero? Ma
si può? La risposta sembra unica: SI. Le donne che
“spruzzano” in modo naturale sono decisamente
rare. Un po’ come i maschi che riescono ad avere
orgasmi senza eiaculazione in maniera spontanea.
Finché non li trovi di persona non credi che queste
cose capitino davvero.
La presente guida è pensata per orientarti nelle
diverse tecniche e metodi per raggiungere i famosi
orgasmi con lo spruzzo ben noti come squirt.
Naturalmente nulla è garantito, l’orgasmo femminile
è un qualcosa di molto personale e quindi
soggettivo, ma attraverso queste mie esperienze
potrai avere una valida idea di come arrivarci,
magari con applicazione ed anche un po’ di fatica
iniziale.
Innanzitutto bisogna tener conto dell’indole volubile
e imprevedibile della mente femminile. È inutile
cercare di capirla, la loro testa è sempre stata e
rimarrà ad aeternum un mistero (e meno male).
Tanto per citare un esempio, il fallito progetto del
Femigra (il cosiddetto Viagra rosa) sviluppato dalla
nota multinazionale Pfizer, con budget “illimitati” e
coi migliori professionisti specializzati al mondo, ha
dovuto fare i conti con la rude realtà che dimostra
che la testa delle donne non è risolvibile come un’
equazione matematica.
Ogni approccio che ti evidenzio ti aiuterà nella
strada prefissata, sappi in anticipo che non sarà
facile ma allo stesso tempo non impossibile. L’unico
rischio che corri mettendo in pratica quanto descritto
qui, è che tu debba prendere occhiali di sicurezza per
proteggere i tuoi occhi dagli spruzzi “involontari”.
Ti suggerisco di prendere la guida come qualcosa
che ti aiuterà nel percorso di consapevolezza della
tua sessualità e rinnovamento delle strade del piacere
e non come un obbligo e tanto meno come un plus
per una gara di sesso.
Questa guida è stata scritta per le persone sensibili al
concetto del dare, per chi non soffre il giudizio
altrui e per chi si preoccupa per il proprio piacere e
di quello della compagna. A volte mi rivolgerò a te
come se fossi una coppia, come se tu fossi un uomo
o una donna. Vorrei che mi sentissi parlare come se
fossi lì davanti a te.
Ti spiegherò come riuscirci potenziando tre elementi
di base: corpo, anima e mente. Quando parlo di
anima, sto parlando di qualità d’affetto, tutto ciò che
sei in grado di trasmettere al partner per creare
confidenza, fiducia, elementi di base per creare
l’intesa fra due esseri. Quando parlo di mente mi
riferisco alla dinamica racchiusa in questa intesa,
alla sensibilità, all’intuito che ti permette di decifrare
i gesti da anticipare. Quando parlo di corpo parlo
della meccanica che descrive ogni tecnica.
Questa guida è il frutto dell’esperienza che ho
maturato eseguendo la mia arte nelle vesti di
massaggiatore erotico per donne a Milano (Velvet è
il nome con il quale sono conosciuto).
La riscoperta dello squirting conosciuto e diffuso
grazie ad internet è diventato una sorta di leggenda
metropolitana. “Ma davvero si può fare una cosa
così?” “Ma non vedi che è pipì?” “Ma se è tutto
finto, ma guarda che roba”, “io mai sentita una roba
del genere”. Commenti che mi capita di sentire e
leggere all’unisono dappertutto dove si parla dell’
argomento.
In genere rifiutiamo quello che non conosciamo. È
un meccanismo di difesa inconscio comune al nostro
genere umano. “Vedere per credere” si dice da
sempre. È il principio di base del metodo scientifico.
Ma quando ci si arriva si pensa di aver scoperto la
pietra filosofale (quando in realtà è come riscoprire
il metodo per ottenere l’acqua calda). Capita anche il
contrario. Donne che quando spruzzano durante
l’orgasmo credono (e neanche il ginecologo riuscirà
a toglierli dalla testa) di soffrire d’incontinenza
urinaria.
Quindi, non è un invenzione o una moda diffusa
grazie alla spettacolarità dei generosi multimedia
che circolano in internet oppure dalle innumerevoli
serie televisive. È un qualcosa che è sempre esistito
nell’indole femminile, ma in genere non se ne
parlava come qualcosa di positivo vista la
somiglianza evidente che ha con l’urina (e
conseguente relazione mentale con l’incontinenza).
Ma perché questa sorta di interesse smisurato?
È chiaro che i canali multimediali come internet
fungono soltanto come veicoli, l’interesse rimane
nell’immaginario collettivo.
I motivi li definisco in termini semplici:
Il primo in assoluto è la curiosità, non c’è dubbio.
Se ne parla, si sente dire e quindi sembra ci vendano
il concetto che manca qualcosa nella nostra lista di
compiti da fare.
Il secondo è che negli ultimi anni c’è stata una
riscoperta del benessere individuale, una ricerca del
proprio piacere, questo fa sì che la gente abbia più
consapevolezza del potenziale del proprio corpo ed
una maggior cura nei confronti di sé stessa.
Semidigiuni a base di alimentazione sana, discipline
di zen e yoga, corsi di sesso tantrico oppure di
movimento armonico rientrano in questo ventaglio
di scelte.
Praticamente tutto ciò che porti alla consapevolezza
dello stare bene con se stessi e la natura con cui si
convive quotidianamente per migliorare il proprio
benessere.
Coltivare la propria sessualità significa approfondire
il piacere corporeo e la capacità d’intesa all’interno
della propria coppia.
Il terzo, penso sia il meno altruista di tutti ma quello
che spinge questa curiosità: l’edonismo, quella
ricerca del piacere come fine del benessere proprio.
Sentimenti primari come la gratificazione dell’ego
trovano appagamento in questa ricerca.
Frasi del genere “non mi dimenticherai se…”
rispecchiano letteralmente questa motivazione.
È spettacolare quando succede e le occasioni in cui
ti capita sono così fuori dal comune che chiaramente
non te le dimenticherai mai. È un modo indelebile di
lasciar un segno, sia per chi fa che per chi riceve.
Vedere di persona una donna eiaculare fa lo stesso
effetto che trovar un fiore nel deserto. Se sei donna e
sei consapevole che non rientri nella tua indole, le
volte in cui ti è capitato avrai notato che l’intensità
degli spasmi ti fa perdere il controllo del tuo corpo.
Se sei maschio ti senti come l’autore del miglior
orgasmo mai esistito sulla terra. È una cosa
bellissima partecipare a uno scoppio violento
gratuito, appagante e ravvicinante. Ti apre nuove
strade nell’intesa di coppia, un percorso fatto
insieme che ti riempie di gratificazione.
Il quarto, potrebbe essere, e perché no, che alla fine
c’è un senso di ribaltamento dei ruoli rispetto ai
soliti video dove sono le donne ad essere schizzate
in volto.
Penso sia valido dopotutto: i succhi che colano dal
volto, la sorpresa del risultato, l’espressione degli
occhi e l’intensità degli spasmi, sono sensazioni che,
come cita il famoso slogan, “non hanno prezzo”. Il
sorriso che viene dopo non te lo dimenticherai MAI.
Di preciso cos’è lo squirting?
Per parlare di squirting bisogna cominciare a parlare
di orgasmi femminili. L’orgasmo è una reazione che
determina il culmine dell’eccitazione erotica. Si
esprime attraverso la contrazione della muscolatura
e trasmette una sensazione intensa di benessere e
appagamento fisico.
Nelle donne ha una componente cerebrale molto
forte. Se non si sa sollecitare a dovere la libido
neuronale il rapporto sessuale perde parecchio in
intensità e piacere. Un uomo attento e sensibile
conosce bene l’importanza della seduttività
intellettiva nell’ambito della sessualità pratica.
Esistono basicamente 4 tipi di orgasmi femminili dei
quali nessuno è migliore dall’altro, semplicemente
sono diversi: orgasmo clitorideo, orgasmo da
stimolazione del punto G, orgasmo vaginale e
orgasmo anale.
L’orgasmo clitorideo è il più comune in assoluto (in
tanti infatti sostengono sia l’unico scientificamente
dimostrato). È dove si capisce veramente il savoir
faire di chi lo dona per la sua delicata raffinatezza.
L’orgasmo di stimolazione del punto G è una sorta
di declinazione del clitorideo. Scoperto grazie a
studi eseguiti sulla popolazione lesbica è tutt’oggi in
discussione. L’orgasmo vaginale si manifesta in
modo più a****lesco e meno cerebrale. Si dice che
tre donne su dieci provino questo tipo di orgasmo.
L’orgasmo anale è alla pari di quello vaginale, ma
chiaramente da un canale diverso. Di questo si
intende la popolazione omosex maschile.
Ogni tanto si sente parlare di altre versioni di
orgasmi, quasi tutti della sfera del feticismo, forse
l’unico che potrebbe quasi aver diritto a rientrare ad
essere considerato tale è quello che in rarissime
occasioni provano le donne con la stimolazione dei
seni.
Dimostra solo e soltanto che il piacere femminile
risiede nel cervello più che negli organi sessuali.
L’eiaculazione femminile
E’ una reazione generata dalla cosiddetta prostata
femminile composta dalle ghiandole uretrali,
parauretrali e le ghiandole di Skene. Il liquido è
espulso durante l’orgasmo dall’uretra e a volte da
due piccoli dotti localizzati fra l’uretra e la vagina.
Ha un colore cristallino, un sapore che richiama in
un certo senso quello delle lacrime e un odore
aromatico. Il quantitativo di fluido rilasciato può
essere considerevole, attraverso il ripetersi di
riempimento e svuotamento delle ghiandole durante
l’orgasmo.
I principali detrattori ritengono che le scene tratte
dai video in giro descrivono soltanto spruzzi di urina
controllata a volontà (non è gratuito che sia
considerata una pratica derivata dall’urofilia).
Lo squirting, è il termine col quale viene denotata
l’eiaculazione femminile nell’industria pornografica,
non è frutto di un tipo di orgasmo in particolare.
È chiaro che più intenso è stato l’orgasmo più vicini
si giunge a questa reazione.
Per arrivarci bisogna far crollare i muri fisici e
inconsci che possono bloccarlo.
E’ una situazione che tutti noi qualche volta
abbiamo vissuto, chi come protagonista, chi come
testimone, a cui non abbiamo pensato e di solito non
riconosciamo.
Studi sostengono che quattro donne ogni dieci
ammettano di averla provata qualche volta nella loro
vita, di cui una lo sperimenta come una reazione
propria e continuativa.
Riconoscere come propria questa indole fa sì che il
piacere femminile diventi più intenso e meraviglioso
oltretutto in dolce compagnia. Infatti il rapporto
instaurato con l’essere con il quale raggiungi questa
esperienza oltrepassa le definizioni di quello che
conosciamo come affetto. Si entra in sintonia, in
connessione, in silenzio armonico con la coppia, con
l’universo.
Riguardo alla quantità di liquido, questa varia da
donna a donna e dal livello di eccitazione in quanto
possono essere piccoli ma intensi spruzzi di gocce
fino a qualche centilitro di fluido tiepido.
La consistenza che troverai al gusto è diversa
dall’urina (anche se non è detto che non ci sia).
La secrezione vaginale è più densa e vischiosa delle
altre due ed ha un suo odore caratteristico.
Esiste il modo per dimostrar la differenza fra l’urina
e la secrezione eiaculata. E’ dispendiosa ma
dimostra sia l’esistenza che la differenza.
Mangiando gli asparagi l’urina assume quell’odore
tipico a causa della asparagina. Isola un campione e
mettilo da parte dopo che avrai svuotato
completamente la vescica. Inizia a accarezzarti
arrivando vicino al momento dell’orgasmo. Quando
senti la curva che ti riporta al punto di non ritorno
porta un batuffolo di ovatta (meglio ancora un
vasetto identico al primo campione) e raccogli quel
che puoi del liquido secreto. Puoi trarre le tue
conclusioni annusando i campioni: se entrambi
odorano di asparagi si parla di urina. Se il secondo
campione ha un odore diverso si parla di eiaculato.
Se distingui un lieve sentore di asparagi vuol dire
che è un misto, cosa assolutamente normale. E’ una
prova utile oltretutto per distinguere le due
sensazioni mentre impari a lasciarti andare.
Uno dei muri che bloccano lo stimolo dell’
eiaculazione è la paura di sentirsi giudicate nell’
urinare durante l’orgasmo.
Più avanti parlerò di questo particolare. Infatti
dovrebbe bastare parlare col partner al riguardo e
preparare in anticipo un asciugamano sotto il bacino
per far sparire queste sensazioni. Tutto dipende
dall’intesa che hai con la tua coppia. Magari ti
aiuterebbe pensare che un uomo non si preoccupa di
sporcar il lenzuolo con il liquido seminale. Perché
mai dovresti soffrire per una piccola chiazza di
flusso?
Come arrivare a ottenere lo squirting
Alcune donne arrivano a provarlo come frutto di un
rapporto particolarmente intimo e fiducioso con un
partner che amano profondamente. Altre come il
risultato di una strada di ricerca personale mediante
il piacere in solitudine.
Oscar Wilde diceva: “amare sé stessi è l’inizio di
una storia d’amore lunga tutta la vita”.
Si parte da qui, come una ricerca di consapevolezza
della propria essenza, del proprio corpo e anche
della propria relazione col partner.
Livello zero: prima di tutto parlale
Le parole hanno un potere unico che spesso viene
trascurato. Per arrivare all’orgasmo femminile
bisogna in primis passare dall’orecchio. Predisporla,
sedurla e aiutarla ad abbassare la guardia. Ci vuole
molto prima di arrivare al punto in cui lei scioglie i
suoi pregiudizi (che sono i muri più invalicabili) ma
non sempre è facile e tanto meno scontato.
Le donne adorano l’arte della seduzione e quando
trovi la strada giusta vogliono gustarla al massimo.
Sanno che la strada diretta porta al punto da
entrambi desiderato, ma a loro piace tanto
(addirittura quasi di più) il percorso che non il
traguardo finale.
Insegui il suo gioco, impara a leggerla, scoprila e
denuda la sua intimità dimenticando la fretta
dell’ansia.
I principali pregiudizi sono frutto del bagaglio di
esperienze individuali, da una parte il vissuto
personale, il vissuto in famiglia e per ultimo quelli
del gruppo sociale in cui siamo cresciuti. “Io non
sono così”, “non sono di quelle”, “in vita mia mai mi
son toccata”, “Oddio che schifo ma che diranno se
poi vedono sporche le lenzuola?” Frasi incoerenti in
essenza ma alle quali si dà un peso smisurato e che
spesso rovinano bei momenti, bloccano esperienze.
Rimorsi, paure, sensi di colpa, d’inadeguatezza, e
forse il più pesante (e banale) fra tutti, la vergogna:
-“cosa penserà se poi mi lascio andare?”
-“Oh il mio odore/sapore come farà a sopportarlo?”
Il senso di pudore, la paura di essere giudicata e
magari qualche trauma inconscio nascosto nell’
infanzia creano blocchi profondi da superare.
Siamo cresciuti col pensiero che bagnare le lenzuola
sia qualcosa di sporco e cattivo.
Le donne che hanno provato lo squirting da sole
spesso bloccano il piacere mortificate a conseguenza
del rigido senso di pudore col quale son cresciute.
Solo quelle con un’ indole fallica amano manifestare
il loro piacere in maniera maschile.
Nessuno ci pensa se un maschio macchia i tessuti
col suo orgasmo, è scontato, anzi, socialmente è il
doveroso culmine che promulga la cultura del porno.
Woody Allen diceva “il sesso è una roba sporca,
solo se fatto bene”. Racchiude un’ ironica saggezza
intramontabile.
Rassicurala, falla ridere (il più meraviglioso
afrodisiaco) e riempila di coccole. Il buon umore è
essenziale per conquistare le sue sentinelle, stimolala
a lasciarsi guidare, avvolgila con la tua anima,
coinvolgila a farsi aprire e sconvolgila con questa
esperienza che percorrerete insieme guidati dalla tua
mano.
Faccio leva sul fatto che se vuoi ricevere, devi dare e
in questo caso ti ricordo che devi dar tutto te stesso
per il solo e semplice piacere di dare. Sii altruista!
La tua mente deve essere sgombra e devi aprire i
tuoi sentimenti, la tua anima se vuoi creare questa
comunione nella tua coppia.
Divorala con gli occhi e falla sentire importante,
desiderata, bellissima e irresistibile. Stuzzicala,
stimola gradualmente i punti coi quali verifichi
sensazioni e risposte più intense e impara a dosare il
ritmo. Ma se vuoi dare le tue carezze devono essere
in sintonia con i tuoi pensieri. Non puoi toccarla,
leccarla o baciare il suo tesoro senza che lei senta
quello che passa per la tua testa. È un’empatia che
oltrepassa la ragione e in questo le donne sono
ipersensibili, sii sincero, rimangiati i tuoi pregiudizi
e lasciati andare. Allinea le tue parole, pensieri e
intenzioni nella stessa direzione. Quando lei lo
percepirà si lascerà andare nelle tue mani. Se ritieni
di non essere capace di spogliarti dei tuoi pregiudizi,
è meglio ripensare a quanto vale la pena continuare
avanti con questo proposito.
S’incomincia:
Livello uno: La cerimonia
Io suggerisco vivamente di elaborare un vero e
proprio rituale per seguire questa ricerca. Il motivo è
semplice: si tratta di dare un valore, un senso a un
atto che in qualche modo arricchirà la propria
esperienza. Ogni singolo istante vissuto con
significato diventa un’esperienza indimenticabile
nella nostra esistenza.
Per configurare un rituale ci vogliono alcuni
elementi: innanzitutto la volontà di far qualcosa di
speciale. Questa intenzionalità fa sì che il tempo
trascorso nella sessione sia eccezionale nella nostra
quotidianità. Sembra scontato ma senza questo ogni
atto eseguito diventa anonimo e privo di valore.
Secondariamente bisogna organizzare un tempo e
uno spazio dove svolgerlo, in modo da potersi
programmare mentalmente in anticipo. Un po’ come
accade quando fissi un primo appuntamento con una
persona speciale, l’ansia dell’attesa stimola. Questa
predisposizione cerebrale aiuta considerevolmente
ad arricchire l’esperienza. Riguardo allo spazio ci
vuole una superficie comoda, il letto va bene ma
anche un tappeto sul pavimento.
In particolar modo nei mesi freddi bisogna stare
attenti alla temperatura in quanto il freddo inibisce il
desiderio.
Ci vuole un asciugamano da spiaggia per proteggere
le superfici, specialmente dall’olio.
Un pò di fiori freschi, candele profumate e la luce
soffusa (e perché no, anche una benda per gli occhi)
creeranno l’atmosfera giusta per incominciare. La
musica scelta apposta per invogliare al rituale ti
aiuterà a stimolare ma anche a dare un ordine
preciso alla sessione, impone un inizio e una fine e ti
permetterà regolarti coi tempi.
Io spendo buon tempo impostando la playlist della
sessione, per me la musica è molto importante, deve
svegliare il desiderio, essere suggestiva e oltretutto
stimolare il percorso. Scelgo il brano in base al mio
gusto, ma che abbia un ritmo lento, pausato,
profondo e con carattere evocatore dove l’eros si
libera.
Se vuoi aver qualche suggerimento di musica prova
andare sul mio canale di YouTube, nelle playlist
troverai buoni spunti che ti possono aiutare a creare
l’atmosfera evocativa che vuoi.
Riguardo all’olio a te la libera scelta. Io in genere
uso un olio di mandorle spremute a freddo che
compro in erboristeria. Vegetale e 100% naturale.
Sano e senza controindicazioni, tranne quando si è
allergici alla sostanza precisa in particolare
(informati anticipatamente in merito alle sue
allergie/intolleranze).
E’ una sostanza che si abbina perfettamente anche
coi flussi del corpo, ricca di minerali e sostanze
emollienti, nutre e soavizza la pelle in modo
stupendo.
Non ha odore né colore e si può abbinare a essenze
di ogni genere (meglio se di natura vegetale) per
profumarla e rendere la sessione indimenticabile per
ore e ore (ahimè se cade sulle lenzuola, è difficile da
togliere). La scelta di preriscaldare l’olio a una certa
temperatura aiuta a far diventar il rituale più ricco di
dettagli ma non per questo è imprescindibile.
Per la temperatura basta il calore naturale delle
mani.
Livello due: Preambolo
È necessario dedicare il tempo giusto alla
sincronizzazione del respiro. Ventilando i polmoni
con la respirazione addominale si predispone la
circolazione del sangue per tutti i capillari in modo
che la tensione venga sciolta.
A me personalmente piace iniziare la sessione in
ginocchio dietro di lei nuda. Metto le mani sul suo
ombelico e regolo il ritmo del respiro profondo e
pausato in sincronia col mio. L’obbiettivo è riuscire
a invertire il respiro che facciamo normalmente e far
sì che si gonfi per prima la pancia e poi il petto
nell’inspirazione, e sgonfiare per primo il petto e per
ultima la pancia nell’espirazione. Il suo respiro
diventerà da adesso in poi il tuo faro guida: leggilo
sempre, non trascurarlo mai perché è il tuo
principale alleato nella strada del suo piacere.
La respirazione addominale predispone i muscoli a
lavorare in relax. È il tipo di respiro che fanno i
neonati. Da adulti lo facciamo anche noi solo
durante il sonno, o quando siamo felici e ridiamo
spontaneamente. Crea una sorta di sensazione
anestetica sui muscoli al punto che devi stare attento
a non permettere alla noia o al sonno di entrare nella
sessione (il senso di pace è tale che è facile rimanere
addormentati mentre si viene massaggiato).
Mentre lo fai ricordati di sorridere sempre. È un
piacere dare e devi trasmetterlo, altrimenti perde
senso quello che fai. Il sorriso ha una sorta d’incanto
che fa irradiare quello che fai col tatto. Trasmette
calore umano ed è un invito a lasciarsi andare. La
voce che usi deve trasmettere dolcezza e amore ma
oltretutto sicurezza: lei è nelle tue mani..!
Faccio leva su questa nota forse scontata ma non
banale: se non te la senti, se non stai bene
fisicamente e/o emozionalmente è meglio rimandare
la sessione. Trasmetterai tutto il tuo disagio e senza
volerlo puoi anche far del male. Ricordati che devi
dare il 100% di te stesso. Allo stesso modo se sei
una donna e hai zone infiammate, hai sofferto da
poco un trauma oppure soffri di ernia discale è
meglio far eseguire il tocco con estrema dolcezza e
prudenza oppure rimandare se il problema fisico
coinvolge qualche infezione urinaria o l’uretra.
È scontato parlare dell’igiene assoluta di entrambi i
partner.
Fai attenzione anche alle unghie che siano corte e
ben curate. Puoi ferirla!
Livello tre: Descrizione della routine di
massaggio
Il primo step consiste nell’ andare a caccia di nodi di
tensione sul corpo. Si parte da qui perché bisogna
sbloccare qualunque elemento possa disturbare il
flusso dell’energia sessuale.
In genere questi nodi sono frutto dello stress e
dell’ansia, causati dal ritmo di vita che ci impone
questo tempo frenetico. Non a caso esistono
movimenti che coltivano lo slow food, l’arte dell’
imparare a gustare in santa pace un rituale di base
semplice ed elementare come mangiare senza paura
del tempo. Lo slow sex fa parte di questo stile di
vita, dove il tempo viene escluso dalle variabili del
gioco. Qui si parla di qualità d’affetto, d’amore e di
tutta la bontà e volontà di donar agli altri il meglio di
noi stessi.
Il massaggio serve proprio a dissolvere i nodi di
tensione accumulati nel corpo. Diciamo che senza
questo passo il nostro percorso diventa più difficile
da fare.
Percorrendo coi polpastrelli la cute dei capelli
troverai in genere all’altezza delle tempie, dei
parietali e dietro la nuca delle masse di tensione.

A volte si percepiscono come palline, a volte come
masse muscolari massicce.
Bisogna spendere il tempo che è necessario per
dissolverle. Il tocco andrà dal gentile e dolce fino
all’ energico e vitale. Regolare questo tocco farà
parte dell’intuito che tu riuscirai a percepire. Dovrai
imparare a leggere le tue sensazioni ed anche le sue.
Saprai dal suo respiro, dal suo sudore, dai suoi
movimenti e dalle sue espressioni come procederà il
tuo tocco, se starai sbagliando mettendo nella
sessione l’ingrediente indesiderato della noia oppure
se starai andando per la giusta strada.
I movimenti saranno eseguiti in cerchi, piccoli e
puntuali nelle aree che presenteranno i nodi, e grandi
e con il palmo quando si tratterà di far scorrere la
tensione fuori dalla zona dove era concentrata.
Il tocco nei nodi della testa aiuta a far rilassare e ad
abbassare la guardia. Più morbido lo farai più
facilmente si dissolveranno. Il sangue incomincerà a
fluire in modo più libero, e un senso di pace invade
il suo corpo facendo preludio alla sua voglia di
dormire. Non potrai far svanire tutti i nodi in una
singola sessione, ci vorranno circa 10 sessioni di
novanta minuti in genere per ottenere che il corpo se
ne liberi completamente. C’è chi impiega di meno,
c’è chi impiegherà molto di più.
Cominciando la sessione dalla testa otterrai
l’apertura della porta della fiducia del partner. A te
la scelta su come guidare la sessione. Sai già in
anticipo che non basterà una singola sessione per
raggiungere l’obbiettivo. Se vorrai cambiare il ritmo
basterà che tu concentri un tocco vigoroso nei
capelli attivando segnali che cambiano la
predisposizione del massaggio da un linguaggio
rilassante a uno più sensuale ed stimolante.
Alternando i ritmi, per ogni nodo sciolto con
estrema dolcezza potrai avvolgere i capelli fra le tue
mani. Le ciocche sono dei poderosi interruttori che
predispongono l’eros a sbocciar a fior di pelle. Un
giro nella mano mentre li tiri dalla cute e poi li
molli, meglio ancora se eseguito con entrambi le
mani, scioglieranno la donna più stressata e la
renderanno molto più disponibile a ricevere le tue
carezze. Lasciati guidare dall’intuito, percepiscilo e
leggilo.
A continuazione i punti che devi aver presenti nella
tua sessione di massaggio per ricercare i nodi di
tensione residua:
Dalla radice dei capelli fino alle spalle: La zona che
concentra la maggior tensione individuale è il collo.
Tutta la tensione emotiva e vigile passa da lì, a causa
del maggior flusso di sangue alla testa, linfa vitale di
energia. Nella testa si sciolgono i nodi sedimentati
dallo stress ma nel collo si tolgono i nodi che li
originano. Lo sternocleidomastoideo è un muscolo
poderoso che gestisce il capo e sul quale ricade una
enorme responsabilità di movimento consapevole.
Sciogliere la tensione del collo significa guadagnare
in sensazione di benessere di un terzo fin dall’inizio.
Alternando le dita sul cuoio capelluto l’energia si
libera e si predispone a farla fluire fino a farla
sparire verso le estremità. I nodi della testa e del
collo per questo stesso motivo sono quelli che si
riformano di più nelle sessioni successive.
Personalmente io preferisco incominciare la sessione
a pancia in giù e poi pancia in su. Ho notato come in
questo modo la continuità di gesti sia in crescendo.
Emisfero posteriore
Dorsali e scapole
E’ un area dove si annidano tanti nodi a causa del
collo e del movimento dei polmoni. Accade lo stesso
nella fossa delle clavicole. Sotto l’osso della
scapola, sollevando indietro il braccio e mettendo le
dita verso l’interno si trovano in genere parecchi
nodi che di solito sono irraggiungibili da soli.
Schiena
La colonna vertebrale è protetta da poderosi muscoli
che racchiudono la gabbia toracica. Dai dorsali agli
addominali retti ed obliqui sono muscoli che
accumulano parecchia tensione e determinano la
nostra postura. Dopo un morbido passaggio di
riconoscimento, identificati i nodi vengono sciolti in
primis in direzione delle costole seguendo il senso
delle ossa, poi a seconda dell’altezza verso le spalle
oppure verso le natiche. L’obbiettivo di base è
riportare questo stress in direzione delle dita che
fungono in questo caso come poli a terra che
scaricano la tensione.
Glutei
Dalla zona del sacro fino al quadricipite le tensioni
si trovano in ogni dove.
È la zona più divertente in assoluto da massaggiare,
anche che ovvie ragioni. Il tocco trova il suo senso
erotico in quest’area così ricca di terminazioni
nervose. Dall’altezza del sacro le mani bagnate di
olio scivolano facendo scorrere la tensione con un
movimento simile a una parentesi verso l’esterno e
poi in basso. Il passo delle mani nella linea di
giunzione fra gli emisferi deve far attenzione a
mantenere separati i flussi di energia e non
mischiarli.
Un’ area che predispone tanto l’eros e che nasconde
parecchi nodi è all’altezza dei reni dove si
demarcano le fossette pelviche e la zona sacrale.
Spendi tutto il tempo che vuoi qui perché è un
delicato preludio. Aprire le natiche con le dita in
modo soave, in cerchio, predispone la libido a fluire
liberamente. Aumentando la tensione gradualmente
dal centro all’esterno libera lo stress in modo
considerevole. A seconda della tensione accumulata,
a volte basta soltanto questo per far provar piccoli
orgasmi senz’ancora aver mai toccato il sesso né lo
sfintere anale.
Gambe e braccia
A questo punto abbiamo convogliato l’energia
ristagnata nella zona delle spalle e delle gambe.
Bisogna eliminarla immaginando come se i suoi
polpastrelli fossero scarichi che fanno la funzione di
poli a terra.
Seguendo passaggi lunghi che iniziano dolcemente
dall’origine e finiscono energicamente verso le dita
la tensione viene liberata lasciando il corpo carico di
energia pulita.
Va fatto sia pancia in giù che pancia in su, alla fine.
E’ sempre il preambolo per lo step successivo.
Emisfero anteriore
Volto
Dalle tempie alle guance, stimolando le linee facciali
del sorriso. Appoggiando il palmo sulle guance e
riportando le carezze con le dita che si perdono nei
lineamenti degli occhi fino arrivare ai capelli. Qui
non si dissolvono tensioni apparenti, ma invece si
creano legami di complicità e comunione.
Il benessere che si prova è davvero coinvolgente.
Fossette clavicole e nodo anteriore delle spalle
Da trattare come descritto sopra. Qui si annidano
una grande quantità di tensioni.
Seni
Da toccare con estrema delicatezza. I nodi si trovano
in genere in linea con la circonferenza delle areole.
Si deve riportare la tensione dal centro all’esterno
del seno. Se si vuol aggiungere un po’ di ghiaccio
aiuta sia a rassodare le coppe che a stimolarli (in
genere nella punta dei capezzoli). Se dovessi
riscontrare formazioni nodulari in varie zone che
non siano menzionate meglio non toccarle e andare
dallo specialista.
Diaframma
Nel contorno della gabbia toracica, all’altezza del
plesso solare si annidano una grande quantità di nodi
di tensione. Se farai attenzione noterai come la sua
durezza dimostrerà quanto sia pieno di tensione, ma
ha importanti motivi per esserlo: gestisce
innanzitutto il respiro, contribuisce al movimento di
un apparato importante come i polmoni, ed anche le
nostre emozioni.
I sentimenti primari e le emozioni che governano la
nostra emotività si sedimentano in questo muscolo.
È qui che bisogna concentrare gli sforzi per
sciogliere i nodi, vista l’importanza che hanno. In
genere i blocchi emotivi si possono “toccare” qui.
Riportando le dita verso l’interno fra le costole e i
polmoni, si trovano i nodi più evidenti. Se ci provi
su di te li trovi e noterai immediatamente come si
comporta la tua mente toccandoli. Non appena li
attivi vengono a galla ricordi di ogni genere, è quasi
come un joystick di emozioni e ricordi, da quelli più
belli a quelli più brutti che fanno parte del nostro
bagaglio di esperienze nella vita.
Devi agire con cautela e molta delicatezza, con
calma e molto tatto. Bisogna identificare i punti che
stimolano il piacere mentre su quelli che fanno male
concentrarsi soltanto a scioglierli nel modo più
tenero possibile. Quando abbiamo ricevuto un colpo
emotivo indimenticabile la nostra prima impressione
è una profonda espressione di inaspettata sorpresa.
Il respiro gestisce le nostre sensazioni ed è per
questo che rimangono impresse sia nella nostra
memoria che nel diaframma.
È possibile toccare con mano l’allegria e la tristezza,
ricordi rimossi di ogni genere. Bisogna concentrare
tutta la nostra prudenza qui e non ins****re se si
prova troppo dolore in un nodo particolare.
Pancia
Come nella zona sacrale, percorrere dalla linea alba
verso l’esterno e in basso. Qui si trovano tanti nodi
generati dall’ansia. Il percorso delle mani va
concentrato sul dissolverla e mandarla giù a
parentesi per i fianchi per lasciarla concentrata
all’inizio delle gambe.
Pube
Riportare la tensione dall’osso pubico verso
l’interno in basso. Concentrarsi oltretutto a
sciogliere i nodi del contorno delle labbra mentre si
fa pressione con il palmo delle mani e si distribuisce
il flusso con le dita. A questo punto si ripete il
passaggio delle braccia e delle gambe senza
confondere interno con esterno.
La predisposizione a ottenere l’obbiettivo di questa
guida oramai è a buon punto. Non bisogna esagerare
né con la pressione né con la quantità di tempo.
novanta minuti son più che sufficienti se lo fai
due/tre volte a settimana.
Livello quattro: le routine di Kegel
Lo step successivo consiste nel lavoro vero e proprio
pertinente ad allenare i muscoli vaginali e
predisporli all’eiaculazione. Qui si parla della
routine di esercizi di Kegel, famosi anche perché
prescritti clinicamente per i problemi di incontinenza
urinaria.
Si tratta di allenare con semplici contrazioni
volontarie gli anelli coinvolti col muscolo
pubococcigeo (detto PC). Gli esercizi devono essere
eseguiti con la vescica vuota, si tratta di rieducare
volontariamente il muscolo che regola il flusso di
urina.
Onde rendere coinvolgente l’esercizio in coppia
suggerisco di inserire un dito, indice o medio
all’interno della vagina (oppure entrambi) facendo
pressione verso l’alto (almeno all’inizio seduti in
ginocchio).
Lei deve stringere il PC eseguendo una sorta di
movimento di suzione verso l’interno facendo
entrare il dito per la distanza di una falange circa e
ritirarlo quando si rilassa tenendo sempre conto della
respirazione addominale descritta anteriormente.
Qui si tratta di fare una sorta di respirazione eseguita
coi genitali che carica di energia il cervello e la
veicola attraverso la colonna vertebrale. Bisogna far
il lavoro mentale di creare la sensazione che ogni
volta che s’inspira si sente l’aria entrare dalla vagina
in contrazione attraverso la colonna vertebrale fino
al cervello, e poi espirando si senta uscire dalla testa
passando dall’ombelico mentre si rilassano i muscoli
Kegel.
Eseguire questo esercizio per circa 40 volte in modo
pausato tonifica i muscoli PC, aumentando
considerevolmente la sensibilità al momento della
penetrazione si sente vibrare l’energia dell’intero
corpo. A volte bastano solo questi esercizi per
provare piccoli orgasmi.
Grazie a queste routine ci sono donne che esercitano
più forza nel canale vaginale che in quello anale
(fisiologicamente un muscolo poderoso che di regola
viene usato con maggior frequenza), aggiunge
controllo e consapevolezza all’orgasmo, aumenta la
predisposizione agli orgasmi vaginali, dona tono

muscolare a chi ha avuto un rilassamento
conseguenza di un parto naturale e allontana i
problemi di incontinenza urinaria.
Fai attenzione a non contrarre i muscoli addominali.
Se si prova dolore alla schiena, significa che non si
stanno facendo gli esercizi in modo corretto, basta
massaggiare dolcemente con le dita. Provare mal di
testa è frutto dell’energia ristagnata. Bisogna rifar
l’esercizio della respirazione concentrandosi sul
visualizzare il flusso d’energia. Se invece si sa di
avere una infezione ti conviene di fare una visita
medica e risolvere questo problema prima di
riprendere. Fuori sessione nel quotidiano l’esercizio
può essere fatto in solitudine in qualunque momento
della giornata. Bisogna non esagerare col sovra
esercizio, basta farlo fino a tre volte al giorno.
Aiuterai molto a creare un vero e proprio rapporto di
complicità nella tua coppia e acquisirete un’intesa e
una consapevolezza reciproca unica.
Finora sono state descritte le routine di esercizi che
predispongono al raggiungimento dell’obbiettivo di
questa guida. A continuazione enuncio le tecniche
che completano la sessione del rituale.
Livello cinque: Tecniche di stimolazione
Hai percorso circa l’ottanta per cento della strada
che ci vuole per arrivare. Avrai creato un’intima
complicità basata su una intesa reciproca di
sentimenti. Ti manca soltanto concludere. Per finire
descrivo un paio di tecniche, una tradizionale che
troverai descritta un pò dappertutto e un’altra invece
trovata e sperimentata nel mio vissuto.
Ognuna richiede un’alta dose di pazienza e
sensibilità in modo da ridurre la casualità e la
fortuna. Non prendere l’insuccesso come un’offesa
personale, ma impara con umiltà a leggere e tradurre
queste risposte in piacere. Non forzarti. Ci si arriva e
si gode come un dono divino. Se non si arriva non
cambia niente e si riprova in un’altra occasione
come se fosse la prima volta.
Magari ti aiuterà sapere che spesso capita che il
volume di liquido è proprio scarso oppure viene
reindirizzato verso la vescica creando una
eiaculazione retrograda (motivo per il quale pur
essendoci non è visibile).
Concentra la tua attenzione ad attivare a livello
inconscio il suo desiderio, sussurra mordendo
delicatamente il suo orecchio mentre appoggi le tue
mani sull’ ombelico: “oggi spruzzami” predispone
lei ad assecondarti. Sii persuasivo senza essere
insistente. Se sei da sola, basta dirti mentalmente:
“oggi mi lascio andare veramente”.
Una volta che riuscirai a dominare entrambe le
tecniche, sii orgoglioso ma non vantarti. Non è una
gara di potere, è un percorso di consapevolezza fatto
in coppia, qui si parla di amore. Chi veramente sa, è
aperto, umile e sensibile, non ha bisogno di
vantarsene. Se non fai attenzione a questo il tuo dare
diventa banale.
La prima tecnica suggerisce di aver la vescica vuota,
aiuta ad allontanare il senso di paura e vergogna che
il pensiero di farsi la pipì nell’atto possa creare.
Sappiate tutti e due che la sensazione dello stimolo
alla fine è la stessa, quindi dovete far i conti prima o
poi con questa realtà. È da questo che prende spunto
la seconda tecnica che si basa su fattori biologici
comuni anche a noi maschi.
A questo punto sei sensibile al respiro, sei in attenta
sincronia coi gesti, e il flusso di energia circola in
assoluta fiducia, è il momento di ottenere il Graal.
La zona vaginale deve essere abbastanza lubrificata.
Aiuta un po’ avere le mani bagnate d’olio. I tocchi
che eseguirai sul clitoride dovranno essere dolci. In
caso di secchezza mai correre il rischio di attaccare
le mucose interne alle tue dita in quanto causano
dolorose irritazioni.
Punto G
Entrambe le tecniche coinvolgono il famoso punto
G. Da sempre controverso e contestato oramai è una
realtà assodata. È stato dichiarato da studi come la
prostata femminile e come tale viene denotato nella
terminologia medica.
È una zona altamente sensibile, molto recettiva al
piacere. S’identifica come un tessuto erettile della
spugna uretrale che coinvolge la parte interna del
clitoride situato nella parete anteriore vaginale a due
falangi circa di distanza verso l’interno.
Non è detto che piaccia a tutte, purtroppo bisogna
tener conto di questo fatto. Allo stesso modo in cui
esistono donne che non tollerano la stimolazione
clitoridea, forse perché non riescono a dissociare la
sensazione di dover urinare con le sue conseguenze
auto mortificatorie.
Lo si trova seguendo la strada nervosa del clitoride
verso l’interno della vagina, a un certo punto si
percepisce un tessuto rugoso diverso dal resto (a
volte dalla forma di piccole creste). Per stimolarlo
basta far pressione lì. Appoggiando una o due dita
premendo in circolo o come un pulsante oppure
stringendo come chi fa il gesto “vieni qua da me”, la
tua sensibilità ti aiuterà a trovar la strada giusta.
Non ce la faccio, mi scappa la pipì..!
Ebbene si, sei nel posto giusto. È una sensazione
tutt’altro che negativa. È il momento di far i conti
col respiro, col modo in cui guidi il coinvolgimento
emotivo e dalla maniera in cui le contrazioni
invadono l’intero corpo.
Identificato il crescendo dell’onda sinusoide che
riporta all’orgasmo, bisogna rallentare il ritmo,
addirittura fermarsi se necessario. Individuando le
carezze che piacciono di più l’ascesa della curva
diventa più intensa e trattenere l’irruenza crea una
sorta di dolce tortura che porta alla gioia d’impazzire
di piacere.
Di principio più alta è l’eccitazione accumulata più
violento diventa l’orgasmo ottenuto. È l’obbiettivo
primordiale di rieducare il gusto del piacere nel
sesso ma (sempre quel benedetto ma…!) curando il
fatto di non creare ansia a conseguenza
dell’impazienza, che diventa l’antidoto del piacere.
Tecnica 1: modo tradizionale
A titolo preliminare stimola con grandi cerchi l’area
interna delle cosce, pancia, ventre e pube. Qui non
c’è una ricetta precisa, bisogna riportar lo stato di
“ebollizione” con sapiente delicatezza. Ricordati di
seguire il ritmo del suo respiro, oramai lo capirai dai
suoi gemiti, man mano che ti avvicini al clitoride i
cerchi diventano più puntuali e precisi. Stanne
lontano almeno all’inizio, toccalo ma indirettamente,
prima nelle grandi labbra e poi lasciando scorrere
l’umidità che sgorga dalle piccole labbra. Aprile in
modo da lasciare in vista il grilletto del piccolo
glande.
Basta questo per farle provare micro orgasmi. Li
riconosci dal modo in cui si contraggono le labbra.
Molto spesso loro stesse non se ne rendono conto
oppure non le riconoscono come tali. La cultura del
porno ha venduto l’idea che l’orgasmo sia una
esplosione dove si grida in modo fintamente
spudorato!!! e in tante si chiedono come mai sono
addirittura anorgasmiche.
Il motivo per cui è meglio non toccare il clitoride in
modo diretto è perché man mano che si va avanti
diventa ipersensibile al punto che si irrita ed obbliga
a fermare la sessione.
A questo punto siamo pronti e non resta altro che
ultimare. Inserisci il dito medio e anulare finché i
polpastrelli si appoggiano al punto G. nella maniera
in cui riesci a stimolarlo oppure nel caso lei fosse
molto sensibile dovrebbe bastar questo per farla
arrivare.
Alcune delle declinazioni sono:
Stimolazione del Punto G da solo: delicati massaggi
in piccoli cerchi nell’area identificata.
Stimolazione del Punto G + stimolazione del
clitoride in modo orale oppure con le dita. Non ci
vuole molto per immaginarla.
Pressione sul punto G + pressione sul clitoride.
Rimane forse meno invasiva delle altre, nel senso
che risparmia l’irritazione del clitoride più a lungo.
Funziona in questo modo:
Con entrambi polpastrelli appoggiati sul punto G si
fa una leggera pressione. Le dita non si muovono da
li, rimangono fisse. La mano invece esegue un
movimento longitudinale alle labbra. I Kegel devono
muoversi ritmicamente con le dita eseguendo il
movimento di suzione verso l’interno. L’indice e il
mignolo della stessa mano invece eseguono il lavoro
di stimolare le grandi labbra.
Con l’altra mano si esegue pressione sull’osso
pubico col palmo, in modo di trasmettere una forza
maggiore, costante e continua che cerca il riscontro
della pressione puntuale esercitata all’interno dalle
altre due dita. Il gioco è fatto: toccare delicatamente
il grilletto del clitoride a modo di campanello.
L’indole di questo tipo di orgasmo è verso l’esterno,
quindi nel momento in cui si decide di arrivare al
grande botto bisogna spingere, anziché contrarre,
dallo stesso modo come si fa quando si ha la pipì ed
eccovi arrivati.
Man mano che impari a dominare la tecnica puoi
stimolare punto G, clitoride e anello anale con la
stessa mano (cinque dita e un palmo non sono pochi,
eh!).
E hai ancora una mano libera per accarezzare,
rassicurare e riempire di tante dolci coccole. Ah…!
E la bocca, la lingua (anche i denti) lì pronti ad
entrare in azione; per non parlare di quello che vi
aspetta in chiusura del dolce finale in coppia.
Come vedi hai un sacco di risorse da utilizzare per
riportarla letteralmente in ebollizione. Il segreto
consiste nel controllare l’imminenza dell’orgasmo e
liberarla consapevolmente. In questo modo il piacere
oltrepassa la sfera vaginale e finisce per coinvolgere
l’intero corpo. Ad ogni spasmo, asseconda il
tremore, accompagnalo, avvolgilo e riportalo in pace
durante il percorso che durante il percorso di tutta
questa esperienza. Concediti tutto il tempo che è
necessario e non togliere la pressione dalle mani se
non c’é impellente bisogno.
NB: Mai permettersi di toccare la vagina con il dito
che è entrato nell’ano. È scontato ma bisogna
menzionarlo, per una questione d’igiene e salute, il
rischio di batteri nella mucosa vaginale è da
prendere molto sul serio.
Tecnica 2: modo atipico
È una sorta di compendio di tutto quanto c’è scritto
su questa guida. È molto più leggera e oltretutto
idonea per “rubacchiare” lo squirt senza tanto
ricercarlo. Potrebbe essere giudicata meno ortodossa
ma l’esperienza che offre vale la pena di provarla.
È chiaro che se sei qui oramai non ti inorridisci per
lo sporcarsi o meno, dopotutto è in preventivo.
Questa tecnica si fa con la vescica piena. Ci vuole
una sorta di “brute f***e” per raggiungerlo e ci si
riesce se il gioco è quello di divertirsi in assoluta
confidenza.
Come già detto il muro più difficile da scavalcare è
quello del senso di vergogna, magari di sporcare
materasso e lenzuola. Per sormontarlo basta
cambiare ambiente con uno che sia umido per
eccellenza e che ci faccia perdere ogni senso del
pudore: il bagno. Psicologicamente ha un valore
profondo in quanto in solitudine lo si ritiene una
sorta di oasi di calma dove troviamo pace con noi
stessi.
Farlo nel bidet, nel wc, nella vasca o doccia è solo
una esigenza di comodità e di gusti. Io preferisco
rimanere dietro di lei sul bidet mentre lei ci è seduta
sopra, appoggiata con la punta dei piedi al
pavimento e il viso rivolto verso il muro.
Il fatto di essere alle sue spalle esclude la sensazione
di sentirsi giudicata visto che non ci sono occhi che
scrutano ogni singolo gesto. Bisogna bere in
precedenza almeno un litro d’acqua, meglio se un
litro e mezzo.
Si tratta di giocare con lo stimolo della pipì. È
scomodo (e lei potrebbe provare anche un poco di
dolore ma è più frutto del senso del pudore). Se sei
seduto dietro di lei bisogna guidarla molto
dolcemente. Devi tirar fuori il meglio del tuo
buonumore per farla ridere mentre è seduta.
Sulla vasca, è meglio farla stare seduta in punta di
piedi per accentuare la tensione nelle gambe e i
muscoli addominali. Ricordati di far scorrere l’acqua
(senza bagnarla per non perdere la lubrificazione
naturale), il suono aiuta a lasciarsi andare più
facilmente.
La prostata come meccanica funziona nello stesso
modo per maschi e femmine. Mentre si è eccitati lo
stimolo dell’orgasmo biologicamente blocca la pipì.
Nel caso dei maschi questa tecnica aiuta le situazioni
di eiaculazione precoce. Nel caso delle donne
provoca uno squirt forzato e misto ad urina.
Il trucco consiste nel giocare con questa tensione,
gambe, vescica, muscoli addominali e respiro
contrastato con dei gesti delicati come il semplice
sfioramento del polpastrello sulla punta del clitoride.
Se si aggiunge tensione al clitoride, con le dita
oppure con qualche mini molletta apposta per il clito
(io adoro quelle che si usano per fare lo chignon), in
modo da lasciare il grilletto gonfio scoperto, basta il
dito umido che esegue il gesto del campanello. La
molletta serve anche per avere entrambi le mani
libere.
Riiiiiing Riiiiing scherza sussurrandole all’orecchio
e spronala a far la pipì mentre stringi la sua mano
con forza all’altezza dell’ombelico. Questo punto è
importante, una mano appoggiata sulla sua pancia da
una parte sprigiona la forza delle sue farfalle allo
stomaco, da un altro la rassicura con un senso di
tenera sicurezza. Appena spara il primo getto aiutala
a chiuderlo rilassando la mano, mentre intanto le
accarezzi con l’altra che hai libera gambe, sedere e
seni. Mordicchia le sue orecchie, sussurra le vostre
parole magiche, accarezza il suo anellino anale e
punto G delicatamente in contemporanea da dietro.
Apri, chiudi, apri, chiudi, riiiing, riiiing sul clitoride
e sullo sfintere anale, stringi, molla la sua mano, e
hai ancora una mano libera per aiutar la sua energia
a fluire per la colonna vertebrale accarezzandola
dalle natiche, schiena, collo e i suoi capelli …
Se vuoi ancora torturarla oltre lo stimolo, inchioda
con fermezza le dita nella cute dei capelli e tirali allo
stesso tempo che pieghi dolcemente la sua testa
indietro. Questo gesto rallenta per qualche attimo
l’orgasmo, dovuto al fatto che in qualche modo
stronca il flusso di energia verso il cervello. Mai
dimenticarti del controllo del respiro.
Seguendo questa routine la farai esplodere in poche
mosse con un violento orgasmo corporale che non
c’entra niente con quelli provati precedentemente
(attenzione ai vicini mi raccomando).
Le contrazioni ritmiche dei muscoli pelvici, durante
l’orgasmo, produrranno l’espulsione del fluido
accumulato. Il quantitativo di fluido rilasciato può
essere considerevole, attraverso il ripetersi di
riempimento e svuotamento delle ghiandole durante
l’orgasmo. Non andare via, lascia la mano sul
grillettino, senza far pressione, soltanto appoggiato.
Degusta il suo respiro, il misto dei suoi succhi, le
vibrazioni delle sue pulsazioni, il battere del suo
cuore. Aiutala a sostenersi in quella nuvola
dell’orgasmo, con non molto sforzo puoi strapparne
altri. È la prova fisica dell’indole multi orgasmica
femminile.
Per fare questo (se tu non sei multi orgasmico) devi
accettare che lei può continuare e continuare a
scalare la curva degli orgasmi, a te la sensibilità di
continuar a esplorare questa sua capacità. Diventa
una sorta di meditazione di coppia. Adesso è il
momento di degustare il tuo meritato premio, fare
veramente l’amore con il tuo partner felice.
Per chiudere ufficialmente il rituale, aiutala a
rimettersi la sua corazza. Il suo ego ha bisogno di
essere rassicurato, è spoglia di ogni difesa, molto
vulnerabile. L’amore dopo l’amore è fatto di
tenerezza, dolcezza e tanto affetto. È la chiusura
perfetta che predispone l’attesa per la prossima
puntata.
Buon divertimento!

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Anal BDSM Erstes Mal

Ficken im internat

Es begann an einem Samstagsabend im Internat im Nebenraum hörte man Geräusche von einer Party die sich auf dem Endpunkt befand.Das neben Zimmer gehörte meinen kleinwüchsigen russischen klassen kameraden.Der öfters besuch kriegte von einer wirklich geilen fick schlampe Sie war Groß ein klein wenig mollig und sie besaß
die schönten wohl geformtesten titten die ich je im real live zu vor gesehen hatte
Ich hatte sie zu vor schon mal getroffen da fragte sie mich welche stellung ich den am besten finden würde und ich sollte die stellung an hand von 2 kuschel tieren nachstellen.Ich sagte ich würde dich gerne unter der dusche im stehen ficken.Sie fing an zu grinsen dann fragte ich welche stellung sie den am liebsten mag sie sagte es in einem sehr erotischen unterschwelligen ton und gerade heraus
ich bekomme es gern von hinten sagte sie ich blickte auf ihren arsch der in ihrer
2 nummer zu kleinen hose richtig gut betonnt war mit ein bisschen fantasie konnte man sich gut ihre möse vorstellen. bei dem anblick bekamm ich natürlch gleich ein steifen. Sie stand vom bett auf und ging ohne ein wort zu sagen sie grinste nur und leckte sich über die lippen.nun denn zurück zum Samstagabend plötzlich klopfte es an der tür es war laut und aufdringlich ich speicherte das zombie spiel noch schnell ab machte den joint aus und ging dann zur tür da stand sie nun vor mir stark alkoholisiert und natur geil sie sagte hey … haste nicht lust rüber zu kommen ich habe heute vor hier zu schlafen wir haben im neben raum 2 bettten zusammen gestellt und wollen zu 3 schlafen nach kurzem zögern sagte ich dann gut das hört sich toll an und willigte ein… lag schon auf dem bett er schlief schon tief und fest, sie selbst hatte nur eine grüne jogging hose an heute hatte sie ihre langen haare zum zopf gebunden.sie legte sich neben ihn und sagte hey man kommste jetzt endlich oder biste nur geil ich legte mich zur ihr aufs bett sie guckte noch ein wenig fern draußen donnerte es heftig sie sagte zu mir ich habe immer angst wenn es donnert ich sagte keine sorge du bist hier mit den härtesten schwanz aus ganz mittel erde Sie grinste und drehte sich um so das sie zum fenster guckte dabei presste sie ihren arsch dicht an mein teil ich machte mein gürtel auf und zog mir die jeans aus sie reibte mit ihrer spalte immer wieder über meinen schafft die ersten lust tropfen tritten auf meiner eichel hervor ich zog die boxer shorts auch noch aus ich griff instinct tief nach ihrer möse ich ging mit meiner hand unter ihre joging hose und unter ihr höschen und streichelte liebe und zährtlich voll ihre kleines fötzchen sie stöhnt vor geilheit und wurd sehr schnell feucht ich geniesse es und ziehe sie ganz langsam aus dannach musste ich natürlich auch unbedingt noch von ihren titten kosten und widmete mich den oberen part ich lutschte ihre titten als ob es kein morgen geben würde ungefähr 2 min danach drehte sie sich plötzlich mit geschlossenen augen um meine nudel ging runter als ich den kleinwüchsigen schnarchen hörte. sie symmolierte ihren schlaf natürlich um mich Wahnsenig zu machen ich trug den klein wüchsigen mann rüber in mein eigenes bett und betraat dann wieder den raum sie grinste kurz un drehte sich wieder um ich legte mich seitlich so hin das mein schwanz in ihrem gesicht lag mein mittelerweiler wieder hart gewordene schwanz glitt durch ihre fülligen lippen in ihren kleinen süßen mund sie fing an meine eichel zu blasen sie tat das wirklich professionell sie gab meine eichel nicht mehr frei sie saugte so stark und geil dass ich ihn ihren geilen mund absprietzen musste dannach saugte sie mir die ladung aus den eiern und massierte mit der zungen spitze meine eichel immer wenn ich versuchte ihn raus zu ziehen umschlungen ihre fülligen lippen mein schwanz noch fester dann griff sie meinen schwanz und massierte ihn in ihren händen und sagte ich will das du mich jetzt fickst und zwar hard und geil sie legte sich auf den bauch und als ich in sie eidringte stönte sie leicht auf ich stieß immer wieder in ihr kleine heißes feuchtes enges loch nach einer weil zog sie sich zusammen und kamm so heftig das sie schrie als sie gekommen war konnte ich es nicht mehr auf halten da sagte sie ich will deine fick sahne auf meinen füßen haben ich spritzte auf ihren füßen ab sie drehte sich um und schlief ein sie noch am nächsten morgen gingen wir zum frühstück da war der ort an dem ich sie das letzte mal gesehen hatte am tag darauf war ich ihm mädchen internat doch ihr zimmer war leer ich fragte ihre lieblinngs dozenten wo sie wohl sei angeblich ist sie wegen drogen excesse geflogen wir haben uns nie wieder gesehen THE END

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Gay

Orgie auf Theta III

Das Folgende ist eine Science Fiction Sex / Orgien Geschichte, meine zweite Veröffentlichung. Kommentare werden gerne gesehen.

Auszug aus Enzyklopädie Generallissima:

“Die patriarchalische Oligarchie des Planeten Theta 9 ist für die Betonung der physischen, meist sexuellen Vergnügen bekannt. Seine Bevölkerung besteht aus 90% der Frauen und 10% der Männer, denen es erlaubt ist, bis zu 50 „Weibchen“ zu besitzen. Diese Weibchen werden in Klon Tanks aufgezogen und im Alter der sexuellen Reife (ca. 18 Standard-Jahre) „geerntet“ und indoktriniert ihrem Herrn zu dienen. Theta 9 ist dünn besiedelt, so dass einige Männer die Herrschaft über riesige Flächen innehaben. Obwohl Theta 9 nicht Teil eines großen galaktischen Imperiums ist, können es außerirdischen Besucher gegen eine erhebliche Gebühr besuchen“

Kapitel 1: Die Einleitung

Carla war erst vor ein paar Monaten aus der Klon Schule entlassen worden. Sie war bereits zu einem 1,60 großen Mädchen mit blauen Augen und Brünetten Haaren herangewachsen. Sie besitzt ein schönes, etwas zu stark geschminktes Gesicht und trug normalerweise ein durchsichtiges Top, welches sie unter ihren wohlgeformten Brüsten verknüpft hatte. Carla fühlte ihren Meister schwer atmen, während er seinen Schwanz rhythmisch in rascher Folge in ihre Fotze reinstieß. Er war ein schwerer Mann, etwa 40 Jahre alt, kahl und mit Bauch. Die schlanke Brünette fühlte den Schwanz des Meisters tief in Sie eindringen. Der Meister keuchte und schnaufte laut und sie wusste, dass er jede Minute in ihr kommen würde.

“Aargh, hmmm, jaaa ” rief Carla, da sie wusste, dass das ihn anturnen würde. Der Meister schlug ihr mit der Hand auf den gut geformt Arsch, zog seinen Schwanz aus ihrer Fotze und positionierte ihn so, so dass eine riesige Ladung Sperma auf ihren wohlgeformten Brüste, ihr Gesicht und ihr braunes Haar landeten. Die Frauen um sie herum applaudierten. Dies war die übliche Vorgehensweise um ein neues Mitglied des Harems zu begrüßen. Carla war in einer Klon Kammer herangezüchtet und als Sex Puppe ausgebildet worden, hatte aber nur wenige Erinnerungen daran. Ihre Designer hatten physische Schönheit betont und Carla mit dem starken Wunsch ihrem Meister zu dienen ausgestattet.

Nun, da die Initiation vorbei waren, schleckten zwei blonde Mädchen den Schwanz des Meisters ab um auch jeden Tropfen des heiligen Sperma zu erwischen. Ein anderes Mädchen führte Carla in ihr neues Zimmer. Als Novizin hatte Carla nur ein kleines Zimmer, aber es enthielt alles, was sie brauchte, darunter ein Schrank mit einer Vielzahl von Kleidern. In den nächsten Tagen wurde Carla in ihre Aufgaben eingeführt. Da sie neu war, musste sie hauptsächlich niedrige Tätigkeiten wie Putzen und Kochen ausführen – und natürlich dem Meister zu diensten sein.

Die Gelegenheit dazu ergab sich ja eine Woche nach ihrer Initiation. Carla wurde ihn den großen Saal gerufen wo gerade ein junges rothaariges Mädchen auf dem Meister ritt. Sie hatte ein extrem dünnes und durchsichtiges Top an, durch das ihre spitzen Nabeln durchblitzten. Carla fiel auf die Knie, aber ihr Meister winkte ihr, näher zu kommen. Wieder fühlte Carla seinen schweren Atem, als er das rothaarige Mädchen genoss. Während seine linke Hand mit den kleinen, aber gut geformten Titten der Rothaarigen spielte, steckte er einen Finger der anderen Hand in Carlas Mund. Carla kniete jetzt direkt vor seinem Gesicht. Der Meister zog seinen Finger heraus und stieß dafür seine Zunge tief in ihren Mund und erkundete damit ihren Mund für eine scheinbar endlose Zeit. Während der Meister vor Vergnügen grunzte, ritt die die Rothaarige, weiter seinen Schwanz. Der Meister zog seine Zunge aus Carlas Mund und fing an, ihre gut-sortierte Titten zu lecken. Plötzlich ging alles sehr schnell. Carla genoss gerade noch des Meisters Mund der an ihren Brüsten knabberte, da schoss der Meister seine Ladung plötzlich in die Rothaarige die völlig erschöpft seinen Schwanz mit ihrer Zunge sauber leckte. Der Meister schlug ihr leicht auf den Hintern und die Rothaarige zog sich zurück. Carla durfte den Rest des köstlichen Sperma Saftes auflecken, danach wurden die beiden Mädchen aus der Gegenwart des Meisters entlassen.

Drei Tage später waren Carla und zwei ihrer Kolleginnen, eine Schönheit aus Asiatischem Gen-Material namens Ming-Lai und eine Gen- Australiarin namens Kim gerade dabei, den Boden zu fegen als der Meister vorbei kam. Sofort vielen die Mädchen auf die Knie und streckten die Zungen heraus, falls der Meister in ihren Mund abspritzen wollte. Der Meister signalisierte Kim seinen Schwanz in die Hand zu nehmen. Kim rieb ihn, wie sie es in der Sex-Schule gelernt hatte. Der Meister grunzte zustimmend und einer Inspiration folgend steckte Kim seinen Schwanz der neben ihr knienden , Ming-Laib in dem Mund. Diese nahm dne Schwanz tief in den Mund und begann sogleich zu saugen. In der Zwischenzeit leckte Kim die Eier des Meisters die gerade noch außerhalb Kim’s Mund waren. Schließlich zog der Meister seinen Schwanz heraus und verteilte sein Sperma gleichmäßig auf die Gesichter der drei Mädchen. Danach setzte er seinen Rundgang fort.

Teil II: Der Meister hat Gäste folgt

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BDSM

Kuscheln mit Katja

-Ein unerwartetes erstes Mal ?

In Toms Zimmer war die Heizung ausgefallen.In einer so
günstigen Herberge müsse man mit sowas rechnen,-hatte Mutti
gesagt und ihn kurzerhand zu Katja,ihrer besten Freundin unter die
Decke gesteckt.
Tom war nicht gerade von dieser Lösung begeistert,
aber da diese ganze Reise als Geschenk zu seinem 18. Geburtstag
gedacht war, wollte er die schöne Stimmung der vergangenen Tage nicht
durch einen Streit über sein gestörtes Verhältnis zu Katja trüben.
Nun lag er also reglos in ihrem Bett. – Naja,beinahe reglos zumindest.
Es war warm unter der Decke.So warm wie der Atem,den ihm
die junge Frau in regelmäßigen Abständen ins Gesicht bließ.
Ihre Hand brannte ein Loch zwischen seine Schulterblätter.
Tom blinzelte vorsichtig durch den Sichtschutz seiner Wimpern.
Katjas Augen waren fest geschlossen.Sie hatte wohl gar nicht bemerkt wie sich ihr Arm in einer unerwartet vertrauten Geste um ihn geschlungen hatte.
Mutiger geworden öffnete er seine Augen ganz. Katja trug einen viel zu großen Herrenpyjama aus glänzender dunkelblauer Seide.Hinter den ersten beiden
geöffneten Knöpfen sah Tom,wie sich ihre
aneinander geschmiegten Brüste mit jedem Atemzug bewegten.
Er wollte sich abwenden,aber er hatte Angst,die Frau
dadurch zu wecken.
Plötzlich bewegte sich der Brandfleck auf seinen Rücken.
Katjas Finger krabbelten leise wie eine rotglühende
Stahlspinne über die Wirbel seines Rückgrades hinab.
Die vermeintlich Schlafende lächelte auf ihrem Kissen.
Tom glaubte vor Aufregung zu ersticken,als sich die
glühenden Hand auf seinen Po legte und ihn dort sanft zwickte.
“Du bist ja noch ganz kalt.”,flüsterte sie, um niemanden zu wecken,
denn Katja teilte sich das Zimmer mit einem älteren Paar, das Tom´s Gruppe vor
zwei Tagen auf einem Rastplatz getroffen hatte.
“Ich werde dich warm rubbeln.”, versprach sie,ohne die
Augen zu öffnen.
Ihre Hand begann sich zu bewegen.Sie rieb über seinen
festen Po,als wollte sie eine imaginäre Creme durch seine
Hose in seinen Hintern einreiben.
Ihre andere Hand kroch unter der Decke hervor und kreiste
mit gespreizten Fingern über seine Brust. Durch die
Bewegung gerieten Katjas Brüste so in Bewegung,dass Tom für
einen Augenblick eine der dunklen Brustwarzen erkennen
konnte.
Katja hob ein Bein,ließ es unter der Decke entlang gleiten und
über seine Hüfte schlüpfen.Als sie dabei sein knochenhartes
Glied berührte,wäre er beinahe aus dem Bett gefallen.
Die von unzähligen Gästen ausgeleierten Bettfedern quietschten
unter der heftigen Erschütterung. Tom´s Herz schlug nun auf seiner
vor Aufregung trockenen Zunge, denn das Geräusch so glaubte er,
müsste jeden auf der Etage aufgeweckt haben.
“Tschh…”,zischte sie leise und hielt ihn nun sicher in der
Umklammerung ihres weichen Schenkels fest.
Ihre Augen glänzten wie zwei grüne Sterne vor seinem
Gesicht,dann berührten ihn ihre Lippen heiß und feucht auf
der Stirn, direkt unter dem Ansatz seiner modisch kurz
geschnittenen Haare.
Toms ganzer Körper wurde so steif,wie es sein Glied war,das
irgendwo unter der Decke gegen einen festen Oberschenkel
gedrückt wurde.
Katja leckte über seine weiche Haut , saugte mit den Lippen
daran und zupfte mit den Zähnen ganz behutsam an einer
vorwitzigen Strähne.
Tom hatte soetwas noch nie erlebt. Ein glühender Draht
wurde in seine Wirbelsäule geschoben,während ihm gleichzeitig jemand
einen Eimer Eiswürfel in den Kragen schüttete.
Seine Füße zuckten unkontrolliert unter der Decke, -und er
hoffte,es würde niemals aufhören.
Katja griff nach seiner Hand und schob sie auf einen
nachgiebigen aber festen Hügel. Und als Tom begriff,das es
Katjas Hintern sein musste, schämte er sich dafür,das seine
Finger so neugierig in der tiefen Furche herumgesucht hatten.
Aber der jungen Frau schien das zu gefallen. Ihre eigene
Hand imitierte das Verhalten von Tom,und suchte
zielstrebig bei ihm nach der gleichen Stelle.
Tom schnappte nach Luft,als der harte Finger rhythmisch
gegen jenen Teil seines Körpers klopfte,den er selbst noch
nie gesehen hatte.
Katja zog sein Gesicht zwischen ihre Brüste.Es wurde weich
eingehüllt.Ein warmer Duft betäubte ihn beinahe.Feiner
Schweiß klebte auf der samtigen Haut.
Katjas andere Hand verschwand unter der Decke und tat
etwas,das sie schneller atmen ließ.Ihr Schenkel rieb
stärker über sein eingeklemmtes Glied,und die junge Frau
stieß bald ein gedämpftes Seufzen aus. Ein kurzes Zittern ihres
erhitzten Körpers brachten die Bettfedernn erneut zum Klirren.
Tom sah,das ihre Unterlippe ganz geschwollen war.Ihr Zähne
hatten kleine Dellen darin hinterlassen.
Als sie ihre Hand unter der Decke hervorzog,brachte der
warme Luftstrom einen kräftigen Duft mit, der Tom ebenso
erregte wie auch verwirrte.
Katja kniff Tom noch einmal kräftig in den Po,dann drehte
sie sich herum und zog eine handvoll Papiertücher aus der Box
auf dem Nachtspind. Dabei glitt ihr Schenkel ganz langsam
von ihm herunter.
Ihre Augen glänzten zufrieden,als ihre Hände mit dem
Papierbüschel unter der Decke verschwanden.
“Jetzt sei ein braver Junge,Tante Katja will noch etwas
schlafen.”, flüsterte sie,und drückte ihre weichen Lippen
auf Toms Mund.
Dieser Kuss war anders als der den sie ihm sonst
gelegentlich zur Begrüßung gab. Ihre Zunge teilte seine
Lippen,und als sie sanft seinen Mund betrat, hüllte sich
das weiche Papier um seinen harten Penis. Sie drückte nur
ganz sanft zu,drehte den weichen Ballen ganz wenig um seine
hocherregte Spitze,und im nächsten Moment empfing sie seine
harten Stöße.
Katja brachte ihr Zunge in Sicherheit und verschloß den
Mund des Jungen mit ihren weichen Lippen, während das
Kleenex in ihren Händen mit jedem Stoß wärmer und feuchter
wurde.
Sie wischte ihn behutsam trocken,zog seine Hose hoch und
küsste ihm sanft auf die glühende Stirn.
“Schlaf jetzt schön.”, hauchte sie dem entspannt lächelnden
jungen Mann zu.

Eine Fantasiegeschichte, die schon fast 20 Jahre alt ist.
Verfasser: reudiger66

Kommentare jeder Art willkommen!

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Racconti Erotici

Pietro Aretino_Sonetti lussuriosi_libro I_ 1-5

Libro Primo

I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.

E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.

– Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam’ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l’anima, ch’in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d’ogni piacer fortuni testimoni

II
Mettimi un dito in cul, caro vecchione,
e spinge il cazzo dentro a poco a poco;
alza ben questa gamba a far buon gioco,
poi mena senza far reputazione.

Che, per mia fé! quest’è il miglior boccone
che mangiar il pan unto appresso al foco;
e s’in potta ti spiace, muta luoco,
ch’uomo non è chi non è buggiarone.

– In potta io v’el farò per questa fiata,
in cul quest’altra, e in potta e in culo il cazzo
mi farà lieto, e voi farà beata.

E chi vuol essre gran maestro è pazzo
ch’è proprio un uccel perde giornata,
chi d’altro che di fotter ha sollazzo.

E crepi in un palazzo,
ser cortigiano, e spetti ch’il tal muoja:
ch’io per me spero sol trarmi la foja.

III
Questo cazzo vogl’io, non un tesoro!
Questo è colui, che mi può far felice!
Questo è proprio un cazzo da Imperatrice!
Questa gemma val più ch’un pozzo d’oro

Ohimè, mio cazzo, ajutami, ch’io moro
e trova ben la foia in matrice:
in fin, un cazzo picciol si disdice,
se in potta osservar vuole il decoro.

– Padrona mia, voi dite ben il vero;
che chi ha piccol il cazzo e in potta fotte
meritera d’acqua fredda un cristero.

Chi n’ha poco, in cul fotti dì e notte:
ma chi l’ha come ch’io spietato e fiero,
sbizzarrischisi sempre colle potte.

– Gli è ver, ma noi siam ghiotte
del cazzo tanto, e tanto ci par lieto,
che terrem la guglia tutta drieto.

IV
Posami questa gamba in su la spalla,
et levami dal cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch’io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.

E s’in cul dalla potta il cazzo falla,
dì ch’io sia un forfante e un villano,
perch’io conosco dalla vulva l’ano,
come un caval conosce una cavalla.

– La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo’ far questa pazzia,
e se non vuoi così, vatti con Dio.

Ch’el piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
sicché, fotti a buon modo, o vanne via.

– Io non me n’anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s’io ben credess campari il Re di Francia.

V
Perch’io prov’or un sì solenne cazzo
che mi rovescia l’orlo della potta,
io vorrei esser tutta quanta potta,
ma vorrei che tu fossi tutto cazzo.

Perché, s’io fossi potta e tu cazzo,
isfameria per un tratto la potta,
e tu avresti anche dalla potta
tutto il piacer che può aver un cazzo.

Ma non potendo esser tutta potta,
né tu diventar tutto di cazzo,
piglia il buon voler da questa potta.

– E voi pigliate del mio poco cazzo
la buona volontà: in giù la potta
ficcate, e io in su ficcherò il cazzo;

e di poi su il mio cazzo
lasciatevi andar tutta con la potta:
e sarò cazzo, e voi sarete potta.

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il custode3

Mi ero fatto la doccia ma mi sentivo ancora il suo odore addosso, soprattutto in bocca mi sembrava di avere ancora il suo cazzo odoroso in bocca. quella pisciata in bocca mi aveva schifato ma anche eccitato. nonostante la doccia ero ancora eccitato e il mio cazzo, seppur non di grosse dimensioni, era in tiro. solo soletto nella cameretta mi sono poggiato sul letto e mi sono lasciato andare ad una lenta sega; i miei non c’erano e mio fratello era di la a giocare col suo amichetto, mio fratello Maurizio ha 2 anni meno di me.
Dopo essermi rilassato con una bella sega ho iniziato a pensare al giovedì e al fatto che ci fosse anche un suo amico. la cosa non mi spaventava con Angelo, Daniele e Walter lo facevamo anche in 4 dove io ero la femminuccia che li faceva godere; cercavo di capire come poteva essere quest’altro, preso dai pensieri mi addormentai, ero praticamente nudo coperto solo dall’asciugamano.
Dormii abbastanza perchè venni svegliato dalla mamma che mi venne a chiamare per cenare, con mia enorme vergogna ero rimasto nudo, l’asciugamano era caduto e lei mi vide nudo e mi disse che aveva fatto un bel maschietto con un bel giocattolino tra le gambe e come se niente fosse me lo carezzò e se ne andò.
Arrivò finalmente il giovedi, ero ansioso e eccitato, mi presentai nella casa del custode come da accordi e bussai. la sua voce cavernosa e autoritaria mi disse avanti, entrai, lui mi vide e disse – ecco la mia troietta, dai vai in camera da letto e spogliati – io gli dissi – ma il tuo amico? – e lui rispose – e brava la mia troietta hai fame di cazzi oggi?! non ti preoccupare ne avrai -.
Mi fece andare in camera da letto e mi disse di indossare quello che trovavo sul letto. arrivato in camera da letto trovai delle calze a rete, delle mutandine a perizoma e un piccolo reggiseno; le indossai e devo dire che davanti allo specchio sembravo proprio una troietta. Dopo poco sentii suonare alla porta, lui aprì, sentivo delle voci ma mi sembrava fosse più di una persona, preso dalla curiosità sbirciai e vidi due signori anziani sulla 60ina. quando li vidi venire verso la camera mi buttai sul letto facendo finta di niente, entrarono e appena mi videro dissero al custode che aveva ragione, sembravo proprio una bella troietta.
Si spogliarono uno era bassino come il custode un cazzo normalissimo ma bello scappellato e l’altro alto almeno 1,90 e appena nudo mise in mostra un cazzo di almeno 20cm e largo.
Si misero nel letto con me ma il custode rimase vestito a guardare

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sulla poltrona, mi iniziarono a tastare e toccare soprattutto il culetto, ad un certo punto quello bassino mi da un bacio in bocca infilandomi la lingua in gola, non avevo mai baciato in bocca un altro maschio, piano piano mi sentii spogliare e mi ritrovai il cazzo del bassino in bocca mentre l’altro mi leccava il cazzo e intorno al cazzo; ero eccitatissimo. mi fece girare e inizio a leccarmi il culo, una sensazione bellissima, avevo il cazzo in bocca e una lingua che mi penetrava sempre di più, mentre ero intento a gustarmi quei due cazzi sentii l’odore forte e acre del custode, si era spogliato e me lo stava dando da succhiare insieme all’altro, alternavo il suo all’altro e mentre facevo questo ho sentito una dolore al sedere, il lungo era entrato, lo aveva grosso ma il custode mi teneva e non potevo divincolarmi; però, passato il primo momento, il mio culetto ormai allenato iniziò a godere di quella presenza. non ci volle molto a sentirlo sborrare nel mio intestino; contemporaneamente il basso sborrò nella mia bocca mentre il custode era ancora in tiro, si levò e mi fece pulire i cazzi dei sue suoi amici. Nel frattempo loro si rivestirono e dissero al custode che ne era valsa la pena, che ero bravo e che la cosa si poteva organizzare anche con altri al solito posto.
Quando uscirono chiesi al custode di cosa parlavano e lui mi disse – tu zitto e pensa a farci godere. vedrai che ti porto in un bel posto dove avrai tanti bei cazzi a disposizione. e ora vieni in bagno -. ormai sapevo cosa voleva, mi misi nella vasca, aprii la bocca e lui mi infilo il cazzo dentro e inizio a pisciare, mi colava addosso, un pò la mandai giù, appena finito di pisciare mi prese per la nuca e inizio a scoparmi la bocca fino a sborrare tutto dentro. Mi fece uscire dalla vasca, mi rivestii e andai via.
ovviamente andai altre volte da lui sempre nell’attesa di andare in quel posto.
ovviamente non trascurai mai i miei amichetti, anzi ne coinvolsi altri… ma questo lo racconterò in un’altra storia.

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Ho rubato il ragazzo a mia sorella (Parte 9)

Ero alla lezione di italiano il giorno seguente quando venni chiamato nell’ufficio del preside. Quando io arrivai mio padre, i genitori di Giacomo e Giacomo già là. Il preside, il signornor Sarti, era seduto dietro la sua scrivania.
“Bene ora che ci siete tutti, posso sapere l’oggetto di questa riunione?”
“E’ per mia figlia.” disse mio padre.
“Alice? Devo farla chiamare?”
“No” disse mio padre. “Dobbiamo parlare di lei, ma anche di come sta rendendo la vita dura a mio figlio ed a Giacomo.”
“Non la seguo, signornor Vardi.” Disse il signornor Sarti.
“Per essere schietti.” Disse il padre di Gacomo. “Nick e Giacomo stanno insieme.”
Non ci fu alcun cambiamento di espressione sul viso del signornor Sarti, si rivolse a Giacomo e me. “Voi due siete una coppia gay?”
Noi accennammo col capo. “Non abbiate paura. Ricordatevi che questo è il mio primo anno in questa scuola, prima stavo in una scuola dove c’erano molte coppie gaie.” Disse il signornor sarti, poi rivolse di nuovo l’attenzione a mio padre. “Ora signor Vardi, perche sua figlia sta rendendo difficile la vita ai due ragazzi?”
“Lei non sa che loro sono una coppia.” Disse mio padre. “Tutto cominciò perché Giacomo usciva con lei.”
Il signor Sarti guardò Giacomo e chiese: “Sey gay o bisessuale? “
“Io sono gay, sono uscito con Alice solo perché volevo arrivare a Nick.” Poi Giacomo spiegò la storia del suo innamoramento per me e di come lui ed io ci eravamo messi insieme.
“Bene Giacomo.” disse il signor Sarti. “Forse avresti dovuto trovare un altro modo per arrivare a Nick. Mi sembra che tu abbia preso in giro Alice. Comunque cosa sta causando la sua agitazione?”
“Lei è incinta.” Dissi io. “Disse che Giacomo era il padre ma una prova di paternità provò che non era vero. Da allora lei diffonde dicerie a scuola sulla sessualità di Giacomo.”
“Capisco.” Disse il signor Sarti. “Questo è serio. Terrò una riunione sulla tolleranza e riunirò il corpo studentesco perché tratti Giacomo con rispetto, nessun problema se voi deciderete di rendere pubblica la vostra relazione o no.”

Ringraziammo il signor Sarti e ritornammo in aula. Si stava avvicinando il campionato di nuoto nazionale e quindi gli allenamenti divennero piuttosto intensi. Renzo non mi parlò mai ma mi guardava sempre male. Dopo l’allenamento andai a casa di Giacomo. Andammo in camera sua e ci sdraiammo sul letto. Ci spogliammo e cominciammo un 69, poi Giacomo si mise sul mio grembo. lubrificò il mio pene ed il suo buco e scivolò giù.
Pompai dentro di lui e sentii la calda sensazione intorno al mio uccello. Mi alzai e cominciai a baciarlo profondamente mentre cominciavo a muovermi sempre più velocemente dentro di lui. Spinsi più velocemente e più forte. Improvvisamente cominciai ad eiaculare dentro di lui, dopo di che lo succhiai ed ingoiai il suo sperma.
Ci coccolammo per un po’ baciandoci spesso. “Dopo l’incontro di nuoto di questo week end non ci saranno più allenamenti.” Dissi.
“Così avremo più tempo da passare insieme.”
“Sì, poi d’estate farò il bagnino in piscina, ma non mi porterà via molto tempo, dovremo pensare a cosa fare quest’estate.”
“Non vedo l’ora.”
Guardai all’orologio. “Devo andare.” Dissi. Mi alzai e mi vestii, lo baciai ed andai a casa.
Le cose precipitarono il giorno seguente quando Giacomo si arrabbiò con Alice e le disse che l’aveva scaricata per me.

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Ein Familienabenteuer

Meine Ehefrau, mein Sohn, meine Tochter und ich waren müde. Wir waren den ganzen Nachmittag den Berg hinaufgewandert und hatten dann unser Nachtlager aufgestellt. Mein Sohn und ich machten uns ein nettes gut organisiertes Lager, während meine Ehefrau und meine Tochter das Abendessen vorbereiteten. Es hätte gefriergetrocknetes oder Fast-Food-Essen sein können, aber wir wussten alle, dass es nach dem langen, harten 10-Kilometer-Marsch wie Manna vom Himmel schmecken würde. Und das tat es dann auch.

Wir waren gerade mit dem Essen fertig, entspannten in der relativ warmen Nachtluft um das Feuer herum und fühlten den Schmerz in unseren Muskeln, als der Regen kam. Es war ein Wolkenbruch und er zwang uns, herumzuklettern und unsere leichtverderblichen Waren in das große Familienzelt zu bringen. Der starke Regen dauerte nur etwa zehn Minuten lang an, aber es war genug, uns alle bis auf die Knochen durchzunässen.

Als wir dann im Zelt waren, vor den Elementen geschützt, war der Regen nur mehr zu einem sanften Tröpfeln auf das Zelt geworden. Es war jedoch zu spät, um uns daran anzupassen. Wir waren alle kalt, nass und fühlten uns schlecht.

»Wir müssen sobald wie möglich aus diesen nassen Dingen heraus.« sagte meine Frau. »Oder wir holen uns den Erkältungstod.«

»Kein Problem für mich.« sagte ich, und mein Sohn und meine Tochter nickten um ihre Zustimmung anzudeuten.

»Dann lass uns anfangen.« sagte meine Frau.

»Sicher.« stimmte ich zu. »Lass mich dir helfen, den Raumteiler anzubringen.«

Meine Frau Claire und ich entwirrten den Stoffteiler und hingen ihn in die Mitte des Zelts. Mein Sohn Danny sammelte die Rucksäcke seiner Mutti und seiner Schwester, legte sie auf die andere Seite und breitete die Schlafsäcke aus, während wir arbeiteten. Meine Tochter Janelle stand die meiste Zeit einfach nur rum und zitterte, während sich unter ihr auf dem Boden nahe der Zelttür eine Pfütze bildete. Ich konnte es nicht verhindern, dass ich bemerkte, wie sich ihre Nippel unter ihrem nassen T-Shirt und dem BH aufrichteten. Mein Gott, wie war sie gewachsen! Sie war eine wirklich gut aussehende Person: langes blondes Haar wie Seide, gut gerundete erwachsene Brüste, eine winzige Taille und ein fester kecker runder Hintern, der einfach nur getätschelt werden wollte.

Sobald wir den Teiler aufgehängt hatten, gingen die Mädchen auf ihre Seite hinüber und begannen, sich auszuziehen, während Danny und ich auf unserer Seite blieben und dasselbe taten.

»Stört es euch, wenn wir die Laterne nehmen, Jungs?« fragte meine Frau. »Es ist hier zu dunkel, um zu sehen, was wir tun.«

Ich hob die Laterne auf und reichte sie ihr über den Raumteiler hinüber, und meine Frau nahm sie.

»Danke.«

Sie stellte sie unten auf den Boden, aber sie musste sie wohl weit entfernt an der Zeltwand aufgestellt haben, denn sie erzeugte auf dem Raumteiler einen Schatten der Mädchen. Ich bemerkte es zuerst gar nicht.

Mein Sohn und ich begannen, unsere nasse Kleidung auszuziehen. Ich bemerkte jedoch, dass er sich von mir wegdrehte, als wir beide zu unserer Unterwäsche kamen. Er war mir gegenüber normalerweise nicht schüchtern, und auch ich war ihm gegenüber nicht gehemmt.

Dann bemerkte ich die Schatten auf dem Raumteiler und sah den Umriss meiner Ehefrau und meiner Tochter. Sie waren zwei nackte Schönheiten. Es war wie ein Ausschnitt aus einem harmlosen Sexfilm mit Silhouetten, die gerade einmal ein paar Meter von meinem Sohn und mir entfernt waren. Während ich so starrte, fühlte ich, wie ich selbst begann, hart zu werden, und drehte schnell meinen Rücken zu meinem Sohn, wie er es auch gerade getan hatte.

So, das ist also der Grund, warum das arme Kind plötzlich schüchtern wurde, dachte ich. Mach dir nichts daraus, Kind. Ich fühlte dasselbe.

Ich verdrängte es schnell wieder aus meinem Verstand und zog meine nasse Unterwäsche aus, dann zog ich meine Jogginghose und ein T-Shirt an. Die trockene Kleidung brachte mich dazu, mich sofort wärmer zu fühlen, aber etwas Kälte war immer noch tief in meinen Knochen.

»Hey, Schatz? Hast du irgendeinen Likör eingepackt?«

Normalerweise hätten wir etwas Weinbrand oder Whisky mitgenommen. Aufgrund des Gewichts war es schwierig, Flüssigkeiten mitzunehmen, also hatten wir uns für den ganz harten Stoff entscheiden. Mehr Alkohol, dafür aber weniger Gewicht. Es war praktisch ihn zu haben, wenn wir ihn für erste Hilfe brauchten, aber normalerweise diente er als Schlummertrunk und sorgte für einen Hauch der Zivilisation auf unseren Rucksacktourismusreisen.

»Du liest meine Gedanken, ja?« antwortete meine Frau. »Er ist in der Außentasche deines Rucksacks.«

»Oh, Danke! Ich habe ihn dann wohl geschleppt, hä?«

»Natürlich, mein Lieber. Wer sonst?«

Während ich mich ärgerte, dass sie mich übertölpelt hatte, war ich meiner Frau dankbar, als ich vier Whiskyfläschchen um meine Socken und meine Unterwäsche herum eingewickelt fand.

»Wow! Du hast mich wirklich nicht veräppelt. Hast du eine Party oder was ähnliches geplant?« fragte ich, als ich sie fand.

»Nun, sie hatten diesen Regen vorhergesagt und ich dachte, dass es nett wäre, wenn wir davon aufgehalten würden. Er hilft uns, uns ein bisschen aufzuwärmen, weißt du?«

»Uns? Du meinst die Kinder auch?«

Mein Sohn, der gerade sein T-Shirt über seinen Kopf zog, sah mich mit weit aufgerissenen Augen an.

»Nun, ich nehme an, dass ein bisschen nicht schaden wird.« sagte meine Frau. »Was meinst du?«

»Sicher, Papa.« fügte Janelle schnell hinzu. »Danny und ich sind genauso kalt wie du und Mutti. Es ist nur fair.«

Ich sah meinen Sohn an und lächelte. »Ok. Ich nehme an, dass wir uns alle etwas verdient haben. Es ist ja bis hierher eine ziemlich anstrengende Wanderung gewesen. Aber ihr zwei passt auf.« sagte ich und sah dabei Danny an. »Ich will nicht dafür verantwortlich sein, dass meine eigenen Kinder betrunken sind. Und vor allem möchte ich nicht, dass es irgendjemanden übel wird.«

»Werden wir nicht, Papa.« plärrte Janelle auf der anderen Seite des Teilers.

Ich nahm eine Flasche heraus und knöpfte meinen Rucksack zu. Als ich mich umdrehte, sah ich die Silhouette meiner nackten Tochter. Sie streckte ihre Brust heraus und wölbte ihren Rücken, während sie ihr Nachthemd über ihren Kopf zog. Ich sah kurz zu Danny und bemerkte, dass er auch starrte, aber auf den Schatten meiner Frau.

Dann bemerkte ich, dass Claires Abbild sich über ihren Rucksack beugte und dass ihre großen, nackten Brüste schaukelten, als sie die Kleidung unten in Richtung des Bodens stopfte. Mein Gott, das arme Kind, dachte ich. Dies muss die reine Folter sein.

Dann spürte ich meine eigene wachsende Erektion und setzte mich hin, bevor er es bemerkte. Meine Bewegung muss ihn abgelenkt haben, weil er mich schnell ansah und etwas nervös lachte, als er sich gegenüber von mir hinsetzte.

»Geile Vorstellung, hä?« flüsterte ich.

»In der Tat.« sagte er schnell und leise. Dann versuchte er verlegen, sich zu bedecken. »Ich meine, nun… uh…« sagte er und sah weg.

Ich tätschelte ihm den Arm und öffnete die Whisky-Flasche.

»Hier.« sagte ich zu ihm. »Du siehst aus, als könntest du es gebrauchen. Aber nur einen kleinen Schluck.«

Er nahm vorsichtig einen Schluck, dann keuchte er.

»Wow! Das brennt.«

»Wird dein Inneres warm?«

»Ja.« sagte Danny und lächelte. »Es ist ziemlich cool. Schmeckt trotzdem nicht besonders gut.«

»Erinnere dich einfach an diesen schlechten Geschmack, wenn du älter wirst.« riet ich ihm, nahm dann die Flasche von ihm und schluckte tief.

Gott, es fühlte sich gut an. Die Kälte schien zu verschwinden und wurde durch ein warmes, gemütliches Gefühl ersetzt.

Janelle kam unter dem Teiler hindurch herüber, um mit uns auf unseren Schlafsäcken zu sitzen. Ich gab ihr die Flasche und ermahnte sie, wie ich es mit Danny gemacht hatte.

Sie fühlte sich auch aufgewärmt, aber auch sie mochte den Geschmack nicht.

Claire nahm den Raumteiler herunter, so dass wir mehr Platz hatten um uns auszubreiten. Wir waren jetzt wärmer und ziemlich ermüdet, so dass wir die Gelegenheit wahrnahmen, auf unseren Schlafsäcken zu liegen und zu reden, während wir unseren Whisky tranken. Wir genossen das Gefühl unserer warmen Bettwäsche und unserer weichen Schlafsäcke.

Die Kinder schienen ziemlich geschwätzig, eine äußerst seltene Erscheinung bei Teenagern und Claire und ich liebten es. Ich konnte nur durch einen Blick in ihre Augen sagen, dass wir unsere Kinder sozusagen wieder entdeckten… oder vielleicht lernten sie wir zum ersten Mal als Erwachsene kennen, die sie so schnell geworden waren. Egal, es war jedenfalls großartig, und wir beide genossen ihre Gesellschaft.

Bevor wir es richtig merkten, war die Flasche leer, und ich ging auf Bitten von allen, um noch eine anzubrechen. Ich denke, dass wir alle einfach den Augenblick genossen und nicht wollten, dass er endete. Wir begannen auch gerade, warm genug zu werden und zu vergessen, wie kalt wir vorher waren.

Als ich die dritte Flasche herausholte schien es so, als wäre so gut wie keine Zeit vergangen. Wir hatten einfach eine schöne Zeit, während wir den Whisky herumreichten und über alles und nichts redeten. Es war offensichtlich, dass sich die Kinder wie Erwachsene fühlten, und sie aus ihren Schalen herauszukommen schienen. Ich fragte mich auch, ob sie vielleicht betrunkenen werden könnten. Egal, es war trotzdem toll, sie so offen bei uns zu haben, eine nette und willkommene Veränderung, so dass weder Claire noch ich es wollten, dass es endete.

Ich nehme an, das ist auch der Grund, warum ich mich nicht einmal daran erinnere, auch die letzte Flasche herausgeholt zu haben. Dann wieder nehme ich an, dass Claire und auch ich leicht beschwippst waren.

Ich beschloss schließlich, dass ‘beschwippst’ nicht das richtige Wort war. Der Whisky schien sich ganz allmählich bei mir bemerkbar zu machen, und ich merkte plötzlich, dass ich mich wie ein Blatt im Wind fühlte, dass ich praktisch total betrunken war. Als ich beobachtete, wie Claire redete, merkte ich, dass sie fast enthemmt war, aber es sehr gut vor den Kindern versteckte. Erstaunlicherweise konnte ich nicht sagen, ob unsere Kinder betrunken waren. Danny plapperte in einem fort über die Schule, und Janelle redete ständig über ihre Freundinnen und die letzten Trends, die gerade aktuell waren. Dann sagte Janelle etwas, das meine Aufmerksamkeit erregte.

»Nein Mutti, ich bin nicht richtig hübsch. Ich meine zumindest nicht so, dass die Jungs sich tatsächlich für mich interessieren.«

»Natürlich bist du das.« antwortete Claire. »Du bist ein prächtiges Mädchen. Ich bin sicher, dass alle Jungs dich attraktiv finden. Du hast schöne blaue Augen, schönes Haar und eine phantastische Figur. Meinst du nicht auch, Steve?«

Dankbar hörte ich zu.

»Ja!« sagte ich etwas zu schnell. »Aber sicher, Janelle. Ich gebe dir einen Anhaltspunkt. Du hast dich zu einem sehr attraktiven Mädchen entwickelt, und jeder Junge, der dich hat, sollte verdammt dankbar sein.«

»Oh, Papa. Du bist ja betrunken.«

»Das kann sein.« Alle lachten als ich mich auf meinen Rücken legte und meine Hände unter meinem Kopf zusammenfaltete. »Aber ich denke immer noch, dass du ein ganz heißes Mädchen bist.«

Es gab eine bedrückende Stille als Janelle rot wurde und wegsah. Ich konnte nicht umhin, aber ich bemerkte ihre großen, runden Brüste, die unter ihrem Baumwollnachthemd wippten als sie schwer atmete. Zum Teufel, ich hatte recht. Sie war heiß, und es gab keinen Zweifel daran.

»Was ist mit mir?« fragte Danny. »Mögen Mädchen mich nicht, oder doch?« heulte er.

Ja, mein Sohn war ein bisschen betrunken, aber man musste ihm nicht helfen. Er hatte nicht vor, sich aus der Konversation auszuklinken. Er machte es auf seine Weise… selbst wenn er dazu weibliches Mitleid auf sich ziehen musste. Ein kluges Kind.

»Nein, mein Schatz.« gurrte seine Mutti. »Komm hierher. Setz dich neben mich, du gut aussehender Teufel. Du brauchst nur ein bisschen Zuwendung.«

Danny beeilte sich neben seine Mutti zu kommen und warf sich in ihre ausgestreckten Arme. Ich konnte mir nicht helfen, aber ich bemerkte, dass er sein Gesicht direkt in ihren vom Nachthemd bedeckten Brüsten vergrub. Wenn ich nicht so betrunken wäre, würde ich fast schwören, dass er mich anlächelte.

»Meinst du das ernst, Papa?« Janelle sah mich mit schmollenden Lippen und Augen an.

»Sicher, Liebling. Du bist eine schöne Frau… sogar sinnlich (ich sprach es etwas undeutlich aus). Die Jungs müssten dafür sterben, nur um mit die gehen zu können.«

Sie beugte sich nach vorn und kroch auf allen vieren langsam auf mich zu.

»Aber wie kommt es, dass sie es nicht tun? Ich meine, wenn ich so schön bin, warum tun sie es dann nicht?«

»Liebling, sie sind wahrscheinlich etwas nervös.«

Wie ich es jetzt bin, dachte ich. Ja, wenn dieses Nachthemd noch loser um den Hals herum wäre, würde ich ihre Nippel sehen. Mein Gott, sie hat großartige Brüste.

»Nervös? Wie könnte ich irgendjemanden nervös machen?« fragte Janelle als sie neben mich kletterte.

»Nun, weil du schön bist. Ich meine, dass Jungs verwirrt… oder sogar eingeschüchtert sein können von einer attraktiven Frau.« sagte ich während ich den Ausschnitt von ihrem Nachthemd ansah. »Die Jungs in deinem Alter denken nur an Sex, so dass sie ängstlich werden, wenn sie auf jemanden wie dich stoßen. Du hast einen wunderbaren Körper, fast wie ein Model, und junge Männer, die nur Sex in ihrem Kopf haben, können mit dieser Art von Einschüchterung normalerweise nicht umgehen.«

»Du meinst, dass ich wirklich attraktiv wie eine Frau bin? Ich meine, attraktiv wie eine Erwachsene?« Janelle hing jetzt über mir und schaute ernsthaft in meine Augen.

»Ja, Liebling. Du bist eine schöne, erwachsene, attraktive Frau.«

Sie fasste um meinen Hals herum und umschlang mich fest, so dass ich sie auch umarmte.

»Oh danke, Papa.« sagte sie mit Erleichterung in ihrer Stimme.

Dies hatte sie offensichtlich geplagt und sie hatte jetzt eine Art von seelischer Befreiung oder Offenbarung… oder sie war einfach nur betrunken. Ungeachtet des Ernstes des Augenblicks war das einzige, an das ich denken konnte, ihre weichen Brüste, die leicht auf meine Brust drückten, und der süße Geruch ihres seidigen blonden Haars in meinem Gesicht.

Sie hielt mich fest und ließ mich nicht mehr los, so dass ich sie mich einfach umarmen ließ und ich sie auch umarmte. Während ich dies tat erfuhr ich zunehmend mehr von ihrem Körper: ihre großen, runden, weichen Brüste, ihre schmale Taille, ihr fester, runder, kecker Hintern, der in die Luft ragte als sie sich über mich beugte. Ich begann, mich im Moment zu verlieren und ihren Rücken zu streicheln, als ich ihren schlanken, jungen Körper umarmte. Ich streichelte auf ihrem Rücken hinauf und hinunter, jedes Mal etwas tiefer, dann an ihren Seiten hinauf… streichelte fast den Rand ihrer weichen hängenden Möpse.

Plötzlich warf sie ihr Bein über mich, legte sich auf mich drauf und umarmte mich immer noch. Aber ich war ängstlich. Ich hatte eine Erektion und wusste bis jetzt noch nichts von ihr. Aber nun drückte meine Erektion auf ihren jungen Venushügel und ich war mir sicher, dass sie es fühlen konnte. Ich war mir noch sicherer, als ich fühlte, wie sie ihre Knie auf beiden Seiten meiner Beine spreizte, und diesen Hügel kaum merklich gegen meinen harten Schwanz drückte.

Mein Gott! Das war nicht richtig! Meine eigene Tochter drückte ihre Muschi gegen meinen Schwengel… Oder etwa nicht? Oder war es meine Phantasie, meine Trunkenheit?

Ich fühlte es wieder. Sie drückte etwas fester, es war wahrnehmbar. Es war ein leichtes Reiben. Sie rieb sich an mir! Meine eigene Tochter wollte ihre Muschi an meinem Schwanz reiben! Dies konnte nicht sein.

Ich streichelte ihren Rücken, dann tätschelte ich sie auf den Hintern als ein Signal, dass die Umarmung vorbei war. Aber sie war es nicht.

»Oh, Papa.« flüsterte sie.

Dann streichelte sie meinen Kopf, beschnupperte meinen Hals mit ihrer Nase und drückte ihren Schoß fest gegen meinen pochenden Schwanz.

Meine Hand ruhte auf ihrem Hintern, und ich ertappte mich dabei, ihn zu reiben. Mein Gott, es fühlte sich so verdammt gut an… weich, rund, gerade genug herausragend. Oh Gott, jetzt quetschte ich ihn sogar! Ich massierte die weichen Hügel ihrer Hinterbacken. Sie fühlten sich so großartig, so weich, so rund und einladend an. Ich knetete sie fester und fester, während Janelle ihren Schoß fester gegen meinen Schwanz drückte. Ich drückte ihren Hintern auch noch als ich sie an meinen pulsierenden Schwengel drückte.

Dann merkte ich, wo ich war. Claire! Danny! Oh, mein Gott, dachte ich, was zum Teufel mach ich da? Ich muss wirklich total besoffen sein… oder völlig die Kontrolle verloren haben. Ich riss mein Gesicht schnell zurück, entfernte Janelles Haare von meinen Augen und sah zu ihnen hinüber.

Ich war erschüttert.

Danny hatte den Ausschnitt von Claires Nachthemd hinuntergezogen… und saugte an ihrer Brust! Sie lehnte sich zurück auf ihre Hände, und ließ ihren eigenen Sohn ihre nackte Brust saugen! Um Gottes Willen, was taten wir nur?

Danny schnellte mit seiner Zunge über den Nippel seiner Mutti (wirklich ziemlich gekonnt). Dann sah ich, wie er unter den Saum ihres Nachthemds fasste… und nach ihrer Muschi suchte.

Er muss sie schnell gefunden haben, weil sie ächzte und sich zurück legte, wobei sie ihre Beine spreizte. Er drückte das Nachthemd mit seinem Unterarm hoch, und ich sah, wie er ihren mit einem Höschen bedeckten Schritt rieb. Ich konnte in ihren Augen sehen, dass die sie völlig benebelt vom Whisky und geiler als die Hölle war. Ich vermutete, dass sie vorhatte, unseren Sohn tun zu lassen, was auch immer er wollte.

Genau in diesem Augenblick fühlte ich Janelles Muschi, die hart und langsam über meinen pulsierenden Schwanz strich. Mein Gott, sie fühlte sich so verdammt wunderbar an. Ich griff mit beiden Händen um sie herum und ergriff ihre Hinterbacken, während ich mit meinen Hüften nach oben stieß und meinen pochenden Schwengel gegen ihren jungen, warmen Schoß drückte.

Ich beobachtete, dass Danny das Höschen seiner Mutti zur Seite drückte… und dabei ihre Muschi freilegte. Dann schob er zwei Finger hinein und begann, sie in sie hineinzustoßen und aus ihr herauszuziehen, während er immer noch an ihr Brust saugte.

»Oh Gott, Papa.« keuchte Janelle leise in mein Ohr.

Sie begann ihre Muschi gegen mich zu drücken, indem sie ihre Beine weiter um mich herum spreizte und ihre Knie etwas nach oben zog, um besser und fester an mir reiben zu können. Es gefiel mir, meine Tochter zu fühlen, die versuchte, meinen pochenden Schwanz zu quetschen.

Sie hob ihren Kopf bis zu meinem langsam an, und ich beugte mich vor um sie zu küssen. Sie öffnete ihren Mund. Als sich unsere Lippen trafen, drückte sie mein Gesicht wieder nach unten, während sie ihre Zunge in meinen Mund einführte und stöhnte. Gott, sie war heiß. Sie wirbelte ihre Zunge in meinem Mund herum, saugte dann an meiner Zunge, als ich sie in ihren Mund drückte.

Sie zog ihre Knie noch weiter nach oben und hockte jetzt auf meinem Schwengel. Sie massierte mich durch ihr Nachthemd und meine Trainingshose. Ich konnte die Hitze ihrer Muschi durch unsere Kleidung fühlen, und wie sich die Lippen ihrer Scheide über meinem Schwanz spreizten.

Ich fasste zwischen uns hinauf und fand ihre Brust. Sie hatte keinen BH an… und ich war im siebten Himmel. Oh Gott, ihre Brust war so weich und riesig. Ihr Nippel war wie ein kleiner Stein unter dem Nachthemd. Ich drückte ihren großen runden Busen mit meiner Hand, als ich ihn grob durch ihr Nachthemd massierte, während sich unsere Zungen wie läufige Tiere umschlangen.

Ihr ständiges Reiben an meinem Schwanz zwang mich, meine Hüften unwillkürlich zurück an ihre heiße, triefende Muschi zu pressen. Gott, sie war heiß… heiß wie Feuer mit ihrer jugendlichen Hitze.

Ich stieß sie von mir weg… und unterbrach dadurch unseren Kuss. Sie setzte sich aufrecht hin und platzierte ihre Hände auf meiner Brust. Unsere Augen trafen sich. Während meine Tochter in meine Augen schaute fickte sie mich offensichtlich schnell und fest durch die Kleidung.

Ich fasste unter ihrem Nachthemd hinauf und drückte es mit meinen Händen hoch, wobei ich ihre Brüste der warmen Nachtluft aussetzte. Ich quetschte sie und knetete sie, während sie mit ihrer Fotze auf mir kreiste. Oh Gott, ich wollte sie einfach nur ficken.

Sie beugte sich nur leicht nach vorn, aber genug, damit ihre Brüste in meinem Gesicht baumelten. Ich nahm einen ihrer Nippel in meinen Mund und saugte an ihm. In Wirklichkeit verschlang ich ihn. Ich schlürfte dann ganz über ihre nackten Brüste, erst die eine, dann die andere in meinem Mund, rieb sie über mein Gesicht, während ich an ihnen leckte.

Dann zog ich mich zurück und bewunderte sie einfach nur. Die Brüste meiner Tochter waren wie die eines Models, perfekt auf jede Weise… und sie waren nackt… und ich spielte mit ihnen. Gott, sie waren köstlich. Ich wollte gerade an ihnen saugen oder vielleicht meinen Schwengel zwischen sie schieben, aber ich wurde von Geräuschen um uns herum abgelenkt.

Ich sah zu Danny und Claire hinüber. Die beiden waren völlig nackt. Danny stand neben seiner Mutti, die sich hingesetzt hatte. Er war dabei, ihr seinen jungen, harten Schwengel in den Mund zu stecken, und sie saugte an ihm wie eine billige Hure, wobei sie glucksende Geräusche machte, als der Schwanz ihres Sohns in ihren Mund hinein- und wieder aus ihm herausglitt. Oh Gott, sie sah heiß aus. Ihre nackten Brüste zitterten, als sie ihren Kopf über seinem Schwengel bewegte.

Ich sah zu Janelle hoch, als sie nach unten fasste und ihr Nachthemd über ihren Kopf streifte und es auszog. Ich zog mein T-Shirt auch hoch und dann aus. Janelle kletterte auf allen vieren über mich und ergriff dann den Hosenbund meiner Trainingshose. Sie zog sie schnell herunter, und ich zog meine Beine heraus, worauf sie sie zur Seite warf. Dann stand sie über mir und zog ihr Höschen nach unten. Ich ertappte mich dabei, mich zu wichsen, während sich meine Tochter rittlings auf meinen nackten Körper setzte und mir ihre Fotze präsentierte. Sie zog ihr Höschen ganz herunter und schwenkte dabei ihre großen nackten Brüste über meinem Gesicht. Dann stieg sie aus ihm heraus. Ihre blonde, junge Muschi glänzte aufgrund ihrer Säfte. Die Lippen waren reif und rosa, wie ein perfekter nasser Traum.

Sie hockte sich langsam hin bis ihre Muschi über meinem Schwanz schwebte. Ich beobachtete, wie sie ihn aus meiner Hand und in ihre eigene nahm… und ihn langsam in ihre warme, junge Möse einführte.

Die erste Berührung mit ihr sandte Flammen durch mich. Er fühlte sich heiß an, als sie sich um die Spitze meines Schwanzes herumlegte. Langsam ließ sie sich nach unten auf ihn gleiten… und führte den Schwanz ihres Papas sorgfältig und sanft in ihre warme, wartende Fotze. Oh Scheiße, ja! Gott, ihre Muschi war so eng, heiß und nass, als sie meinen pochenden Schwanz in sich aufnahm. Ich dachte, dass ich auf der Stelle in ihr abspritzen müsste… aber ich tat es nicht. Sie keuchte, als die volle Länge von mir in sie eindrang.

Dann begann sie langsam, meinen Schwengel zu reiten, während ich nach oben griff und bewundernd mit ihren großen nackten Brüsten spielte.

Heilige Scheiße, dachte ich. Oh Gott, ich ficke meine eigene Tochter… und pumpte meinen harten Schwanz in ihre heiße kleine Muschi, während ich mit ihren Brüsten spielte und in ihre schönen Schlafzimmeraugen schaute. Ja, es war so verdammt heiß, wie sie mich ritt. Sie keuchte, und ich stöhnte.

Dann hörte ich Claire.

»Oh Gott, fick mich, Danny! Ja, Schatz, steck deinen Schwengel in mich. Fick mich, Süßer! Fick Mutti gut.«
Claire war auf allen vieren und Danny fickte sie von hinten in ihre Möse. Sein Becken schlug gegen ihren Arsch, während er sie an den Hüften hielt und sich zurück lehnte, wobei er seinen gutproportionierten Schwanz bewunderte, der immer wieder in die Fotze seiner Mutti stieß. Claires Brüste schaukelten wild unter ihr hin und her, als ihr Sohn sie fickte. Sie sah wie eine totale Schlampe aus. Auf allen vieren mit dem Schwanz ihres Sohns heftig in ihr ein- und ausfahrend, mit ihren baumelnden Brüsten, und ihrem Stöhnen – dazwischen ihre schmutzigen Worte, die ihren Sohn ermutigten, mehr versautes Zeug mit ihr zu machen.

»Ja, Schatz. Fick Muttis Muschi. Stoß deinen Schwengel in mich hinein. Ramm ihn fest in mich, Liebling.«

»Oh Gott, Papa.« keuchte Janelle und ritt meinen Schwanz. »Das alles ist so verdammt geil. Was tun wir nur?«

»Was wir schon immer wollten.« meinte ich, wobei ich ihre Brüste festhielt, während sie meinen Schwanz ritt.

»Es ist so falsch, Papa. Aber ich will dich so sehr. Und schau sie dir an.« sagte sie und sah zu ihrer Mutti und ihrem Bruder hinüber. »Sie sind krank. Wir sind krank. Wir sind total perverse Menschen oder etwas in der Art.« schnaufte sie, während ihre Fotze schnell hinauf und hinab auf meinem pochenden Schwengel pumpte.

»Oh Gott.« schrie Claire heraus. »Gib mir deine verdammte Ficksahne, Danny. Schieß sie in mich… ich möchte fühlen, wie sie in mich spritzt.«

»Oh ja, Mutti!« schrie Danny fast, während er seinen Schwengel in Claire hämmerte. »Ich will meine Sahne in deine heiße verdammte Fotze spritzen. Hier kommt sie, Mutti. Ich komme in deiner heißen Fotze.«

Damit beugte er sich über sie, um ihr seinen Schwengel so weit er konnte einzuführen, und fasste dann unter sie, um ihre baumelnden Brüste zu quetschen.

»Ugh.« grunzte Danny und hielt in seinen Bewegung inne, während er sein Sperma in die Muschi seiner Mutti abschoss. »Aahhhhh…«

»Oh Gott, ich fühle es, Danny. Ich fühle deinen Samen in mir. Gib sie mir, Liebling. Pump deinen heißen Steifen in Muttis Fotze.«

Ich blickte hinauf in Janelles Augen.

»Gott, ich liebe es, dich zu ficken, Schatz. Reite den Schwengel deines Papas.« stöhnte ich.

»Ich will, dass du in mir abspritzt, Papa. Ich möchte es auch fühlen, wie du in mir deinen Erguss hast.«

Ich ergriff die nackten Hüften meiner Tochter und streichelte mit meinen Händen ganz über sie, während sie auf meinem Schwanz hoch und runter hüpfte. Dann fühlte ich, wie mein Schwengel in ihrer heißen, nassen Fotze pulsierte und sich zusammenzog und dann schoss es aus ihm heraus. Ich dachte, dass ich in Ohnmacht fallen würde, nachdem ein Schwall meiner Ficksahne nach dem anderen in die Muschi meiner Tochter spritzte.

»Oh Gott, Liebling, ja. Papa kommt es… ich komme in dir. Oh Scheiße, Liebling.«

»Ich fühle es auch, Papa. Oh verdammt, es ist so heiß. Ich komme auch.«

Ihr ganzer Körper zitterte. Ich griff nach oben und quetschte ihre köstlichen Brüste, dann hob meinen Kopf an und sog einen ihrer Nippel in meinen Mund.

»Uuuuuhhhhhhh, uuuuuuuhhhhhhh.« schrie meine Tochter und erzitterte, als sie auf meinen Schwengel kam und ich ihre geilen Brüste saugte. »Oh Gott, Papa! Fick mich. Fffiiiiiccccckkkkkkkk mmmmmiiiiiiiccccccchhhhhhh.«

»Mmmmmmmmmm.« stöhnte ich. »Reite meinen Schwanz, Schatz. Ich komme tief in deinem Inneren. Oh Gott, Janelle, ich habe dich immer ficken wollen. Du bist so heiß, so perfekt.«

Janelle zog meinen Kopf zu ihrem Gesicht, streckte ihre Zunge in meinem Mund und stöhnte sofort… als wir zusammen kamen. Mein Schwengel pulsierte, als ich fühlen konnte, dass ihre Krämpfe nachließen und ihre Muskeln die letzten Tropfen meines Spermas herauspressten.

Wir ließen es damit ausklingen, dass sie auf meinem Schoß saß, ihre Beine um mich herumgelegt hatte, mein Schwengel allmählich in ihr erschlaffte und wir unsere Zungen uns gegenseitig in unsere Münder steckten wie ein Paar geile Schulkinder.

Ich guckte aus meinen Augenwinkeln heraus, um Danny und Claire zu kontrollieren. Sie blies seinen immer noch harten Schwanz, während er sich zurücklehnte und seine Schwester und mich mit einem breiten Lächeln beobachtete.

Ich beobachtete, dass meine Frau Claire den Schwanz unseres Sohns langsam saugte und ihn in und aus ihrem Mund zog, während er sich zurück auf seine Ellenbogen lehnte und die Szene bewunderte. Ihr nackter Arsch ragte hoch in die Luft und zeigte zu meiner Tochter und mir. Ihre Brüste wackelten unter ihr, während sie mit ihrem Kopf auf Dannys immer noch pochendem Ständer auf und ab nickte.

Die großen nackten Brüste meiner Tochter drückten auf meinen nackten Oberkörper und fühlten sich so weich, so warm und zart an… während sie ihre Beine um mich herumschlang. Die Sitzungsposition war jedoch zumindest für diese müden alten Knochen unbehaglich, so dass ich sie auf ihren Rücken legte und mich auf ihr ausstreckte.

»Gott, Papa.« keuchte Janelle. »Ich fühle wie alles in mir vibriert.«

Ihr Brustkasten hob und senkte sich, während sie nach Luft schnappte, was bewirkte, dass ihre fleischigen Brüste mit jedem Atemzug, den sie nahm, wackelten.

Ich fühlte, dass ich selbst schnell wieder hart wurde, als ich zwischen ihren Beinen lag. Ich konnte meinen, dass die Wärme von ihrem Geschlecht, das gegen meinen Schritt strahlte, und den Klang ihrer schweren Atmung meine Ohren füllte.

Wir sahen zu Claire und Danny hinüber. Er bewegte jetzt seine Hüften so, dass sein Schwanz in den Mund seiner Mutti stieß und wieder aus ihm herausglitt, während sie mit ihren Fingern hinauf fasste und mit den nackten Nippeln unseres Sohns schnipste.

Ich blickte wieder zu meiner Tochter unter mir.

»Janelle, ich hoffe, dass ich dein Leben nicht ruiniert habe. Jesus! Ich kann nicht glauben, was wir gerade gemacht haben! Ich kann nicht glauben, dass deine Mutti gerade deinen Bruder fickt… und seinen Schwengel in diesem Augenblick tatsächlich bläst. Mein Gott! Was machen wir nur?«

Meine Tochter sah in meine Augen und lächelte ein schadenfrohes, schiefes Grinsen.

»Es scheint, dass wir uns unseren Verstand herausficken.« gluckste sie.

Dann fasste sie zwischen uns hinunter und ergriff sanft meinen härter werdenden Schwanz.

»Ich liebe dieses Ding, Papa. Ich liebe das Gefühl, das es in mir drin erzeugt. Ich denke nicht, dass du mich ruiniert hast. In Wirklichkeit habe ich es lange gewollt.«

Ihre weiche, zarte Hand streichelte sanft an meiner nackten Erektion hinauf und hinunter, während sie damit fortfuhr, meinen Blick mit ihren Schlafzimmeraugen zu halten.

»Ich habe davon geträumt, dich zu ficken. Ich habe so oft gehört, wie du und Mutti euch nachts geliebt habt… und ich habe mich jedes Mal gefragt, wie es wohl wäre. Ich habe mir vorgestellt, dass du mich mit diesem großen, pulsierenden Schwengel fickst… mit dem gleichen Schwanz, der mich erzeugte.«

Sie zog meinen Schwanz in Richtung der Öffnung ihrer warmen, nassen Scheide.

»Und es war besser, als ich es mir vorgestellt habe, und sogar erträumt habe… und ich will mehr. Ich will, dass du diesen riesigen Schwanz wieder in mich hämmerst, Papa. Es mag völlig abartig sein, aber ich kann mir nicht helfen. Ich will, dass du mich fickst. Fick mich, Papa.«

Sie öffnete ihre Beine weit, als mein Schwanz die geteilten Lippen ihres jungen, engen Lochs berührte.

»Fick dein kleines Mädchen.« sagte sie, während sie in meine Augen schaute.

Ich schob meinen pochenden Schwengel wieder in Janelles warme Nässe, während ich zurück in diese strahlenden, blauen Augen starrte. Ihre Scheide legte sich um mein Glied herum wie eine Sicherheitsdecke… und hieß mich Willkommen. Ich begann sanft und langsam mit ihr Liebe zu machen und schob meinen pulsierenden Schwanz in die Fotze meiner Tochter und wieder aus ihr heraus. Sie ergriff meinen nackten Arsch, kniff hinein und drückte ihn fest nach unten, mich dadurch ermutigend, sie härter zu ficken.

Dann kam das Gefühl zurück, und ich war jetzt nach meiner vorherigen Ejakulation wiederhergestellt. Ich wollte sie. Verflucht, ich wollte sie.

Ich zog mich auf meinen Armen hoch, dominierte über ihr in unserer missionarischen Position und begann, meinen Schwengel mit Begeisterung in sie zu stoßen, während sie ihre Beine spreizte und sie um meinen Rücken herumschlang. Ich beobachtete, dass ihre riesigen, nackten Brüste unter mir bei jedem Stoß meines harten Schwanzes in ihre Möse wie Wackelpudding nach hinten und nach vorn schaukelten.

»Oh Gott, Papa! Ja! Fick mich! Fick dein verdorbenes kleines Mädchen. Oh Scheiße, ich will, dass dein Schwengel in mir mich sssssssoooooo hart fickt.«

Ich rammte ihn ihr härter und schneller hinein und grunzte wie ein Tier. Mein Schwanz machte schmatzende Geräusche als ich ihn in ihre junge, saftige Fotze hineinstieß und wieder aus ihr herauszog.

»Oh, Baby! Gottverdammt. Ich liebe es, meinen Schwengel in dich zu stecken, Schatz. Oh Gott, du bist so verdammt heiß.«

»Mach weiter, Papa. Fick mich hart. Stopf dieses große Ding in meine heiße kleine Fotze.«

»Oh Scheiße, ja.« schrie ich.

Ich vögelte die Muschi meiner Tochter wie ein Monster, schnaufte, grunzte und hörte das Schmatzen ihrer Fotze während mein pochender Prügel in ihrer jungen, nassen Fotze ein- und ausfuhr.

»Oh Papa, fick mich! Stoß deinen Steifen in mich. Hämmere in meine heiße Fotze. Oh Gott, hilf mir. Ich will deinen Schwanz ganz tief in mir fühlen. Ficke mich, Papa. Fick mich richtig hart.«

Ich schloss meine Augen, während ich meinen Schwengel wie ein verrückt gewordenes Tier in meine Tochter hämmerte. Ich konnte ihre Nässe fühlen, die mit jedem Stoß fast gegen meinen Schritt plätscherte. Trotzdem legte sich ihre warme, junge Fotze so fest um meinen Schwengel herum, dass ich dachte, ich könnte sie verletzen. Wenn es für sie nicht zu widerlich wäre, würden mich ihre Worte anstacheln.

»Fick mich, Papa! Stoß deinen verdammten Schwengel in mich. Oh Gott, ich liebe ihn so sehr. Gib mir deinen riesigen Schwanz.«

Es törnte mich noch mehr an. Ich wollte meinen Schwanz so weit in sie stoßen, dass ich hoffte, sie würde an ihm würgen. Ich pumpte meinen Schwengel in sie, schnell, hart, grunzte bei jedem Stoß und versuchte, ihn jedes Mal tiefer in sie zu stoßen.

Dann öffnete ich meine Augen.

Mein Sohn Danny war direkt neben der linken Seite meines Kopfs und rieb seinen jungen Schwanz an Janelles Mund. Sie leckte eifrig daran, während er damit über ihr ganzes schönes Gesicht streifte.

»Leck an ihm, Janelle. Leck an meinem verdammten Schwengel.« flüsterte mein Sohn seiner Schwester zu. »Gefällt es dir noch?«

Ich schaute nach rechts und blickte in die Augen meiner Frau. Sie war auf allen vieren neben mir und offensichtlich immer noch völlig betrunken.

»Magst du das?« fragte ich und rammte meinen Schwengel in die enge kleine Muschi unserer Tochter.

»Oh ja.« sagte sie, fasste zwischen Janelle und mir hindurch und fühlte wie mein Schwanz in der Fotze unserer Tochter ein- und ausfuhr. »Ich will, dass du meine Brüste saugst, während du sie fickst. Würde dir das gefallen?«

Sie wartete nicht auf eine Antwort. Claire kam auf ihren Knien neben mein Gesicht und hob eine ihrer schweren, nackten Brüste an meine Lippen. Ich umklammerte den Nippel, während ich meinen Schwengel in die enge, nassen Muschi unserer Tochter pumpte.

»Leck an meiner verdammten Brust, Liebling. Saug an meinen Nippeln, während du sie fickst.« bettelte meine Frau.

Ich saugte an Claires Nippeln, während ich fortfuhr, meinen Schwanz in Janelle zu hämmern. Ich schaute zu meiner Tochter unter mir, wobei ich versuchte die Brust meiner Frau nicht aus meinem Mund zu lassen, und sah, wie Janelle den Schwanz ihres Bruders blies, während ich sie fickte. Sie ließ es zu, dass ihr Bruder sie in ihren Mund fickte. Danny war auf allen vieren so dicht über ihrem Gesicht, dass ich die Wärme seines Körpers fühlen konnte. Er bewegte seinen Schwengel in ihrem Mund hinein und heraus und beobachtete mich wie ich an der Brust seiner Mutter saugte und gleichzeitig die Muschi seiner Schwester mit meinem Schwanz fickte.

Ich fing seinen Blick auf.

»Saug weiter.« sagte er.

Ich wusste nicht, ob er damit mein Saugen an der Brust seiner Mutter meinte oder seine Schwester, die seinen Steifen blies. Zum Teufel, dachte ich, vielleicht meint er uns beide.

Ich fuhr damit fort, meinen Schwanz in die Fotze meiner Tochter zu pumpen, während meine Frau dichter zum Gesicht unseres Sohns hinaufdrängte. Ich saugte ihre rechte Brust weiter, worauf sich Danny herüberlehnte und begann, ihre linke zu saugen. Wir waren Wange an Wange, während ich die Muschi seiner Schwester fickte und sie seinen Schwanz in ihren Mund saugte. Wir leckten beide an den Brüsten seiner Mutter, während seine Schwester unsere Prügel bediente.

Nach einigen Sekunden begann seine Mutter, ihre eigene Muschi zu befingern. Sie spreizte ihre Beine ganz weit, als sie ihre Finger in ihre Fotze stieß, und kniete die ganze Zeit, so dass wir an ihren Brüsten saugen konnten. Dann musste Danny um ihr Hinterteil herumgefasst haben. Ich fühlte ihren Schauer unter unseren Zungenschlägen.

»Oh ja, Baby. Steck ihn mir in meinen Arsch.«

Danny befingerte offensichtlich den Arsch seiner Mutti, während wir an ihren Brüsten lutschten und Janelles Löcher mit unseren Schwengeln voll stopften. Ich konnte es nicht glauben! Diese ganze Szene war unwirklich! Ich fickte unsere Tochter, während ich an der Brust meiner Frau saugte. Meine Tochter blies den Schwengel ihres Bruders. Er saugte die andere Brust seiner Mutti und befingerte den Arsch seiner Mutti, während sie um mehr bat.

Claire hatte nie mich mit ihrem Arsch spielen lassen. Sie war immer in Bezug auf ihn so empfindlich. Jetzt ließ sie es zu, dass ihr eigener Sohn seinen Finger in ihn rein steckte und ermutigte ihn auch noch verbal.

Ich konnte den Augenblick nicht verstreichen lassen. Ich zog meinen Mund von ihrer Brust und schaute in ihre Augen, Nase an Nase.

»Du magst es in den Arsch, nicht wahr?« fragte ich.

Sie ließ mich nicht aus den Augen, und sie hörte nie auf, ihre Fotze zu befingern.

»Ja, es gefällt mir… besonders, wenn es ein großer, harter Schwanz ist.«

Ich griff mit meiner rechten Hand nach hinten und drückte sie darüber. Sie ging auf alle vieren hinunter und warf Danny fast um. Er zog seinen Schwengel aus dem Mund seiner Schwester heraus und stand auf, während ich mich aus ihrer engen, jungen Muschi herauszog und mich hinter meiner Frau niederkniete. Ich nahm meinen nassen, weichen Schwengel in meine Hand und rieb ihn von unten nach oben durch Claires Arschspalte, während Danny sich zwischen die gespreizten Beine seiner Schwester legte.

»Ja, Schatz.« sagte Claire. »Steck ihn in meinen Arsch. Ficke mich in den Arsch mit deinem großen Schwengel.«

Danny senkte sich über seiner Schwester und platzierte seinen jungen, harten Schwengel an der Öffnung ihrer Scheide.

Ich platzierte die Eichel meines Schwanzes an Claires aufklaffendem Arschloch und drückte dann sanft. Mein Schwanz glitt leichter hinein als ich dachte. Zumindest die Eichel drang ganz schnell in sie ein.

»Oh, verdammter Christus! Ja, steck ihn rein. Steck ihn in meinen Arsch.« sagte meine Frau.

Mein Sohn stieß seinen Schwengel in meine Tochter, während sie laut stöhnte.

»Oh Gott, Danny! Fick mich mit diesem Schwanz. Ficke mich so wie Papa. Fick deinen Schwengel in meine Fotze.«

Danny hämmerte sie unbarmherzig. Ich konnte hören, wie sein Schwengel genauso in sie hinein- und wieder aus ihr herauspatschte wie ich meinen eigenen nur wenige Augenblicke zuvor gehört hatte.

Claire stieß sich gegen meinen Schwanz und drückte ihn so noch tiefer in ihren Arsch. Ich ergriff ihre Hüften, zog sie daran zurück und stieß dann noch fester in sie.

»Verdammt.« sagte ich. »Ich ficke deinen Arsch, Baby. Ich habe meinen Schwengel wirklich in deinem Hintern.«

»Mach es, Schatz.« antwortete Claire. »Steck ihn mir richtig rein und lass es Danny sehen, wie du mich dort fickst.«

Danny war nicht bei Bewusstsein. Er fickte seine Schwester wie ein Irrer. Ich blickte zu ihm und sah seinen Schwengel in ihr aus- und einfahren. Fast wie ein verschwommener Schatten. Ich wusste, dass er vorhatte, seine Ficksahne bald in sie zu spritzen, aber es war mir egal. Ich fickte schließlich meine Frau in den Arsch, und er war enger und weicher als alles, was ich jemals in meinem Leben gefühlt hatte.

»Fick mich, Danny! Oh Gott, ja. Steck deinen Schwengel in meine heiße, nasse Muschi.« schrie Janelle.

Claire kroch vorwärts, während ich meinen Schwengel in ihren Arsch hämmerte. Sie lehnte sich über Janelle, wobei ihre Brüste vor dem Gesicht unserer Tochter baumelten. Danny fuhr fort, seine Schwester zu ficken, und ich fuhr fort, den Arsch meiner Frau zu ficken, als meine Tochter ihren Mund öffnete. Claire lehnte sich noch mehr nach vorn und ließ eine ihrer Brüste in den offenen Mund unserer Tochter fallen. Janelle saugte am Nippel ihrer Mutti, während ihr Bruder sie hart und schnell fickte. Ich fuhr fort, meinen harten, pulsierenden Schwengel in den Hintern meiner Frau zu pumpen, während ich sie an ihren Hüften hielt und meinen Schwanz so fest ich nur konnte in sie stieß. Ich konnte fühlen, wie meine Eier anschwollen, während sie gegen die triefende Muschi meiner Frau schlugen, und mein Schwengel in ihrem engen Arschloch ein- und ausfuhr.

»Oh Scheiße, ich muss spritzen.« schrie Danny.

»Mach es, Baby!« antwortete meine Frau. »Schieß deine Sahne in ihre heiße verdammte Fotze.«

»Oh, Christus.« schrie ich. »Nimm meinen Schwengel in deinen engen, heißen Arsch, du verdammte Schlampe. Du weißt, dass es dir gefällt. Du hast es immer gewollt, stimmt’s? Fühle, wie mein heißer Schwengel deinen Arsch fickt, Baby.«

Ich konnte Janelle unter meiner Frau hören, wie sie gierig an ihren Brüsten schlürfte.

»Oh, ja.« antwortete meine Frau. »Mach mich zu deiner heißen Fickschlampe. Fick mich in den Arsch. Ich will deinen Schwengel in meinem verdammten Arschloch. Er ist so verdammt geil, Baby. Stoß ihn fest in mich. Lass unsere Kinder zuschauen. Ich will, dass sie sehen, wie du Mutti in den Arsch fickst.«

Ich hämmerte meinen Schwengel schnell und hart in Claire. Es interessierte mich nicht, ob es sie verletzte. Ich hielt ihre bloßen, nackten Hüften fest und pumpte meinen Schwanz so schnell wie ich konnte in ihr Arschloch, während ich beobachtete, dass mein Sohn gerade in der Fotze meiner Tochter abspritzte.

»Oh, Scheiße.« schrie Danny. »Nimm es, Schwesterherz. Nimm meine Ficksahne, Baby.«

Ich sah, wie der Arsch meines Sohns sich straffte, als er seinen Schwengel fest hineinstieß und ihn dort eine Sekunde lang ließ bevor er sein Pumpen in die Muschi seiner Schwester wiederaufnahm.

»Ich will in deinem Arsch abspritzen.« sagte ich zu Claire.

Ich konnte fühlen, wie meine Eier sich zusammenzogen, fast so fest als ihr Arsch um meinen Schwengel herum. Dann kam ich.

»Oh Gott, ja! Ich spritze in deinem Hintern ab, Baby. Spürst du es? Fühlst du, wie mein Schwengel in deinem Arsch abschießt?« schrie ich.

Ich stieß meinen Schwanz in den Arsch meiner Frau, kreiste mit meinen Hüften über ihren Arschbacken und zog sie fest an mich. Während ich ihren Arsch an mich presste, spritzte ich meine Ficksahne tief in sie. Ich hielt ihren weichen Arsch, zog ihn fest gegen mich als mein Schwanz in ihrem engen Loch explodierte und pulsierte, während ich eine Ladung nach der anderen von heißem Sperma ausstieß.

»Oh, Scheiße.« rief ich aus. »Nimm mein verdammtes Sperma in deinen Arsch, Baby. Oh, ja. Ich spritze es in deine Arschfotze.«

»Mach es, Schatz! Ich fühle es! Schieß den heißen Saft in meinen geilen verdammten Arsch, während unser Baby an meinen Brüsten saugt.« schrie Claire.

Ich drückte Schwall auf Schwall meiner Ficksahne in das Arschloch meiner Frau, während Danny dasselbe in der heißen, nassen Fotze meiner Tochter machte. Ich konnte immer noch hören, wie Janelle an den Brüsten ihrer Mutter schlürfte, während ich spritzte. Claire stöhnte laut.

»Gott, das ist so verdammt schön!« sagte Danny. »Ich liebe es, diese heißen Muschis zu ficken. Jesus, können wir das nicht immer tun?«

Seine Mutti blickte zu uns zurück, während Janelle fortfuhr, an ihren Brüste zu lecken.

»Du kannst immer, wenn du es willst, Muttis Fotze ficken, Süßer. Du musst es nur sagen und ich mache für dich die Beine breit. Du kannst mich sogar wie Papa in den Arsch ficken, wenn du es willst.«

»Versprochen?« fragte mein Sohn.

»Versprochen.« sagte seine Mutti.

Damit zog ich meinen Schwanz aus ihrem Arsch heraus, stellte mich vor sie hin, lief um sie herum, um ihr gegenüber zu sein, und kniete mich dann vor sie.

»Los, mach schon. Leck ihn sauber.« sagte ich, hielt ihr meinen Steifen vor ihr Gesicht und streichelte ihn.

Sie öffnete ihren Mund und leckte mit ihrer Zunge an ihm auf und ab. Janelle fuhr damit fort, an ihren Brüsten zu saugen. Mein Sohn kniete neben mir nieder, und seine Mutti beugte sich hinüber, um die Säfte ihrer Tochter von Dannys Schwengel abzulecken. Mein Sohn und ich waren Seite an Seite auf unseren Knien, während Claire unsere Schwänze abwechselnd sauber leckte und an ihnen saugte.

Während ihr Mund an meinem Ständer war, schaute ich zu meiner Tochter herab, die sich selbst fingerte und immer noch an den Brüsten ihrer Mutti saugte.

Danny stand auf und ging hinter seine Mutti. Er rieb seinen Schwengel an ihrer Muschi und an der Spalte ihres Arsches auf und ab, während sie fortfuhr, meinen Schwanz mit ihren Lippen und ihrer Zunge zu reinigen.

Plötzlich stieß er fest seinen Steifen in ihr Arschloch, und sie keuchte und fiel auf ihr Gesicht. Janelle guckte von unten zu ihr, und ich beugte mich hinüber, um meinen Schwengel in den Mund meiner Tochter zu stecken. Sie nahm ihn eifrig und saugte an der Eichel auf und ab. Ihr Mund war so weich, so warm und zart, während sie die Eichel meines Schwanzes blies.

Hier gehen wir wieder mal hin, dachte ich.

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Oratorio da guardone

Ormai in casa del Don ci andavo spessissimo, per soddisfare i miei e i loro desideri. Un giorno il Don mi chiese se mi interessava sapere cosa succedesse in paese tra le donne. Incuriosito gli dissi di si. Mi fece nascondere sul soppalco , vista che era quasi l’orario delle confessioni che di pomeriggio li faceva in casa e non in sacrestia.
Entrò una prima pia donna (che conoscevo bene), si salutarono , la fece inginocchiare e iniziò la confessione.
” Che peccati hai commesso”, chiese il Don.
“Padre ho una relazione con un altro che non è mio marito”
” Figliola come mai succede questo? Forse tuo marito ti trascura?”
” No padre è che questo mi fa sentire desiderata, più giovane”
” Lo sai che è peccato mortale quello che fai!! Comunque pentiti e cerca di evitare di godere con lui, almeno così il peccato sarà minore”
Gli diede delle preghiere e l’assoluzione.
Dopo poco entrò un altra donna, con grande sorpresa la conoscevo benissimo, era mia madre, mi sentii ribollire dentro, mi chiesi che peccato avrà da confessare lei che è sempre a casa?
Il Don guardò verso l’alto, nel posto in cui io ero nascosto. Non volevo ascoltare ma la curiosità era tanta.
Mia madre si inginocchiò, si fece il segno della croce e iniziò a confessarsi così:
” Don, ho peccato e mi vergogno”
“Che peccato hai sulla coscienza” Chiese il prete.
” Mi vergogno a dirlo, ma non posso tenerlo dentro, mi sento sporca”
“Dimmi tutto e vedrai che poi ti sentirai meglio figliola” la rassicurò il Don.
Mia madre iniziò raccontandogli il peccato, insomma il vicino di casa era un idraulico, e ieri mattina mentre facevo andare la lavatrice uscì tutta l’acqua fuori. Chiamai il vicino per vedere il perchè di questa fuoriuscita.
Lui subito accorse entrò in casa e vide che c’era una perdita sul tubo che portava l’acqua all’eletrodomestico.
Nel fattempo che lui aggiunstava il tubo, io asciugavo il pavimento, ero in ginocchio, e mi sono ritrovata con la faccia all’altezza del suo pene, lui alludendo disse ” Non mi dispiacerebbe mica”.. Era qualche tempo che tutte le volte che mi vedeva , mi guardava in modo voglioso.
Scherzando risposi ” Vuol dire che pagherò il disturbo in natura”
Senza dire nulla si abbassò la zip e tirò fuori il pene che me lo ritrovai sulle labbra,ed io aprii la bocca e iniziai a baciarlo.
Poi mi fece alzare , mi alzò la gonna mi fece appoggiare alla lavatrice e li mi ha presa.
Il Don la interruppe e gli chiese (mentre si toccava tra le gambe) ” Ma tu hai goduto?”
” Si ” rispose lei.
Devi sapere che se non godevi non era un peccato grave, noi preti lo facciamo senza godere, vieni qui che te lo faccio vedere.
Di sicuro mia madre era ancora eccitata per quelo che era successo, si alzò , il Don tirò fuori il suo uccello e la pregò di toccarlo, lei senza dire nulla lo prese in mano e se lo portò in bocca e iniziò a spompinare.
Il don la fermò e gli chiese di girarsi e mettere le mani sul tavolo.
lei si girò, lui gli azò la gonna, gli abbassò gli slip e le infilò il cazzo nella figa senza nessuna fatica, era bagnata fradicia.
Mentre la possedeva gli parlava ricordandogli che bastava non godere , così il peccato non era grave.
Dopo un quarto d’ora il prete si ritrasse, e gli fece notare che lui non aveva goduto, percui non c’era stato peccato. Mia madre si risistemò, ringraziò il Don , che gli diede l’assolzione e se ne andò.
Avevo assistito a tutto, ero eccitato che mi faceva male nei pantaloni.
Il Don andò alla porta e la chiuse a chiave e mi ordinò di scendere.
Feci le scale di corsa, si abbassò i pantaloni e me lo mise in bocca e mi disse ” Lecca bene che qui ci sono gli umori ti tua madre “
Lo presi in bocca e lo assaggiai con gusto rivivendo i momenti prima.
Poi mi spogliò mi fece distendere sul letto e mi scopò, ricordandomi che poco prima era penetrato nella figa di mia mamma.
Ebbi una eiaculazione come non mai e lui insieme a me!!.

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Das Geständnis

Nach einer heißen Liebesnacht gestand mir mein Mann seine Fantasie, die ihn schon lange verfolgt.

Er möchte, das ich mit einem anderen Mann schlafe, wobei er sich nicht sicher ist ob er nur anschließend dar-über hören möchte oder ob er tatsächlich “live” dabei sein möchte.

Er war sehr unsicher darüber, wie ich auf seine Fantasie reagieren werde, aber ich war ihm weder böse, noch brach ich in Vorwürfe aus. Zusammen sponnen wir eine Geschichte, die uns so aufgeilte, das wir es noch einmal mit einander trieben.

Einige Zeit später, ich bummelte Überstunden ab, mein Mann war auf der Arbeit, rief ich ihn im Büro an. Wir plauderten zuerst, dann fragte er mich, was ich heute machen würde. Ich antwortete, ich treffe mich mit einem alten Schulkollegen zum Essen., er wünschte mir noch viel Spaß und wir verabschiedeten uns.

Später erfuhr ich, das ihm unser Telefonat keine Ruhe gelassen hatte. Er dachte über seine geäußerte Fantasie nach und wurde eifersüchtig/geil. Er steigerte sich so in seine Fantasie rein, das er früher die Arbeit verließ um nach Hause zu fahren.

Ich kam gerade aus der Dusche, hatte ein Handtuch um meine Haare gewickelt und ein weiteres um meinen Körper. Ich hörte ihn, wie er die Türe aufschloss und sofort zu mir rannte, mich in den Arm nahm und mich fest und innig küsste.

“Was ist los mit Dir, mein Schatz?”

“Ich habe so ein komisches Gefühl, als Du mir sagtest, das Du Dich mit einem alten Freund triffst, dachte ich, das Du meine Fantasie ausleben wolltest”.

“Bist Du etwas eifersüchtig?”

“Ja und nein. Hast Du?”

“Schau mal ins Schlafzimmer”.

Er rannte sofort in unser Schlafzimmer, die Betten waren nicht gemacht, was unüblich war.

“Du hast”

“Vielleicht?”

“Lass mich nicht im unklaren, sag es mir.”

“Du willst es hören?”

“Ja”.

“Gut, ich werde es Dir erzählen. Dein Fantasie, die Du mir neulich sagtest hat mich auch angetörnt. Deshalb beschloss ich einen alten Freund anzurufen um mich mit ihm zu treffen. Wir hatten nie Sex mit einander, weil irgend etwas immer nicht passte, aber ich wusste, das er immer noch scharf auf mich war. Soll ich weiter erzäh-len”?

“Ja”, sagte er ganz aufgeregt.

“Ich habe mich, kaum das Du das Haus heute morgen verlassen hast, zu erst gebadet, meine Muschi wieder schön glatt rasiert. Dann habe ich einige Zeit damit verbracht mich zu schminken. Dann suchte ich mir mein Outfit aus. Ich konnte mich zu erst nicht entscheiden, aber, da es ja warm ist, entschloss ich mich zu einem kur-zen schwingenden Rock, dazu eine Bluse. Da ich weiß, das es Dich auch geil macht, habe ich weder einen Slip noch einen BH getragen, ich dachte, das es “ihn” auch anmacht”.

Ich sah, das sich in der Hose meines Mannes sein Schwanz regte, meine Erzählung machte ihn geil, während er fast atemlos zuhörte.

“Wir trafen uns dann im Bistro BLABLA, er war schon dort und freute sich mich zu sehen. Wie alte Freunde nahmen wir uns in den Arm, wobei ich merkte, das er sofort registrierte, das ich keinen BH trug. Wir setzten uns, bestellten uns etwas zu trinken und plauderten über alte Zeiten. Natürlich kam wir auch darauf zu sprechen, warum es mit uns nie richtig geklappt hat. Er sagte mir, das er immer noch traurig sei, das wir nie mit einander gefickt hatten und jetzt sei es zu spät, da ich ja verheiratet wäre.. Ich meinte zu ihm, das das doch kein Hindernis ist und wir es doch immer noch nachholen könnten. Während ich das zu ihm sagte, bewegte ich meine Bein so, das er einen ungehinderten Blick unter meinen Rock erhaschen konnte um meine rasierte Spalte zu sehen.”:

Mein Mann hing jetzt fiebernd an meinen Lippen, gespannt darauf was ich ihm erzählte. Seine Beule in der Hose war jetzt nicht mehr zu übersehen.

“Erzähl weiter”, forderte er ich auf.

“Willst Du es wirklich?”

“JA, es macht mich geil”.

“Wir sind dann sofort zu uns nach Hause gefahren. Kaum hatten wir die Türe hinter uns geschlossen, da haben wir uns sofort geküsst, richtig geküsst, bis wir kaum noch Luft bekamen. Dann sind wir sofort ins Schlafzimmer und wir haben uns beide sofort ausgezogen und aufs Bett gelegt. Du glaubst gar nicht, wie geil ich war, ich merkte wie meine Möse fast auslief, sein Schwanz war auch steif und fest”.

Mein Mann hörte jetzt fast auf zu atmen. Meine Hand ging zu seiner Beule in der Hose und öffnete den Reiß-verschluss. Ich befreite seinen Schwanz aus seinem Gefängnis und massierte ihn langsam.

“Willst Du alle Details genau hören?”

“Ja”, stöhnte er.

“Wie gesagt, wir waren beide geil als wir so auf dem Bett lagen. Sein Schwanz war ein absolutes Prachtstück und ich musste ihn einfach schmecken”:

“Du hast ihn in den Mund genommen?”

“Ja sicher, findest Du das nicht normal?”

“Doch, aber der Gedanke, das meine Frau einen anderen Schwanz in den Mund nimmt ist schon etwas schockie-rend”.

“Das hättest Du mir früher sagen sollen, als ‘Du mir Deine Fantasie erzählt hast”.

“Hast Du ihn richtig geblasen?”

“Ja, das habe ich und ich fand es richtig geil, zu wissen, das ich Deine Fantasie wirklich werden lasse, hat mich unheimlich geil gemacht. Ich fand es richtig a****lisch. Weißt Du, er ist ein netter Kerl, aber unter anderen Umständen wäre ich nie mit ihm ins Bett gegangen”.

“Wie hast Du es denn gemacht”, kam die leise und sichere Frage.

“Du willst wirklich alle Details wissen, egal was ich alles gemacht habe?”

“Ja, es macht mich geil”.

“Das merke ich, mein Lieber, Dein Schwanz ist kurz vorm platzen. Ich habe seine Eichel in den Mund genom-men, mit meiner Zunge darüber geleckt, dann habe ich ihn ganz in den Mund genommen und daran gesaugt, er war so geil, das ich schon nach kurzer Zeit einen ersten Freudentropfen von ihm schmeckt. Da merkte ich, auch an seinem Atem, das er kurz vorm Abspritzen stand. Ich habe nicht lange überlegt, seine Eier zärtlich massiert, dann merkte ich, wie sein Schwanz noch größer und fester wurde und er seinen ersten Strahl in meinen Mund spritzte”.

“Hast Du es geschluckt?”

“Ja. Und ich habe es genossen. Er hat unwahrscheinlich viel Sperma in mich gespritzt, aber ich habe es ge-schafft, alles zu schlucken. Ihm war es etwas peinlich das er so schnell gekommen ist, aber ich sagte ihm, das macht nicht, er könne sich ja revanchieren und mich jetzt lecken, das ich auch ultrageil wäre. Ich legte mich also breitbeinig auf den Rücken und präsentierte ihm meine Möse, welche klitschnass war.

Sofort fühlte ich seine Lippen an meiner Spalte, die zuerst an meiner Klit sich aufhielt, dann durch sie ganz durch streifte. Er saugte meinen Saft in sich auf, strich mit seiner Zunge immer und immer wieder durch meine Spalte, saugte meine Schamlippen in seinen Mund, knabberte an meiner Klit. Während er das machte, wanderten seine Hände zu meinen Brüsten. Er spielt mit meinen Nippeln, massierte sie, zog an ihnen, drückte sie. Du weißt, das macht mich besonders geil und lässt mich noch nasser werden”.

Ich merkte, wie mein Mann immer erregte wurde, er kämpfte mit sich, er wollte weiter zuhören, aber er war auch kurz davor., seinen Saft abzuspritzen.

“Bist Du gekommen?”

“Ja, es war einfach grandios, so einen Orgasmus hatte ich schon lange nicht mehr. Er war wirklich ein guter Lecker. Als er merkte, das ich komme hat er seine Bemühungen noch gesteigert, es mir so richtig zu geben. Als ich dann gekommen bin ließ er aber nicht von mir ab, er war mittlerweile wieder steif geworden und hat mir seinen Schwanz sofort in mein Loch rein gesteckt. Er ließ es nicht zu, das ich zu Atem komme. Wie ein Wilder stieß er mir seinen Schwanz in mein Loch. Wirklich, er ist ein ganz fantastischer Liebhaber mit viel Ausdauer, aber ich kann Dir beim besten Willen nicht sagen, wie lange er mich stieß, ich weiß nur eins, er trieb mich von einem Orgasmus zum anderen. Du glaubst gar nicht, wie ich das genossen habe.

Irgendwann dann merkte ich wie er immer schwerer atmete, auch er war jetzt wieder kurz davor zu kommen. Ich sah, wie er mich fragend anschaute, ich sagte ihm nur, spritz alles rein, ich will Deinen Saft in mir haben. Ich hatte es kaum ausgesprochen, da merkte ich, wie sich sein ganzer Körper verspannte und mit einem lauten Schrei entlud er sich in mir.

Weißt Du, wie geil das für mich war? Ich fühlte mich rundum glücklich, noch immer geil und unersättlich. Das Gefühl, das Du es magst, wenn ich mit einem anderen ficke, das Du nichts dagegen hast, das ein andere Mann sein Sperma in mich schießt, hat mich glücklich gemacht.”

“Er hat wirklich in Dich reingespritzt?”

“Ja, das hat er. Wir brauchten dann allerdings eine kleine Pause. Ich machte uns einen kleine Imbiss und etwas zu trinken. Wir plauderten dann wieder etwas, besonders über unsere sexuellen Vorlieben. Das hat uns dann wieder geil gemacht, wir beide wollten es noch mal auskosten, dieses tolle Gefühl. Ich legte mich dann auf den Bauch, ein Kissen unter mein Becken, dann bat ich ihn, es mir von hinten zu besorgen, so richtig hart und unge-stüm. Das ließ er sich natürlich nicht zweimal sagen. Sofort drang er mit seinem harten Schwanz von hinten in ich ein. ER war wirklich gut, Du glaubst es nicht, aber er schaffte es, mich noch zwei Mal zum Höhepunkt zu bringen. Als ich dann das 2. Mal gekommen war, machte er eine Pause und äußerten einen Wunsch”.

“Was wollte er denn?”

“Willst Du es wirklich wissen?”

“Ja”.

“Er wollte och einmal in einen Mund..”.

“Hast Du…”?

“Ja, aber er wollte nicht geblasen werden..”.

“Sondern?”

“Er wollte meinen Mund ficken…”:

“Du hast…?”

“Ja, wie konnte ich ihm diesen Wunsch abschlagen, er hatte mich so gut befriedigt, war ein so toller Liebhabe, warum sollte ich ihm diesen Gefallen nicht erfüllen?”

Schweigen. Ich sah wie mein Mann grübelte, aber sein Schwanz zeigte mir, das es ihn geil machte. Ich mas-sierte ihn noch immer.

“Ich habe mich dann im Bett vor ihn gelegt, meinen Mund zu einem O geformt. Er fasste meinen Hinterkopf und hielt ihn fest, dann glitt sein Schwanz zwischen einen Lippen in meinen Mund, erst ganz langsam und vor-sichtig. Langsam steigerte er dann sein Tempo, seine Schwanzspitze stieß tief in meine Kehle, jetzt nahm er keine Rücksicht mehr, er fickte meinen Mund wie eine Muschi. Ich hielt einfach nur still, stellte ihm meinen Mund zur Verfügung. Es dauerte nicht lange und ohne Vorwarnung spritzte er mir seinen Saft tief in die Kehle. Bevor Du fragst, ich habe wieder alles geschluckt und auch den letzten Tropfen aus ihm rausgesaugt”.

Ich schaute meinem Mann tief in die Augen, sah seine Geilheit, aber auch seine Besorgnis.

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motel

Finalmente dopo tante telefonate….e chiacchere in chat decidiamo di incontrarci. Ci siamo conosciuti in una normalissima chat…due chiacchere…poi incuriositi ci siamo scambiati msn…e telefono…che bello sentire la tua voce…ricordo ancora…tra le tante cose quella volta che ..stesa sul letto..ti sei lasciata andare…cominciando a sfiorare la tua pelle…infilare una mano nelle tue mutandine le dita…nella tua intimità..i tuoi sospiri sono aumentati…il tuo ansimare sempre più veloce..sino a sentire il tuo orgasmo arrivare impetuoso. Decidiamo di vederci finalmente…con la voglia di conoscerci di persona…liberi di scegliere…se nn mi trovi interessante…ci aspetta un buon gelato …altrimenti..chissà..
Salgo a milano…il metrò sino alla fermata che mi hai indicato…appuntamento all’edicola….ecco arrivi con la tua auto..mi sorridi..ti fermi e mi fai salire….ci guardiamo…ci salutiamo….e ci baciamo perché è quello che entrambi desideravamo.La tua bocca ..le tue labbra…la tua lingua s’intreccia con la mia sei un turbine…allunfo le mani sulle tue gambe…risalgo sino a sentire la fine delle autoreggenti sotto il vestito…mi stacco e ti chiedo…” allora…gelato?..” tu ridi…accendi l’auto e via..” ti porto in un posto nuovo qui vicino..un motel stupendo”…pochi minuti e siamo al silver…entriamo nella nostra stanza…sono emozionato nn lo nascondo nn ero mai stato in un motel…con…una amica.
Ti voglio guardare bene….i tuoi capelli neri e corti…il tuo sorriso..ti togli il chiodo di pelle…e rimani con un abito in maglia….le calze…e gli stivali neri…mi siedo sulla poltrona…e voglio godermi lo spettacolo…del tuo corpo…
Sfili il vestito…. togli gli stivaletti….e rimani in autoreggenti e lingerie….nera bordata di rosa…il tanga è trasparente….vedo il nero dei tuoi peli pubici…ben rasati…nn resisto…è troppo che volevo..baciarti e leccarti…mi avvicino e ti sfilo lo slip…sento l’odore del tuo sesso arrivarmi come un invito irresistibile…sono in ginocchio tra le tue cosce…tu in piedi solo in reggiseno e calze…comincio a leccartela…è buona….e subito il tuo clitoride si gonfia…grosso…lo prendo in bocca e lo succhio…poi lecco in profondità tra le tue labbra..ti faccio sedere sul letto ed aprire bene le gambe…voglio sentire che godi nella mia bocca…infilo un dito…poi due…e lecco tra le tue labbra aperte….sino a sentire che mi riempi di umori…godendo….ti lascio stesa sul letto…ora mi spoglio io…poi ti sfilo le calze…e slaccio il reggiseno..ora siamo entrambi nudi…ammiro la tua pelle seguo con la bocca i tuoi tattoo….torniamo a baciarci….e abbracciati guardiamo i nostri corpi stretti nello specchio a soffitto..poi mi giri e monti su di me…lo prendi in mano…e lo guidi dentro di te…ti muovi e mi cavalchi mentre io avvicino la mia bocca al tuo seno e prendo i tuoi capezzoli duri tra le labbra…e li succhio ….poi ti giro…voglio prenderti da dietro…ti metti a carponi…ed io dietro di te…ti penetro…e mi guardo nello specchio…che spettacolo la tua schiena con quel disegno…che la percorre tutta…le mie mani sulle tue chiappe morbide…vorrei infilarlo anche li….ma tu mi dici….”la prossima volta mio caro”….e così facendo prendi la mia mano la porti davanti tra le coscie…e mi fai sentire il tuo clito duro e grosso..e insegni alla mia mano come toccarti…mi muovo dentro di te..e le mie dita ti procurano piacere….godi ..godi…così..splendidooooooo….esco dalle tue grandi labbra ancora duro….ti giri…e lo prendi in bocca…lo lecchi…e mi fai godere….mi lascio andare e ti schizzo addosso…ci lasciamo andare sul letto stretti…e ci guardiamo…i nostri corpi vicini…vorrei fotografarti così…splendida…appagata…
….mi parli…mi sfiori…mi baci…il mio corpo…si stringe al tuo…ti stendi sul letto…e mi prendi sopra di te…apri le gambe…il tuo sesso è ancora gonfio e bagnato…ed io sono ancora eccitato…duro..ed entro dentro di te..come in un lago caldo…mi sussurri dolci parole…e vuoi sentirmi godere….io spingo…tu guardi nello specchio il riflesso del mio corpo che sopra di te…spinge…stringi le gambe….mi tieni ..ed io ho un orgasmo splendido dentro di te….
….eccoci nello specchio riflessi…e ci diamo appuntamento…per un nuovo incontro…di splendidi attimi tutti per noi….

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Inzest

Gina und Ihr neuer Herr

Wieder mal eine nette Fundsache im Netz. Ich hoffe Ihr habt Saß daran

Anbaggern

Entdeckung Endlich Feierabend, endlich daheim, endlich Ruhe. Zuerst mal was Abendessen, dann die Nachrichten, dann
Entspannung bei einem Krimi. Eigentlich ist es noch vor Mitternacht, ich könnte also
nochmals kurz bei alt.com reinschauen, mal sehen, wen
es neues gibt. Also noch den Computer angeworfen und schnell noch die
Emails gecheckt, während ich mich parallel bei alt.com
anmelde. Bei den Emails mal wieder nur Spam, hoffentlich
sieht es bei alt.com besser aus. Im Browser erscheint die Startseite von alt.com Schnell
User mdidier und Passwort eingegeben und die Hauptseite
für Mitglieder erscheint. Auf den ersten Blick nichts neues, auch keine neuen Mitglieder
die zu meinem Profil passen würden. Ich war schon fast
wieder beim Runterfahren des Rechners, da bemerke ich
ein Bild in der ‘Sehen Sie Wer Jetzt Online ist!’-Rubrik.
Fast hätte ich es übersehen, da es das letzte ist. Eine Frau, die auf allen Vieren kniet und deren nackte Titten
nach unten hängen. Sofort geht mein Kleiner in Hab-Acht-Stellung.
Solche Anblicke mag ich. Also das Bild von ihr angeklickt und zuerst mal die anderen
Bilder abgecheckt. Nippelpiercings hat sie auch noch,
super! Jetzt ist mein Interesse geweckt und ich will nicht
mehr schlafen gehen. Ich lese mir gemütlich das Profil und die Antworten durch,
sieht alles nicht schlecht aus. Nur die Entfernung zu ihren
Wohnort stört mich. Aber wir werden sehen. Hoffentlich ist sie noch online, wenn ich die Mail an sie
abschicke.

Erstkontakt In meiner Mail schreibe ich nicht viel über mich, da das
meiste, was ich von mir preiszugeben bereit bin, in meinem
Profil steht. Eigentlich schreibe ich dir nur, dass ich
dich gerne näher kennenlernen würde. Ich frage dich,
wie du zu deinen Vorlieben gekommen bist und wo und wie du
diese auslebst. Bei deinen Vorlieben für mittelalterlichen
Szenen, und dann noch mit Streckbank, kann ich mir vorstellen,
dass es nicht einfach ist, eine authentische Lokalität
zu finden. Allerdings ist im Zeitalter des Internet ja
fast alles zu finden und zu haben. Mehr schreibe ich momentan
mal nicht, ich will dich ja nicht gleich überfallen. Ich schicke die Mail ab und warte noch eine halbe Stunde
auf eine Antwort, aber du warst wohl schon wieder weg. In der Hoffnung, eine Antwort am nächsten Abend vorzufinden,
fahre ich den Rechner herunter und gehe ins Bett. Der nächste Tag ist so stressig, dass ich erst wieder an
dich denke, als ich zu Hause beim Abendessen sitze. Diesmal lasse ich den Fernseher aus und fahre neben dem
Essen schon mal den Computer hoch und melde ich bei alt.com
an. Erfreut öffne ich die neue Mail und bin etwas enttäuscht,
da es ‘nur’ eine Mail von einer alten Freundin
ist. Ich bin versucht, den Rechner wieder runterzufahren,
da kommt noch eine Mail an. Diesmal ist sie von dir. Schnell öffne ich sie und lese, dass du mir die Frage nach
der Entdeckung deiner Unterwürfigkeit jetzt noch nicht
beantworten willst, aber du stellst mir die gleiche Frage,
wie ich zu meiner Top-Rolle gekommen bin. Was die Lokalitäten
für die Mittelalterspiele betrifft, so hast du keine
Ahnung, wohin du dafür gebracht wurdest, da ein Herr dich
mit verbundenen Augen im Auto im Hundekäfig dort hin gebracht
hat. Du schreibst, dass du zwei Wochenenden in unterschiedlichen
Burgen verbracht hast, aber du hast die ganze Zeit dort
in Folterkellern und Kerkern verbracht und nur den Himmel
durch kleine Luken in der Wand gesehen, aber sonst nichts.
Du kannst dich nur noch daran erinnern, dass eine Strecke
so lang war, dass du zum Pinkeln, was du wie eine Hündin
auf Knien angehobenem Bein machen musstest, raus durftest.
Außerdem durftest du etwas Wasser aus einem Napf schlabbern.
Und beide Male war das letzte Stück ziemlich kurvenreich,
so dass die Burgen vermutlich auf einem Berg waren. Du stellst mir die Frage, wie ich mir das mit dir vorstelle,
sollte es zu einem Treffen kommen. Ich antworte dir gleich, dass mein sogenanntes ‘Coming
out’ vermutlich schon in ‘jungen’ Jahren
stattgefunden hatte, als ich meine Sandkastenfreundinnen
beim Cowboy- und Indianer Spiel immer irgendwie fesseln
wollte. Aber damals hat das noch niemand registriert.
Meine Mutter hatte dann irgendwas bemerkt, als sie bei
mir Sex-Heftchen mit Bildern und Geschichten von und über
gefesselte Frauen gefunden hat. Eine Beziehung zwischen
dir und mir kann ich mir ohne längeres Nachdenken so auf
die Schnelle nur als Fern- und Wochenendbeziehung vorstellen,
da du laut Profil nicht bereit ist, wegzuziehen, und ich
eigentlich auch nicht. Auf meine Mail antwortest du innerhalb der nächsten halben
Stunde nicht mehr, so dass ich den Rechner wieder herunterfahre
und mich zum Tagträumen aufs Bett lege. Eigentlich will ich etwas über diese mögliche Fernbeziehung
nachdenken, aber es kommt nichts dabei raus, da ich sehr
schnell eingeschlafen sein muss. Der nächste Tag bringt wieder nur Stress in der Arbeit.
Alles scheint schief zu laufen. Nach fast zehn Stunden
komme ich endlich heim und entspanne mich zuerst einmal
in der Badewanne. Anschließend gehe ich dann gleich ins
Bett und falle vor Erschöpfung in einen tiefen Schlaf,
aus dem mich erst der Wecker wieder fast zu spät herausreißt.
Dann nochmal so ein Tag wie der vorherige. Ich komme heim
und falle todmüde ins Bett. Für ein paar Wochen tauschen pro Woche etwa fünf Mails
aus und treffen uns auch gelegentlich im Chat.

Wende Endlich mal wieder Freitag. Mittags ruft mich der Chef
zu sich. Ich soll zunächst für zwei Tage zu einem Kunden
in der Nähe von Bremen, es kann aber auch mehr werden. Bis
zu 9 Monate und mehr sind im Gespräch. Zuerst will ich strikt
ablehnen, aber langsam erwache ich aus meinem Schock und
erinnere mich, dass das ja in der Nähe meiner Email-Flamme
Gina sein müsste. Als es dann meine Abreise auch noch demnächst,
sprich nächsten Mittwoch, sein soll, bin ich meinem Chef
auch nicht mehr böse und stimme zu. Auf diesen erfreulichen Schock mache ich heute bei schönem
warmem Sommerwetter früher Schluss und setze mich mit
einem Longdrink in ein Bistro an einen Tisch auf der Promenade,
schaue mir die vorbeigehenden hübschen Mädchen an und
träume ein bischen von nächster Woche. Ich hoffe, es
klappt, dass wir uns treffen. Zu unserer inzwischen üblichen Zeit rufe ich dich an.
Es dauert ein wenig, bis du dich meldest. Ich falle gleich
mit der Tür ins Haus und frage, ob du eventuell von Mittwoch
bis Freitag Abends und am Wochenende für mich Zeit hast.
Als du nach einem Blick in deinen Terminkalender meinst,
dass du am Donnerstag und Freitag Abend schon etwas vor
hast, bin ich etwas enttäuscht. Doch als du dann sagt,
dass du die beiden Termine auch verlegen kannst, bin ich
wieder beruhigt. Ich frage dich, ob du mir in deiner Nähe
ein Hotel besorgen kannst. Du schlägst mir vor, dass ich
bei dir bleiben könne, aber aus abrechnungstechnischen
und Diskretions-Gründen bestehe ich auf einem Hotelzimmer,
was du dann auch einsiehst. Ob ich es benutzen werde, steht
auf einem anderen Blatt. Du bist beruhigt und versprichst,
dich um ein Zimmer von Mittwoch bis Freitag zu kümmern.
Die beiden restlichen Nächte werde ich dann bei dir wohnen.
Ich frage dich, was wir unternehmen wollen. Du antwortest
mir, dass ich in dieser Zeit dein Herr sein könne und dir
sage, was du zu tun und zu lassen hast. Ich antworte dir,
dass ich das eigentlich schon so gedacht hätte, aber ich
das Problem habe, mich in der Gegend weder im ‘normalen’
und schon gar nicht im ‘alternativen’ Leben auszukennen.
Du erhältst von mir den Auftrag, mir bis Sonntag Abend
je zwanzig Vorschläge bezüglich ‘normalem’
und ‘alternativem’ Ausgehen zu machen, notfalls
mit Wochentag, falls es bestimmte Veranstaltungen sein
sollten. Du fragst mich noch, ob es für den Mittwoch Abend
etwas besonderes sein sollte. Da ich nach der langen Autofahrt
vermutlich zu müde sein werde, um noch etwas Größeres
zu unternehmen, wünsche ich nur Essen zu gehen und dann
zu dir oder zu mir ins Hotel. Alles weitere würde sich dann
ergeben. Ich frage dich noch, wann du normalerweise Feierabend
machst und du antwortest, dass du ganz mir gehören willst,
also wirst du am Donnerstag und Freitag frei nehmen. Ich
bedanke mich und verabschiede mich bis Sonntag Abend.
Zum Abreagieren drehe ich noch eine große Runde mit dem
Fahrrad, bis ich dann zum Schluss in meiner Stammkneipe
lande, wo ich wie fast jeden Freitag Abend versumpfe. Zuerst mache ich am späten Samstag Morgen meinen Haushalt,
bevor ich den Nachmittag am Computer verbringe, um selbst
etwas über die alternativen Möglichkeiten dort herauszukriegen.
Dummerweise finde ich nichts, was mir passt und so verlasse
frustiert die Wohnung, um mich beim Radfahren abzureagieren.
Den Sonntag Morgen verbringe ich im Bett und da es am Nachmittag
regnet, setze ich mich an den Computer, lese Geschichten
über Mind-Control und besorge es mir dabei. Zur gesetzten
Frist bin ich in alt und checke meine Mails, aber keine Liste,
wieder die eine noch die andere. Ich warte noch eine halbe
Stunde, aber immer noch keine Liste. Na warte, du sollst
was erleben! Aus Verärgerung melde ich mich ab und bleibe
alt auch am Montag fern. Ich rufe dich auch nicht an und weiß,
dass du mich auch nicht anrufen kannst, da mein Telefon
die Nummer nicht weitergibt. Erst am Dienstag logge ich mich ein, nur um zehn Mails von
dir und ein Dutzend Winks vorzufinden. Ich lese die letzten
beiden, in denen du dich zwar entschuldigst, aber keinen
Grund angibst, warum du die Listen nicht rechtzeitig geschickt
hat. Die beiden Mails mit den Listen drucke ich mir aus.
Dann schreibe ich dir auf deine letzte Entschuldigung,
dass ich sehr sauer bin. Ausserdem hast du mir noch nicht
einmal den Namen und die Adresse meines Hotels geschickt.
Als letztes Chance, mich tu treffen, verlange ich von dir,
bis 22 Uhr folgendes geschickt haben: Name, Adresse und
Telefonnummer des Hotels, deine Adresse und ein Bild,
schräg von vorne aufgenommen, nackt, Gewichte an den
Titten, vornübergebeugt und die Hände im Nacken verschränkt.
Ich stelle mir meinen Wecker auf 22 Uhr und fange dann an
zu packen. Um 22 Uhr checke ich nochmals meine Email und siehe da, ihre
Mail ist da, samt Bild. Ich antworte dir, dass ich diesmal
zufrieden mit dir bin. Für morgen Abend erwarte ich an
der Rezeption meines Hotels in einem verschlossenen Couvert
je einen Haus- und einen Wohnungstürschlüssel vorzufinden.
Ich teile dir auch meine Befehle für den morgigen Abend
mit. Dann meldete ich mich ab, ohne deine Antwort abzuwarten
und damit eventuelle Diskussionen über meine Befehle
gar nicht erst aufkommen zu lassen. Ich packte weiter und vergesse auch nicht, ein paar meiner
Spielsachen separat einzupacken. Anschließend gehe
ich schlafen, um für die morgige Fahrt ausgeruht zu sein.

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BDSM

Brigitte und ihr Einsatz in Afrika

Brigitte und ihr Einsatz in Afrika

Brigitte stand am Fenster im Wohnzimmer ihrer Wohnung in Luanda und
ärgerte sich. Sie hatte sich eben mit ihrem Mann gestritten. Der Streit
war so hart wie noch nie. So ein blöder Kerl, dachte sie. Seit einem
halben Jahr waren sie jetzt in Angola. Im Hafen von Luanda war ihr
Mann, im Rahmen eines Hilfsprogramms, als technischer Berater tätig.
Sie arbeitet bei der deutschen Botschaft. Seit Tagen war die Stimmung
der Beiden sehr gereizt.

Mach dies nicht mach das nicht, immer wieder das Gleiche, dachte sie. Angeblich
würde sie sich aufreizend benehmen. Angeblich würden alle Kerle in der Botschaft Stielaugen bekommen, wenn sie dort über den Flur ging. Und dann hatte ihr Mann
ihr noch verboten, ohne ihn die Wohnung zu verlassen. Dabei kam er jeden Tag erst
spät nach Hause und sie saß dann stundenlang allein auf der Terrasse herum.

Grund war die angebliche Warnung der deutschen Botschaft vor
Übergriffen auf Weiße. Davon habe ich noch nichts gehört, hatte sie
gesagt, und dabei arbeite ich dort. Der hat mir gar nichts zu
verbieten, dachte sie, der nicht.

Brigitte war eine hübsche Frau. Sie war blond, ca. 1,70 groß, hatte
schöne glatte Haut, gerade mal 35 Jahre alt und ihre Figur war üppig.
Schöne große Brüste, lange Beine und weibliche Röllchen an den
richtigen Stellen, sie hatte einen schönen weichen Körper. Manchmal
provozierte sie ihre männlichen Kollegen etwas, na und. Lass sie doch
ein Bisschen kucken, was macht das schon. Wozu habe ich denn meine
schönen Brüste und meinen schönen Körper, nur für einen Mann? Was ist
denn dabei, wenn ihr der Eine oder Andere mal in den Ausschnitt oder
auf den Hintern schaut und sich aufgeilt. Ich brauch das, dachte sie.

Von einigen männlichen Angestellten der Botschaft hatte sie schon mal
das eine oder andere eindeutige Angebot bekommen, aber das muss ich ihm
ja nicht auf die Nase binden, dachte sie. Bisher hatte sie nicht darauf
reagiert, aber es schmeichelte ihr. Gleich beim ersten Botschaftsfest
wäre es ja fast passiert. Aber eben leider nur fast.

Sie waren gerade 14 Tage in Luanda. Der Botschaftssekretär hatte sie den
ganzen Abend angemacht, ziemlich offensichtlich. Hätte der Blödmann das
etwas diskreter gemacht, wer weiß, dacht Brigitte. Sicher der Herr Sekretär
war ein gestandener Mann, 52 Jahre alt, graue Schläfen, kräftig gebaut.
Sie hatte ein bisschen mit ihm geflirtet und er hatte Stielaugen wenn
er sie ansah. Sie war ziemlich angetrunken und ein bisschen geil und
wollte sehen, wie weit sie gehen konnte. Sie hatte an dem Abend ein
Kleid an, das vorn geknöpft war. Mit Absicht hatte sie über dem Knie 4
Knöpfe nicht geschlossen. Er hatte ihr die ganze Zeit auf die Beine
geschaut und sie hatte es ihm erleichtert und ihre Beine neben einander
gestellt, damit er ein bisschen was sehen konnte.

Sie sah die Beule in seiner Hose regelrecht wachsen und es hatte sie mächtig
angetörnt. Sie konnte ihre steifen Brustwarzen im BH richtig fühlen und man sah
sie auch. Er konnte ihr nämlich bis zum Höschen schauen. Er hatte dann
einmal mit ihr getanzt und sie überall befühlt und dann hatte er sie
gefragt, ob er ihr mal das Botschaftsgebäude zeigen dürfe. Da sie in
der Botschaft arbeiten sollte und er ihr großer Chef war, war das
wichtig und konnte gut begründet werde. Unterwegs, im Haus, benahm sich
Brigitte noch aufreizender als vorher im Saal. Sie ging vor ihm,
wackelte mit ihren Hüften, sah ihn provozierend an, machte ihm
Komplimente, die er natürlich sofort zurückgab.

Als sie dann in sein Zimmer kamen, schloss er die Tür, trat von hinten an sie
heran, legte ihr seine Hände in die Hüften und sagte ihr, dass sie eine tollen Frau
wäre und sie sicherlich sehr gut miteinander auskommen würden. Brigitte
hatte einfach nicht anders gekonnt, sie hatte sich etwas zurückgelegt
und ihm gesagt, dass sie ihn, als Mann, auch toll findet. Es hatte
richtig gekribbelt. Und das mochte sie doch so gern. Und dann hatte sie
auch schon seine Hände auf ihren Brüsten gefühlt und seinen Mund an
ihrem Hals. Er hatte sehr erregt ihre Brüste geknetet und ihre
Brustwarzen gezwirbelt und meinte dann, sie könne ihm ja noch ein
Bisschen mehr von sich zeigen. Dabei hatte sie sehr deutlich seinen
harten Schwanz an ihrem Hintern gefühlt. Sie hatte sich dann langsam
umgedreht, ihn angeschaut und gefragt, was er denn sehen wolle.

“So wie vorhin” hatte er dann mit zitternder und erregter Stimme gesagt.

Brigitte hatte dann wieder ihr aufreizend laszives Lächeln aufgesetzt,
sich auf den Schreibtisch gesetzt und ihre Beine ziemlich weit
auseinander gespreizt. Sie sah, wie sich sein Mund vor Begeisterung
öffnete. “So?” hatte sie ihn dann noch gefragt. Er war dann zur Tür
gerannt, hatte abgeschlossen und als er zurückkam, hatte er ihr das
Kleid hochgeschoben und keuchend zwischen ihre Schenkel geschaut.
Brigitte hatte sich dann zurück gelehnt und sich mit den Armen nach
hinten abgestützt. Dadurch straffte sich dann ihr Höschen über ihrem
Schamhügel.

Brigittes Atem ging schon stoßweise und der hatte gerade
damit begonnen, ihre Schenkel zu küssen, da klingelte das Telefon und
der Herr Botschaftssekretär wurde nach unten gerufen, ein wichtiger
Gast war eingetroffen.

Schade sagte Brigitte sich. Sie hätte sich an dem Abend bestimmt von ihm
ficken lassen, ihr war danach. Wäre nicht schlecht gewesen, dachte sie, wenn
der mich so richtig über den Schreibtisch gelegt hätte. Der Fick wäre bestimmt
schön hart geworden, so erregt wie der war. Sie war zwar nicht nymphomanisch
veranlagt, aber Sex, und dann möglichst nicht so lasch, brauchte sie schon und
zwar regelmäßig. Und genau das war das Problem.

Ihr Mann war ihr manchmal zu lasch. Immer das Gleiche, immer nur rauflegen,
reinstecken und dann schlafen, langweilig. Das kam dann auch noch dazu, dachte sie. Kommt super spät nach Hause, ist dann kaputt und ich kann sehen wo ich bleibe.
Vielleicht soll ich es mir noch selbst machen, dachte sie. Soweit kommt es noch.
Und was heißt hier überhaupt ich soll das Haus nicht verlassen. So ein
Blödsinn, dachte sie, dir werde ich es zeigen, ich gehe dann eben
allein wenn du nicht willst.

Am nächsten Tag sprach sie immer noch nicht mit ihm. Er zuckte mit den
Schultern und ging zur Arbeit. Brigitte sah das und ärgerte sich noch
mehr. Als sie mit ihrer Arbeit fertig war, ging sie nicht gleich nach
Hause, sondern nahm sich vor, noch einen Bummel durch die Innenstadt
von Luanda zu machen. Jetzt erst recht, dachte sie.

Es war Januar und damit Hochsommer auf der südlichen Halbkugel. Es war heiß
wie verrückt mitten in der Stadt und Brigitte war froh, dass sie nur einen leichten
Sommerrock und ein leichtes Top an hatte. Die einheimischen Frauen
gingen verhüllt und zeigten nichts. Das hatte Brigitte bis Heute nicht
verstanden.

Sie spürte sehr wohl, welche Blicke sie auf sich zog, denn
ihre großen schönen Brüste wippten bei jedem Schritt und ihr weicher
Hintern wackelte ebenso, sie hatte eben einen sehr provozierenden Gang.

Ihr Mann hatte ihr das schon oft gesagt. Wenn Sie ehrlich zu sich
selbst war, dann musste sie sich eingestehen, dass sie die Blicke der
schwarzen Männer genoss. Ganz für sich allein hatte sie sich schon oft
gefragt, was weißen Frauen fühlen, wenn sie von so einem schwarzen
Kerl so richtig rann genommen werden. Die haben doch keinen Respekt vor
einer Frau und vor einer Weißen schon gar nicht, müssen sie ja auch
nicht, dachte sie. Manchmal ist das bestimmt toll, respektlos und hart
behandelt zu werden. Ob ich das wohl auch aushalten würde, fragte sie
sich. Eigenartiger Weise hatte sie in der ganzen Zeit noch kein
Schwarzer so richtig angemacht.

Schade eigentlich, dachte sie. Sie mochte es, wenn ihr das Herz so richtig bis
zum Hals schlug und in Mengen Hormone ausgeschüttet werden. Dabei habe ich
so schöne große Titten, dachte sie. Na gut, sie hängen etwas, aber das hängt mit ihrer
Größe zusammen. Außerdem rasiere ich mir jeden Tag meine Muschi, immer
ist sie glatt, sauber und manchmal feucht, dachte sie. Aber die ist ja immer gut verpackt,
die sieht keiner. Vielleicht sollte ich sie ganz einfach mal sehen lassen, dachte sie. Mit diesen gefährlichen Gedanken bummelte sie über den Markt, lächelte vor sich hin und achtete eigentlich nicht auf ihre Umgebung.

Auf dem Markt ging es sehr eng zu. Menschen quetschten sich aneinander
vorbei. Einige Schwarze, die ihr im Gedränge nahe gekommen waren,
nutzten das dann auch aus. Sie spürte oft Berührungen an ihrer Brust
oder an ihrem Becken. Irgendwie machte sie das Heute so richtig an. Sie
hatte schon seit 5 Tagen keinen Sex mehr mit ihrem Mann gehabt, davor
hatte sie ihre Regel, das waren dann noch mal 4 Tage und die
herausfordernden Blicke und Gesten der Schwarzen erregten sie.

Sie hatte einmal mitbekommen, wie ihr schwarzer Hausdiener seine Frau in
Brigittes Küche genommen hatte. Ohne Rücksicht und brutal. Brigitte
hatte sich dieses Schauspiel bis zum Ende angeschaut, ohne das die
Beiden sie bemerkten. Anschließend musste sie sich, bei der Vorstellung
sie wäre an der Stelle der schwarzen Frau gewesen, selbst befriedigen.
Sie war so geil geworden, weil sie selbst die harte Tour sehr gern
hatte. Es macht nur keiner mit mir, dachte sie. Danach hatte sie sich
oft vorgestellt, wie es wohl wäre, wenn sie von so einem großen
schwarzen und brutalen Kerl richtig hart durchgefickt werden würde.

Jedes Mal wenn sie solche Gedanken hatte, war sie nass zwischen den
Beinen und jedes Mal waren ihre Finger unweigerlich zwischen ihre
feuchten Schamlippen geglitten und hatten den großen Kitzler
gestreichelt.

Als Brigitte nun an einem Stand mit einheimischer Kleidung stand, spürte
sie plötzlich wie, ganz ungeniert, eine Hand über ihren Hintern glitt
und die Konturen ihrer Backen nachzeichneten. In einem Spiegel, der an
dem Verkaufsstand hing sah sie, dass hinter ihr ein riesiger und nicht
mehr ganz junger Schwarzer stand und wie er nach unten schaute. Wie
schon gesagt war sie schon Tage lang geil und Heute besonders. Ohne
sich etwas dabei zu denken, tat sie nichts gegen diese eindeutige
Berührung, sondern streckte ihren Hintern sogar noch etwas nach hinten.
Sie ließ ihn einfach streicheln und ihr Herz begann zu klopfen.

Der große Schwarze muss das als Aufforderung verstanden haben, denn
plötzlich spürte Brigitte wie seine beiden Hände ihren Backen anhoben
und sie fest gedrückt wurden. Dann rutschte seine große Hand zwischen
ihren Schenkeln. Es war zwar noch der Stoff ihres Rockes dazwischen
aber der Griff war so hart, dass sie tief Luft holte und automatisch
die Beine etwas spreizte. Sein Daumen bohrte sich regelrecht in ihren
Hintern und mit der anderen Hand drückte er fest ihre weichen Backen.
Dann begann er mit der Handkante zwischen ihren Schenkeln zu reiben,
ohne dabei seinen Daumen zwischen ihren Backen herauszunehmen. Er rieb
so hart, dass sie sofort nass wurde, denn er hatte ihre Schamlippen und
ihren Kitzler mit seiner Handkante voll erwischt.

“Du hast einen schönen Arsch. Willst du ficken?” zischte er ihr von
hinten ins Ohr.

Brigitte konnte sich nicht rühren. Hinter ihr die drängelten Menschen, vor ihr
die Tischplatte des Verkaufsstandes und der Schwarze hörte nicht auf sie hart
zwischen ihren Beinen zu berühren.

Brigitte begann zu keuchen, sie konnte einfach nicht anders.

Der Verkäufer der hatte das natürlich mitbekommen und grinste sie an.

Der würde ihr keinesfalls helfen, eher würde er versuchen auch zum Zuge
zu kommen. Aber wollte sie sich überhaupt helfen lassen? fragte sie
sich. “Komm hinter mir her” keuchte ihr der riesige Schwarze ins Ohr.
“Mein Schwager kommt auch mit. Wir laden dich ein und trinken etwas”.

Der Verkäufer war offensichtlich der Schwager, denn sein Grinsen wurde
noch breiter. Brigitte hatte sich nun doch frei gemacht und war hochrot
im Gesicht. “Lass mich” sagte sie “lasst mich in Ruhe”. Innerlich fragte
sie sich aber, ob sie das wohl auch meinte was sie sagte. Sie machte
sich etwas rabiat frei vom Griff des Schwarzen, drehte sich um und sah
ihn an. Er war gut 1,90 groß, breitschultrig und bullig, ein
Riesenkerl.

Sie stand nun mit dem Hintern an den Verkaufsstand gelehnt,
ihr Oberkörper wurde etwas nach hinten gedrückt. Es war so eng, sie
schwitzte vor Hitze und vor Erregung und der Riesenkerl stand dicht vor
ihr und grinste. “Na was ist?” sagte er. Sein Blick wanderte über ihre
Brüste nach unten. Ihre Beine waren leicht gespreizt, so hatte sie den
sichersten Stand in dem Gedränge. Dadurch und durch die Anspannung
ihres Oberkörpers fiel nun ihr Rock zwischen ihre Beine und ihre
Schenkel, sowie ihr Bauch traten markant hervor. Sie folgte seinem
Blick und sah, dass er lange auf ihren großen Schamhügel starrte, der
sich sehr deutlich unter ihrem Rock abzeichnete. Brigitte hob ihren
Blick und sah ihm direkt in seine Augen. Sie keuchte vor Erregung.

Ihre Brustwarzen waren sofort steif und stachen aus ihrem Top hervor. Die
Augen des schwarzen Riesenkerls hatten sich regelrecht daran
festgesaugt. O Gott, dachte sie im Bruchteil einer Sekunde, gleich fast
er zu, gleich spürst du seine Hand zwischen deinen Schenkeln. In
Erwartung seines harten Griffs schloss sie kurz die Augen. Ihr Keuchen
wurde stärker. Da spürte sie plötzlich seinen heißen Atem an ihrem Ohr.

Er leckte ihr kurz mit seiner Zunge über ihre Wange und sagte: “Ich
sehe deutlich wie geil du bist, du schöne weiße Schlampe. Komm mit, wir
ficken dich richtig durch, dass dir hören und sehen vergeht. Dann
willst du nie mehr mit deinem Alten. Ich weiß dass du von uns gefickt
werden willst. Ich sehe das. Los komm mit.” Kurz spürte sie die Hände
des Schwarzen und wie sie begannen, ihre schönen breiten Hüften
nachzuzeichnen. Schon fühlte sie den Druck seiner beiden Daumen auf
ihren Oberschenkeln und den Versuch, ihren Rock etwas anzuheben. Ihr
Atem ging stoßweise. Und dann war seine harte Hand plötzlich da, wo sie
sie ehrlicherweise haben wollte, zwischen ihren Beinen.

Hart drückte er ihr seine Hand zwischen ihre Schenkel und seine beiden
Mittelfinger fühlte sie, durch den Rock und durch ihr Höschen in ihrer Scheide.
Ein spitzer Schrei kam aus ihrer Kehle. Ihre rechte Hand schoss nach unten
und versuchte seine Hand wegzudrücken. Es war eher ein Reflex als
tatsächlicher Wille. Aber der Griff war so hart, sie hatte keine
Chance.

Da gab es auf dem Markt plötzlich lautes Geschrei. Menschen
rannten durcheinander, dazwischen ein Paar schwarze Polizisten. Der
große Schwarze trat etwas von ihr zurück, so dass sie sich frei machen
konnte. Dann rannte sie weg. Er versuchte sie am Rockzipfel zurück zu
halten, aber sie war schneller. “Warte”, schrie er hinter ihr her “warte auf uns”.

Sie ließ schnell ein paar Häuserblocks weiter und ging dann langsamer,
sich immer wieder umschauend, die Straße weiter entlang. Der große
Schwarze folgte ihr. Ihr Herz klopfte ihr bis in den Hals.

Sie war stark erregt und stellte sich immer wieder vor, was die wohl Beide
mit ihr machen würden. Durch die harten Berührungen von vorhin, war ihr
Höschen vollkommen durchnässt. Der große Schwarze hatte ihr fast das
Höschen in ihre Rosette gedrückt, so brutal war der. Von hinten und in
ihren Hintern hatte es ihr noch keiner gemacht, noch nie hatte sie ein
Mann so angefasst wie der Schwarze eben gerade. Wären die Polizisten
nicht dazwischen gekommen, dachte sie, dann hätte dir der Kerl voll in
dein Höschen gefasst. Er war auf dem besten Wege dazu. Andererseits,
dachte sie, was hätte er dir auf dem Markt und bei all den Menschen
schon tun können. Leider nicht viel. Sie schaute sich um, der Kerl war
nicht mehr zu sehen.

Schade, dachte sie, wahrscheinlich hat er es nun doch aufgeben. Du hättest
vorhin ja sagen sollen, als er fragte, ob du gefickt werden willst, dachte sie.
Dann wärst du wahrscheinlich mal wieder so richtig befriedigt nach Hause
gegangen. Na gut, dachte sie, der Ratschlag von dem Schwarzen war gar
nicht so schlecht. Ich gehe jetzt noch was trinken und dann eben nach Hause.
Ein Paar Schritte weiter sah sie dann eine Art Kaffee, das sie nach kurzem
Zögern betrat.

Der Raum, den sie betrat, war klein aber einigermaßen sauber. An einem
der hinteren Tische saßen ein Paar Schwarze. Der Wirt war ein Weißer,
wahrscheinlich Portugiese. Brigitte war deshalb beruhigt. Hier kannst
du was trinken, dachte sie. Hier passiert dir nichts.

Jetzt brauch ich erst mal einen kräftigen Schluck, nach dem Erlebnis. Ihre
Kehle war wie ausgetrocknet. Der Inhaber der Kneipe war etwas älter, sah
nicht bedrohlich sondern einigermaßen normal aus. Brigitte bestellte sich,
auf seine Frage, ihren Spezial Trink. Einen Cocktail, aus Limonen, mit
Eis und einem Spritzer Rum. In der Botschaft hatte sie das schon oft
getrunken und es schmeckte ihr. Sie bekam ein großes Glas und als sie
den ersten großen Schluck genommen hatte, musste sie husten. Der Anteil
Rum war hier weit aus größer als in der Botschaft, sie schätzte
Hälfte/Hälfte. Egal dachte sie, das Zeug ist süffig und es beseitigt
den Durst und Durst hatte sie. Also trank sie das Glas recht schnell
zur Hälfte aus.

In dem Lokal lief eine alte Klimaanlage, so dass es erträglich war, aber immer
noch warm. Brigitte saß auf ihrem Stuhl etwas seitlich neben dem Tisch und
hatte sich angelehnt. Die Beine hatte sie etwas gespreizt von sich gestreckt und
achtet eigentlich überhaupt nicht darauf wie sie da saß und bemerkte auch nicht,
das das unheimlich geil aussah. Sie wollte einen Luftzug unter ihrem Rock
spüren und hatte ihn deshalb etwas über die Knie hochgezogen. Ihr Rock
fiel zwischen ihre Schenkel und der Bauch war schön zu sehen. Außerdem
sah man, ihren Knie und natürlich auch ein bisschen was von ihren
Schenkeln. Ihr Top war durchgeschwitzt und man konnte gut darunter
ihren leichten BH sehen und ihre erigierten großen Brustwarzen. Das Top
hatte große Armausschnitte und weil ihr warm war, hatte sie einen Arm
auf die Lehne des Stuhls neben ihr gelegt.

Der Wirt konnte so sehr schön den Ansatz ihrer linken Brust sehen. Seine Augen
wanderten immer zwischen ihren Brüsten und ihrem Unterleib hin und her. Brigitte achtet nicht darauf, sie wähnte sich in relativer Sicherheit und dachte
darüber nach, was ihr eben auf dem Markt passiert war.

Mein Gott, dachte sie, das war eine brenzlige, aber auch unheimlich
geile Situation. Wie ungeniert die Schwarzen sagen was sie von einer
Frau wollen, ganz anders als ein Europäer. Wie das wohl ausgegangen
wäre, wäre die Polizei nicht dazwischen gekommen. Er war ja schon dabei
mir den Rock hoch zu ziehen. Und dann ?? Wer weiß. Obwohl es nicht dazu
kam, hatte sie die Hand des großen schwarzen Kerls schon in ihrem
Höschen und zwischen ihren Schamlippen gefühlt. Sie spürte, wie feucht
ihr Höschen war und sie wusste auch, das dass nicht nur von der Hitze
kam.

Immer wenn sie geile Erlebnisse hatte, die leider nicht so häufig
waren, wurde sie unten feucht, manchmal regelrecht nass. Immer noch war
sie erregt und streichelte mit der Hand ihren Bauch, während sie daran
dachte, wie es hätte ausgehen können. Der Wirt beobachtete sie dabei.
Er konnte sie von seinem Standpunkt hinter der Theke gut sehen. Nach
einer Weile nahm er, ohne Brigitte aus den Augen zu lassen das Telefon
und wählte eine Funknummer.

Am Liebsten hätte sich Brigitte jetzt wieder selbst gefingert, ihr war
so. Sie musste wieder an das Erlebnis mit ihrem Hausdiener denken. Sie
musste am Vormittag zurück in ihre Wohnung, um etwas zu holen.
Natürlich hatte keiner der Angestellten damit gerechnet. Als sie die
Wohnungstür geöffnet hatte, hörte sie schon das laute Stöhnen der Frau.
Sie hatte sich nicht bemerkbar gemacht, sondern leise um die Ecke
geschaut. Die Frau ihres Hausdieners war eine kleine zierliche und noch
recht junge Frau. Sie war eher brünett als schwarz. Als Brigitte in die
Küche schaute, hatte er sie gerade von hinten gepackt und ihre Bluse
aufgemacht. Dann begann er ihre Brüste zu kneten und drückte seinen
Unterleib von hinten gegen ihren Rock. Sie hatte dann plötzlich ihren
Rock angehoben und Brigitte war überrascht als sie sah, dass die Frau
kein Höschen trug. Ihr Hausdiener hatte dann seine Hose aufgemacht und
sein steifes Glied herausgeholt. Als Brigitte das sah, hätte sie fast
aufgeschrieen. So ein großes Männerglied hatte sie noch nie gesehen.

Sie hatte sich gerade noch die Hand auf den Mund gedrückt. Brigitte sah
dann, wie sich die Frau nach vorn auf den Küchentisch legte und ihren
Hintern weit herausstreckte. Der schwarze Hausdiener rammt ihr dann
seinen Steifen hart in ihre schwach behaarte Möse und bei jedem harten
Stoß schrie die Frau. Brigitte hatte gesehen, wie er dann kam und
welche Mengen Sperma er seiner Frau hineinpumpte. Das war ein Erlebnis
an das sie oft denken musste, besonders jetzt nach ihrem Markterlebnis.

Schwarze sind unten doch recht viel stärker gebaut als Europäer, auf
jeden Fall stärker als dein Mann, dachte sie. Mit diesen Gedanken, die
sie wieder hoch putschten, hatte sie ihr Glas ausgetrunken. Sie spürte
die Wirkung des starken Alkohols. “Bitte schön” sagte da plötzlich
jemand neben ihr. Sie schrak auf und schaute nach oben.

Der Wirt stand neben ihr und stellte ihr ein weiteres volles Glas auf den Tisch.

“Oh” sagte sie “eigentlich wollte ich zahlen und gehen”. “Jetzt habe ich
eingeschenkt” sagte er “geht aufs Haus”. “Na gut” sagte Brigitte “was
soll es. Vielleicht ist es nachher auch etwas kühler draußen. Ich lasse
mir dann noch etwas Zeit. Danke”. “Lassen sie es sich schmecken” sagte
er.

Brigitte sah, wie er ihr in die Bluse schaute um ihre Brüste besser
sehen zu können. Sind die heute alle geil auf dich, fragte sie sich.
Sie hatte nicht bemerkt, dass er vorher schon eine Weile hinter ihr
gestanden hatte, sie war zu sehr in Gedanken gewesen. Er hatte sich in
aller Ruhe ihre schönen großen Brüste angesehen, denn man konnte sie
gut im runden Ausschnitt des Tops sehen. Und er hatte sich richtig
daran aufgegeilt, denn ihre Brustwarzen waren steif und das war durch
das verschwitzte Top sehr gut zu sehen. Sein Schwanz war jedenfalls
steif in der Hose. Als er zur Theke zurückging, sah Brigitte, wie
stramm seine Hose im Schritt war. Heute scheint es nur um Sex zu gehen,
dachte sie. Wenn dein Kerl Heute nicht pünktlich nach Haus kommt, dann
musst du dir etwas einfallen lassen. So geht es nicht weiter, dachte
sie.

In der Zwischenzeit war das zweite Glas wieder halb leer. Buh,
dachte sie, das Zeug hat aber Wirkung. Jetzt musst du erst mal pinkeln
gehen. In der Zwischenzeit waren die anderen Gäste gegangen. Sie war
mit dem Wirt allein in der Kneipe. “Wo sind denn ihre Toiletten?”
fragte sie. “Da hinten, den Gang runter” sagte der Wirt und zeigte in
die Richtung hinter der Theke. Brigitte bedankte sich und stand auf um
zur Toilette zu gehen. Sie spürte, dass ihr Gang recht unsicher war, der
Alkohol, dachte sie. Wenn du zurückkommst, musst du gehen, sonst
versackst du hier. Als sie auf der Toilette saß und gepinkelt hatte,
konnte sie nicht anders. Die ganze Zeit hatte sie nur an Sex gedacht.

Sie lehnte sich etwas zurück und schob zwei ihrer Finger zwischen ihre
Schamlippen, die auf Grund der Gedanken und ihres Erlebnisses auf dem
Markt stark angeschwollen waren. Mit beiden Fingern begann sie nun
ihren großen Kitzler zu massieren, dabei stöhnte sie leise vor sich
hin.

Mein Gott, dachte sie, dir läuft der Saft ja regelrecht aus deiner
Muschi. Sie war nass unten und ein fraulicher Duft stieg ihr in die
Nase. Sie wollte es nicht bis zum Orgasmus kommen lassen, weil sie
wusste, dass sie dann immer recht laut wurde. Als sie gerade dabei war
sich abzuwischen, hörte sie ein lautes Klappern und Rumpeln aus der
Kneipe. Sie wundert sich, dachte sich aber nichts dabei. Als sie zurück
ging zum Gastraum sah sie schon von weitem, dass vor dem Eingang zur
Kneipe ein Gitter heruntergelassen worden war. Die Tür war auch zu. Es
kam keiner mehr herein aber sie auch nicht mehr hinaus. Ob das Absicht
ist, dachte sie. Ihr Herz klopfte ihr plötzlich bis in den Hals und ihr
wurde heiß. Sie dachte an die Blicke des Wirts und an seine stramme
Hose.

“Lassen sie mich noch raus bevor sie schließen?” sagte sie etwas
unsicher. “Später, wenn wir mit dir fertig sind” sagte eine raue Stimme
hinter ihr, an die sie sich noch sehr gut erinnern konnte. Hinter ihr
stand der riesige Schwarze vom Markt, lässig an die Theke gelehnt und
grinste sie an. Auch der Wirt grinste und man sah ihm seine Erregung
an. Brigitte bekam es nun mit der Angst. O Gott, dachte sie, jetzt bist
du dran. Du bist mit den beiden Kerlen ganz allein, schreien hilft
nichts, dachte sie. Was der riesige Schwarze von dir will, das weißt
du, dachte sie. Der will nur eins, der will dich ficken. “Schön siehst
du aus mit deiner Angst” sagte der Schwarze “die macht dich noch geiler
als du schon bist. Komm doch mal her zu mir.” “Nicht, bitte nicht”
stammelte Brigitte “Bitte lassen sie mich gehen, bitte.” Sie sah, dass
der Schwarze einen langen kräftigen Bambusstock in den Händen hielt.

“Komm her” sagte er noch mal “Komm, wir machen es dir richtig schön,
das vergisst du nie.” Brigitte ging langsam rückwärts, kam allerdings
nicht weit. Sie wurde plötzlich von hinten an den Armen gepackt und
festgehalten. Der Wirt stand hinter ihr und sie spürte an ihrem Hintern
die harte Beule in seiner Hose. “Bitte” stammelte sie “Bitte, lassen
sie mich los”. “Stell dich nicht so an” sagte der Schwarze mit ernster
und stark erregter Stimme. “Schau mal wie geil du bist”. Mit dem
Stockende drückte er auf eine ihrer steifen großen Brustwarzen. Dann
hob er mit dem Stock eine ihrer Brüste an und ließ sie wieder fallen.
Brigitte schrie auf. “Hier stört uns keiner” sagte er leise. Der Stock
wanderte nun an ihrem Körper abwärts. Brigitte wand sich im harten
Griff des Wirtes, aber sie hatte keine Chance. Im Gegenteil, ihre
Schreie und ihre Gegenwehr stachelte die Beiden noch mehr an. Der
riesige Schwarze, der vor ihr stand, zeichnete nun mit dem Stockende
ihren großen Schamhügel nach und drückte ihn ihr hart, mit ihrem Rock,
auf ihre Scheide. Sie versuchte ihre Schenkel zusammen zu drücken, aber
es gelang ihr nicht. Der Wirt leckte ihr von hinten über ihren Hals.

“Komm” sagte er “los zeig uns deine schönen großen Titten, zieh dich
aus, wir wollen dich ganz nackt nur für uns”. “Nein, nein” stöhnte
Brigitte. Der Wirt fasste nun einfach zum Rand ihres Tops und zog es
ihr mit einem Ruck nach oben über den Kopf. Ihre Arme wurden nach oben
gerissen und als sie wieder nach unten sackten, wackelten ihre großen
Brüste in dem leichten BH hin und her. “Man hast du schöne Titten”
sagte der Wirt hinter ihr. Sie spürte, wie sich seine beiden Hände,
unter ihren Armen hindurch schoben und brutal ihre Brüste packten.

Brigitte wand sich erfolglos in seinen Armen und er begann sofort ihre
Brustwarzen zwischen seinen kräftigen Fingern zu zwirbeln. Ob sie
wollte oder nicht, aber sie wurden Beide hart. “Bist du eine geile Sau”
sagte der Wirt und machte ihr mit einer Hand den Verschluss des BHs auf.
Ihre großen Brüste sackten nach unten und nun hatte er sie nackt in
beiden Händen und drückte sie hart. “Das dauert jetzt noch ein
Bisschen, jetzt genießen wir dich erst mal weiter.” Sagte der riesige
Schwarze vor ihr. Mit dem Ende des Stockes, den er immer noch in den
Händen hielt, wanderte er nun zum unteren Saum ihres Rockes und hob
ihren Rock an. Immer höher hob er ihren Rock. Ihre Knie kamen zum
Vorschein, dann ihre schönen kräftigen und weichen Schenkel und
schließlich sah er das Unterteil ihres weißen Höschens zwischen ihren
Schenkeln, die sie versuchte zusammen zu drücken. Wieder drückte er mit
dem dicken Stockende auf ihre Schamlippen unter dem Höschen, diesmal
ohne die dämpfende Wirkung des Rockstoffes. Brigitte schrie wieder auf
und je lauter sie schrie, desto härter und brutaler drückte er das
Stockende zwischen ihre Schamlippen.

“Los” sagte er gepresst und erreget “Mach die Beine auseinander.” “Nein”
schrie sie “Nein, bitte nein.” Aber je mehr sie sich wehrte desto härter drückte er.

Schließlich öffnete sie ihre Schenkel um den Schmerz zu dämpfen und
stand nun breitbeinig vor dem Schwarzen. “Mach ihr doch mal ihren Rock
auf.” Sagte der Schwarze nun zu dem Wirt. “Ich will den Anblick mal
richtig genießen.” Der Wirt öffnete nun den Verschluss ihres Rockes und
zog den Reißverschluss nach unten. Augenblicklich fiel Brigittes Rock
auf den Boden. Der Schwarze holte tief Luft. “Man, bist du schön dick
da unten” sagte er und starrte auf Brigittes Höschen und auf ihre große
Scheide, die sich darunter abzeichnete. Ihre Schamlippen waren stark
angeschwollen und ihr Saft lief aus ihr heraus. Das Höschen war im
Schritt vollständig durchnässt und ihre Schamlippen zeichneten sich
dadurch schön deutlich ab.

Der Schwarze kam nun auf sie zu und begann ihr mit der Hand ihren Bauch
zu streicheln. Dann schob er sie, schwer keuchend, weiter nach unten in ihr
Höschen, bis sie schließlich auf ihrem großen Schamhügel lag. Brigitte schrie
nur noch, aber genau das wollte er.

Der Wirt knete von hinten ihre Brüste und der Schwarze schob
ihr nun seine große Hand zwischen ihre Beine und drückte seine Finger
hart in ihre Scheide. Sie konnte ihre Beine nicht schließen, es ging
nicht.

“Weißt du wie nass die Schlampe ist?” sagte er keuchend zu dem
Wirt “Rasiert ist sie auch. Ihr Kitzler ist steif, die ist bereit für
uns. Da flutschen wir nur so rein.”

“Willst du geile Schlampe mal sehen, was du mit mir machst?” sagte er.

Er ließ sie los, trat einen Schritt zurück und machte seine Hose auf.

Brigitte hatte noch nie ein so großes männliches Glied gesehen. In halb steifem
Zustand war der Schwanz des Schwarzen mindesten 25 cm lang und 5 cm dick.
Er war dabei richtig steif zu werden. Er war beschnitten und seine Eichel war so
dick wie eine Kinderfaust und feucht. Brigitte war unten groß, aber sie
glaubte nicht, einen solchen Riesenschwanz in sich aufnehmen zu können.

Ob du willst oder nicht, dacht sie, du wirst es wahrscheinlich spüren.
Sie spürte, wie in ihr plötzlich eine unendliche Geilheit hochstieg.
Der Schwarze kam wieder auf sie zu und war nun so erreget, dass er am
Rand ihres Höschens anfasste und es ihr mit einem kräftigen Ruck
herunter riss. Brigitte war nun vollkommen nackt. Als der Schwarze ihre
blank rasierten dicken Schamlippen sah und ihren stark geschwollenen
großen Kitzler, der wie ein kleines Dreieck aus dem dicken und nassen
Schamlippen hervorschaute, flippte er regelrecht aus.

Mit einer schnellen Bewegung presste er seine Hand zwischen ihre Schenkel
und teilte ihre Schamlippen. Brigitte spürte, wie sich zwei seiner großen
Finger tief in ihre Scheide schoben. Sie schrie auf, gleichzeitig
begann ihr Unterleib aber die typischen Bewegungen zu machen, die eine
Frau wahrscheinlich immer macht, wenn sie merkt, dass etwas in sie
eindringt. Sie machte mit ihrem Unterleib typische Fickbewegungen. An
ihrem Hintern spürte sie nun auch noch das nackte und steife Glied des
Wirtes. Er schob es ihr zwischen ihre Backen. Mit seiner Hand suchte er
ihre Rosette und drückte ihr einen seiner Finger in ihren Darm.

Brigitte keuchte auf, denn ohne genügend Schmierung schmerzte das, aber
es machte sie zusätzlich geil. “Los” sagte der Schwarze “Helfe mir mal.
Wir legen sie auf den Tisch da. Ich will jetzt richtig sehen, wie die
unten aussieht. Die ist so was von geil und nass. Dir machen wir es
jetzt richtig.” Gemeinsam hoben sie Brigitte an und legten sie auf
einen Tisch. Der Schwarze zog sie etwas zu sich, bis ihr Hintern an der
Kante lag. Der Wirt fasste nun von hinten ihre Beine und zog sie hoch,
gleichzeitig drückte er sie weit auseinander. Brigitte war nun unten
weit offen.

Der Schwarze machte ihr nun mit beiden Händen ihre Schamlippen
auseinander und schaute in ihr Loch. Durch das was die beiden Männer
mit ihr bisher gemacht hatte und der daraus resultierenden Nässe hatten
sich zwischen ihren Schamlippen weißliche Schleimabsonderungen
gebildet, die nun langsam und zäh in Richtung ihres Poloches liefen.

Der Schwarze war nun so wild und ungehemmt, dass es ihr erst drei und
dann schließlich vier seiner Finger in ihr weit offenes Loch steckte.
Mit seinem Daumen drückte er hart auf ihren Kitzler. Er versuchte auf
recht brutale Weise seine ganze Hand in ihren Unterleib zu stecken und
es gelang ihm fast, weil Brigitte inzwischen vor Nässe triefte und ihre
Beine weit auseinander gezogen wurden. Sie schrie vor Schmerzen laut
und ihre Hände verkrampften sich an den Tischkanten.

Der Schwarze fickte sie mit all seinen Fingern hart und ausgiebig. Sie hatte
ihren Kopf zurückgelegt, ihr Rücken war zum Hohlkreuz geformt, ihre Augen
geschlossen und ihr Mund weit offen. Der Wirt, der am Kopfende des
Tisches stand und ihre Beine hochzog, steckte ihr seinen steifen
Schwanz in ihren Mund. Brigitte spürte, dass sie es nicht länger zurück
halten konnte. Sie spürte, dass sie, sollte er so weitermachen, auf
einen mörderischen Orgasmus zu steuerte. Sie wusste, dass sie zu den
wenigen Frauen gehörte, die, wenn sie einen Orgasmus haben, abspritzen.

So war es auch dieses Mal, denn er machte hart weiter und er sah sich
genau an, was er tat. Ihre Schamlippen waren weit auseinander gezogen,
ihr Kitzler war geschwollen und dick und ihr Schleim lief ihr in
kleinen Rinnsalen aus ihrer geilen Fotze. Ihre Schreie wurden immer
intensiver, sie wurden abgehackter und mit einem lang gezogenen
spitzten Schrei kam dann ihr Orgasmus. Ihr Kitzler verdickte sich und
spritzte drei- viermal Schleim ab, ins Gesicht des Schwarzen. Der
begann nun ihre nasse Scheide auszulecken. Deutlich spürte sie seine
Zunge und seine Nase in ihrem Loch. Danach leckte sie der Wirt, der nun
auch seinen Teil wollte. Dabei kam sie dann das zweite Mal kurz
hintereinander, denn der Wirt hatte ihren Kitzler komplett in seinem
Mund und saugte daran. Parallel dazu wühlte er mit einem seiner Finger
in ihrem Poloch herum.

Sie fand das so unheimlich geil, hielt es nicht mehr aus und spritzte dem
Wirt ihren Fotzenschleim in den Mund. Nun waren die Beiden auf dem höchsten
Grad der Erregung, ebenso wie Brigitte.

Der große Schwarze stieß seinen Kumpel zur Seite, drängt sich
zwischen Brigittes weit gespreizte Beine und begann sein riesiges, nun
vollständig steifes Glied in Brigittes Unterleib hinein zuschieben.
Brigitte schrie wieder, diesmal vor unbändiger Geilheit. Sein Glied war
so lang, dass sie dacht er würde oben wieder herauskommen und es war
so dick, dass sie extrem geweitet wurde. Sie spürte jede seiner stark
angeschwollenen Adern. Dann begann er sie hart zu stoßen. Immer wieder
zog er seinen Schwanz bis zur Eichel aus ihrer nassen Fotze, um gleich
darauf tief in sie hinein zu stoßen. Immer wieder berührte er den Rand
ihrer Gebärmutter. Und er hörte nicht auf, er machte immer weiter und
stieß hart zu.

Brigitte konnte nicht anders, sie schrie und sie schrie das, was die Beiden hören
wollten und sie meinte es auch so. “Fickt mich, fickt mich, fickt mich richtig hart, fick mich richtig durch.”

Schrie sie bei jedem Stoß den sie spürte und sie genoss es in vollen
Zügen. So hatte sie es sich schon lang gewünscht, genau so wollte sie
gefickt werden, genau so. Plötzlich verkrampften sich die Hände des
großen Schwarzen in ihren Schenkeln. Er legte seinen Kopf in den
Nacken, schloss die Augen, stöhnte laut auf und füllte kurz darauf
Brigittes Unterbauch mit Unmengen an Sperma. Er konnte nicht aufhören
zu spritzen, der Rest landete auf ihrem Bauch und auf ihren Brüsten.

“Los” sagte er “leck ihn sauber”. Brigitte richtete sich auf, öffnete
ihren Mund und nahm seine große Eichel auf. Sie leckte sie ab,
schluckte die Reste seines weißen klebrigen Samens um anschließend den
Schwanz des Wirtes ebenfalls zu blasen. Bei dem dauerte es nicht lange
und er spritzte ihr seine gesamte Ladung Sperma in ihren Mund. Den
größten Teil schluckte sie, Reste liefen ihr aus den Mundwinkeln, am
Hals entlang auf ihre Brüste.

Brigitte spürte, wie das Sperma des Schwarzen aus ihrer Scheide lief,
ein großer Teil war allerdings in ihr geblieben. “Los” sagte der
Schwarze “dreh dich um und bück dich. Jetzt ficke ich dich auch noch
von hinten.” Brigitte klettert vom Tisch, drehte sich um und bückte
sich. Ihr Oberkörper lag auf dem Tisch. Ihr Saft und das Sperma waren
zwischen ihre Backen gelaufen sie war unten total nass. Der Schwarze war
immer noch so wild, dass er nun versuchte, ihr seinen großen und schon
wieder steifen Schwanz in ihren Hintern zu schieben.

Sie spürte, wie er ihr ihre Backen auseinander zog, sein Glied ansetzte und
es in ihren Darm schob um sie in den Hintern zu ficken. Sie dachte sie müsse
platzten. Aber nachdem sie ihren Schließmuskel entspannt hatte, glitt
er in sie hinein und hinterließ mit lautem Gebrüll in ihrem Darm eine
weitere Ladung Sperma. Als er abgespritzt hatte und Brigitte sich
aufrichten wollte wurde sie wieder nach vorn gedrückt. “Jetzt bin ich
dran” sagte der Wirt, zog ihr ihre Arschbacken auseinander und schaute
sich das stark geweitete Loch in ihrem Hintern an, aus dem der Samen
des Schwarzen herauslief.

“Geil” sagte er “unheimlich geil. Ich will doch auch spüren, wie weich, warm
und nass du innen bist” sagte er.

Brigitte war fix und fertig, aber immer noch geil. “Fick mich” sagte
sie “mach sie mir auseinander und dann fick mich von hinten, mach mit
mir was du willst.” Er ließ sich das nicht zweimal sagen. Brigitte
spreizte ihre Beine auseinander und spürte, wie er ihr mit seinen
Fingern die Schamlippen auseinander zog. Eine Weile schaute er sie von
hinten an, denn dieses unheimlich geile Bild wollte er noch lange im
Gedächtnis behalten. Ihre Schamlippen und ihr Kitzler waren so stark
geschwollen, dazu der Schleim, der ihr in Bächen aus ihrem Hintern und
aus ihrer nassen Fotze lief, das machte ihn unheimlich an.

Nachdem er sie eine Weile von hinten gefingert hatte, rammte ihr seinen
steifen Schwanz in ihre nasse Fotze. Auch er stieß hart und tief in sie hinein,
klammerte sich dabei an ihren großen Brüsten fest und klatschte seine
Eier gegen ihre Hinterbacken. Brigitte konnte nicht anders, sie schrie
wieder, sie schrie ihre ganze Geilheit laut heraus. Sein Schwanz war
nicht so lang wie der des Schwarzen, aber er war dick. Sie wurde wieder
stark geweitet und spürte ihn tief in sich. Mindestens 5 Minuten stieß
er sie so hart, dann merkte Brigitte, dass es ihr wieder kam.
Gleichzeitig mit ihrem Orgasmus spritzte er alles was er hatte in ihren
Bauch. Ihr Fotzenschleim vermischte sich mit seinem Samen.

Brigitte war hinterher fix und fertig. Sie war fünfmal hintereinander
gekommen, fünf -mal. Wahnsinn, dachte sie. Und jedes Mal hatte sie
abgespritzt. Das was du hier erlebt hast ist nicht zu toppen, dachte
sie. Wie sollst du jetzt mit deinem “normalen” Mann zu Recht kommen,
fragte sie sich. Das wird doch langweilig.

Sie machte sich notdürftig sauber, zog ihren Rock über ihren nackten Unterleib.
Noch immer liefen Rinnsale von Sperma aus ihrem Hintern und aus ihrer Fotze
die Schenkel herunter. Langsam und breitbeinig ging sie nach Hause.

Das war toll, dachte sie, das möchtest du niemals missen. “Wenn du wieder einmal
richtig hart durchgefickt werden willst” hatte der große Schwarze zum
Abschied gesagt “dann melde dich bei uns, du geiles Weibsstück”.

Ihr gefiel seine Wortwahl. Am liebsten hätte sie sich nochmals hingelegt
und sich durchficken lassen. Aber sie waren noch für 2,5 Jahre in
Angola vertraglich gebunden. Mal schauen, dachte sie, das war bestimmt
nicht das letzte Mal, bestimmt nicht. Brigitte hatte sich mit einem
langen Zungenkuss von dem schwarzen Riesen verabschiedet und er hatte
ihr dabei ihre Brüste durchgeknetet. Ein Paar Straßenzüge weiter begann
sie ein fröhliches Liedchen zu trällern. Sie fühlte sich sauwohl.

Ende

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Inzest

der Kontakt Bar

Gestern habe ich mich wieder zurecht gemacht, um in die Kontaktbar zu gehen. Als ich mein Makeup aufgetragen hatte, habe ich mich angezogen: 2 transparente Catsuits, schwarze Strapsstrümpfe und mein neues, 55cm Taillenkorsett mit Nadelstreifen. Ein kurzer Minirock machte meinen Arsch noch erregender. Grosse Ohrringe, Halskette und oberarmlange Handschuhe stylten mich zur begehrenswerten Hure. Es fehlten nur noch meine Plattformstiefel mit 19cm Absatz. Mit einer Hautcreme mache ich mir immer mein kleines Loch weich und zart, so dass ich grosse Schwänze
aufnehmen kann. Ich warte auf DICH / EUCH: www.sara69.de
Fertig, um Männer aufzureissen, ging ich zur U-Bahn in Sachsenhausen. Sie füllte sich schnell, und ich bemerkte einen jungen Mann, der auf meine grossen Titten unter dem halbtransparenten Catsuit starrte. Ich sandte ihm einen Kuss. Er kam zu mir, stellte sich hinter mich, drückte mir beide Hände an die Haltestange, so dass ich mich nicht bewegen konnte. Ich spürte, wie sein dicker Schwanz gegen meinen Arsch drückte. Ich sagte ihm, dass ich eine Hure bin und er erwiederte, dass dies kein Problem sei und er mich am Ende bezahlen würde.
Er liess meine Hände los und massierte meine Arschbacken. Langsam schob er den Rock hoch, öffnete seine Hosenschlitz und sein steifer Schwanz drang sofort in mein Loch. Zuerst langsam, dann schneller bis er tief in mir steckte. Sein heisses Fleisch in mir machte mich geil, und ich vergass die vielen Menschen um uns herum. Leider spritzte er sehr schnell in mir ab, und sein warmer Samen füllte das Kondom. Disket machte er seine Hose zu und gab mir 100 Euros.

Endlich kam ich in der Kontaktbar im Bahnhofsviertel an, in der ich die Nacht arbeiten wollte. Zuerst nahm ich meinen Red Bull mit Whiskey, der mich noch heisser macht. Ich beobachte die vielen Männer und einige andere Huren in der Bar. Bald kam ein Mann zu mir, und ich fühlte gleich die Ware in seiner Hose. Er streichelte mich überall, massierte meine dicken Brüste, so dass ich schnell geil wurde und seinen Schwanz aus der Hose holte. Ich erschrak, denn er war sehr gross – grösser als meiner!!! Ich sagte ihm den Preis von 200 Euro, die er schnell in meine Handtasche schob, während ich schon anfing, ihm seinen Schwanz zu blasen und tief in meinen Rachen zu stecken. Er krallte sich mit seiner Hand in meine Haare und fickte mich in den Mund – fast bis zur Schwanzwurzel. Seine Eier klatschten bei jeder Bewegung gegen mein Kinn, so dass ich kaum mehr Luft bekam.

Er zog meinen Minirock hoch, massierte meinen harten Schwanz und wir gingen zum Podest, wo normaler Weise Striptease dargestellt wird. Wir bliesen gegenseitig unsere Schwänze in 69 Position, und viele der Besucher schauten zu. Schnell ging ich nochmal zu meiner Handtasche, um meinen Anus mit Analcreme einzuschmieren, denn dieser grosse Schwanz wäre ohne nicht reingegangen….. Er legte sich auf den Rücken und sein Riesenschwanz stand steil nach oben. Ich setzte mich auf seine Hüften, und langsam drang sein Kolben in mich ein. Die Zuschauer aplaudierten und feuerten uns an, ich ritt auf ihm herum und mein Schwanz schlug immer wieder auf seinen Bauch.
Wir wechselten die Posititon, ich ging auf die Knie und er nahm mich von hinten. Ich – in meinen Dessous und Stiefeln, wurde verückt, als er mich härter und härter fickte. Er umarmte mich, um noch tiefer in mich zu dringen, während die andere Hand meinen Schwanz massierte. Mit einem tiefen Schrei spritzte er in mich ab, 5-6 mal zuckte sein dicker Kolben in mir. Dann drehte ich mich um, zog das Kondom ab und leckte das Sperma restlos von seinem noch zuckenden Schwanz.
Ich wollte noch in der Bar bleiben, denn viele Besucher hatten die geile Show gesehen und ich erhoffte mir mehr heisse Spiele.
Ein Typ stellte sich hinter mich, und meine rechte Hand glitt über die Wölbung in seiner Hose. Sofort fing ich an, sie zärtlich zu massieren. Ein anderer Typ setzte sich links von mir, nahm meine linke Hand und führte sie an seine Hose. Der Kerl, der hinter mir stand, kam vor mich und sein Schwanz hing bereits aus seiner Hose. Er drückte meinen Kopf herunter und führte meine Lippen an seinen Schwanz. Instinktiv öffnete ich meine Mund, und er drang in mich ein. Ich rutschte vom Barhocker…. Der andere Typ holte auch seinen Schwanz aus der Hose, zog meinen Rock aus und verwöhnte mich mit einem Zungenanal. Meine Analcreme lag noch auf dem Bartresen, er nahm sie und cremte seinen Schwanz ein. Eh ich mich versah, hatte ich ihn schon tief in meinem Arsch! Ich hielt mich am Barhocker fest, während der eine mich hart in den Arsch und der andere in den Mund fickte. Dann kamen noch weitere 3 Kerle, alle bereits mit Ihren Schwänzen aus der Hose und masturbierend.
Jetzt verstand ich, dass diese beiden nicht die einzigen waren, die mich „vergewaltigten“, sondern ich noch mehr Schwänze bekommen sollte. Mit einer Handbewegung machte ich Ihnen verständlich, dass sie zuerst zahlen sollten, und sie schoben die Scheine in meine Tasche auf der Bar. Das machte mich noch geiler, und mein Schwanz war hart und fest. Dann tauchte ein weiterer Schwanz vor mir auf, ich blies beide abwechselnd. Der erste Typ spritzte ab, und schon stand ein anderer bereit, der mir seinen Schwanz in den Arsch steckte und mich ausgiebig nagelte. Auch er spritzte ab, es blieben also noch 3 übrig. Der süsse Kerl, der vor mir in einem Sessel neben der Bar sass und sich mastubierte, und die beiden enorm dicken Schwänze in meinem Mund. Ich liess von den beiden ab und ging zu ihm rüber, setzte mich auf ihn, mit dem Rücken zu seinem Gesicht. Er hatte einen dünnen, allerdings sehr langen Schwanz, vielleicht 25 oder 30cm. Inzwischen extrem gedehnt, drang sein dünner Schwanz mit Leichtigkeit in meine Rosette und ich begann, auf seiner Eichel zu reiten. Ich traute mich nicht, ihn tief einzuführen.

Einer der Typen, die ich geblasen hatte, kam zu uns, hob meine Beine gewaltsam nach oben und legte sie auf seine Schultern. Mit einem Stoss rutsche der lange Schwanz in mich und ich spürte ihn an meiner Bauchdecke. Ein unglaublicher Schmerz, der mich fast besinnungslos machte. Er nutzte diesen Moment und schob seinen dicken Schwanz mit Gewalt immer wieder und wieder in mein aufgerissenes Loch. Doch jetzt kam die unglaubliche Lust…! Nun hatte ich zwei Schwänze in meinem Darm, die mich härter und härter fickten. Beide Säcke klatschten gegen meinen Arsch, was mich noch zusätzlich aufgeilte. Der dritte umfasste meinen Kopf, drückte seinen Schwanz in meinen Mund und bewegte ihn vor und zurück, bis er schliesslich auf meine Titten abspritzte. Kurz danach kamen die anderen beiden Typen, fast gleichzeitig. Ich habe meinen Traumjob – 950 Euro verdient und viele Männer glücklich gemacht…..

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Erstes Mal Fetisch

Birgit 2 – (Netzfund)

Birgit 2

Wir unterhielten uns über alles mögliche und streichelten uns gegenseitig
dabei. Zwischendurch wurde auch noch ein wenig geknutscht bis Elke plötzlich
aufstand um wie sie sagte “Pissen zu gehen”.
Sie verschwand im Bad ohne die Tür hinter sich zu schließen. Einen
Augenblick später hörten wir sie in die Toilette pinkeln. Mit dem Strahl
hätte sie bei der Feuerwehr aushelfen können.
Als Elke zurückkam legte sie sich wieder zu uns und fragte: ” Bleibt Ihr
beide jetzt zusammen oder war das nur eine einmalige Sache ?” “Wir wollen
es mal miteinander versuchen,” sagte ich. “Oh, geil – dann kann ich Euch ja
öfter zusehen, oder ?” Birgit sah mich an und ich musste schmunzeln. “Wir
werden sehen wie es weitergeht” sagte ich und Birgit griff mir an den
Schwanz. “Denk dran Elke, ficken darf er nur mich und das will ich jetzt.
Meine Möse juckt schon wieder und ich brauche jetzt seinen heißen Saft in
mir.”
Sie fing an meinen Schwanz zu blasen und streckte Elke ihren Knackarsch ins
Gesicht. Elke ließ sich nicht lange bitten und zog ihre Arschbacken
auseinander um sie besser lecken zu können. Birgit verwöhnte meinen Schwanz
wie ich es nie vorher erlebt hatte. Als mein Kleiner steil nach oben stand,
setzte sie sich mit dem Rücken zu mir oben drauf und stieß sich den Schwanz
tief in die Fotze. “Los Elke, leck mir meinen Kitzler während ich gefickt
werde.” Elke tat nichts lieber und hatte schon wieder 3 Finger im eigenen
Loch stecken während sie Ihrer Freundin den Kitzler verwöhnte. Birgit fickte
sich von einem Abgang zum nächsten und Elke leckte fleißig an ihrem Kitzler.
Immer öfter spürte ich Elkes Zunge mit an meinem fickenden Schwanz und ihre
Hand an meinen Eiern die sie zärtlich kraulte. Birgit wurde immer nasser und
ihr Fotzensaft lief mir schon an den Eiern entlang wo er jetzt von Elke
aufgeleckt wurde. Plötzlich blieb Birgit ganz ruhig sitzen und schaute Elke
zu wie sie mir die Eier leckte. Sie hob ihre Fotze von meinem Schwanz runter
und schob mir ihren geilen Arsch ins Gesicht um Elke beim Schwanz und Eier
lecken zu helfen. “Leck mein geiles Loch mein Stecher” sagte sie und zog mit
einer Hand ihre Arschbacken auseinander. Sofort versenkte ich meine Zunge in
diese süße Fotze und fing an zu lecken. Elke schleckte meine Eier das mir
hören und sehen verging und Birgit wollte wissen wie tief sie meinen Schwanz
schlucken kann. Ich spürte meine Säfte steigen, wollte aber noch nicht
spritzen weil die beiden mich so toll verwöhnten und ich noch etwas genießen
wollte. Als Birgit anfing zu zittern wusste ich das sie kurz vorm Orgasmus
stand, also wollte ich ihr den Rest geben und fing an, an ihrem Kitzler zu
saugen. Mit einem lauten Aufschrei spritzte sie mir ihren geilen Saft ins
Gesicht während Elke mir weiter die Eier leckte. Birgit schob sich
blitzartig vor und setzte sich ruckartig wieder auf meinen Schwanz. Sie fing
an zu reiten wie eine Wilde, Elke hielt dabei meinen Schaft und wichste ihn
so noch zusätzlich. Das ganze hatte zur Folge das ich nach ein paar Stößen
mit Gebrüll meinen Saft tief in Birgits Fotze pumpte, Birgit kam es gleich
noch einmal und spritze ihren Fotzensaft und meinen Samen in Elkes Gesicht
die gerade meinen Schwanz losgelassen hatte und dabei war Birgits Fotze zu
lecken. Elke trank wie eine Verdurstende alle Säfte die unsere Körper gerade
verlassen hatten. Als sie alles abgeleckt hatte stürzte sich Birgit auf ihre
Freundin und leckte ihr das Gesicht sauber. Elke wollte nun auch ihren
Orgasmus und stieß sich Birgits Finger in ihre blanke Möse. Sie war so nass,
das sie gleich drei Finger von Birgit nahm und sich diese reinschob.
Innerhalb weniger Sekunden schrie sie ihre Lust hinaus und spritze genau wie
Birgit sonst auch ihren Fotzensaft auf Birgits Hand. Bei Birgit war ich
schon verwundert, denn ich hatte es noch nie gesehen das eine Frau so
spritzt – und jetzt auch noch Elke. Es sah fast so aus als würde sie
pinkeln.
Als wir uns alle wieder beruhigt hatten sprach ich beide darauf an. Elke
sagte das es bei ihr normal sei das sie spritzt wenn es ihr kommt, sie sei
halt immer so geil und mache es sich oft selbst – sogar die ganze Hand hätte
sie schon in sich stecken gehabt. Birgit sagte das sie das so stark noch nie
zuvor gehabt hat und es wohl an mir liegen würde das sie richtig spritzt
beim Orgasmus.
Wir waren nun erschöpft und kuschelten noch ein wenig auf dem Sofa.
Schließlich stand ich auf und ging Duschen, die beiden Mädels kamen mit. Da
Birgit nur eine Wannendusche besaß konnten wir uns zu dritt in die Wanne
stellen und uns gegenseitig abduschen. Elke wollte unbedingt von mir
eingeseift werden also tat ich ihr den Gefallen und seifte sie ordentlich
ein.
Ihre Titten hatten es mir eh angetan und so massierte ich ihre Möpse mit dem
Duschgel bis das sie anfing zu stöhnen. Birgit seifte in der Zeit meinen
Schwanz ein und Elke schäumte Birgit ein. Birgit fing dann an Elkes Fotze
einzuseifen und stieß einen leisen Pfiff aus. “so eine blanke Möse fühlt
sich richtig geil an, ich glaube ich muss mich auch mal rasieren” sagte sie
und grinste mich an. Ich sagte ihr das mir das auch sehr gut gefällt nachdem
ich Elkes Möse auch mal eingeseift hatte. Elke war nun schon wieder geil
durch die viele Einseiferei und wollte noch einen Orgasmus. Da Birgit genug
hatte überließ sie es mir Elke zu befriedigen und ich wollte auch mal Elkes
Fotze schmecken. Als der Schaum abgespült war setzte Elke sich breitbeinig
auf den Wannenrand und lächelte mich an: “nur zu Du geiler Bock, leck meine
Fotze bis das ich Dir in den Mund spritze”. Während Birgit sich abtrocknete,
fing ich an Elke zu lecken. Es war ein saugeiles Gefühl die kleine rosa
Muschi zu schmecken. Es dauerte auch nicht lange und ich konnte ihren Saft
schmecken. Ich steckte ihr zwei Finger in die Fotze und fickte sie damit
während ich ihren Kitzler mit der Zunge bearbeitete. Elke wurde unruhig und
forderte mich auf mehr Finger in sie zu stecken. Ich schob den dritten
Finger mit hinein und fickte weiter, Elke wollte mehr. Beim vierten Finger
fing sie an zu jubeln: “ja, herrlich, fick mich kräftig durch
……ahhhhh…….. tiefer, schneller ……ich wird verrückt …… mach
weiter und leck mich bitte weiter, ich komme gleich ….”
Sie fing an zu zittern und konnte sich kaum auf dem Badewannenrand halten
als es plötzlich aus ihr heraus schoss. Ich bekam keine Luft mehr und
verschluckte mich an ihrem Fotzensaft als sie kam. Es war als würde sie
pinkeln, nur das es ein riesiger Schwall war der aus ihr raus schoss. Ich
war nass bis zum Bauch und Elke fix und fertig. Birgit musste ihr auf die
Beine helfen und sie festhalten sonst wäre sie umgekippt.

Nach einer erneuten Dusche wollten wir alle nur noch schlafen. Elke fuhr
nach Hause und Birgit und ich gingen ins Bett wo wir Arm in Arm
einschliefen.

Am nächsten Morgen für ich Birgit wieder zur Arbeit und holte sie auch
Abends wieder ab. Bisher hatte sie meine Wohnung noch nicht gesehen und weil
sie tags darauf frei hatte beschlossen wir bei mir zu Übernachten. Birgit
gefiel meine kleine Wohnung und sie machte es sich auf meinem Sofa bequem.
Später fragte sie ob sie einmal telefonieren dürfe und als ich nickte rief
sie bei Elke an.

Elke war schon ganz aufgelöst weil sie Birgit nicht erreichen konnte und
beschwerte sich dann auch noch als Birgit ihr sagte das wir bei mir
Übernachten. Sie wollte doch wieder mit uns ficken, aber da sie kein Auto
hatte und ich am anderen Ende der Stadt wohnte, forderte sie das wir bei
Birgit schlafen sollten.
Ich nahm Birgit den Hörer ab und sagte Elke das ich das nicht einsehen würde
und wir bei mir bleiben würden. Elke wurde richtig sauer und brüllte mich an
“dann fickt doch alleine.” Als ich ihr sagte das wir das auch tun werden,
war der Ofen aus. Elke wurde tierisch Eifersüchtig und drohte Birgit die
Freundschaft zu kündigen was dann auch passierte, weil Birgit und ich uns
nicht Erpressen lassen wollten.

Birgit übernachtete in der Folgezeit fast nur noch bei mir und nach 3
Monaten kündigte sie Ihre Wohnung und zog bei mir ein. Unsere Geilheit
aufeinander war noch genauso groß wie am Anfang unserer Beziehung und so
fickten wir fast jeden Tag.

Als Soldat der ich damals war, musste ich dann eines Tages ins Manöver
ziehen. 14 Tage ohne Birgit konnte ich mir nicht vorstellen und sie sich
auch nicht. Aber am Vorabend der Abfahrt holte sich Birgit bei mir Vorschuss
für die Manöverzeit.
Als ich vom Dienst nach Hause kam lag meine Birgit nackt auf dem Sofa und
massierte Ihre Möse. Mein Schwanz schnellte sofort in die Höhe als ich
dieses geile Bild sah. Ich riss mir die Uniform vom Leib und stürzte mich
auf sie, aber Birgit drängte mich zurück.
” Ich will das Du zusiehst wie ich mir die nächsten 2 Wochen helfen werde”
grinste sie mich an. “zeig mir was Du im Manöver machen wirst”
Ich setzt mich in den Sessel und fing an meinen Schwanz zu massieren während
Birgit weiter ihre Fotze bearbeitete. Sie stöhnte auf als sie sah wie ich
meinen Schwanz wichste und schob sich 3 Finger in ihr heißes Loch, mit der
anderen Hand wichste sie ihren Kitzler.
Wir waren schnell auf dem Höhepunkt und Birgit sagte ” komm her und spritz
mir Deine geile Sahne auf meine kleinen Titten”. Ich stand auf , ging
wichsend zum Sofa und genau in dem Moment spritze ich los. Ich traf Birgit’s
Titten und schoss den nächsten Schub in ihr Gesicht und ihre Haare, Birgit
kam es gleichzeitig und ihr Saft schoss ihr aus der Fotze.
Birgit griff nach meinem Schwanz und schleckte ihn sauber während ich meine
Zunge an ihre Möse drückte um die geile Soße aufzulecken. Wir waren immer
noch geil und gingen schnell ins Bett um unser Spiel weiter zu spielen.
Birgit leckte mir die Eier und wichste mir den Schwanz wieder hart und als
er ihr groß genug erschien schwang sie sich auf mich und fing an zu reiten
wie eine Wilde. Plötzlich stoppte sie den Ritt, sprang auf und verschwand im
Bad. Bevor ich fragen konnte was denn los sei, war sie wieder da und hielt
eine Flasche Babyöl in der Hand. Sie setzte sich gleich wieder auf meinen
Prengel und ritt weiter als wenn nichts gewesen wäre. Dabei öffnete sie die
Ölflasche, setzte diese an ihr Arschloch an und spritze sich einen
ordentlichen Schuss hinein. Dann stellte sie die Flasche zur Seite, griff
nach meinem Schwanz, zog ihn aus ihrer nassen Fotze und setzte ihn gleich an
ihrem Arschloch an. Ich hielt still, denn ich wollte ihr nicht wehtun und so
schob sich meine geile Maus den Schwanz selbst in ihren Knackarsch. Als mein
Schwanz komplett in ihrem Arsch steckte, fing sie wieder an zu reiten als
wenn wir das Arschficken schon 1000 mal getan hätten. Ich war sprachlos und
musste mich außerdem beherrschen das ich nicht sofort losspritze.
Birgit keuchte und stammelte wirres Zeug das ich nicht verstehen konnte. Sie
war auf dem besten Weg sich ihren ersten Analorgasmus zu holen. Als es ihr
kam hatte ich das Gefühl sie kneift mir den Schwanz ab. Ihre Arschfotze zog
sich ganz eng zusammen und mit einem tierischen Schrei spritzte wieder ihr
Saft aus der Fotze. Das war auch für mich zu viel, ich spritzte ihr meine
Soße in ihr kleines Arschloch und dachte ich würde platzen.
Nachdem wir uns beruhigt hatten entließ Birgit meinen Schwanz aus ihrem
Arsch und kuschelte sich an mich. “Ich hätte nie gedacht das es so geil ist
in den Arsch gefickt zu werden, das will ich öfter. Ein guter Ersatz wenn
ich meine Tage habe” sagte sie.
” Für Deinen ersten Arschfick warst Du ganz schön wild” sagte ich.
” ich hab doch schon genug davon gesehen in Deinen Pornoheften die ich beim
Aufräumen gefunden hab und weil Du nichts in dieser Richtung unternommen
hast, hab ich mir gedacht Dich mit dem Arschfick zu überraschen” grinste sie
mich an. Die Überraschung war ihr gelungen. Ich küsste sie zärtlich und
versprach Ihr in Zukunft etwas mehr mit ihr auszuprobieren. Nach einem
weiteren heißen Fick schliefen wir ein und am nächsten Morgen saugte sie mir
noch schnell die Eier leer bevor ich ins Manöver fuhr.
In den nächsten 2 Wochen habe ich es mir verkniffen zu wichsen um für meine
Rückkehr topfit zu sein.
Wir kamen Freitags Abends vom Manöver zurück und mussten alle in der Kaserne
übernachten. Samstag morgen um sieben war noch einmal Antreten und wir
wurden ins Wochenende entlassen. Ich hatte nur knappe 10 Km bis nach Hause,
so das ich um halb acht mit frischen Brötchen in der Hand meine Wohnung
betrat. Leise zog ich mich im Wohnzimmer aus und ging dann ins Schlafzimmer
wo mein Schatz noch tief schlummerte.
Vom Fußende her krabbelte ich unter Birgits Bettdecke und wie ich richtig
vermutet hatte schlief sie wie immer nackt. Ich spreizte ihr vorsichtig die
Beine und ließ meine Zunge über ihre Fotze streichen. Birgit wurde sofort
munter und spreizte ihre Beine so weit sie konnte.
“Leck mein geiles Loch bis das ich komme. Ich hab solche Sehnsucht nach Dir
gehabt” begrüßte sie mich, “mach mich richtig fertig”.
Ich leckte was das Zeug hielt und nach wenigen Minuten kam es ihr zum ersten
mal. Mein Schwanz stand wie ein Sendemast und mitten in ihren Orgasmus stieß
ich ihn bis zum Anschlag in ihre nasse Fotze. Sie umklammerte mich mit ihren
Schenkeln und warf mir ihre Muschi entgegen. “Spritz mir die Fotze voll, ich
bin schon ganz ausgetrocknet, ich brauche Deine Soße, Fick mich bis ich
schreie und noch weiter…..” Ich war so geil das ich nach wenigen Stößen
mit einem lauten Schrei losspritzte. Die ersten beiden Schübe jagte ich in
ihre Möse, zog dann meinen Schwanz heraus und jagte ihr die nächsten über
ihre kleinen Titten bis in ihr Gesicht. Birgit riss den Mund auf und
streckte ihre Zunge raus um meinen Saft zu fangen. Als meine Quelle versiegt
war stürzte sie sich auf meinen Schwanz um ihn bis zum Anschlag in ihren
Hals zu stecken und die letzten Tropfen raus zu melken. Jetzt ging es uns
wieder gut. Wir kuschelten noch eine Weile und unterhielten uns über die
letzten 14 Tage.
Später standen wir auf und Birgit zauberte uns ein leckeres Frühstück. Sie
hatte extra dafür eingekauft und so gab es auch ein Glas Sekt und
Weintrauben, Orangen und Bananen dazu.
Während wir nackt frühstückten griff sich Birgit immer wieder in den Schritt
und plötzlich nahm sie eine Banane vom Tisch und schob sie sich in ihre
Fotze. “Ich muss jetzt was in mir spüren” grinste sie und bewegte die Banane
immer rein und raus. Ich wollte ihr die Banane abnehmen aber sie sagte
“schieb mir Deinen Schwanz lieber in den Mund, ich hab nämlich vergessen
Kaffeesahne zu kaufen und ich mag keinen schwarzen Kaffee” . Sie saugte an
meinem Pimmel und wichste sich mit der Banane und als sie merkte das es mir
kommt wichste sie mir tatsächlich meinen Saft in Ihre Kaffeetasse. Ich nahm
ihr die Banane aus ihrem Loch , kniete mich vor sie und leckte sie bis auch
sie kam.
Nach dem Frühstück gingen wir wieder ins Bett und fickten den ganzen Samstag
bis wir vor Erschöpfung einschliefen.