Categories
Racconti Erotici

Ci vorrebbe proprio! 1

Ho appena finito di parlare al telefono con la mia migliore amica, e sento che oggi avrei proprio bisogno di lei. E’ un angelo sceso in terra: piccola di statura, una testa dai mille boccoli dorati ed un paio di occhioni verde-blu profondi e teneri, incorniciati da un volto chiaro e dolce nei lineamenti. Non siamo mai stati insieme, pur avendo condiviso ogni cosa che sia condivisibile, persino il letto (castamente). Ma una cosa so per certo: quando si tratta di sesso diventa un demonio. Come faccio a saperlo? Questa è una lunga storia…

Una mattina di Luglio mentre, come sempre, studiavo alla mia scrivania l’ennesimo esamone da portare a Settembre, d’improvviso squillò il telefono ed era lei, Ela, la mia migliore amica. Mi telefonava per aggiornarmi sulle sue peripezie amorose: in sostanza, aveva piantato l’ennesimo ragazzo. Mentre parlava di quello che l’aveva fatta incazzare per cui era giunta all’estrema decisione la interrompo chiedendole se avessimo potuto rinviare quella conversazione alla sera stessa, così io avrei potuto terminare il mio lavoro, nonché lei avrebbe potuto parlare più tranquillamente dei dettagli, dato che saremmo stati vis-à-vis. Quella sera, presa la macchina, passo da casa sua; lei esce, indossa un mini-tubino nero senza spalline, che faticava vistosamente a contenere le sue tette enormi, ed un paio di scarpe con un tacco stratosferico.

Non mi lascia nemmeno chiederle il perché di quella mise:
“Non dirmi nulla, ma stasera è serata di pazzie!”;
“In realtà stavo solo per dirti che sei uno schianto…” le rispondo, sentendomi preso in contropiede;
“Grazie amore! sei sempre un tesoro quando ne ho bisogno.”
Io dentro di me festeggio il salvataggio in calcio d’angolo, poi le chiedo dove andare e lei mi dice, come già immaginavo in realtà, di andare al nostro bar: un locale in stile caraibico, con i tavolini all’aperto, dove servono dei cocktail divini, ma fornito anche di tante altre varietà di prelibatezze, tanto da bere quanto da mangiare. Arrivati lì, mi spiegò tutto l’accaduto mentre mandavamo giù un aperi-cena, debitamente innaffiato da dell’ottimo vino bianco.

Terminato il racconto – e la bottiglia – alzandosi dal tavolo e roteando in mezzo al grande marciapiede dov’erano i tavolini, con lo sguardo rivolto verso il cielo e con le braccia completamente spalancate, mi dice:
“Stasera me ne sbatto di quello stronzo, voglio passare la notte più bella della mia vita e voglio fare stronzate con te.” mi urla; questa frase, detta così, nulla diceva, se non che ci saremmo messi di nuovo nei casini, come la notte che entrammo nell’ospedale in costruzione, ma questa è un’altra storia. Allora cerco di convincerla a fare un giretto lì in paese ed andare a casa a dormire, ma lei continua imperterrita:
“Andare a casa? Non se ne parla proprio, noi, ora, ci ficchiamo in quel catorcio che tu chiami macchina e scendiamo al mare.”;
“OK! Andiamo!” le risposi e questo la lasciò molto interdetta perché, nella mia cerchia di amici, ho la fama di essere quello con la testa sulle spalle, che difficilmente si mette in situazioni imbarazzanti. La mia risposta azzardata la colpì, ma questa è una cosa che mi disse dopo.

Ci infiliamo in macchina, metto una playlist degli AC/DC e andiamo verso il mare.Chi mi conosce, sa che adoro fare la strada che porta al mare: una statale a doppio senso piena di curve e tornanti, che termina con un lungo rettilineo di dieci chilometri, che la sera si svuota completamente da ogni forma di traffico, diventando una pista a tutti gli effetti; inoltre, cosa potrebbe essere meglio, di farla con il piede pesante, in una macchina discretamente potente e una bella ragazza al mio fianco? Ero al settimo cielo!
Quello che non sapevo io, è che la stessa identica cosa eccitava (ed eccita tutt’ora) anche lei. Impieghiamo 15 minuti quando, normalmente, ce ne vorrebbero 30, la musica hard-rock che rimbomba ad alto volume, il vento che ci schiaffeggia da tutti i lati e scompiglia i suoi capelli sciolti. Era come in un film degli anni ’80 ed io lo stavo vivendo con la persona più importante della mia vita.

Arrivati giù al mare, prima di entrare in uno dei paesi della litoranea, mi dice di girare in una traversa, perché vuole fare il bagno, ma è senza costume e non vuole farsi vedere. Così scendiamo dalla macchina e andiamo sulla spiaggia. Per fortuna era una notte con la luna piena e potevamo vedere tutto. Lei si avvicina alla battigia e si toglie il tubino. In quel momento scopro che non indossa nulla sotto il vestito.
“Che aspetti?” mi dice “Vuoi lasciarmi tutta sola in balìa delle onde e dei pesci?”;
“Arrivo! Arrivo!” le dico con tono scocciato spogliandomi, ma il mio tono era solo una bassa manovra di dissimulazione del mio stato d’animo: ero eccitatissimo, e la cosa era molto palese.

Allora cerco di sfruttare l’oscurità, una corsa verso la tiepida acqua notturna ed una quanto mai opportuna sua immersione, per celare il chiaro segno della mia eccitazione esembra che la cosa abbia funzionato. Giochiamo in acqua per un po’, e lì diventa molto difficile tenere un certo contegno, perché tra le tette che sobbalzano, gli abbracci ed i bacini sul collo e sulle spalle, il mio cazzo comincia a scalpitare. Ma non voglio darle la soddisfazione di cedere alle sue tentazioni, perché sapevo che lei ama stuzzicare, ma niente di più. Siamo ancora in acqua, quando ad un certo punto mi afferra da dietro e mi da un morso sul collo.
“Ma sei scema?” le urlai;
“No! Un vampiro!” e si immerge;

Nell’acqua scura non riesco più a vederla, ma sento che qualcosa mi afferra il cazzo e una coscia: è lei!
Spreme con la mano le palle ed il cazzo con sapiente foga, una sola volta, ma è più che sufficiente per farlo diventare barzotto; poi passa sull’asta con la mano, mentre riemerge per prendere aria. Il mio palo di carne, ormai, svetta prepotente in tutta la sua virilità, la cappella è bella gonfia e liscia. Lei senza dire nulla lo mette tra le tette ed inizia a muoverle su e giù.
“Vedo che ti piacciono le mie tette, eh?!” mi fa con una faccia da porca che non le avevo mai visto;
“Be’, di certo non le rimando indietro…” le rispondo in mezzo ai denti, abbozzando un sorriso malizioso e godurioso;
“Se pensi che debbano smettere di fare quello che stanno facendo, non devi che chiedere.” mi provoca aumentando un po’ il ritmo dei colpi;
“Non lo so, credo che ci penserò un altro po’, prima di decidere.” glisso sulla risposta, mentre lei non accenna minimamente a smettere, anzi rincara la dose;
“Allora? Che devo fare? Smetto?” incalza;
“Se solo ti azzardi a farlo, giuro che non rispondo di me!” la minaccio;
“Che paura! Allora devo continuare per forza.” mi stuzzica con aria fintamente impaurita “anzi, farò di meglio, tanto per stare più sicura.” e mi strizza l’occhio, lasciando le grosse e morbide tette naturali dai capezzoli rosa.

Mi spinge dove l’acqua è più bassa, e mi fa sdraiare, scivola su di me partendo dalle gambe verso la testa, strisciando, ancora una volta, i suoi meloni gonfi sulla mia asta in pieno tiro e arriva con la bocca alla mia e mi da un bacio alla francese, di quelli che non davo da quando avevo gli ormoni alle stelle a quindici anni; le lingue si intrecciano fuori dalle nostre bocche, si stuzzicano sulle punte e si intrecciano di nuovo. Ad un certo punto, leccandomi dal labbro inferiore sino all’ombelico, scende con la testa sul mio cazzo che, non so come, ancora non era esploso.

A quel punto si dedica alla cappella la lecca, la succhia e la bagna con quanta più saliva possibile.
“Lo stai bramando, eh?!” mi dice, guardandomi dritto negli occhi da quella posizione, con aria di chi ha il pieno controllo della situazione;
“Che cosa?” le chiedo, mentre incrocio le mani dietro la mia nuca prendendo un’aria spavalda, nonché un ghigno beffardo e menefreghista;
“Lo sai bene, brutto stronzo!” ma sempre con voce dolce e suadente, che strideva con le parole, mentre riprende a succhiare; io, intanto, mi abbandono a quel ritmo ancestrale, al suo salire e scendere, al risucchio sulla cappella, alla sua lingua abile nel toccare i punti più sensibili al momento giusto, al sentire colare, sui lati dell’asta, la saliva che lascia cadere incurante, alla sensazione della mano che tende la pelle dell’asta e poi si sposta a massaggiare le palle.
“Ah, intendevi questo?” le chiedo sarcasticamente, con la voce rotta dal piacere;
“No! Mi riferivo al succhiarti la sborra fuori dalle palle, come il latte da un bicchiere con la cannuccia!” mi risponde continuando a segarmi e con un’aria da troia che non le avrei mai immaginato addosso; al sentir quelle parole, il mio cazzo, per l’eccitazione, ha un guizzo e di colpo lo sento pronto ad esplodere.
“Sto venendo…” le dico mettendole le mani dietro la nuca, ma senza forzare: mi piace che conduca lei il gioco;
“Sto aspettando!” mi dice alzando la testa di nuovo per un attimo;
“Vengo! Sto sborrando! Sborro! Sborro! Eccola!” le urlo, ma lei non si scompone, inclina la testa per guardarmi negli occhi, apre la bocca, mi sega con un mano mentre con l’altra strizza le palle con dolcezza e con la lingua gioca con il frenulo: la inondo.
“Eccoti la sborra! Leccala tutta! Devi berla! Ora!” continuo ad urlare in preda agli spasmi dell’orgasmo.
Butto fuori un litro di sborra, che lei raccoglie prontamente in bocca. Continuando a segarmi lentamente, si avvicina al mio volto, mi guarda dritto negli occhi, mi mostra la sborra che impiastriccia tutto il palato e poi la ingoia in un solo colpo, riaprendo subito la bocca pulita, per farmi vedere quanto è stata brava, poi torna a pulire per bene il cazzo dalle ultime gocce, mi guarda di nuovo negli occhi e mi dice: “Mi piace!” [Continua…]

Categories
Racconti Erotici

Iniziazione (Finale)

Stefania tornò in camera dieci minuti dopo,vestita delle sue nudità,come se fosse la cosa pià normale di questo mondo.Le linee perfette dei suoi seni,nascosti dai suoi capelli neri,le sue gambe nude e perfette,che mettevano ancora pià in risalto la sua fica rasata.Si avvicinò a me che ero ancora sporco dei miei umori,volevo sentire ancora addosso il suo profumo,la sua vita che si mischiava con il mio sudore e la mia sborra.Avevo un milione di domande,ma era capace di rendermi completamente avaro di parole,la ammirai,mentre si stese accanto a me
-Carlo-esordì-questo è stato il mio addio non ci vedremo più..mai più..-lo diceva senza guardarmi in faccia.Mi spiazzò di nuovo,tentai di abbracciarla ma mi respinse
-Ho fatto qualcosa di male?-riusciì solo a domandare,sembravo un bambino che viene sgridato e non capisce il perchè
-Nono.-si girò e la sua nuca divenne la mia interlocutrice-Soltanto che non ne posso più di te..lo sai che a me non piace avere legami…abbiamo superato il limite,ero venuta solo a prendere il cellulare non sò come sia potuto succedere tutto questo..-ero disorientato,era questo quindi che stava dicendo al telefono.
-Mi dispiace io ci tengo a te e oggi sono stato bene..-sentiì un sospiro profondo,avevo capito che doveva farla finita con me,ma almeno mi doveva dare delle spiegazioni plausibili,che purtroppo non tardarono
-Sei stato la scopata peggiore della mia vita…impacciato,infantile..-si alzò voltandosi verso di me con rabbia irraggionevole,prese da terra i suoi indumenti e iniziò a vestirsi,io ero impietrito.
-Non capisco…sei tu che…-
-Sisi-i suoi occhi di fuoco lanciavano sguardi assassini,mentre si vestiva in fretta-E’vero ma credevo che….credevo tante cose…e invece sei solo un segaiolo senza fantasia…sei cosciente di questo…ma cresci..cazzo…anche ora ti stò offendendo e tu continui con la tua nullità…sono stanca…capisci?Stanca dei tuoi amorevoli gesti del cazzo….sei senza speranza…cazzo..Carlo vaffanculo…-prese la sua borsa e andò via senza aspettare la mia reazione,anche perchè sapeva benissimo che le avrei regalato l’ennesimo silenzio.Umiliato,mi alzai per andare verso il computer,volevo solo distrarmi,non pensre a niente,stormirmi,passai tutta la giornata a guardare porno e segarmi,non sò neanche io bene quanto tempo passò,prima che spensi i miei pensieri e riusciì ad addormentarmi.Quella sera per l’umiliazione subita,pensai davvero di farla finita,neanche le chiaviche di fogna sono trattate così e non lo meritivo,e forse quest’ultimo pensiero di orgoglio riuscì a distogliermi dai pensieri di morte che mi avevano accompagnato tutta la giornata,vedendola andare via.Passarono tre mesi,non la cercai,sarebbe stato paradossale,qualcuno ogni tanto mi dava sue notizie,chi l’aveva vista in quel dato locale,ubriaca a mettere lingue in bocca ad un’amico,chi l’aveva incrociata al mare completamente nuda a nuotare e chi ci era finito a letto e mi raccontava particolari che sinceramente non destavano alcun interesse.Qualcosa in me era innegabilmente cambiato,non provavo più alcuna emozione e anche i video porno non riuscivano a regalarmi nessun tipo di soddisfazione.Iniziai ad uscire la sera,sempre più spesso,cosa normale per un ventenne,non per me,incontrai Caterina,una sera,sembrava un angelo con quel caschetto biondo scuro e due occhi blu mare.Uscimmo per un pò insieme e iniziammo una relazione,molto ingenua,tanti baci,tante carezze e romanticherie varie.Lei mi riempiva di attenzioni e complimenti,dentro me,invece,stava crescendo qualcosa,un lato oscuro che non conoscevo affatto.Una sera,stava parlando con un suo cugino,non lo dimenticherò mai,era il compleanno di sua madre e mi invitò per farmi conoscere i suoi parenti.Passai la serata a bere,bere tanto,mi mancava da morire Stefania,scacciavo i pensieri così,barricato su di una poltrona a osservare.Ad un certo punto senza salutare nè niente mi avviai verso l’uscita,Caterina mi notò e mi inseguì
-Tesoro dove vai non aspetti che aprano la torta..-
-Sono stanco vado a dormire e poi..sei in buona compagnia con quello là..-e con la testa indicai il cugino che notò e mi salutò con la mano e un sorriso.Lei vide la scena,sorrise,di quei sorrisi che scioglierebbero chiunque
-Amore ma è Tommaso,è mio cugino che vive lontano,stavamo solo parlando…-la presi per un braccio,la portai fuori casa e chiusi la porta
-Vorresti fartelo vero?Di che parlavate di quanto sono inutile?Vero?Rispondi?-cercava di liberarsi dalla mia stretta.
-Carlo mi fai male così…che ti prende…cosa dici??-stava iniziando a piangere,liberai il suo braccio
-Che ci sarebbe di male…è un bel ragazzo…magari ti eccita anche più di me…-prese a singhiozzare,la sua voce era un sibilo
-Carlo cos’hai..perchè dici queste cose..-
-Perchè ti ho visto…sorridere con quell’intimità che solo due amanti hanno…te lo fai vero?Che giochini vi piacciono?-
-Ma che cazzo stai dicendo Carlo??!?E’mio cugino CAZZO!!-l’abbracciai,le accarezzai i capelli
-Hai ragione…è tuo cugino…-lei si calmò,per un attimo,mi chiedeva scusa,senza una ragione plausibile
-Lo sai che non mi permetterei mai di farti soffrire-mi disse-io farei tutto per te..-continuò e a quel punto presi la sua mano e me la portai sul cazzo,lei era impietrita,mentre accompagnavo la sua mano ad aprirmi i pantaloni.
-Davvero?Dimostramelo…voglio che me lo succhi…ora!-non aspettai risposta,mi sbottonai i pantaloni,cacciai il mio cazzo in erezione e la spinsi giù,finchè non era in ginocchio davanti al mio cazzo.Presi la testa e con un colpo secco le penetrai la bocca,non sò se le piaceva o mi stava assecondando,non l’ho mai saputo,ma iniziò a succhiarmelo,velocemente,forse per finire prima quell’atto di violenza gratuita.Me ne accorsi,staccai il cazzo dalla sua bocca,mi chiusi i pantaloni.
-Lo vedi quanto sei puttana?-e mi allontai,lasciandola così,fra le lacrime di rabbia e vergogna che le solcavano il viso,davanti la porta della sua casa in festa.Una volta a casa riaccesi il cellulare,vidi che Caterina mi aveva provato a telefonare e c’erano due messaggi,il primo “Carlo ma cos’hai?” il secondo “Carlo ti prego parlami”.Doveva essere furiosa invece chiedeva spiegazioni,risposi con il seguente messaggio “Ti aspetto domani pomeriggio a casa,scusami ho esagerato,non reggo l’alcool,ti amo” accesi il computer e mi misi a guardare i video di Stefania,finì con un orgasmo fortissimo e intenso,proprio quando sul cellulare comparve un nuovo messaggio di Caterina “Ti amo anche io…ma come è difficile amarti”.”Ti passo a prendere con la macchina scendi fra dieci minuti” non sò bene perchè risposi così,i miei pensieri erano liberi e confusi,poco dopo,con il cazzo completamente sporco della sega precedente,arrivai sotto casa sua,era già lì,entrò in macchina,mi abbracciò forte,sentivo che non portava il reggiseno evidentemente si era vestita in fretta,mi eccitai mentre lei diceva
-Scusami Carlo scusami ti prego…non ti lascerò più solo..scusami..davvero…-le accarezzavo i capelli,le sfiorai le labbra con le mie,ci baciammo per un tempo indefinito,mentre la notte fuori era alta.Infilai una mano sotto la sua maglietta,lei mi lasciò fare,presi il suo capezzolo destro fra l’indice e il pollice,glielo iniziai a stringere,gradiva con piccoli sospiri.Con il palmo della mano mi iniziò a massaggiare la patta dei pantaloni,la mia erezione aveva raggiunto il massimo,sbottonai i pantaloni e lo feci uscire,lei prese a baciarmi con foga mentre lentamente lo strinse fra le mani.
-Aspetta-la fermai,mentre alzavo la sua gonna e le sfilavo le sue mutandine-voglio che ti masturbi davanti a me…-mi sorrise,si tolse anche la gonna e chiudendo i suoi splendidi occhi prese a toccarsi lentamente,io feci lo stesso.
-Vado bene così?-mi disse e non sò perchè a quelle parole s**ttò qualcosa dentro me,mi catapultai addosso a lei,le baciai la bocca,i seni,con un colpo secco la penetrai e iniziai a spignerle il mio cazzo dentro,quanto più potevo.
-Si Carlo…Oh si…quanto ti amo..amami…-le sue parole mi infastidivano e glielo dissi
-Stai Zitta!Ti piace averlo dentro vero?-aprì di colpo gli occhi,nella penombra erano ancora più blu,sorrise
-Si mi piace avere il tuo CAZZO dentro…-esaltò la parola cazzo e la cosa mi eccitò ancora di più,presi un ritmo ancora più frenetico
-Sei davvero una troia lo sai?-
-Si-iniziava a stare al gioco,povera piccola Caterina,non sapeva in che situazione si stava andando a ficcare
-Dillo sei una troia e volevi scoparti tuo cugino vero?-
-Sisi come dici tu…sono la tua troia…amami Carlo..-
-Non ti permettere…-dissi fermandomi e staccandomi da lei-sei solo una puttana e non meriti amore lo sai vero?-travisò le mie parole,pensava che anche quello faceva parte del gioco
-Si,Carlo,scusami ancora…sono la tua puttana…ritorna dentro me..-indubbiamente oltre che bella era capace di stupirmi.Presi il mio cellulare,lo misi in modalità video,iniziai a riprenderla
-Voglio che me lo prendi in bocca,ora!-
-Spegnilo…-mi disse mentre cercava di coprirsi,non l’ascoltai la tirai a me e inquadrai per bene quella bocca sul mio cazzo.
-Succhia troia,pensa che sono quello stronzo di tuo cugino..-la stavo umiliando oltremodo,non sò perchè lei prese a succhiarlo lentamente,anzi,con occhi di fuoco si mise in modo di guardare dritto nell’obiettivo,quasi a sfidarmi
-Vado bene così?Mi vedi con il tuo cazzo in bocca si?-disse mentre vedevo il mio sesso scomparire e riapparire lentamente,la sua lingua che accompagnava la lungezza fino alle palle,le succhiava,prese a massaggiarle con una mano,mentre con la bocca si occupava di me e con l’altra mano si sistemava i capelli dietro l’orecchio.Sborrai una quantità indefinita nella sua bocca,lei lasciò cadere tutto sul mio cazzo,ripresa perfettamente,il suo viso era sfatto,umiliato nell’anima,ma mi stupì ancora.
-Grazie!-mi disse,sempre fissando il cellulare,lo spensi,l’abbracciai in maniera sincera,mentre un rivolo di sborra le cadeva sulla coscia.Non mi chiese spiegazioni,mi sorrideva e io sentivo di amarla,un amore malato,ma sempre amore.Tornò a casa sua,dandomi un ultimo bacio appassionato,tornai a casa mia,felice di aver,almeno per ora,soddisfatto il mio lato oscuro..

Categories
Racconti Erotici

Scopata in reception

Era la calda dolce estate del 2004 e lavoravo come receptionist nel mio Hotel, a quel tempo come cameriera ai piani lavorava Nico una ragazza di tre o quattro anni più giovane di me che ne avevo all’epoca trentaquattro. Era un po’ di tempo che mi facevo dei pensieri su di lei, mi piaceva un casino, di corporatura minuta, con un bel viso e anche se, era la ex di un mio amico, mi aveva sempre attratto sessualmente fin da quando la conoscevo. Da timidone quale ero però non avevo mai cercato di farle capire quanto ardentemente la desiderassi. Quel pomeriggio lei era sola in cucina a pulire dopo il servizio di mezzogiorno, quando sono andato a fumare una sigaretta sulla porta che dà all’esterno, Nico me ne chiede una e fumiamo insieme sull’uscio. Ritorno alla reception preso da un senso di arrapamento dovuto allo starle vicino e dal caldo estivo che mi aveva alzato il livello del testosterone a bomba. Passata mezz’ora vado in cucina per fumarmi un’altra sigaretta e vedo lei che continua a passare con lo straccio sempre sulle stesse parti come se volesse aspettare ad andare via, come se volesse stare ancora un po’ in mia compagnia. A quel punto stupito da quel comportamento mi faccio coraggio : Nico facciamo qualcosa ? le dico e lei fa un passo verso di me e guardandomi : eh ma cosa vuoi fare ? io le vado incontro a mia volta la stringo a me e la bacio sulla bocca con la lingua, lei subito scosta il viso e mi dice noo cosa fai (sapeva che convivevo ed era amica della mia ragazza ) ma io la bacio ancora al che anche lei comincia a muovere la lingua contro la mia e a spingermela dentro la bocca, è fatta penso dentro di me, mentre le infilo le mani nei pantaloni e fin sotto le mutande inizio a stringerle le chiappe. Mentre la tiro contro il mio inguine, mi accorgo che il mio cazzo è già duro da esplodere e glielo faccio sentire spingendoglielo contro la pancia. A quel punto il mio desiderio era alle stelle dovevo fare qualcosa e subito, avevo troppa voglia di lei. Nico le dico: fammi leccare la fica, la prendo per mano e la porto in una stanzetta comunicante con la reception dell’Hotel. Chiudo la porta con la reception ma quella stanza è solo un divisorio fatta da pareti di legno alte due metri e mezzo e senza soffitto dunque si poteva sentire quello che succedeva nella hall dell’Hotel e viceversa si poteva sentire quello che succedeva nella stanzetta se fosse entrata gente. Ma avevo così desiderio di assaggiarle la patata che ogni altro pensiero sul rischio che potesse entrare qualcuno era completamente estraneo alla mia mente. Lei è li in piedi mi aspetta, ci baciamo ancora poi io mi butto in ginocchio le abbasso I pantaloni e le mutandine e le bacio la patata piano piano. Delicatamente poi comincio a leccargliela e mi sento sempre più eccitato gustandomi l’odore ed il sapore della sua bella figa da trent’enne. La metto a sedere sulla sedia, le abbasso ancora di più gli slip fino alle caviglie in modo da poterle allargare bene le cosce e continuo a succhiare il suo umore. Lei mi prende per i capelli e mi schiaccia la bocca sulla figa mugolando di piacere, sento la sua mano che scende in cerca del mio sesso, mi slaccia I pantaloni e comincia a giocare con il mio arnese mentre io sono ancora in ginocchio che la lecco, ho voglia di baciarla di nuovo sulla bocca per farle sentire il suo sapore mi tiro sù per baciarla ma prima che riesco a farlo lei si è già messa il cazzo in bocca e incomincia a pomparmelo gemendo mi acarezza le palle, me lo succhia per un pò ma poi non resisto voglio avere ancora il suo sesso in bocca, mi risiedo in terra per riuscire ad avvicinarle la mia lingua ma non faccio in tempo che me la trovo seduta sopra che si lascia affondare il mio grosso cazzo dentro la vagina, ci baciamo mentre I nostri corpi sono ormai preda del piacere della carne, ci stiamo sbattendo da qualche minuto quando lei si alza e si appoggia al tavolo con il busto tenendosi con le mani al bordo mi offre il suo corpo a pecorina. Glielo metto dentro e la scopo forte forte da dietro mentre lei quasi grida di piacere e il tavolo sbatte e fa rumore ormai sono al culmine dell’amplesso anche io, estraggo il mio cazzone la prima schizzata è sul culo lei si accorge del fiotto di sperma e velocemente si gira bevendo con avidità il resto del mio piacere, l’adrenalina è alle stelle mi tremano le gambe e ho il cuore a mille ma sono felice, le pulisco la sborra dal culo con il grembiulino che ha ancora legato in vita, si tira sù I pantaloni e va a cambiarsi per andare a casa. Mentre esce sorridendo mi dice: certo che se eravamo su un letto era meglio :), con Nico siamo diventati amanti per qualche mese, ma questa è però un’altra storia.

Categories
Gruppen Hardcore Inzest

Video-Abend mit Onkel Willi, Teil 2

Vielen Dank für die netten Kommentare, Applaus ist ja bekanntlich das Brot des Künstlers. Ich hoffe daher, auch der zweite Teil findet Gefallen und Ihr kommentiert meine Erlebnisse fleissig. Weiter geht es:

Ich sah auf das Stück seines Schwanzes, das noch nicht in meinem Mund steckte. Mindestens noch 5, 6 Zentimeter, was wollte er da versuchen, wie weit er kam? Er stieß doch schon hinten an!
Mein Onkel fing wieder mit den sanften Fickbewegungen an. Der Druck seiner Hände auf meinen Kopf wurde immer stärker. Als er wieder hinten in meinem Rachen angekommen war, schrie mein Onkel plötzlich: “Schluck!“
Ich war so erschrocken über die plötzliche Lautstärke, dass ich wirklich schluckte. Der Schwanz meines Onkels stieß dabei ein ganzes Stück vor, meine Lippen berührten beinahe seinen Bauch, aber mein Onkel ließ nicht nach, er drückte meinen Kopf weiter runter, und mit einem kleinen Ruck verschwand auch der Rest des Schwanzes in meinem Hals. Und mein Onkel hielt meinen Kopf immer noch fest umklammert! Ich geriet in Panik und wollte mich losreißen, aber mein Onkel hielt mich eisern fest und sagte: „Ganz ruhig, Du gewöhnst Dich sofort daran. Atme ganz ruhig durch die Nase, du wirst sehen, es geht!“
Ich versuchte es, und tatsächlich, obwohl ich ein Gefühl im Hals hatte, als wenn ich ersticken müsste, konnte ich genug Luft durch die Nase bekommen! So etwas hatte ich noch nie gesehen, geschweige denn, erlebt.
Mein Onkel meinte: „Du bist ein echtes Blastalent, Junge. Da stellen sich andere beim ersten mal ganz anders an, wenn der Schwanz in ihrer Speiseröhre steckt. Aber da fängt für mich das Blasen nun mal erst an, damit kannst Du irre Gefühle erzeugen. Ich zeig es Dir. Schluck noch mal!“
Der Unterkörper meines Onkels schob sich noch weiter vor. Da ich seinen Schwanz bis zum Anschlag geschluckt hatte, musste ich mit meinem Kopf etwas zurückweichen. Dann versuchte ich es, und tatsächlich, es ging! Ich schluckte noch mal, der Schwanz wurde dadurch noch etwas tiefer eingesaugt, und ich spürte, wie er langsam wieder zurückglitt, nur ganz wenig, vielleicht einen Zentimeter. Mein Onkel stöhnte laut auf und griff mir an den Hals. Ich spürte, dass er mit seiner Hand fühlte, wie tief sein Schwanz in meinem Hals steckte. „Jaaa, Du hast es! Das ist die optimale Blastechnik. Schwanzlutschen mit dem Mund ist keine Kunst, und für den Schwanz nicht besser als ficken. Aber Schwanzlutschen mit dem Hals, das ist wie eine phantastische Melkmaschine, so eng und feucht und druckvoll kann nur einen Speiseröhre saugen, es ist unbeschreiblich! So, und jetzt noch mal raus mit dem Schwanz, und du führst mir den Trick vor, ohne dass ich Dir helfe.“

Er drückte immer noch an meinem Hals herum, als ich den Kopf langsam zurückzog. Wieder gab es einen kleinen Ruck in meinem Hals, als der Schwanz aus der engen Röhre in den Mund zurückgezogen wurde, mein Onkel musste es mit seiner Hand ganz deutlich gespürt haben. Als der Schwanz aus meinem Mund glitt, war die Eichel dunkelrot bis blau angelaufen. Ich schnappte nach Luft, denn mit einem Schwanz im Hals ist das Luftholen, auch durch die Nase, doch nicht so einfach. An der prallen Eichel hing ein dicker Speichelfaden, den ich mit der Zunge langsam aufleckte.
Mein Onkel sah mich geradezu zärtlich an. Er beugte sich zu mir herunter und drückte seinen Mund auf meinen. Ich wollte zunächst zurückweichen, aber er hielt wieder meinen Kopf fest. Er steckte mir seine dicke, nasse Zunge in den Mund, und zaghaft begann ich, zunächst mit meiner Zunge daran zu spielen, um dann gierig an seiner Zunge zu lutschen. Es war ein endloser Zungenkuss, und ich war geil wie noch nie. Mein Onkel löste sich von mir und sagte: „So, und jetzt mach, zeig mir, was Du kannst.“

Ich stürzte mich geradezu mit Begeisterung auf seinen Schwanz. Ich nahm ihn in den Mund, machte ihr richtig mit der Zunge nass, legte die Zunge darunter und schob ihn bis zum Anschlag rein. Dann wieder das Schlucken und komplette verschlingen dieses Riesen. Meine Lippen berührten seinen Bauch und seinen Sack. Ich wollte ihn tiefer, immer tiefer in mir haben. Ich schluckte einmal, zweimal, er zog sich immer wieder langsam zurück, was mich geradezu wahnsinnig machte, ich leckte tatsächlich seine Eier mit meiner langen Zunge, während er bis zum Anschlag in meinem Hals steckte.
Mein Onkel streichelte meinen Kopf. „Wauh, Du bist wirklich ein echter Schwanzlutscher, weiß Gott. Jaa, nimm ihn tief in Dein Blasmaul, deine geile Maulfotze, Du geiler Schwanzlutscher, ja, mach mich fertig, hol Dir den Saft, ich spritz Dir alles in die Fresse, jaa, schluck ihn, trink ihn, ahhhhh!“
Mein Onkel zog meinen Kopf an sich, obwohl der Riemen sowieso bis zum Anschlag in meinem Hals steckte. Mit der Zunge an seinen Eiern spürte ich, wie sich sein Sack zusammenzog, der Schwanz wurde für einen Moment noch dicker, er sprengte fast meine Kieferknochen, so weit musste ich meinen Mund aufreißen. Dann spürte ich in meinem Mund das geile Pumpen, das Sperma wurde durch meinen Mund gepumpt, ich spürte mit der Zunge förmlich, wie Schub um Schub durch die dicke Röhre in meinem Mund direkt in den Magen gepumpt wurde. Er hörte gar nicht auf, ich schmeckte nichts, weil ja kein Sperma in meinen Mund kam. Meine eigenen Eier waren ebenfalls steinhart, der Gedanke, gerade mit Sperma gefüllt zu werden, machte mich ebenfalls rasend. Ich riss meinen Kopf zurück, behielt nur die Eichel im Mund, und obwohl schon mehrere Schübe in meinem Magen gelandet waren, kam immer noch stoßweise der dicke Saft in meinen Mund gespritzt. Als ich die erste Spermafontäne schmeckte, schoss ich auch selber ab. Ohne meinen Schwanz auch nur berührt zu haben, spritzte ich ab, es war der geilste Orgasmus in meinem Leben. Ich spritzte und spritzte, und es war ein irres Gefühl, weil ich keinerlei Reibung an meinem Schwanz verspürte, er zuckte einfach nur und es spritzte raus, irgendwohin.
Mein Mund füllte sich nun, und ich schluckte das Sperma meines Onkel mit Genuss herunter. Es kam immer noch etwas, aber der Schwanz wurde nun etwas weicher, er ließ sich besser lutschen, ich nahm eine Hand zu Hilfe und drückte die letzten Tropfen aus der Eichel heraus. Ich zog den Schwanz aus meinem Mund und betrachtete ihn. Weiteres Sperma lief an dem dicken Schaft herunter. Ich sah meinem Onkel glücklich in die Augen, während ich es mit langer Zunge auffing, auf meinen Lippen sammelte und ein paar Blasen damit machte, bevor ich es genüsslich schluckte.
„Lass gut sein,“ meinte mein Onkel, und nahm sich eine Zigarette. Ich setzte mich neben ihn auf das Sofa und rauchte ebenfalls. Mein Onkel legte seinen Arm um meine Schulter und sagte: „Du bläst wirklich göttlich, mein Junge. Du wirst noch viele Schwänze mit Deinem Lutschmund glücklich machen, glaube es mir.“

Es störte mich nicht, und das wunderte mich selbst ein bisschen. Konnte das sein? Konnte mich ein einziges Lutschen am Schwanz meines Onkels zu einem gehorsamen Schwanzlutscher gemacht haben? Ich wusste es nicht. Wir hatten aufgeraucht, und wir stießen mit unseren Biergläsern an. Onkel Willi meinte, wir müssten jetzt Brüderschaft trinken. Wir kreuzten unsere Arme beim trinken, anschließend zog Onkel Willi meinen Kopf zu sich heran und gab mir einen langen Zungenkuss. Was mich gestern noch abgestoßen hätte, geilte mich nun wieder auf. Ich erwiderte seinen Kuss leidenschaftlich. Als wir uns voneinander lösten, hatten wir beide wieder einen Halbsteifen. Onkel Willi streckte die Beine aus, und ich sah, dass sein rechtes Schienbein völlig mit meinem Sperma bekleckert war. Der dicke Schleim klebte in Massen auf seinem Bein, ich hatte meine volle Ladung dort abgeschossen.
„Warte, ich hole ein Tuch und wische es Dir ab,“ sagte ich und wollte aufstehen. Mein Onkel hielt mich am Arm fest. „Lass nur, vielleicht kommt ja noch was dabei, gib mir noch ein paar Minuten,“ meinte er. Wir rauchten schweigend. Ich war jetzt völlig locker und ungehemmt. Um meinen Onkel etwas aufzugeilen, wichste ich jetzt ganz offen meinen Schwanz. Er war wieder hart, wenn auch nicht so hart wie zuvor. Ich zog die Vorhaut ganz zurück, und es quoll noch etwas Sperma aus der Eichelspitze. Ich verrieb es mit dem Zeigefinger und leckte ihn ab, wobei ich meinem Onkel in die Augen sah. „Du willst mich wohl wieder scharf machen, was?“ meinte er grinsend. „Ja, Onkel. Ich würde Dir gerne noch einen blasen. Dein Schwanz schmeckt einfach zu gut. Darf ich?“
„Ich bin noch nicht geil genug. Aber ich kann Dir gerne zeigen, wie man einen abgesaugten Kerl wieder richtig scharf macht. Interesse?“
„Klar!“ stieß ich hervor. „Ich will alles von Dir lernen. Zeig mir alles, Onkel Willi!“
„Knie dich wieder hin,“ meinte er. Ich gehorchte und nahm wieder meinen Platz zwischen seinen Beinen ein. Sein Schwanz lag fett auf seinem Oberschenkel. Letzte Spermareste tropften zäh heraus.
„Es heißt zwar immer, ein Mann hätte nur eine erogene Zone,“ begann mein Onkel, „aber das stimmt nicht ganz. „Rück ein bisschen nach hinten!“ Ich rutschte aufmerksam einen halben Meter zurück.
„Sieh Dir an, was Du für eine Sauerei auf meinem Bein hinterlassen hast. Aber das hat auch sein Gutes.“ Ich sah auf sein gebräuntes, haarloses Bein. Mein Sperma hatte sich nun weitgehend verflüssigt und rann an seinem Schienbein herab zu seinem ebenso braunen, gepflegten Fuß. Er hob den Fuß ein wenig an und senkte die Zehen nach unten. Mein Sperma rann in einem breiten, langsamen Strom bis zu seinen Zehen und verteilte sich dazwischen.
Mein Onkel hob seinen Fuß und hielt ihn mir vor den Mund. „Die Zehen sind eine seeehr erogene Zone beim Mann. Jetzt leck Deinen Fickschleim auf!“
Ich zögerte, aber auch in diesem Fall siegte meine Neugier und Geilheit. Ich fasste seinen Fuß mit beiden Händen an der Ferse und führte seine Zehen langsam zu meinem Mund. Ich öffnete ihn, ließ seinen großen Zeh langsam bis zum Anschlag in meinen Mund gleiten und begann sanft daran zu saugen. Mein Onkel zog hörbar die Luft ein. „Jaaah, so ist es gut. Lutsch daran, wie an einem Schwanz. Jaa, gut so. Jetzt leck zwischen den Zehen, leck alles schön auf, hörst Du?“ Ich gehorchte. Ich lutschte jeden Zeh einzeln der Länge nach in meinen Mund ein und umkreiste ihn langsam mit meiner Zunge. Dann leckte ich mit langer Zunge die Zwischenräume sauber, ganz langsam, wobei ich meinem Onkel in die Augen sah. Er verdrehte seine Augen nach oben, offenbar verspürte er große Lust. Sein Schwanz begann zu zucken und sich leicht zu erheben. Ich leckte jetzt die Oberseite seines Fußes sauber, der von meinem Ficksaft ganz nass war. Ich hatte mein eigenes Sperma noch nie geschmeckt, aber ich mochte es. Mein Schwanz war wieder ganz hart. Ich hob den Fuß an und leckte die Unterseite mit langer, weicher Zunge, wie ein Waschlappen. Ich leckte die ganze Sohle ab, obwohl dort kein Sperma war. Dann wanderte mein Mund am Bein meines Onkels nach oben, jede feuchte Stelle gierig aufsaugend. Ich war am Schienbein angekommen, mein Sperma war nun komplett in meinem Magen verschwunden. Mein Onkel tätschelte meinen Kopf. „Gut so,“ meinte er. „Jetzt leck noch mein Sperma von Oberschenkel, aber berühr nicht meinen Schwanz.“
Ich leckte die feuchte Stelle vor seiner Schwanzspitze sauber. Der Schwanz kam etwas weiter hoch. „Jetzt das wichtigste.“ Mein Onkel ließ sich weiter auf dem Sofa heruntergleiten, bis sein Arsch über die Sofakante ragte. Er spreizte die Beine noch weiter und zog mit den Händen seine Arschbacken auseinander. „Jetzt leck noch mein Arschloch.“ Er bemerkte mein Zögern. „Mach schon. Du willst meinen Riemen doch wieder groß und stark haben, oder nicht?“
Natürlich wollte ich das. Ich beugte mich langsam zu seinem Arsch vor. Dann leckte ich mit langer, weicher Zunge über das runzelige Loch. Mein Onkel stöhnte. „Du bist wirklich eine geile Sau,“ ächzte er. „Aber das gefällt mir. Jetzt steck die Zunge rein, los, so weit du kannst!“
Ich machte meine Zunge ganz hart und versuchte, in sein Loch einzudringen. Es schmeckte etwas herb, aber nicht unangenehm. Ich merkte, dass mein Onkel sein Arschloch entspannte. Meine Zunge drang ein, erst nur einen Zentimeter, dann langsam immer weiter, bis ich sie so weit wie möglich ausgestreckt hatte und sie in voller Länge in seinem Arschloch steckte. „Aaah, das ist wirklich gut. Jetzt leck mein Arschloch schön aus, hörst Du? Jaaah, das ist ein Gefühl, als wenn mir Deine Zunge gleich aus dem Mund herauskommt. Ohhhaaa, Du leckst wirklich tief, mein Junge!“
Ich fickte ihn nun regelrecht mit meiner Zunge in den Arsch, und es gefiel mir. Ich leckte seine Rosette von der Innenseite her, und er musste tolle Gefühle dabei empfinden. Als er mein Gesicht schließlich von seinem Arsch wegzog, war ich regelrecht enttäuscht. Mein Gesicht war klatschnass von meiner eigenen Spucke. Der Schwanz meines Onkels stand jetzt tatsächlich wieder wie eine Eisenstange. Ich selber war ebenso geil.

„Komm, wir gehen ins Bett,“ sagte mein Onkel. Er löschte das Licht aus, und wir gingen ins Schlafzimmer. Er legte sich auf den Rücken, und ich legte mich daneben, mit dem Kopf auf seinem Bauch. Er fasste seine Eier und meinen Kopf und drückte beides aufeinander zu, bis meine Lippen wieder an seine Eier stießen. Sein Schwanz war wieder bis zum Anschlag in meinem Hals, und ich war selig.

Mein Onkel verspritzte in dieser Nacht noch dreimal seinen Samen in meinem Mund, oder besser, in meiner tiefen Kehle. Zwischendurch schliefen wir oder ich leckte seinen ganzen Körper ab, während er wieder zu Kräften kam, die rasierten Achselhöhlen, seinen dicken Sack, seine Arschritze, seine Füße. Ich lutschte mit solcher Begeisterung an seinen Brustwarzen, als wenn es die Titten der schönsten Frau wären. Ich schlief vielleicht drei Stunden in dieser Nacht, ich wollte nicht schlafen, ich wollte immer nur blasen, wollte ihn immer wieder steif machen, um mir den Schwanz dann wieder in den Hals rammen zu können.

‚Ich bin diesem Schwanz verfallen’, dachte ich noch, als ich schließlich völlig entkräftet wegdöste.

Soweit erstmal, wenn es gefallen hat, bitte geile Kommentare.

Categories
Racconti Erotici

………MECHANICAL ANIMALS…

Avvolto da pensieri immagino di essere al centro di un’enorme nuvola di fumo densa e biancasta, stanco dopo una notte di bagordi e una dura settimana di lavoro. Resto fermo, immobile a pensare, sorrido e mi incupisco come il tempo che fuori muta in continuazione. Ricordo quando, da adolescente, mi divertivo a sfogliare i giornali alla ricerca dei sesso, leggevo gli annunci delle squillo pubblicati sul quotidiano, e mi appassionavo a tutte quelle storie o racconti che avevano a che fare con quel non so che di piccante. Mi viene in mente in particolare una rubrica contenuta nel settimanale “cronaca vera” una rubrica totalmente dedicata alle domande più strampalate dei lettori sulla sessualità, fra dubbi, rivelazioni anonime, e confessioni hot, rigorosamente rivolte al sessuologo di turno. In particolare mi colpirono le parole di una donna che ammetteva di avere fantasie “i****tuose” nei confronti del proprio pargolo appena 18enne. La cosa che più mi fece stupire di questa storia è stata la mia vistosa erezione dopo aver quelle poche righe. Ho pensato spesso ai pro e ai contro nei confronti di queste fantasie in famiglia, e puntualizzando, non appartenenti alla mia di famiglia, e ho cambiato mille volte idea. E’ sicuramente un’immagine forte che lascia vuoti e dubbi, e devo dire sono in molti a definire questa pratica come “roba per persone malate”. Entro quindi su internet alla ricerca di informazioni riguardanti “il Complesso di Edipo” che si basa sul mito greco di Edipo, che uccide suo padre, Laio, e sposa sua madre Giocasta. Nella concezione classica freudiana indica un insieme di desideri amorosi ambivalenti che il bambino prova nei confronti delle figure genitoriali. Si tratta di un atteggiamento di desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e di desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto.L’i****to è il tabù più comune in tutti i gruppi umani, e quindi contestualizzata dalla religione e dalla cultura. Sono ritornato a fantasticare su ciò che sia più o meno proibito, moralmente corretto, l’i****to spaventa, è un tabù che, se c’è va tenuto nascosto, è una violazione della propria identità oggettivamente del colore sporco dell’errore sopratutto se è violenza. Questo è solo che un racconto che mi ha lasciato interdetto, in un misto di eccitazione e peccato. “…Fu proprio un lunedì mattina, al ritorno da una di queste nostre brevi assenze, che ripulendo la casa da quel gran disordine lasciato da mio figlio e dai suoi amici, che trovai nelle vicinanze del videoregistratore una videocassetta con su scritto “privato”. Giovanni, il nostro ragazzo, aveva ormai diciotto anni, e data anche l’età, intuii che quella cassetta, evidentemente dimenticata lì, contenesse delle riprese private dai ragazzi nel corso delle loro festicciole. La curiosità mi portò ad infilare la cassetta nel videoregistratore. Mi dovetti sedere sul divano, dato che le scene che scorrevano sullo schermo, riportavano quello che mio figlio e i suoi amici avevano fatto nella notte precedente il nostro ritorno. Vidi così i suoi amici che, forse in preda all’ alcol, giocavano a misurarsi l’ uccello e, forse col tentativo di superare quello degli altri, facevano su e giù nella più grande delle seghe collettive. Mio figlio, Giovanni, non era da meno, e fra lo sventolio per aria di quei membri eretti, il suo pareva uno dei più grandi. Ero scioccata, e tutti quei ragazzi nudi e i loro membri eretti, avevano provocato in me una strana sensazione. Tanto che rimisi daccapo il nastro nel videoregistratore e iniziai a toccarmi pensando di essere in mezzo a loro, nuda anch’ io a godere di tutti quei membri che agitati in quel gioco strano, iniziavano a schizzare in aria il loro seme. Mi soffermavo ad osservare appassionata tutta quella forza della natura, scrutando ogni singolo membro e immaginando quei ragazzi sopra di me. E sopra di me anche mio figlio. Venni come una ragazzina, e fu necessario un altro orgasmo a quietare le mie voglie. Quando Giovanni tornò a casa gli chiesi come era andata durante la nostra assenza, e lui rispose con un’ alzata di spalle. Il suo sguardo cadde sulla cassetta poggiata al bordo del videoregistratore … e arrossì. Non potei fare altro che alzarmi e stampargli un grosso bacio sulla guancia. Arrossì di nuovo. Pur senza parlare aveva capito che avevo visto…. I giorni a seguire mi resi conto che era diventato più sfacciato, girava per casa in boxer, cosa che faceva abitualmente, ma qualche volta faceva anche affacciare il suo “arnese” al bordo delle mutande, con fare distratto. Da parte mia, anch’ io avevo preso ad essere più spregiudicata, non indossando il reggiseno e qualche volta “dimenticando” perfino di indossare sotto la vestaglia le mutandine. E puntualmente non potevo non sentirmi addosso gli occhi di Giovanni che cercavano sempre di scrutare di più. Questo gioco, innocente fino ad allora, andò avanti per qualche settimana. Fino al giorno che, a causa di importanti lavori di ristrutturazione all’ interno del nostro appartamento, lavori che impegnavano diversi vani ed anche la camera di Giovanni, fummo costretti a dormire nello stesso letto. Io e Giovanni, da soli. Mio marito, fuori per lavoro, sarebbe tornato soltanto alcuni giorni più tardi. Dopo aver visto i programmi televisivi, seduti sul divano una vicina all’ altro, vestiti (o parzialmente svestiti) con le sole mutande e maglettina indosso, decidemmo di andare a letto. Approffittando del fatto che Giovanni si era recato in bagno, mi misi sotto il lenzuolo dopo aver indossato una leggera camicia da notte senza nient’ altro addosso. Attesi il ritorno di mio figlio dal bagno e non potei non osservare che il suo membro doveva essere eretto, vista la precisa sagoma che premeva sulle sue mutande. Gli augurai la buona notte e mi girai dall’ altro lato. Sentii mio figlio che si adagiava quasi al mio fianco e lo sentii girarsi dall’ altro lato anche lui. Mi svegliai nella notte e mi accorsiche la vestaglia si era arrotolata quasi tutta fin sopra l’ altezza della pancia, lasciandomi scoperto il sedere, segno evidentemente che il continuo rigirarmi nel letto mi aveva quasi interamente spogliata. Anche mio figlio si girava e rigirava nel letto, forse a causa, pensavo, della cena tutt’ altro che leggera consumata la sera prima. Sentivo il respiro di mio figlio farsi leggermente più pesante, e subito dopo avvertii qualcosa premermi sulle natiche. Finsi di continuare a dormire. Non potevo credere che ciò che premeva fosse il suo membro. Ma dovetti ricredermi; anche lui era nudo e cercava di poggiarsi intimamente a me. Sentivo che il suo membro doveva essere bello eretto e cercava il solco delle mia intimità. Sospirai e lui stette fermo, quasi ad accertarsi che io dormissi, finchè riprese nuovamente a farsi sempre più vicino e il suo arnese a premere sul mio buchetto… finchè non riuscì a trattenersi e venne, bagnandomi il sedere e l’ interno delle cosce. Lo sentii respirare affannosamente, stette un attimo fermo, si scoprì e lo vidi andare in bagno. Ero eccittatissima, allungai la mano a toccare il mio corpo lì dove mio figlio mi aveva bagnata. Toccai il suo seme, lo raccolsi più volte col dito e me lo portai alla bocca. Aveva un sapore bellissimo. Continuai a giocare con quel che rimaneva del suo seme sul mio sedere, e ne spinsi un po’ nella mia figa bagnatissima. Lo sentii tornare e fingendo di dormire, mi girai verso di lui ad osservare con gli occhi socchiusi quella meraviglia che pochi attimi prima egli aveva poggiato su di me. Mi rigirai dandogli le spalle. Le mie voglie erano inappagate ed il pensiero di averlo ancora dietro di me, ancora nudo, mi rendevano folle. Lo sentii riavvicinarsi a me, e capii che se ci avesse riprovato, non sarei più stata capace di res****rgli. Sentii nuovamente il suo membro, nuovamente eretto e duro, che percorreva la stessa via di prima, poggiandosi su una natica e spingendosi verso l’ interno delle mie coscie. Istintivamente inarcai la schiena, rendendogli più facile il tentativo. Infatti lo sentii avvicinarsi di più, poggiarsi ben bene a me, facendo scivolare lungo il mio culo il suo uccello e finendo col premere sulle mia figa bagnata. Tanto bagnata che non gli fu difficile scivolarmi dentro. Lo sentii stantuffarmi dentro, mi sentivo piena come non mai. Iniziai a muovermi anch’io, senza ritegno alcuno, facendolo entrare sempre più in fondo… fino a venire insieme in un orgasmo senza fine, consentendogli di allagarmi dentro con il tutto il suo seme…”[image][image]

Categories
Racconti Erotici

Senza parole

Mezzanotte. Annoiato, qui su Xhamster provo a fare conversazione con qualche donna.

“Ciao, come mai da queste parti?”.

Sì, la frase d’abbordaggio non è granché, ma le energie a quest’ora sono poche, e non ho voglia di spremermi in frasi fantasiose.

Un tentativo dopo l’altro, tutti cadono nel vuoto. Vedo che le donne sono online, ma penso che abbiano ben altro da fare piuttosto che rispondere a me. L’approccio non è niente di che, in più nel mio profilo c’è qualche foto del mio uccello, e poco altro. Perché una donna dovrebbe rispondermi? Me lo chiedo anch’io. Ma qui a Milano piove. E non ho sonno. E non ho voglia di masturbarmi davanti a uno dei soliti video, vorrei parlare con una donna, stasera, non mi importa che sia una strafiga, ma voglio una donna dall’altra parte dello schermo, o almeno credere che sia così.

Prova e riprova, ecco una risposta. La donna si presenta. Il suo nome è Laura. Anche lei di Milano. Cominciamo parlando delle solite stupidaggini. Certo il suo profilo è peggio del mio, neanche uno straccio di foto, solo un avatar in cui si intravede qualcosa. Si lascia scappare durante la conversazione che vive in un viottolo in zona Lorenteggio. Conosco casualmente quel viottolo, ci abita un mio lontano parente, saranno tre-quattro palazzoni in tutto, non di più. La conversazione prosegue, la convinco dopo tanti sforzi a mandarmi via mail qualche foto di lei. Il marito non c’è, e rimarrà fuori tutta la settimana, lei è a casa da sola. Dopo qualche minuto di attesa, vedo che la posta è finalmente arrivata. Niente male però! Non sarà una liceale, ma ha un corpo armonico, formoso e con le curve che piacciono a me. Noto una cosa però: nell’header della mail leggo il suo nome e cognome. Ho un pensiero in mente. Folle? Sì. Accendo il mio tablet, mi serve. Esco in tutta fretta di casa, continuando la conversazione sul tablet. Saranno tre-quattro chilometri, non di più. A quest’ora poi sono pochi minuti in macchina.

– Alla fine non mi hai detto perché a quest’ora sei ancora sveglia
– Stasera ho solo voglia di toccarmela un po’. Ti va di aiutarmi?
– Dimmi come?
– Voglio immaginare un bel ragazzo con un grosso arnese che mi soddisfa, che non mi da tregua.
– Sono qui per questo …
– Allora caro datti da fare e … fammi sognare

Nell’arco di queste battute ho già raggiunto il viottolo dove abita. Sì, sono quattro palazzi, ma enormi. Comincio a scorrere i nomi sui citofoni frettolosamente, mentre continuo la conversazione.

– Allora, c’è qualcuno che sta bussando alla tua porta, adesso. Dai un’occhiata allo spioncino, sono io, mi hai dato il tuo indirizzo e mi sono precipitato a casa tua
– Uhm si, non male, vai avanti….

Sono fortunato, il palazzo è il primo. Scavalco il cancello, e fortunatamente qualche sbadato ha lasciato il portone del condominio aperto. Salgo le scale, sempre col tablet in mano.

– Tu mi aspetti in accappatoio. Non mi fai neanche aprire bocca. Non vuoi sapere chi sono, da dove vengo, cosa voglio. Quello che vuoi è soddisfare te stessa e la tua figa. Dai subito un’occhiata a quello che ho tra le gambe. I jeans comprimono, ma la sola vista di te mi ha fatto infoiare. La cosa ti piace, ti piace sapere che mi fai eccitare così tanto.
– Si mi piace eccitarti porcellino mio
– E a te piacerebbe trovarti in questa situazione?
– Da morire …

Sono davanti alla porta di casa sua, sento un lontano rumore di tv. Mi faccio coraggio e busso. La tv zittisce. Mi metto in bella vista di fronte allo spioncino. Sento il leggero rumore metallico, e immagino lo sguardo dall’altra parte. Giro il tablet che ho in mano, le mostro la pagina di Xhamster. Secondi, interminabili secondi. Alla fine la porta si apre. E la situazione che mi trovo davanti non è molto diversa da quella del racconto che avevo iniziato, compreso l’accappatoio che avvolge il suo corpo sensuale. Mi invita a sedere sul divano. Non abbiamo ancora parlato. Non so se siamo davvero soli a casa, se c’è qualche motivo per stare in silenzio. Ma so che sono lì solo per soddisfarla, e non devo chiedere o pretendere altro. Mi accarezza, lì. Ma per adesso vuol farmi soffrire, non vuole liberarlo subito, ho i crampi per quanto sono eccitato. Intravedo la scollatura nell’accappatoio, vorrei saltarle addosso, ma stasera è lei la mia padrona, e decide lei, tutto. Mi prende per i capelli, penso già alle nostre lingue che si intrecciano in un mulinello fradicio. Ma mi sbaglio. La testa me la spinge più in giù. Con un gesto improvviso scosta l’accappatoio e mi prende la mia testa tra le gambe, e me la spinge giù. Sento un calore assurdo, improvviso. Il profumo che emana la sua figa mi lascia senza fiato. Comincio a leccarla dolcemente, piano piano, ma sento le sue unghie che affondano tra i miei capelli fino a farmi male. Capisco che stasera non se ne fa niente della dolcezza. Allora comincio a leccarla furiosamente, fino a mordicchiarle il clitoride. Comincia a mugolare. E’ la prima volta che sento la sua voce. O almeno un flebile lamento. So che le piace, ma è il momento di andare oltre. Mi succhio rapidamente il medio e l’anulare, li faccio scivolare dentro di lei mentre con la lingua continuo a stuzzicare il clitoride. Non so chi lei sia e cosa le piaccia, ma ci provo. Col mignolo le stuzzico il buchino, e sento che si appoggia sopra, vuole che affondi anche con quel dito, nell’altro buco. Sento le contrazioni della sua figa che mi risucchiano le due dita, mentre i suoi liquidi cominciano a scivolarmi giù per il braccio. A un certo punto si sposta, e mi spavento. Avrò osato troppo? Magari qualcosa le ha dato fastidio. Non è così, è solo il momento di cambiare. Ha voglia del mio uccello. E’ un attimo, improvviso, ma che sembra durare in eterno. I miei pantaloni e i miei slip quasi me li strappa di dosso, e si avventa sul mio cazzo. In fondo sono lì per quello, e adesso vuol vedere com’è e se funziona bene. Il suo non è un pompino, è un vortice furioso col quale sembra mi voglia risucchiare l’anima. Mentre mi stringe i pettorali fino a lasciarmi i segni, succhia, e succhia ancora, è una mantide affamata di cazzo, e io ho già la sborra pronta a schizzare. Ma lei è la mia padrona stasera, e la devo soddisfare fino in fondo, fino in fondo … Allora per la prima volta prendo io l’iniziativa. Devo farlo. Al ritmo del suo pompino, mi rimarrebbero solo pochi istanti ancora. Sono io stavolta a staccarle la testa dal mio uccello, con una fatica immonda. Lei capisce il perché e non protesta. Mi prende per un braccio e mi porta sul letto. Si appoggia sul letto a cosce aperte, e mi invita a entrare dentro di lei. Non voglio essere brusco, ma il cazzo letteralmente sprofonda nella sua figa allagata. Sento i rumori dei suoi liquidi ad ogni colpo che le do, mentre lei è aggrappata alle mie braccia e io vedo i segni sanguinanti delle sue unghie. Io sono su di lei, ma mi vuole far capire che a dominare è lei, anche in questa posizione. Mi blocca con un piede dietro la nuca, mentre con l’altro si fa largo nella mia bocca costringendomi a succhiarlo avidamente. Non sa che questa cosa mi eccita da morire, ma se ne accorge subito perché sente che i colpi diventano sempre più violenti, quasi a volerla sfondare. Adesso è il momento di cambiare. Non dice nulla, ma si divincola da me, mi porge la sua schiena e si piega con la faccia sul letto invitandomi a prenderla da dietro. Io appoggio le mie mani sul suo culo, e la penetro con un colpo secco violentissimo. Rimane quasi sorpresa, il suo urlo è a metà tra il piacere e il dolore. Continuo così, attento a sentire i versi che escono dalle sue labbra. Quando capisco che non c’è più dolore ma solo piacere, spingo ancora più forte, fino a farla sussultare ad ogni colpo. Lei poggia in basso una spalla contro il letto, e con la mano alterna sgrillettate a palpate di coglioni, vuol sapere quanta ce n’è dentro, quanta ne vedrà di lì a breve. Si sfila l’uccello, e si mette accanto a me. E’ sdraiata su un fianco, la sua testa a pochi centimetri dal mio uccello e con le gambe tiene stretta la mia faccia. Ma ha capito prima che c’è una cosa che mi piace di più, allora mi spinge la testa indietro e mi pianta i suoi piedi in faccia. E’ un attimo, appena lo fa la sega con la quale ha deciso di prosciugarmi l’uccello esplode in una sborrata folle, vede i fiotti che escono uno dietro l’altro, uno, due, tre, quattro … scosta la testa all’indietro, ma non puoi evitarne uno che le finisce dritto sulle labbra. Sono bagnato del mio stesso seme, la cosa la eccita da morire, ne prende un po’ con le dita e comincia a massaggiarsi la figa. Quindi, come ultimo gesto di superiorità, si siede sulla mia faccia costringendomi a leccare i liquidi miei e suoi. Dopo qualche istante si siede sul bordo del letto. E mi guarda. Il suo sguardo mi dice tutto. Mi rivesto, dopo essermi ripulito sommariamente. Mi raggiunge mentre sono sull’uscio della porta. Mi prende per le guance e mi bacia, mentre le lacrime cominciano a scendere copiose. Non voglio, non posso chiedere niente. Entro in macchina, torno a casa. Sono le tre. Mi butto sul divano, vestito e con la pelle che sa ancora di lei. Poche ore di sonno prima di tornare a lavoro. Alla solita vita. Il pomeriggio dopo sono di nuovo al pc. Il suo profilo è scomparso. Potrei … no, meglio di no. E’ stato come un sogno, quasi un sogno, della durata di poche ore. Di lei ho solo i segni delle sue unghie addosso. A breve spariranno anche quelli

Categories
Racconti Erotici

L’autografo

Guardavo tutti i suoi show, non ne perdevo nemmeno uno.
Ed ogni volta le mie fantasie su Teresa Mannino si facevano largo nella mia mente e specialmente all’interno dei miei boxer. Ne pensavo di ogni tipo, ma lei era sempre lì, dentro il televisore e non potevo far altro che segarmi ogni volta. Un giorno mi decisi a voler partecipare di persona ad uno dei suoi spettacoli, che tra l’altro avrebbe dato non troppo distante da casa mia. Un’occasione imperdibile per vederla fisicamente da vicino.

Lo show cominciò alle 21:00 e durò circa 2 ore e mezza, al termine delle quali Teresa dava possibilità al pubblico di guadagnarsi qualche autografo. Mi misi in fila ad attendere il mio turno e quando finalmente arrivò, fui davanti a lei che mi salutò e mi chiese a chi dovesse dedicare l’autografo. Risposi che era per me stesso e mentre scriveva, cercavo di sbirciare nel mezzo del suo decoltè, cercando in tutti i modi di riuscire ad intravedere anche un misero lembo delle sue piccole tette. Terminò l’autografo e probabilmente immaginai che si era accorta del mio sguardo; leggermente imbarazzato mi allontanai ringraziandola.

Rimasi fino all’ultimo, finchè la fila di gente in attesa dell’autografo non svanì del tutto.
Vidi Teresa alzarsi ed allontanarsi dietro il palco, dove probabilmente erano stati montati i camerini. In quel momento un’idea mi colpì come un fulmine, lasciandomi quasi stordito: intrufolarsi dietro il palco e sbirciare nel suo camerino.

Non ci pensai due volte e di nascosto mi recai dietro al palco; c’era della gente occupata a smontare impalcature e gente che sistemava cablaggi vari, non c’era pericolo di farsi scoprire ormai. Poco più in là, c’era un’unica casetta prefabbricata con le luci accese: doveva essere per forza lì.Mi avvicinai sempre con aria vigile, guardandomi più volte attorno per esser sicuro di non esser visto da nessuno, arrivai alla porta e sbirciai all’interno del buco della serratura: Teresa stava parlando al telefono con qualcuno, vestita ancora con gli abiti utilizzati nello show: camicetta rosa, gonna morbida poco più alta del ginocchio e scarpe con tacco medio. Probabilmente non aveva nemmeno ancora avuto il tempo di farsi una doccia, e ne fui per un attimo rattristato, perchè in quel caso avrei tentato di entrare e sbirciare persino dentro la doccia.

Però mentre penso a tutte queste cose, la porta si apre.
Rimango agghiacciato, trovandomi Teresa davanti anch’essa con aria sbigottita.

“Che ci fai qui?” – Chiede con tono sospettoso e leggermente irritato.

“Ehm… io… io stavo.. ah si, volevo solo chiederti se potevi farmi un altro autografo! Per mia sorella, ecco!” – Rispondo io, inventando la prima banale scusa che avevo in mente.

“Uhm… stiamo andando tutti un po’ di fretta ma è questione di un attimo, entra pure” – Lei risponde.

In quel momento il cuore mi batteva a mille. Stavo davvero entrando dentro il suo stanzino. Può significare nulla, ma la sola idea mi faceva uscire di testa. Si sedette e mi invitò a fare altrettanto, prendendo un foglio dal block notes e chiedendomi come si chiamasse mia sorella.

“Ehm… si chiama…” – Titubai io.

“Non sai come si chiama tua sorella?” – Incalzò lei ironicamente.

“Si è che sono imbarazzato, comunque si chiama Chiara” – Risposi io.

“Non sembravi tanto imbarazzato prima, quando provavi a guardarmi le tette” – Disse ironicamente lei, ma lasciandomi impietrito.

“Ah… no, macchè, figurati se stavo provando…” – Cercai di rispondere io.

“Si si va bene… figuriamoci!” – Scherzò lei.

“E comunque non sarebbe male pensarlo, non a tutti piacciono i miei seni, sono innegabilmente piccoli e si sa che l’uomo cerca forme accentuate” – Replicò lei.

“Beh dipende dai punti di vista… a me non dispiacerebbero ad esempio” – Esitai io.

Lei mi guardò per qualche istante.

“Sono sicuro che se te le facessi vedere per bene, cambieresti idea” – Rise lei.

“No, sono sicuro dell’esatto contrario!” – Risposi prendendo coraggio.

Posò il foglio con l’autografo e iniziò a sbottonarsi la camicetta.
Lo stava davvero facendo o ero in preda a qualche allucinazione ed in realtà ero altrove?

No, ero davvero lì. Teresa si sbottonò la camicetta per intero, allungò le mani dietro la schiena… ed in quel momento vidi il reggiseno scivolare via. Avvertii il calore impossessarsi del mio corpo, concentrandosi dentro i miei boxer. Ad occhio direi che poteva esser stata una prima misura, ma la mia testa non era lì a pensare a quale misura associare a quel seno.

“Ah, sei ancora qui, pensavo fossi già fuggito!” – Scherzò lei.

“Ehm… non potrei fuggire nemmeno volendo… ho le gambe bloccate..” – Risposi io.

“Addirittura, e che sarà mai…” – Replichò lei.

Il gonfiore nei miei pantaloni era già ormai più che evidente, e Teresa se n’era anche già accorta.
Il silenzio era quasi imbarazzante. Lei accavallò le gambe, cercai di trovare qualcosa da dire alla svelta.

“Non ti fanno male?” -Chiesi indicando il piede nella scarpa col tacco.

“Ah, in effetti non sono ancora riuscita nemmeno a toglierle” – Rispose lei.

Subito dopo, allungò la mano su entrambe le scarpe e le lasciò cadere a terra, liberando i suoi piedi. Il mio sguardo, che non riusciva a staccarsi dalle sue tette, cadde e si concentrò sui suoi piedi nudi: lisci, dita affusolate, longilinei…

“Ti va di farmi un massaggio?” – Incalzò Teresa.

“Si” – Risposi senza esitare.

Teresa appoggiò entrambi i piedi sulle mie gambe, e si rilassò poggiando la testa sul bracciolo del divano. Le mie mani, dopo qualche attimo di titubanza, si poggiarono sui suoi piedi. Erano lisci e curati. Muovevo le dita per la lunghezza, esercitando qualche punto di pressione. A Teresa sembrava piacere, a giudicare dai sospiri che emetteva.

“Sei bravo..” – Disse lei.

“Faccio del mio meglio…” -Risposi.

Si riposizionò meglio sul divano, ed il suo piede destro finì proprio per appoggiarsi sul gonfiore dei miei pantaloni. Accidenti… così era troppo…

Se avessi potuto agire liberamente, me lo sarei tirato fuori e glielo avrei messo in bocca.
Cercavo in tutti i modi di cacciare quei pensieri, cercando di mantenerli ad un livello normale.

“Sei distratto? A cosa stai pensando?” – Chiese curiosa.

“Ah.. no niente, niente di importante..” – Risposi mentendo.

Sollevò il piede destro dal gonfiore dei miei pantaloni… ed iniziò ad accarezzarmi la guancia con le dita…

“Non dirmi che sei a disagio, ormai sei qui, tantovale che ti lasci andare” -Disse lei.

Voltai il viso verso di lei per guardarla,con il suo piede che ancora mi stuzzicava.
L’istinto prevalse, le afferrai il piede e lo condussi più vicino alle mie labbra.
Teresa non disse nulla, quindi tirai fuori la lingua e cominciai a leccarle le dita, una ad una.

Teresa sospirò, mordendosi il labbro inferiore.
Annusai tra le dita e Teresa sobbalzò.

“Che fai, mi annusi i piedi??” – Chiese con tono sorpreso.

“Lo farei in qualsiasi momento” – Risposi io ormai fuori controllo.

Non disse altro, ma nemmeno mi fermò dal farlo.
Sentii il suo piede sinistro poggiarsi sopra il gonfiore dei pantaloni, per poi iniziare a strusciarsi al di sopra.

“Tiralo fuori” – Disse a voce bassa.

Non esitai e dopo essermi sbottonato, calai appena i pantaloni e i boxer e tirai fuori finalmente il cazzo, ormai duro come una roccia. Teresa portò entrambi i piedi al di sopra, ed iniziò a muoverli su e giù. Da quella posizione non potevo far altro che guardare al di sotto della gonna di Teresa, il che mi faceva indurire ancora di più.

“Se continui così ti sborro sui piedi….” – Dissi faticosamente io.

“Mmh… allora sarà meglio smetterla, è troppo presto… ” – Disse lei con la voce ormai coperta dall’eccitazione.

“Suggerisci qualcosa..?” – Chiese.

“Spogliati… togliti quelle cose…” – Dissi io.

Teresa si alzò in piedi, abbassandosi la gonna fino a lasciarla cadere sulle caviglie, poi fece la stessa cosa con le mutandine. Mi alzai anche io e la presi in braccio, feci qualche passo in direzione di un tavolo e la adagiai al di sopra. Le aprii le gambe… e fu in quel momento che ebbi modo di vedere finalmente la sua figa: color rosa… due labbra sottili, peli ben curati…

Avvicinai le labbra al clitoride ed iniziai a leccarlo lentamente, mentre con un dito la penetravo ed esploravo l’interno di quella figa, bagnata e vogliosa. Teresa ansimava, la sua espressione era colma d’eccitazione e le piaceva guardare quel che stavo facendo. Ebbe alcuni spasmi e venne, stringendo con forza i lati del tavolo, quasi ad aggrapparsi.

Le presi le mani e le guidai sulle sue stesse cosce, in maniera tale da sollevarsi ancora di più.

“Tienile così…” -Dissi io, mostrandole la posizione.

Davanti a me, la visione era celestiale.
La sua figa aperta e bagnata aveva rilasciato un rigagnolo di orgasmo, che lento lento era scivolato fino al suo buco del culo.

Avvicinai il naso e lo annusai.
Lei non se ne accorse…
Iniziai a sfregare le dita sul clitoride, ma nel mentre la mia attenzione era tutta rivolta ad annusarle il culo. Tirai fuori la lingua e la premetti appena al centro.

Teresa sobbalzò, gemendo, ma non disse niente.
Lo considerai un via libera. Iniziai a leccarle avidamente il culo, tutto intorno, poi premendo la punta della lingua all’interno, più e più volte.

“Non posso credere che stia davvero leccando il culo di Teresa” – Pensai.

Teresa gemeva e ansimava, godendo ad ogni singolo mio movimento della lingua.

“Hai un preservativo?” – Chiese improvvisamente.

In quel momento realizzai il disastro.

“No………” -Risposi piano io. Quasi terrorizzato.
“Ma non ti preoccupare… mi tiro fuori prima di..”

“No” -Mi interruppe lei.
“Non posso rischiare nulla del genere” – Continuò.

“Ma…” – Tentai di replicare.

“Ma nel culo non rischio nulla….” – Concluse lei la mia frase prima che potessi dire altro.

“Spingilo dentro…” – Mi invitò.

Sull’orlo di scoppiare, smisi di leccarle il culo e mi rialzai in piedi, poggiando la punta del cazzo proprio al centro del buco.

“Vai… adesso…” -Disse lei.

Iniziai a spingere lentamente la punta, che inizialmente fece una gran fatica ad entrare, ma dopo alcuni tentativi, la vidi penetrare, divorata dal buco di Teresa.

Teresa aprì la bocca ed incurvò le sopracciglia, gemendo e guardandomi intensamente.
Muovevo avanti e indietro appena la sola punta del cazzo, e a Teresa la cosa sembrava fare impazzire dal piacere.

La sua mano destra era sul clitoride, e lo strofinava con forza.
La mano sinistra era ben salda al lato del tavolo.

Spinsi più dentro il cazzo, lasciando che entrasse per metà della lunghezza.
Iniziai a muovermi più velocemente, avanti e indietro.

Teresa godeva, quasi urlava di piacere. Per un attimo mi sono anche chiesto se qualcuno da fuori se ne stesse accorgendo o ancor di più ci stava spiando mentre la inculavo.

Venne. La sua figa fu colta da spasmi ed un rigagnolo caldo di orgasmo andò a bagnarmi il cazzo sottostante. Spinsi ancora più a fondo, sfruttando quella lubrificazione naturale.

L’espressione di Teresa cambiò ulteriormente.
Spinsi forte. Ancora. E ancora.

Teresa poggiò il piede destro sul mio viso ed inevitabilmente lo annusai.
In quel momento le schizzai così forte nel culo che sobbalzò e venne per la terza volta.
Tirai fuori il cazzo verso metà orgasmo ed in tutta fretta, scaricai il resto dello sborro dritto sulle dita dei suoi piedi.

Nessuno si è mai accorto di nulla di quanto successo quella notte.
Nessuno lo ha mai saputo.
Guardo i suoi due autografi e non posso far altro che ripensarci.

Categories
Inzest Lesben Reife Frauen

Aqualand

Das ist ja wohl ein Scheiß Sommer, kalt und alle Tage nur Regen, der Juli ist fast vorbei. Naja da wollte ich mir was gutes tun, meine Freundin hatte keine Zeit und dann bin ich halt alleine nach Laatzen ins Aqualand gefahren, ne richtig irre geile Anlage mit verschiedenen Saunen und Pools.
Aber richtig viel los war net, bin also erst mal rumgestreift um mir alles anzusehen, an die Bar und erst mal einen scharfen Cocktail reingezogen, dann ab zum Saunabereich, erst mal in die Dampfsauna, waren gerade mal 3 Frauen und 2 Männer drin, also rauf auf die 2te Ebene und die Augen zu, relaxen und genießen, ab und an hörte ich wie die Türe aufging und wieder geschlossen wurde, irgendwann merkte ich wie eine Hand auf meinen Schenkel in Richtung meiner Scham nach oben kroch, verwirrt öffnete ich meine Augen, mir wäre fast das Herz stehen geblieben, nicht eine Frau war da am Werke, nein ein Typ so um die 50 konnte ich trotz der Nebelschwaben erkennen, eigentlich wollte ich protestieren aber ich kriegte kein Wort heraus und eh ich mich versah, hatte er auch schon meinen Schwanz im Mund und lutschte mir einen Ständer, was soll ich sagen, obwohl oder gerade weil ich Angst hatte das da Jemand reinkommen könnte, geilte es mich schon sehr auf.
Muß wohl noch erwähnen, das ich knapp 17 bin und meine Freundin mich auch nur so´n bisschen rumfummeln läßt, also will sagen außer Handbetrieb ( und das täglich) lief bei mir noch nichts, aber ein Mann, hätte mir gestern Wer gesagt das ich das zulassen würde hätte ich Ihn vermöbelt. Aber wie ich schon sagte es erregte mich sehr, so sehr das ich es auch nicht lange rauszögern konnte und Ihm ne volle Ladung in den Mund schoß, mir war´s da erst mal peinlich, Ihm schien es aber gefallen zu haben denn er saugte mich bis zum Schluß aus, aber wenn Ihr denkt, das wäre es gewesen, weit gefehlt, jetzt ging die Post erst richtig ab, er drehte mich auf den Bauch und fing an mir meinen Arsch zu lecken, steckte abwechselnd seine Zunge dann erst 1 und dann 2 Finger in mein Loch, was soll ich sagen, obwohl ich nicht wußte ob mich mich ekeln sollte bekam ich einen Megaständer und wollte auch nicht wirklich das er aufhört, also ich glaube das ich ganz gut entwickelt bin mit meinen 16 x 5 cm, aber der typ, das hatte ich vorher gesehen hatte da ein Gerät wie ein Pferd, mindestens über 20 cm und 7 cm dick und das setzte er an mein mittlerweile weich gelecktes Loch an, ich dachte noch, der will mir den doch nicht reinschieben, aber da war er auch schon zur Hälfte drin, zuerst hat es saumäßig weh getan aber dann war´s das irrste Gefühl das ich jemals erlebt hatte, er fickte mich durch und ich spritzte ab wie´n Weltmeister. Als er auch gekommen war sagte Er, Du bist ja ein richtig geiles Luder, mir blieb die Spucke weg, aber Er hatte Recht es hat mir sehr gut gefallen. Dann fragte Er mich, und schaffst Du noch ne kleine Runde? Ich weiß net warum aber ich wollte wirklich noch mehr, also sagte ich ja.
Darauf sind wir dann zu Ihm nach Hause gegangen, er wohnte nur 100 Meter vom Aqualand entfernt, in seiner Wohnung angekommen zog er mich gleich aus und führte mich ins Schlafzimmer wo Er mich mit Handschellen ans Bett fesselte, also das ging mir dann zu weit und wollte mich dagegen wehren, aber zu spät, da war ich also angekettet und während Er mich am ganzen Körper mit seiner Zunge bearbeitete und besonders meinen Arsch verwöhnte zog er sich aus. Dann klingelte es an der Tür, Er ließ kurz von mir ab um zur Tür zu gehen, dann kam er mit einem weiteren Mann auch so um die 50 ins Schlafzimmer und sagte zu Ihm, ist das nicht ein geiles Stück, der wird jetzt sein Sexerlebnis kriegen wo er lange dran denkt. Der 2. Mann zog sich ebenfalls aus und sein Schwanz war schon steif, wobei ich blas wurde, hatte der 1. Schon einen Pferdeschwanz so hatte er einen Elefantenrüssel, nun hatte ich gleich zwei Zungen auf meinen erregten Körper, alles wurde bearbeitet, mein Arschloch mein Schwanz, und dann steckte mir der 1. Seinen Schwanz in den Mund, wollte zuerst die Zähne zusammen beissen aber keine Chance, Er trieb in mir bis in den Rachen so daß ich würgen mußte, aber er hatte kein Erbarmen und rammelte mir seinen Riemen immer hart in meinen Mund, trotz würgen war´s echt geil, ich war davon so aufgegeilt und abgelenkt das ich nicht merkte das der Andere im Begriff war mir seinen Monsterschwanz in den Arsch zu schieben, obwohl er irgendwas benutzt hatte um es gleitfähiger zu machen tat es höllisch weh, aber irgendwie auch nicht, wollte schreien aber mach das mal mit einem heißen dicken Schwanz im Mund, so wurde ich dann unheimlich hart in meine beiden Löchern gefickt, es war richtig geil, während ich noch 2 x abspritzte erhielt ich dann auch ne Megaladung in meinen Arsch und Mund gepumpt.
Ich wurde losgekettet und wir haben dann noch was getrunken, dann bin ich nach Hause geeiert, denn normal gehen konnte ich nicht. Aber ich wollte das nicht missen.
Jetzt wo ich zu Hause bin und die Geschichte aufschreibe habe ich einen fetten tropfenden Ständer, man war das geil.

Categories
Racconti Erotici

Guida allo squirting

Questa guida allo squirting non si pone come un
semplice manuale di istruzioni per l’uso, ma
piuttosto come un viaggio attraverso la complessa
sessualità femminile.
Questo percorso riflette i cambiamenti che si sono
avuti nel corso degli anni non solo come spaccato di
una società moderna ma anche come immagine
della donna stessa.
Negli anni 60 è un oggetto come la lavatrice a
cambiare la concezione stessa del tempo libero e di
libertà. Negli anni 70, la scoperta della pillola anti
concezionale porta con sé il desiderio di una nuova
sessualità da vivere in piena autonomia e
consapevolezza.
Negli anni 80 si fa strada la necessità di avere una
maternità cosciente, da vivere come una scelta e
non un caso fortuito, non una croce, non un danno.
Negli anni 90 la sessualità per un po’ lascia spazio
alla carriera: la donna ascolta la testa, l’ambizione,
e lascia da parte il corpo inteso come sinonimo di
femminilità.
Nel secondo millennio la donna ritrova il giusto
equilibrio, riprende a conoscersi ad ascoltarsi e chi
non l’ha mai fatto, adesso comincia a farlo.
La sessualità ed il suo mondo non è più quindi
appannaggio di giovani donne ma delle donne.
Donne di qualunque età, estrazione sociale,
nazionalità che adesso scoprono lo squirting, lo
sentono nominare, cominciano a parlarne tra loro,
lo vogliono provare, scoprendo che non c’è limite di
età al piacere e alla sua conoscenza.
Il piacere va di pari passo con lo squirting così
come lo squirting va di pari passo con la
conoscenza del proprio corpo e delle sue
meccaniche psicofisiche.
La guida nasce quindi per fornire gli elementi
necessari per un approccio al proprio corpo e/o a
quello del partner, tipico di una sessualità
consapevole, equilibrata e serena.
C. Calvi
Tabella dei contenuti
Introduzione
Perché questa sorta d’interesse smisurato?
Di preciso cos’è lo squirting?
L’eiaculazione femminile
Come arrivare a ottenere lo squirting
Livello zero: prima di tutto
Livello uno: la cerimonia
Livello due: preambolo
Livello tre: descrizione del massaggio
Emisfero posteriore
Emisfero anteriore
Livello quattro: le routine di Kegel
Livello cinque: tecniche di stimolazione
Punto G
Non ce la faccio più
Tecnica tradizionale
Tecnica atipica
Contatti
Introduzione
Mi chiedono spesso: Ma è possibile? Ma è vero? Ma
si può? La risposta sembra unica: SI. Le donne che
“spruzzano” in modo naturale sono decisamente
rare. Un po’ come i maschi che riescono ad avere
orgasmi senza eiaculazione in maniera spontanea.
Finché non li trovi di persona non credi che queste
cose capitino davvero.
La presente guida è pensata per orientarti nelle
diverse tecniche e metodi per raggiungere i famosi
orgasmi con lo spruzzo ben noti come squirt.
Naturalmente nulla è garantito, l’orgasmo femminile
è un qualcosa di molto personale e quindi
soggettivo, ma attraverso queste mie esperienze
potrai avere una valida idea di come arrivarci,
magari con applicazione ed anche un po’ di fatica
iniziale.
Innanzitutto bisogna tener conto dell’indole volubile
e imprevedibile della mente femminile. È inutile
cercare di capirla, la loro testa è sempre stata e
rimarrà ad aeternum un mistero (e meno male).
Tanto per citare un esempio, il fallito progetto del
Femigra (il cosiddetto Viagra rosa) sviluppato dalla
nota multinazionale Pfizer, con budget “illimitati” e
coi migliori professionisti specializzati al mondo, ha
dovuto fare i conti con la rude realtà che dimostra
che la testa delle donne non è risolvibile come un’
equazione matematica.
Ogni approccio che ti evidenzio ti aiuterà nella
strada prefissata, sappi in anticipo che non sarà
facile ma allo stesso tempo non impossibile. L’unico
rischio che corri mettendo in pratica quanto descritto
qui, è che tu debba prendere occhiali di sicurezza per
proteggere i tuoi occhi dagli spruzzi “involontari”.
Ti suggerisco di prendere la guida come qualcosa
che ti aiuterà nel percorso di consapevolezza della
tua sessualità e rinnovamento delle strade del piacere
e non come un obbligo e tanto meno come un plus
per una gara di sesso.
Questa guida è stata scritta per le persone sensibili al
concetto del dare, per chi non soffre il giudizio
altrui e per chi si preoccupa per il proprio piacere e
di quello della compagna. A volte mi rivolgerò a te
come se fossi una coppia, come se tu fossi un uomo
o una donna. Vorrei che mi sentissi parlare come se
fossi lì davanti a te.
Ti spiegherò come riuscirci potenziando tre elementi
di base: corpo, anima e mente. Quando parlo di
anima, sto parlando di qualità d’affetto, tutto ciò che
sei in grado di trasmettere al partner per creare
confidenza, fiducia, elementi di base per creare
l’intesa fra due esseri. Quando parlo di mente mi
riferisco alla dinamica racchiusa in questa intesa,
alla sensibilità, all’intuito che ti permette di decifrare
i gesti da anticipare. Quando parlo di corpo parlo
della meccanica che descrive ogni tecnica.
Questa guida è il frutto dell’esperienza che ho
maturato eseguendo la mia arte nelle vesti di
massaggiatore erotico per donne a Milano (Velvet è
il nome con il quale sono conosciuto).
La riscoperta dello squirting conosciuto e diffuso
grazie ad internet è diventato una sorta di leggenda
metropolitana. “Ma davvero si può fare una cosa
così?” “Ma non vedi che è pipì?” “Ma se è tutto
finto, ma guarda che roba”, “io mai sentita una roba
del genere”. Commenti che mi capita di sentire e
leggere all’unisono dappertutto dove si parla dell’
argomento.
In genere rifiutiamo quello che non conosciamo. È
un meccanismo di difesa inconscio comune al nostro
genere umano. “Vedere per credere” si dice da
sempre. È il principio di base del metodo scientifico.
Ma quando ci si arriva si pensa di aver scoperto la
pietra filosofale (quando in realtà è come riscoprire
il metodo per ottenere l’acqua calda). Capita anche il
contrario. Donne che quando spruzzano durante
l’orgasmo credono (e neanche il ginecologo riuscirà
a toglierli dalla testa) di soffrire d’incontinenza
urinaria.
Quindi, non è un invenzione o una moda diffusa
grazie alla spettacolarità dei generosi multimedia
che circolano in internet oppure dalle innumerevoli
serie televisive. È un qualcosa che è sempre esistito
nell’indole femminile, ma in genere non se ne
parlava come qualcosa di positivo vista la
somiglianza evidente che ha con l’urina (e
conseguente relazione mentale con l’incontinenza).
Ma perché questa sorta di interesse smisurato?
È chiaro che i canali multimediali come internet
fungono soltanto come veicoli, l’interesse rimane
nell’immaginario collettivo.
I motivi li definisco in termini semplici:
Il primo in assoluto è la curiosità, non c’è dubbio.
Se ne parla, si sente dire e quindi sembra ci vendano
il concetto che manca qualcosa nella nostra lista di
compiti da fare.
Il secondo è che negli ultimi anni c’è stata una
riscoperta del benessere individuale, una ricerca del
proprio piacere, questo fa sì che la gente abbia più
consapevolezza del potenziale del proprio corpo ed
una maggior cura nei confronti di sé stessa.
Semidigiuni a base di alimentazione sana, discipline
di zen e yoga, corsi di sesso tantrico oppure di
movimento armonico rientrano in questo ventaglio
di scelte.
Praticamente tutto ciò che porti alla consapevolezza
dello stare bene con se stessi e la natura con cui si
convive quotidianamente per migliorare il proprio
benessere.
Coltivare la propria sessualità significa approfondire
il piacere corporeo e la capacità d’intesa all’interno
della propria coppia.
Il terzo, penso sia il meno altruista di tutti ma quello
che spinge questa curiosità: l’edonismo, quella
ricerca del piacere come fine del benessere proprio.
Sentimenti primari come la gratificazione dell’ego
trovano appagamento in questa ricerca.
Frasi del genere “non mi dimenticherai se…”
rispecchiano letteralmente questa motivazione.
È spettacolare quando succede e le occasioni in cui
ti capita sono così fuori dal comune che chiaramente
non te le dimenticherai mai. È un modo indelebile di
lasciar un segno, sia per chi fa che per chi riceve.
Vedere di persona una donna eiaculare fa lo stesso
effetto che trovar un fiore nel deserto. Se sei donna e
sei consapevole che non rientri nella tua indole, le
volte in cui ti è capitato avrai notato che l’intensità
degli spasmi ti fa perdere il controllo del tuo corpo.
Se sei maschio ti senti come l’autore del miglior
orgasmo mai esistito sulla terra. È una cosa
bellissima partecipare a uno scoppio violento
gratuito, appagante e ravvicinante. Ti apre nuove
strade nell’intesa di coppia, un percorso fatto
insieme che ti riempie di gratificazione.
Il quarto, potrebbe essere, e perché no, che alla fine
c’è un senso di ribaltamento dei ruoli rispetto ai
soliti video dove sono le donne ad essere schizzate
in volto.
Penso sia valido dopotutto: i succhi che colano dal
volto, la sorpresa del risultato, l’espressione degli
occhi e l’intensità degli spasmi, sono sensazioni che,
come cita il famoso slogan, “non hanno prezzo”. Il
sorriso che viene dopo non te lo dimenticherai MAI.
Di preciso cos’è lo squirting?
Per parlare di squirting bisogna cominciare a parlare
di orgasmi femminili. L’orgasmo è una reazione che
determina il culmine dell’eccitazione erotica. Si
esprime attraverso la contrazione della muscolatura
e trasmette una sensazione intensa di benessere e
appagamento fisico.
Nelle donne ha una componente cerebrale molto
forte. Se non si sa sollecitare a dovere la libido
neuronale il rapporto sessuale perde parecchio in
intensità e piacere. Un uomo attento e sensibile
conosce bene l’importanza della seduttività
intellettiva nell’ambito della sessualità pratica.
Esistono basicamente 4 tipi di orgasmi femminili dei
quali nessuno è migliore dall’altro, semplicemente
sono diversi: orgasmo clitorideo, orgasmo da
stimolazione del punto G, orgasmo vaginale e
orgasmo anale.
L’orgasmo clitorideo è il più comune in assoluto (in
tanti infatti sostengono sia l’unico scientificamente
dimostrato). È dove si capisce veramente il savoir
faire di chi lo dona per la sua delicata raffinatezza.
L’orgasmo di stimolazione del punto G è una sorta
di declinazione del clitorideo. Scoperto grazie a
studi eseguiti sulla popolazione lesbica è tutt’oggi in
discussione. L’orgasmo vaginale si manifesta in
modo più a****lesco e meno cerebrale. Si dice che
tre donne su dieci provino questo tipo di orgasmo.
L’orgasmo anale è alla pari di quello vaginale, ma
chiaramente da un canale diverso. Di questo si
intende la popolazione omosex maschile.
Ogni tanto si sente parlare di altre versioni di
orgasmi, quasi tutti della sfera del feticismo, forse
l’unico che potrebbe quasi aver diritto a rientrare ad
essere considerato tale è quello che in rarissime
occasioni provano le donne con la stimolazione dei
seni.
Dimostra solo e soltanto che il piacere femminile
risiede nel cervello più che negli organi sessuali.
L’eiaculazione femminile
E’ una reazione generata dalla cosiddetta prostata
femminile composta dalle ghiandole uretrali,
parauretrali e le ghiandole di Skene. Il liquido è
espulso durante l’orgasmo dall’uretra e a volte da
due piccoli dotti localizzati fra l’uretra e la vagina.
Ha un colore cristallino, un sapore che richiama in
un certo senso quello delle lacrime e un odore
aromatico. Il quantitativo di fluido rilasciato può
essere considerevole, attraverso il ripetersi di
riempimento e svuotamento delle ghiandole durante
l’orgasmo.
I principali detrattori ritengono che le scene tratte
dai video in giro descrivono soltanto spruzzi di urina
controllata a volontà (non è gratuito che sia
considerata una pratica derivata dall’urofilia).
Lo squirting, è il termine col quale viene denotata
l’eiaculazione femminile nell’industria pornografica,
non è frutto di un tipo di orgasmo in particolare.
È chiaro che più intenso è stato l’orgasmo più vicini
si giunge a questa reazione.
Per arrivarci bisogna far crollare i muri fisici e
inconsci che possono bloccarlo.
E’ una situazione che tutti noi qualche volta
abbiamo vissuto, chi come protagonista, chi come
testimone, a cui non abbiamo pensato e di solito non
riconosciamo.
Studi sostengono che quattro donne ogni dieci
ammettano di averla provata qualche volta nella loro
vita, di cui una lo sperimenta come una reazione
propria e continuativa.
Riconoscere come propria questa indole fa sì che il
piacere femminile diventi più intenso e meraviglioso
oltretutto in dolce compagnia. Infatti il rapporto
instaurato con l’essere con il quale raggiungi questa
esperienza oltrepassa le definizioni di quello che
conosciamo come affetto. Si entra in sintonia, in
connessione, in silenzio armonico con la coppia, con
l’universo.
Riguardo alla quantità di liquido, questa varia da
donna a donna e dal livello di eccitazione in quanto
possono essere piccoli ma intensi spruzzi di gocce
fino a qualche centilitro di fluido tiepido.
La consistenza che troverai al gusto è diversa
dall’urina (anche se non è detto che non ci sia).
La secrezione vaginale è più densa e vischiosa delle
altre due ed ha un suo odore caratteristico.
Esiste il modo per dimostrar la differenza fra l’urina
e la secrezione eiaculata. E’ dispendiosa ma
dimostra sia l’esistenza che la differenza.
Mangiando gli asparagi l’urina assume quell’odore
tipico a causa della asparagina. Isola un campione e
mettilo da parte dopo che avrai svuotato
completamente la vescica. Inizia a accarezzarti
arrivando vicino al momento dell’orgasmo. Quando
senti la curva che ti riporta al punto di non ritorno
porta un batuffolo di ovatta (meglio ancora un
vasetto identico al primo campione) e raccogli quel
che puoi del liquido secreto. Puoi trarre le tue
conclusioni annusando i campioni: se entrambi
odorano di asparagi si parla di urina. Se il secondo
campione ha un odore diverso si parla di eiaculato.
Se distingui un lieve sentore di asparagi vuol dire
che è un misto, cosa assolutamente normale. E’ una
prova utile oltretutto per distinguere le due
sensazioni mentre impari a lasciarti andare.
Uno dei muri che bloccano lo stimolo dell’
eiaculazione è la paura di sentirsi giudicate nell’
urinare durante l’orgasmo.
Più avanti parlerò di questo particolare. Infatti
dovrebbe bastare parlare col partner al riguardo e
preparare in anticipo un asciugamano sotto il bacino
per far sparire queste sensazioni. Tutto dipende
dall’intesa che hai con la tua coppia. Magari ti
aiuterebbe pensare che un uomo non si preoccupa di
sporcar il lenzuolo con il liquido seminale. Perché
mai dovresti soffrire per una piccola chiazza di
flusso?
Come arrivare a ottenere lo squirting
Alcune donne arrivano a provarlo come frutto di un
rapporto particolarmente intimo e fiducioso con un
partner che amano profondamente. Altre come il
risultato di una strada di ricerca personale mediante
il piacere in solitudine.
Oscar Wilde diceva: “amare sé stessi è l’inizio di
una storia d’amore lunga tutta la vita”.
Si parte da qui, come una ricerca di consapevolezza
della propria essenza, del proprio corpo e anche
della propria relazione col partner.
Livello zero: prima di tutto parlale
Le parole hanno un potere unico che spesso viene
trascurato. Per arrivare all’orgasmo femminile
bisogna in primis passare dall’orecchio. Predisporla,
sedurla e aiutarla ad abbassare la guardia. Ci vuole
molto prima di arrivare al punto in cui lei scioglie i
suoi pregiudizi (che sono i muri più invalicabili) ma
non sempre è facile e tanto meno scontato.
Le donne adorano l’arte della seduzione e quando
trovi la strada giusta vogliono gustarla al massimo.
Sanno che la strada diretta porta al punto da
entrambi desiderato, ma a loro piace tanto
(addirittura quasi di più) il percorso che non il
traguardo finale.
Insegui il suo gioco, impara a leggerla, scoprila e
denuda la sua intimità dimenticando la fretta
dell’ansia.
I principali pregiudizi sono frutto del bagaglio di
esperienze individuali, da una parte il vissuto
personale, il vissuto in famiglia e per ultimo quelli
del gruppo sociale in cui siamo cresciuti. “Io non
sono così”, “non sono di quelle”, “in vita mia mai mi
son toccata”, “Oddio che schifo ma che diranno se
poi vedono sporche le lenzuola?” Frasi incoerenti in
essenza ma alle quali si dà un peso smisurato e che
spesso rovinano bei momenti, bloccano esperienze.
Rimorsi, paure, sensi di colpa, d’inadeguatezza, e
forse il più pesante (e banale) fra tutti, la vergogna:
-“cosa penserà se poi mi lascio andare?”
-“Oh il mio odore/sapore come farà a sopportarlo?”
Il senso di pudore, la paura di essere giudicata e
magari qualche trauma inconscio nascosto nell’
infanzia creano blocchi profondi da superare.
Siamo cresciuti col pensiero che bagnare le lenzuola
sia qualcosa di sporco e cattivo.
Le donne che hanno provato lo squirting da sole
spesso bloccano il piacere mortificate a conseguenza
del rigido senso di pudore col quale son cresciute.
Solo quelle con un’ indole fallica amano manifestare
il loro piacere in maniera maschile.
Nessuno ci pensa se un maschio macchia i tessuti
col suo orgasmo, è scontato, anzi, socialmente è il
doveroso culmine che promulga la cultura del porno.
Woody Allen diceva “il sesso è una roba sporca,
solo se fatto bene”. Racchiude un’ ironica saggezza
intramontabile.
Rassicurala, falla ridere (il più meraviglioso
afrodisiaco) e riempila di coccole. Il buon umore è
essenziale per conquistare le sue sentinelle, stimolala
a lasciarsi guidare, avvolgila con la tua anima,
coinvolgila a farsi aprire e sconvolgila con questa
esperienza che percorrerete insieme guidati dalla tua
mano.
Faccio leva sul fatto che se vuoi ricevere, devi dare e
in questo caso ti ricordo che devi dar tutto te stesso
per il solo e semplice piacere di dare. Sii altruista!
La tua mente deve essere sgombra e devi aprire i
tuoi sentimenti, la tua anima se vuoi creare questa
comunione nella tua coppia.
Divorala con gli occhi e falla sentire importante,
desiderata, bellissima e irresistibile. Stuzzicala,
stimola gradualmente i punti coi quali verifichi
sensazioni e risposte più intense e impara a dosare il
ritmo. Ma se vuoi dare le tue carezze devono essere
in sintonia con i tuoi pensieri. Non puoi toccarla,
leccarla o baciare il suo tesoro senza che lei senta
quello che passa per la tua testa. È un’empatia che
oltrepassa la ragione e in questo le donne sono
ipersensibili, sii sincero, rimangiati i tuoi pregiudizi
e lasciati andare. Allinea le tue parole, pensieri e
intenzioni nella stessa direzione. Quando lei lo
percepirà si lascerà andare nelle tue mani. Se ritieni
di non essere capace di spogliarti dei tuoi pregiudizi,
è meglio ripensare a quanto vale la pena continuare
avanti con questo proposito.
S’incomincia:
Livello uno: La cerimonia
Io suggerisco vivamente di elaborare un vero e
proprio rituale per seguire questa ricerca. Il motivo è
semplice: si tratta di dare un valore, un senso a un
atto che in qualche modo arricchirà la propria
esperienza. Ogni singolo istante vissuto con
significato diventa un’esperienza indimenticabile
nella nostra esistenza.
Per configurare un rituale ci vogliono alcuni
elementi: innanzitutto la volontà di far qualcosa di
speciale. Questa intenzionalità fa sì che il tempo
trascorso nella sessione sia eccezionale nella nostra
quotidianità. Sembra scontato ma senza questo ogni
atto eseguito diventa anonimo e privo di valore.
Secondariamente bisogna organizzare un tempo e
uno spazio dove svolgerlo, in modo da potersi
programmare mentalmente in anticipo. Un po’ come
accade quando fissi un primo appuntamento con una
persona speciale, l’ansia dell’attesa stimola. Questa
predisposizione cerebrale aiuta considerevolmente
ad arricchire l’esperienza. Riguardo allo spazio ci
vuole una superficie comoda, il letto va bene ma
anche un tappeto sul pavimento.
In particolar modo nei mesi freddi bisogna stare
attenti alla temperatura in quanto il freddo inibisce il
desiderio.
Ci vuole un asciugamano da spiaggia per proteggere
le superfici, specialmente dall’olio.
Un pò di fiori freschi, candele profumate e la luce
soffusa (e perché no, anche una benda per gli occhi)
creeranno l’atmosfera giusta per incominciare. La
musica scelta apposta per invogliare al rituale ti
aiuterà a stimolare ma anche a dare un ordine
preciso alla sessione, impone un inizio e una fine e ti
permetterà regolarti coi tempi.
Io spendo buon tempo impostando la playlist della
sessione, per me la musica è molto importante, deve
svegliare il desiderio, essere suggestiva e oltretutto
stimolare il percorso. Scelgo il brano in base al mio
gusto, ma che abbia un ritmo lento, pausato,
profondo e con carattere evocatore dove l’eros si
libera.
Se vuoi aver qualche suggerimento di musica prova
andare sul mio canale di YouTube, nelle playlist
troverai buoni spunti che ti possono aiutare a creare
l’atmosfera evocativa che vuoi.
Riguardo all’olio a te la libera scelta. Io in genere
uso un olio di mandorle spremute a freddo che
compro in erboristeria. Vegetale e 100% naturale.
Sano e senza controindicazioni, tranne quando si è
allergici alla sostanza precisa in particolare
(informati anticipatamente in merito alle sue
allergie/intolleranze).
E’ una sostanza che si abbina perfettamente anche
coi flussi del corpo, ricca di minerali e sostanze
emollienti, nutre e soavizza la pelle in modo
stupendo.
Non ha odore né colore e si può abbinare a essenze
di ogni genere (meglio se di natura vegetale) per
profumarla e rendere la sessione indimenticabile per
ore e ore (ahimè se cade sulle lenzuola, è difficile da
togliere). La scelta di preriscaldare l’olio a una certa
temperatura aiuta a far diventar il rituale più ricco di
dettagli ma non per questo è imprescindibile.
Per la temperatura basta il calore naturale delle
mani.
Livello due: Preambolo
È necessario dedicare il tempo giusto alla
sincronizzazione del respiro. Ventilando i polmoni
con la respirazione addominale si predispone la
circolazione del sangue per tutti i capillari in modo
che la tensione venga sciolta.
A me personalmente piace iniziare la sessione in
ginocchio dietro di lei nuda. Metto le mani sul suo
ombelico e regolo il ritmo del respiro profondo e
pausato in sincronia col mio. L’obbiettivo è riuscire
a invertire il respiro che facciamo normalmente e far
sì che si gonfi per prima la pancia e poi il petto
nell’inspirazione, e sgonfiare per primo il petto e per
ultima la pancia nell’espirazione. Il suo respiro
diventerà da adesso in poi il tuo faro guida: leggilo
sempre, non trascurarlo mai perché è il tuo
principale alleato nella strada del suo piacere.
La respirazione addominale predispone i muscoli a
lavorare in relax. È il tipo di respiro che fanno i
neonati. Da adulti lo facciamo anche noi solo
durante il sonno, o quando siamo felici e ridiamo
spontaneamente. Crea una sorta di sensazione
anestetica sui muscoli al punto che devi stare attento
a non permettere alla noia o al sonno di entrare nella
sessione (il senso di pace è tale che è facile rimanere
addormentati mentre si viene massaggiato).
Mentre lo fai ricordati di sorridere sempre. È un
piacere dare e devi trasmetterlo, altrimenti perde
senso quello che fai. Il sorriso ha una sorta d’incanto
che fa irradiare quello che fai col tatto. Trasmette
calore umano ed è un invito a lasciarsi andare. La
voce che usi deve trasmettere dolcezza e amore ma
oltretutto sicurezza: lei è nelle tue mani..!
Faccio leva su questa nota forse scontata ma non
banale: se non te la senti, se non stai bene
fisicamente e/o emozionalmente è meglio rimandare
la sessione. Trasmetterai tutto il tuo disagio e senza
volerlo puoi anche far del male. Ricordati che devi
dare il 100% di te stesso. Allo stesso modo se sei
una donna e hai zone infiammate, hai sofferto da
poco un trauma oppure soffri di ernia discale è
meglio far eseguire il tocco con estrema dolcezza e
prudenza oppure rimandare se il problema fisico
coinvolge qualche infezione urinaria o l’uretra.
È scontato parlare dell’igiene assoluta di entrambi i
partner.
Fai attenzione anche alle unghie che siano corte e
ben curate. Puoi ferirla!
Livello tre: Descrizione della routine di
massaggio
Il primo step consiste nell’ andare a caccia di nodi di
tensione sul corpo. Si parte da qui perché bisogna
sbloccare qualunque elemento possa disturbare il
flusso dell’energia sessuale.
In genere questi nodi sono frutto dello stress e
dell’ansia, causati dal ritmo di vita che ci impone
questo tempo frenetico. Non a caso esistono
movimenti che coltivano lo slow food, l’arte dell’
imparare a gustare in santa pace un rituale di base
semplice ed elementare come mangiare senza paura
del tempo. Lo slow sex fa parte di questo stile di
vita, dove il tempo viene escluso dalle variabili del
gioco. Qui si parla di qualità d’affetto, d’amore e di
tutta la bontà e volontà di donar agli altri il meglio di
noi stessi.
Il massaggio serve proprio a dissolvere i nodi di
tensione accumulati nel corpo. Diciamo che senza
questo passo il nostro percorso diventa più difficile
da fare.
Percorrendo coi polpastrelli la cute dei capelli
troverai in genere all’altezza delle tempie, dei
parietali e dietro la nuca delle masse di tensione.

A volte si percepiscono come palline, a volte come
masse muscolari massicce.
Bisogna spendere il tempo che è necessario per
dissolverle. Il tocco andrà dal gentile e dolce fino
all’ energico e vitale. Regolare questo tocco farà
parte dell’intuito che tu riuscirai a percepire. Dovrai
imparare a leggere le tue sensazioni ed anche le sue.
Saprai dal suo respiro, dal suo sudore, dai suoi
movimenti e dalle sue espressioni come procederà il
tuo tocco, se starai sbagliando mettendo nella
sessione l’ingrediente indesiderato della noia oppure
se starai andando per la giusta strada.
I movimenti saranno eseguiti in cerchi, piccoli e
puntuali nelle aree che presenteranno i nodi, e grandi
e con il palmo quando si tratterà di far scorrere la
tensione fuori dalla zona dove era concentrata.
Il tocco nei nodi della testa aiuta a far rilassare e ad
abbassare la guardia. Più morbido lo farai più
facilmente si dissolveranno. Il sangue incomincerà a
fluire in modo più libero, e un senso di pace invade
il suo corpo facendo preludio alla sua voglia di
dormire. Non potrai far svanire tutti i nodi in una
singola sessione, ci vorranno circa 10 sessioni di
novanta minuti in genere per ottenere che il corpo se
ne liberi completamente. C’è chi impiega di meno,
c’è chi impiegherà molto di più.
Cominciando la sessione dalla testa otterrai
l’apertura della porta della fiducia del partner. A te
la scelta su come guidare la sessione. Sai già in
anticipo che non basterà una singola sessione per
raggiungere l’obbiettivo. Se vorrai cambiare il ritmo
basterà che tu concentri un tocco vigoroso nei
capelli attivando segnali che cambiano la
predisposizione del massaggio da un linguaggio
rilassante a uno più sensuale ed stimolante.
Alternando i ritmi, per ogni nodo sciolto con
estrema dolcezza potrai avvolgere i capelli fra le tue
mani. Le ciocche sono dei poderosi interruttori che
predispongono l’eros a sbocciar a fior di pelle. Un
giro nella mano mentre li tiri dalla cute e poi li
molli, meglio ancora se eseguito con entrambi le
mani, scioglieranno la donna più stressata e la
renderanno molto più disponibile a ricevere le tue
carezze. Lasciati guidare dall’intuito, percepiscilo e
leggilo.
A continuazione i punti che devi aver presenti nella
tua sessione di massaggio per ricercare i nodi di
tensione residua:
Dalla radice dei capelli fino alle spalle: La zona che
concentra la maggior tensione individuale è il collo.
Tutta la tensione emotiva e vigile passa da lì, a causa
del maggior flusso di sangue alla testa, linfa vitale di
energia. Nella testa si sciolgono i nodi sedimentati
dallo stress ma nel collo si tolgono i nodi che li
originano. Lo sternocleidomastoideo è un muscolo
poderoso che gestisce il capo e sul quale ricade una
enorme responsabilità di movimento consapevole.
Sciogliere la tensione del collo significa guadagnare
in sensazione di benessere di un terzo fin dall’inizio.
Alternando le dita sul cuoio capelluto l’energia si
libera e si predispone a farla fluire fino a farla
sparire verso le estremità. I nodi della testa e del
collo per questo stesso motivo sono quelli che si
riformano di più nelle sessioni successive.
Personalmente io preferisco incominciare la sessione
a pancia in giù e poi pancia in su. Ho notato come in
questo modo la continuità di gesti sia in crescendo.
Emisfero posteriore
Dorsali e scapole
E’ un area dove si annidano tanti nodi a causa del
collo e del movimento dei polmoni. Accade lo stesso
nella fossa delle clavicole. Sotto l’osso della
scapola, sollevando indietro il braccio e mettendo le
dita verso l’interno si trovano in genere parecchi
nodi che di solito sono irraggiungibili da soli.
Schiena
La colonna vertebrale è protetta da poderosi muscoli
che racchiudono la gabbia toracica. Dai dorsali agli
addominali retti ed obliqui sono muscoli che
accumulano parecchia tensione e determinano la
nostra postura. Dopo un morbido passaggio di
riconoscimento, identificati i nodi vengono sciolti in
primis in direzione delle costole seguendo il senso
delle ossa, poi a seconda dell’altezza verso le spalle
oppure verso le natiche. L’obbiettivo di base è
riportare questo stress in direzione delle dita che
fungono in questo caso come poli a terra che
scaricano la tensione.
Glutei
Dalla zona del sacro fino al quadricipite le tensioni
si trovano in ogni dove.
È la zona più divertente in assoluto da massaggiare,
anche che ovvie ragioni. Il tocco trova il suo senso
erotico in quest’area così ricca di terminazioni
nervose. Dall’altezza del sacro le mani bagnate di
olio scivolano facendo scorrere la tensione con un
movimento simile a una parentesi verso l’esterno e
poi in basso. Il passo delle mani nella linea di
giunzione fra gli emisferi deve far attenzione a
mantenere separati i flussi di energia e non
mischiarli.
Un’ area che predispone tanto l’eros e che nasconde
parecchi nodi è all’altezza dei reni dove si
demarcano le fossette pelviche e la zona sacrale.
Spendi tutto il tempo che vuoi qui perché è un
delicato preludio. Aprire le natiche con le dita in
modo soave, in cerchio, predispone la libido a fluire
liberamente. Aumentando la tensione gradualmente
dal centro all’esterno libera lo stress in modo
considerevole. A seconda della tensione accumulata,
a volte basta soltanto questo per far provar piccoli
orgasmi senz’ancora aver mai toccato il sesso né lo
sfintere anale.
Gambe e braccia
A questo punto abbiamo convogliato l’energia
ristagnata nella zona delle spalle e delle gambe.
Bisogna eliminarla immaginando come se i suoi
polpastrelli fossero scarichi che fanno la funzione di
poli a terra.
Seguendo passaggi lunghi che iniziano dolcemente
dall’origine e finiscono energicamente verso le dita
la tensione viene liberata lasciando il corpo carico di
energia pulita.
Va fatto sia pancia in giù che pancia in su, alla fine.
E’ sempre il preambolo per lo step successivo.
Emisfero anteriore
Volto
Dalle tempie alle guance, stimolando le linee facciali
del sorriso. Appoggiando il palmo sulle guance e
riportando le carezze con le dita che si perdono nei
lineamenti degli occhi fino arrivare ai capelli. Qui
non si dissolvono tensioni apparenti, ma invece si
creano legami di complicità e comunione.
Il benessere che si prova è davvero coinvolgente.
Fossette clavicole e nodo anteriore delle spalle
Da trattare come descritto sopra. Qui si annidano
una grande quantità di tensioni.
Seni
Da toccare con estrema delicatezza. I nodi si trovano
in genere in linea con la circonferenza delle areole.
Si deve riportare la tensione dal centro all’esterno
del seno. Se si vuol aggiungere un po’ di ghiaccio
aiuta sia a rassodare le coppe che a stimolarli (in
genere nella punta dei capezzoli). Se dovessi
riscontrare formazioni nodulari in varie zone che
non siano menzionate meglio non toccarle e andare
dallo specialista.
Diaframma
Nel contorno della gabbia toracica, all’altezza del
plesso solare si annidano una grande quantità di nodi
di tensione. Se farai attenzione noterai come la sua
durezza dimostrerà quanto sia pieno di tensione, ma
ha importanti motivi per esserlo: gestisce
innanzitutto il respiro, contribuisce al movimento di
un apparato importante come i polmoni, ed anche le
nostre emozioni.
I sentimenti primari e le emozioni che governano la
nostra emotività si sedimentano in questo muscolo.
È qui che bisogna concentrare gli sforzi per
sciogliere i nodi, vista l’importanza che hanno. In
genere i blocchi emotivi si possono “toccare” qui.
Riportando le dita verso l’interno fra le costole e i
polmoni, si trovano i nodi più evidenti. Se ci provi
su di te li trovi e noterai immediatamente come si
comporta la tua mente toccandoli. Non appena li
attivi vengono a galla ricordi di ogni genere, è quasi
come un joystick di emozioni e ricordi, da quelli più
belli a quelli più brutti che fanno parte del nostro
bagaglio di esperienze nella vita.
Devi agire con cautela e molta delicatezza, con
calma e molto tatto. Bisogna identificare i punti che
stimolano il piacere mentre su quelli che fanno male
concentrarsi soltanto a scioglierli nel modo più
tenero possibile. Quando abbiamo ricevuto un colpo
emotivo indimenticabile la nostra prima impressione
è una profonda espressione di inaspettata sorpresa.
Il respiro gestisce le nostre sensazioni ed è per
questo che rimangono impresse sia nella nostra
memoria che nel diaframma.
È possibile toccare con mano l’allegria e la tristezza,
ricordi rimossi di ogni genere. Bisogna concentrare
tutta la nostra prudenza qui e non ins****re se si
prova troppo dolore in un nodo particolare.
Pancia
Come nella zona sacrale, percorrere dalla linea alba
verso l’esterno e in basso. Qui si trovano tanti nodi
generati dall’ansia. Il percorso delle mani va
concentrato sul dissolverla e mandarla giù a
parentesi per i fianchi per lasciarla concentrata
all’inizio delle gambe.
Pube
Riportare la tensione dall’osso pubico verso
l’interno in basso. Concentrarsi oltretutto a
sciogliere i nodi del contorno delle labbra mentre si
fa pressione con il palmo delle mani e si distribuisce
il flusso con le dita. A questo punto si ripete il
passaggio delle braccia e delle gambe senza
confondere interno con esterno.
La predisposizione a ottenere l’obbiettivo di questa
guida oramai è a buon punto. Non bisogna esagerare
né con la pressione né con la quantità di tempo.
novanta minuti son più che sufficienti se lo fai
due/tre volte a settimana.
Livello quattro: le routine di Kegel
Lo step successivo consiste nel lavoro vero e proprio
pertinente ad allenare i muscoli vaginali e
predisporli all’eiaculazione. Qui si parla della
routine di esercizi di Kegel, famosi anche perché
prescritti clinicamente per i problemi di incontinenza
urinaria.
Si tratta di allenare con semplici contrazioni
volontarie gli anelli coinvolti col muscolo
pubococcigeo (detto PC). Gli esercizi devono essere
eseguiti con la vescica vuota, si tratta di rieducare
volontariamente il muscolo che regola il flusso di
urina.
Onde rendere coinvolgente l’esercizio in coppia
suggerisco di inserire un dito, indice o medio
all’interno della vagina (oppure entrambi) facendo
pressione verso l’alto (almeno all’inizio seduti in
ginocchio).
Lei deve stringere il PC eseguendo una sorta di
movimento di suzione verso l’interno facendo
entrare il dito per la distanza di una falange circa e
ritirarlo quando si rilassa tenendo sempre conto della
respirazione addominale descritta anteriormente.
Qui si tratta di fare una sorta di respirazione eseguita
coi genitali che carica di energia il cervello e la
veicola attraverso la colonna vertebrale. Bisogna far
il lavoro mentale di creare la sensazione che ogni
volta che s’inspira si sente l’aria entrare dalla vagina
in contrazione attraverso la colonna vertebrale fino
al cervello, e poi espirando si senta uscire dalla testa
passando dall’ombelico mentre si rilassano i muscoli
Kegel.
Eseguire questo esercizio per circa 40 volte in modo
pausato tonifica i muscoli PC, aumentando
considerevolmente la sensibilità al momento della
penetrazione si sente vibrare l’energia dell’intero
corpo. A volte bastano solo questi esercizi per
provare piccoli orgasmi.
Grazie a queste routine ci sono donne che esercitano
più forza nel canale vaginale che in quello anale
(fisiologicamente un muscolo poderoso che di regola
viene usato con maggior frequenza), aggiunge
controllo e consapevolezza all’orgasmo, aumenta la
predisposizione agli orgasmi vaginali, dona tono

muscolare a chi ha avuto un rilassamento
conseguenza di un parto naturale e allontana i
problemi di incontinenza urinaria.
Fai attenzione a non contrarre i muscoli addominali.
Se si prova dolore alla schiena, significa che non si
stanno facendo gli esercizi in modo corretto, basta
massaggiare dolcemente con le dita. Provare mal di
testa è frutto dell’energia ristagnata. Bisogna rifar
l’esercizio della respirazione concentrandosi sul
visualizzare il flusso d’energia. Se invece si sa di
avere una infezione ti conviene di fare una visita
medica e risolvere questo problema prima di
riprendere. Fuori sessione nel quotidiano l’esercizio
può essere fatto in solitudine in qualunque momento
della giornata. Bisogna non esagerare col sovra
esercizio, basta farlo fino a tre volte al giorno.
Aiuterai molto a creare un vero e proprio rapporto di
complicità nella tua coppia e acquisirete un’intesa e
una consapevolezza reciproca unica.
Finora sono state descritte le routine di esercizi che
predispongono al raggiungimento dell’obbiettivo di
questa guida. A continuazione enuncio le tecniche
che completano la sessione del rituale.
Livello cinque: Tecniche di stimolazione
Hai percorso circa l’ottanta per cento della strada
che ci vuole per arrivare. Avrai creato un’intima
complicità basata su una intesa reciproca di
sentimenti. Ti manca soltanto concludere. Per finire
descrivo un paio di tecniche, una tradizionale che
troverai descritta un pò dappertutto e un’altra invece
trovata e sperimentata nel mio vissuto.
Ognuna richiede un’alta dose di pazienza e
sensibilità in modo da ridurre la casualità e la
fortuna. Non prendere l’insuccesso come un’offesa
personale, ma impara con umiltà a leggere e tradurre
queste risposte in piacere. Non forzarti. Ci si arriva e
si gode come un dono divino. Se non si arriva non
cambia niente e si riprova in un’altra occasione
come se fosse la prima volta.
Magari ti aiuterà sapere che spesso capita che il
volume di liquido è proprio scarso oppure viene
reindirizzato verso la vescica creando una
eiaculazione retrograda (motivo per il quale pur
essendoci non è visibile).
Concentra la tua attenzione ad attivare a livello
inconscio il suo desiderio, sussurra mordendo
delicatamente il suo orecchio mentre appoggi le tue
mani sull’ ombelico: “oggi spruzzami” predispone
lei ad assecondarti. Sii persuasivo senza essere
insistente. Se sei da sola, basta dirti mentalmente:
“oggi mi lascio andare veramente”.
Una volta che riuscirai a dominare entrambe le
tecniche, sii orgoglioso ma non vantarti. Non è una
gara di potere, è un percorso di consapevolezza fatto
in coppia, qui si parla di amore. Chi veramente sa, è
aperto, umile e sensibile, non ha bisogno di
vantarsene. Se non fai attenzione a questo il tuo dare
diventa banale.
La prima tecnica suggerisce di aver la vescica vuota,
aiuta ad allontanare il senso di paura e vergogna che
il pensiero di farsi la pipì nell’atto possa creare.
Sappiate tutti e due che la sensazione dello stimolo
alla fine è la stessa, quindi dovete far i conti prima o
poi con questa realtà. È da questo che prende spunto
la seconda tecnica che si basa su fattori biologici
comuni anche a noi maschi.
A questo punto sei sensibile al respiro, sei in attenta
sincronia coi gesti, e il flusso di energia circola in
assoluta fiducia, è il momento di ottenere il Graal.
La zona vaginale deve essere abbastanza lubrificata.
Aiuta un po’ avere le mani bagnate d’olio. I tocchi
che eseguirai sul clitoride dovranno essere dolci. In
caso di secchezza mai correre il rischio di attaccare
le mucose interne alle tue dita in quanto causano
dolorose irritazioni.
Punto G
Entrambe le tecniche coinvolgono il famoso punto
G. Da sempre controverso e contestato oramai è una
realtà assodata. È stato dichiarato da studi come la
prostata femminile e come tale viene denotato nella
terminologia medica.
È una zona altamente sensibile, molto recettiva al
piacere. S’identifica come un tessuto erettile della
spugna uretrale che coinvolge la parte interna del
clitoride situato nella parete anteriore vaginale a due
falangi circa di distanza verso l’interno.
Non è detto che piaccia a tutte, purtroppo bisogna
tener conto di questo fatto. Allo stesso modo in cui
esistono donne che non tollerano la stimolazione
clitoridea, forse perché non riescono a dissociare la
sensazione di dover urinare con le sue conseguenze
auto mortificatorie.
Lo si trova seguendo la strada nervosa del clitoride
verso l’interno della vagina, a un certo punto si
percepisce un tessuto rugoso diverso dal resto (a
volte dalla forma di piccole creste). Per stimolarlo
basta far pressione lì. Appoggiando una o due dita
premendo in circolo o come un pulsante oppure
stringendo come chi fa il gesto “vieni qua da me”, la
tua sensibilità ti aiuterà a trovar la strada giusta.
Non ce la faccio, mi scappa la pipì..!
Ebbene si, sei nel posto giusto. È una sensazione
tutt’altro che negativa. È il momento di far i conti
col respiro, col modo in cui guidi il coinvolgimento
emotivo e dalla maniera in cui le contrazioni
invadono l’intero corpo.
Identificato il crescendo dell’onda sinusoide che
riporta all’orgasmo, bisogna rallentare il ritmo,
addirittura fermarsi se necessario. Individuando le
carezze che piacciono di più l’ascesa della curva
diventa più intensa e trattenere l’irruenza crea una
sorta di dolce tortura che porta alla gioia d’impazzire
di piacere.
Di principio più alta è l’eccitazione accumulata più
violento diventa l’orgasmo ottenuto. È l’obbiettivo
primordiale di rieducare il gusto del piacere nel
sesso ma (sempre quel benedetto ma…!) curando il
fatto di non creare ansia a conseguenza
dell’impazienza, che diventa l’antidoto del piacere.
Tecnica 1: modo tradizionale
A titolo preliminare stimola con grandi cerchi l’area
interna delle cosce, pancia, ventre e pube. Qui non
c’è una ricetta precisa, bisogna riportar lo stato di
“ebollizione” con sapiente delicatezza. Ricordati di
seguire il ritmo del suo respiro, oramai lo capirai dai
suoi gemiti, man mano che ti avvicini al clitoride i
cerchi diventano più puntuali e precisi. Stanne
lontano almeno all’inizio, toccalo ma indirettamente,
prima nelle grandi labbra e poi lasciando scorrere
l’umidità che sgorga dalle piccole labbra. Aprile in
modo da lasciare in vista il grilletto del piccolo
glande.
Basta questo per farle provare micro orgasmi. Li
riconosci dal modo in cui si contraggono le labbra.
Molto spesso loro stesse non se ne rendono conto
oppure non le riconoscono come tali. La cultura del
porno ha venduto l’idea che l’orgasmo sia una
esplosione dove si grida in modo fintamente
spudorato!!! e in tante si chiedono come mai sono
addirittura anorgasmiche.
Il motivo per cui è meglio non toccare il clitoride in
modo diretto è perché man mano che si va avanti
diventa ipersensibile al punto che si irrita ed obbliga
a fermare la sessione.
A questo punto siamo pronti e non resta altro che
ultimare. Inserisci il dito medio e anulare finché i
polpastrelli si appoggiano al punto G. nella maniera
in cui riesci a stimolarlo oppure nel caso lei fosse
molto sensibile dovrebbe bastar questo per farla
arrivare.
Alcune delle declinazioni sono:
Stimolazione del Punto G da solo: delicati massaggi
in piccoli cerchi nell’area identificata.
Stimolazione del Punto G + stimolazione del
clitoride in modo orale oppure con le dita. Non ci
vuole molto per immaginarla.
Pressione sul punto G + pressione sul clitoride.
Rimane forse meno invasiva delle altre, nel senso
che risparmia l’irritazione del clitoride più a lungo.
Funziona in questo modo:
Con entrambi polpastrelli appoggiati sul punto G si
fa una leggera pressione. Le dita non si muovono da
li, rimangono fisse. La mano invece esegue un
movimento longitudinale alle labbra. I Kegel devono
muoversi ritmicamente con le dita eseguendo il
movimento di suzione verso l’interno. L’indice e il
mignolo della stessa mano invece eseguono il lavoro
di stimolare le grandi labbra.
Con l’altra mano si esegue pressione sull’osso
pubico col palmo, in modo di trasmettere una forza
maggiore, costante e continua che cerca il riscontro
della pressione puntuale esercitata all’interno dalle
altre due dita. Il gioco è fatto: toccare delicatamente
il grilletto del clitoride a modo di campanello.
L’indole di questo tipo di orgasmo è verso l’esterno,
quindi nel momento in cui si decide di arrivare al
grande botto bisogna spingere, anziché contrarre,
dallo stesso modo come si fa quando si ha la pipì ed
eccovi arrivati.
Man mano che impari a dominare la tecnica puoi
stimolare punto G, clitoride e anello anale con la
stessa mano (cinque dita e un palmo non sono pochi,
eh!).
E hai ancora una mano libera per accarezzare,
rassicurare e riempire di tante dolci coccole. Ah…!
E la bocca, la lingua (anche i denti) lì pronti ad
entrare in azione; per non parlare di quello che vi
aspetta in chiusura del dolce finale in coppia.
Come vedi hai un sacco di risorse da utilizzare per
riportarla letteralmente in ebollizione. Il segreto
consiste nel controllare l’imminenza dell’orgasmo e
liberarla consapevolmente. In questo modo il piacere
oltrepassa la sfera vaginale e finisce per coinvolgere
l’intero corpo. Ad ogni spasmo, asseconda il
tremore, accompagnalo, avvolgilo e riportalo in pace
durante il percorso che durante il percorso di tutta
questa esperienza. Concediti tutto il tempo che è
necessario e non togliere la pressione dalle mani se
non c’é impellente bisogno.
NB: Mai permettersi di toccare la vagina con il dito
che è entrato nell’ano. È scontato ma bisogna
menzionarlo, per una questione d’igiene e salute, il
rischio di batteri nella mucosa vaginale è da
prendere molto sul serio.
Tecnica 2: modo atipico
È una sorta di compendio di tutto quanto c’è scritto
su questa guida. È molto più leggera e oltretutto
idonea per “rubacchiare” lo squirt senza tanto
ricercarlo. Potrebbe essere giudicata meno ortodossa
ma l’esperienza che offre vale la pena di provarla.
È chiaro che se sei qui oramai non ti inorridisci per
lo sporcarsi o meno, dopotutto è in preventivo.
Questa tecnica si fa con la vescica piena. Ci vuole
una sorta di “brute f***e” per raggiungerlo e ci si
riesce se il gioco è quello di divertirsi in assoluta
confidenza.
Come già detto il muro più difficile da scavalcare è
quello del senso di vergogna, magari di sporcare
materasso e lenzuola. Per sormontarlo basta
cambiare ambiente con uno che sia umido per
eccellenza e che ci faccia perdere ogni senso del
pudore: il bagno. Psicologicamente ha un valore
profondo in quanto in solitudine lo si ritiene una
sorta di oasi di calma dove troviamo pace con noi
stessi.
Farlo nel bidet, nel wc, nella vasca o doccia è solo
una esigenza di comodità e di gusti. Io preferisco
rimanere dietro di lei sul bidet mentre lei ci è seduta
sopra, appoggiata con la punta dei piedi al
pavimento e il viso rivolto verso il muro.
Il fatto di essere alle sue spalle esclude la sensazione
di sentirsi giudicata visto che non ci sono occhi che
scrutano ogni singolo gesto. Bisogna bere in
precedenza almeno un litro d’acqua, meglio se un
litro e mezzo.
Si tratta di giocare con lo stimolo della pipì. È
scomodo (e lei potrebbe provare anche un poco di
dolore ma è più frutto del senso del pudore). Se sei
seduto dietro di lei bisogna guidarla molto
dolcemente. Devi tirar fuori il meglio del tuo
buonumore per farla ridere mentre è seduta.
Sulla vasca, è meglio farla stare seduta in punta di
piedi per accentuare la tensione nelle gambe e i
muscoli addominali. Ricordati di far scorrere l’acqua
(senza bagnarla per non perdere la lubrificazione
naturale), il suono aiuta a lasciarsi andare più
facilmente.
La prostata come meccanica funziona nello stesso
modo per maschi e femmine. Mentre si è eccitati lo
stimolo dell’orgasmo biologicamente blocca la pipì.
Nel caso dei maschi questa tecnica aiuta le situazioni
di eiaculazione precoce. Nel caso delle donne
provoca uno squirt forzato e misto ad urina.
Il trucco consiste nel giocare con questa tensione,
gambe, vescica, muscoli addominali e respiro
contrastato con dei gesti delicati come il semplice
sfioramento del polpastrello sulla punta del clitoride.
Se si aggiunge tensione al clitoride, con le dita
oppure con qualche mini molletta apposta per il clito
(io adoro quelle che si usano per fare lo chignon), in
modo da lasciare il grilletto gonfio scoperto, basta il
dito umido che esegue il gesto del campanello. La
molletta serve anche per avere entrambi le mani
libere.
Riiiiiing Riiiiing scherza sussurrandole all’orecchio
e spronala a far la pipì mentre stringi la sua mano
con forza all’altezza dell’ombelico. Questo punto è
importante, una mano appoggiata sulla sua pancia da
una parte sprigiona la forza delle sue farfalle allo
stomaco, da un altro la rassicura con un senso di
tenera sicurezza. Appena spara il primo getto aiutala
a chiuderlo rilassando la mano, mentre intanto le
accarezzi con l’altra che hai libera gambe, sedere e
seni. Mordicchia le sue orecchie, sussurra le vostre
parole magiche, accarezza il suo anellino anale e
punto G delicatamente in contemporanea da dietro.
Apri, chiudi, apri, chiudi, riiiing, riiiing sul clitoride
e sullo sfintere anale, stringi, molla la sua mano, e
hai ancora una mano libera per aiutar la sua energia
a fluire per la colonna vertebrale accarezzandola
dalle natiche, schiena, collo e i suoi capelli …
Se vuoi ancora torturarla oltre lo stimolo, inchioda
con fermezza le dita nella cute dei capelli e tirali allo
stesso tempo che pieghi dolcemente la sua testa
indietro. Questo gesto rallenta per qualche attimo
l’orgasmo, dovuto al fatto che in qualche modo
stronca il flusso di energia verso il cervello. Mai
dimenticarti del controllo del respiro.
Seguendo questa routine la farai esplodere in poche
mosse con un violento orgasmo corporale che non
c’entra niente con quelli provati precedentemente
(attenzione ai vicini mi raccomando).
Le contrazioni ritmiche dei muscoli pelvici, durante
l’orgasmo, produrranno l’espulsione del fluido
accumulato. Il quantitativo di fluido rilasciato può
essere considerevole, attraverso il ripetersi di
riempimento e svuotamento delle ghiandole durante
l’orgasmo. Non andare via, lascia la mano sul
grillettino, senza far pressione, soltanto appoggiato.
Degusta il suo respiro, il misto dei suoi succhi, le
vibrazioni delle sue pulsazioni, il battere del suo
cuore. Aiutala a sostenersi in quella nuvola
dell’orgasmo, con non molto sforzo puoi strapparne
altri. È la prova fisica dell’indole multi orgasmica
femminile.
Per fare questo (se tu non sei multi orgasmico) devi
accettare che lei può continuare e continuare a
scalare la curva degli orgasmi, a te la sensibilità di
continuar a esplorare questa sua capacità. Diventa
una sorta di meditazione di coppia. Adesso è il
momento di degustare il tuo meritato premio, fare
veramente l’amore con il tuo partner felice.
Per chiudere ufficialmente il rituale, aiutala a
rimettersi la sua corazza. Il suo ego ha bisogno di
essere rassicurato, è spoglia di ogni difesa, molto
vulnerabile. L’amore dopo l’amore è fatto di
tenerezza, dolcezza e tanto affetto. È la chiusura
perfetta che predispone l’attesa per la prossima
puntata.
Buon divertimento!

Categories
Anal BDSM Erstes Mal

Ficken im internat

Es begann an einem Samstagsabend im Internat im Nebenraum hörte man Geräusche von einer Party die sich auf dem Endpunkt befand.Das neben Zimmer gehörte meinen kleinwüchsigen russischen klassen kameraden.Der öfters besuch kriegte von einer wirklich geilen fick schlampe Sie war Groß ein klein wenig mollig und sie besaß
die schönten wohl geformtesten titten die ich je im real live zu vor gesehen hatte
Ich hatte sie zu vor schon mal getroffen da fragte sie mich welche stellung ich den am besten finden würde und ich sollte die stellung an hand von 2 kuschel tieren nachstellen.Ich sagte ich würde dich gerne unter der dusche im stehen ficken.Sie fing an zu grinsen dann fragte ich welche stellung sie den am liebsten mag sie sagte es in einem sehr erotischen unterschwelligen ton und gerade heraus
ich bekomme es gern von hinten sagte sie ich blickte auf ihren arsch der in ihrer
2 nummer zu kleinen hose richtig gut betonnt war mit ein bisschen fantasie konnte man sich gut ihre möse vorstellen. bei dem anblick bekamm ich natürlch gleich ein steifen. Sie stand vom bett auf und ging ohne ein wort zu sagen sie grinste nur und leckte sich über die lippen.nun denn zurück zum Samstagabend plötzlich klopfte es an der tür es war laut und aufdringlich ich speicherte das zombie spiel noch schnell ab machte den joint aus und ging dann zur tür da stand sie nun vor mir stark alkoholisiert und natur geil sie sagte hey … haste nicht lust rüber zu kommen ich habe heute vor hier zu schlafen wir haben im neben raum 2 bettten zusammen gestellt und wollen zu 3 schlafen nach kurzem zögern sagte ich dann gut das hört sich toll an und willigte ein… lag schon auf dem bett er schlief schon tief und fest, sie selbst hatte nur eine grüne jogging hose an heute hatte sie ihre langen haare zum zopf gebunden.sie legte sich neben ihn und sagte hey man kommste jetzt endlich oder biste nur geil ich legte mich zur ihr aufs bett sie guckte noch ein wenig fern draußen donnerte es heftig sie sagte zu mir ich habe immer angst wenn es donnert ich sagte keine sorge du bist hier mit den härtesten schwanz aus ganz mittel erde Sie grinste und drehte sich um so das sie zum fenster guckte dabei presste sie ihren arsch dicht an mein teil ich machte mein gürtel auf und zog mir die jeans aus sie reibte mit ihrer spalte immer wieder über meinen schafft die ersten lust tropfen tritten auf meiner eichel hervor ich zog die boxer shorts auch noch aus ich griff instinct tief nach ihrer möse ich ging mit meiner hand unter ihre joging hose und unter ihr höschen und streichelte liebe und zährtlich voll ihre kleines fötzchen sie stöhnt vor geilheit und wurd sehr schnell feucht ich geniesse es und ziehe sie ganz langsam aus dannach musste ich natürlich auch unbedingt noch von ihren titten kosten und widmete mich den oberen part ich lutschte ihre titten als ob es kein morgen geben würde ungefähr 2 min danach drehte sie sich plötzlich mit geschlossenen augen um meine nudel ging runter als ich den kleinwüchsigen schnarchen hörte. sie symmolierte ihren schlaf natürlich um mich Wahnsenig zu machen ich trug den klein wüchsigen mann rüber in mein eigenes bett und betraat dann wieder den raum sie grinste kurz un drehte sich wieder um ich legte mich seitlich so hin das mein schwanz in ihrem gesicht lag mein mittelerweiler wieder hart gewordene schwanz glitt durch ihre fülligen lippen in ihren kleinen süßen mund sie fing an meine eichel zu blasen sie tat das wirklich professionell sie gab meine eichel nicht mehr frei sie saugte so stark und geil dass ich ihn ihren geilen mund absprietzen musste dannach saugte sie mir die ladung aus den eiern und massierte mit der zungen spitze meine eichel immer wenn ich versuchte ihn raus zu ziehen umschlungen ihre fülligen lippen mein schwanz noch fester dann griff sie meinen schwanz und massierte ihn in ihren händen und sagte ich will das du mich jetzt fickst und zwar hard und geil sie legte sich auf den bauch und als ich in sie eidringte stönte sie leicht auf ich stieß immer wieder in ihr kleine heißes feuchtes enges loch nach einer weil zog sie sich zusammen und kamm so heftig das sie schrie als sie gekommen war konnte ich es nicht mehr auf halten da sagte sie ich will deine fick sahne auf meinen füßen haben ich spritzte auf ihren füßen ab sie drehte sich um und schlief ein sie noch am nächsten morgen gingen wir zum frühstück da war der ort an dem ich sie das letzte mal gesehen hatte am tag darauf war ich ihm mädchen internat doch ihr zimmer war leer ich fragte ihre lieblinngs dozenten wo sie wohl sei angeblich ist sie wegen drogen excesse geflogen wir haben uns nie wieder gesehen THE END

Categories
Gay

Orgie auf Theta III

Das Folgende ist eine Science Fiction Sex / Orgien Geschichte, meine zweite Veröffentlichung. Kommentare werden gerne gesehen.

Auszug aus Enzyklopädie Generallissima:

“Die patriarchalische Oligarchie des Planeten Theta 9 ist für die Betonung der physischen, meist sexuellen Vergnügen bekannt. Seine Bevölkerung besteht aus 90% der Frauen und 10% der Männer, denen es erlaubt ist, bis zu 50 „Weibchen“ zu besitzen. Diese Weibchen werden in Klon Tanks aufgezogen und im Alter der sexuellen Reife (ca. 18 Standard-Jahre) „geerntet“ und indoktriniert ihrem Herrn zu dienen. Theta 9 ist dünn besiedelt, so dass einige Männer die Herrschaft über riesige Flächen innehaben. Obwohl Theta 9 nicht Teil eines großen galaktischen Imperiums ist, können es außerirdischen Besucher gegen eine erhebliche Gebühr besuchen“

Kapitel 1: Die Einleitung

Carla war erst vor ein paar Monaten aus der Klon Schule entlassen worden. Sie war bereits zu einem 1,60 großen Mädchen mit blauen Augen und Brünetten Haaren herangewachsen. Sie besitzt ein schönes, etwas zu stark geschminktes Gesicht und trug normalerweise ein durchsichtiges Top, welches sie unter ihren wohlgeformten Brüsten verknüpft hatte. Carla fühlte ihren Meister schwer atmen, während er seinen Schwanz rhythmisch in rascher Folge in ihre Fotze reinstieß. Er war ein schwerer Mann, etwa 40 Jahre alt, kahl und mit Bauch. Die schlanke Brünette fühlte den Schwanz des Meisters tief in Sie eindringen. Der Meister keuchte und schnaufte laut und sie wusste, dass er jede Minute in ihr kommen würde.

“Aargh, hmmm, jaaa ” rief Carla, da sie wusste, dass das ihn anturnen würde. Der Meister schlug ihr mit der Hand auf den gut geformt Arsch, zog seinen Schwanz aus ihrer Fotze und positionierte ihn so, so dass eine riesige Ladung Sperma auf ihren wohlgeformten Brüste, ihr Gesicht und ihr braunes Haar landeten. Die Frauen um sie herum applaudierten. Dies war die übliche Vorgehensweise um ein neues Mitglied des Harems zu begrüßen. Carla war in einer Klon Kammer herangezüchtet und als Sex Puppe ausgebildet worden, hatte aber nur wenige Erinnerungen daran. Ihre Designer hatten physische Schönheit betont und Carla mit dem starken Wunsch ihrem Meister zu dienen ausgestattet.

Nun, da die Initiation vorbei waren, schleckten zwei blonde Mädchen den Schwanz des Meisters ab um auch jeden Tropfen des heiligen Sperma zu erwischen. Ein anderes Mädchen führte Carla in ihr neues Zimmer. Als Novizin hatte Carla nur ein kleines Zimmer, aber es enthielt alles, was sie brauchte, darunter ein Schrank mit einer Vielzahl von Kleidern. In den nächsten Tagen wurde Carla in ihre Aufgaben eingeführt. Da sie neu war, musste sie hauptsächlich niedrige Tätigkeiten wie Putzen und Kochen ausführen – und natürlich dem Meister zu diensten sein.

Die Gelegenheit dazu ergab sich ja eine Woche nach ihrer Initiation. Carla wurde ihn den großen Saal gerufen wo gerade ein junges rothaariges Mädchen auf dem Meister ritt. Sie hatte ein extrem dünnes und durchsichtiges Top an, durch das ihre spitzen Nabeln durchblitzten. Carla fiel auf die Knie, aber ihr Meister winkte ihr, näher zu kommen. Wieder fühlte Carla seinen schweren Atem, als er das rothaarige Mädchen genoss. Während seine linke Hand mit den kleinen, aber gut geformten Titten der Rothaarigen spielte, steckte er einen Finger der anderen Hand in Carlas Mund. Carla kniete jetzt direkt vor seinem Gesicht. Der Meister zog seinen Finger heraus und stieß dafür seine Zunge tief in ihren Mund und erkundete damit ihren Mund für eine scheinbar endlose Zeit. Während der Meister vor Vergnügen grunzte, ritt die die Rothaarige, weiter seinen Schwanz. Der Meister zog seine Zunge aus Carlas Mund und fing an, ihre gut-sortierte Titten zu lecken. Plötzlich ging alles sehr schnell. Carla genoss gerade noch des Meisters Mund der an ihren Brüsten knabberte, da schoss der Meister seine Ladung plötzlich in die Rothaarige die völlig erschöpft seinen Schwanz mit ihrer Zunge sauber leckte. Der Meister schlug ihr leicht auf den Hintern und die Rothaarige zog sich zurück. Carla durfte den Rest des köstlichen Sperma Saftes auflecken, danach wurden die beiden Mädchen aus der Gegenwart des Meisters entlassen.

Drei Tage später waren Carla und zwei ihrer Kolleginnen, eine Schönheit aus Asiatischem Gen-Material namens Ming-Lai und eine Gen- Australiarin namens Kim gerade dabei, den Boden zu fegen als der Meister vorbei kam. Sofort vielen die Mädchen auf die Knie und streckten die Zungen heraus, falls der Meister in ihren Mund abspritzen wollte. Der Meister signalisierte Kim seinen Schwanz in die Hand zu nehmen. Kim rieb ihn, wie sie es in der Sex-Schule gelernt hatte. Der Meister grunzte zustimmend und einer Inspiration folgend steckte Kim seinen Schwanz der neben ihr knienden , Ming-Laib in dem Mund. Diese nahm dne Schwanz tief in den Mund und begann sogleich zu saugen. In der Zwischenzeit leckte Kim die Eier des Meisters die gerade noch außerhalb Kim’s Mund waren. Schließlich zog der Meister seinen Schwanz heraus und verteilte sein Sperma gleichmäßig auf die Gesichter der drei Mädchen. Danach setzte er seinen Rundgang fort.

Teil II: Der Meister hat Gäste folgt

Categories
BDSM

Kuscheln mit Katja

-Ein unerwartetes erstes Mal ?

In Toms Zimmer war die Heizung ausgefallen.In einer so
günstigen Herberge müsse man mit sowas rechnen,-hatte Mutti
gesagt und ihn kurzerhand zu Katja,ihrer besten Freundin unter die
Decke gesteckt.
Tom war nicht gerade von dieser Lösung begeistert,
aber da diese ganze Reise als Geschenk zu seinem 18. Geburtstag
gedacht war, wollte er die schöne Stimmung der vergangenen Tage nicht
durch einen Streit über sein gestörtes Verhältnis zu Katja trüben.
Nun lag er also reglos in ihrem Bett. – Naja,beinahe reglos zumindest.
Es war warm unter der Decke.So warm wie der Atem,den ihm
die junge Frau in regelmäßigen Abständen ins Gesicht bließ.
Ihre Hand brannte ein Loch zwischen seine Schulterblätter.
Tom blinzelte vorsichtig durch den Sichtschutz seiner Wimpern.
Katjas Augen waren fest geschlossen.Sie hatte wohl gar nicht bemerkt wie sich ihr Arm in einer unerwartet vertrauten Geste um ihn geschlungen hatte.
Mutiger geworden öffnete er seine Augen ganz. Katja trug einen viel zu großen Herrenpyjama aus glänzender dunkelblauer Seide.Hinter den ersten beiden
geöffneten Knöpfen sah Tom,wie sich ihre
aneinander geschmiegten Brüste mit jedem Atemzug bewegten.
Er wollte sich abwenden,aber er hatte Angst,die Frau
dadurch zu wecken.
Plötzlich bewegte sich der Brandfleck auf seinen Rücken.
Katjas Finger krabbelten leise wie eine rotglühende
Stahlspinne über die Wirbel seines Rückgrades hinab.
Die vermeintlich Schlafende lächelte auf ihrem Kissen.
Tom glaubte vor Aufregung zu ersticken,als sich die
glühenden Hand auf seinen Po legte und ihn dort sanft zwickte.
“Du bist ja noch ganz kalt.”,flüsterte sie, um niemanden zu wecken,
denn Katja teilte sich das Zimmer mit einem älteren Paar, das Tom´s Gruppe vor
zwei Tagen auf einem Rastplatz getroffen hatte.
“Ich werde dich warm rubbeln.”, versprach sie,ohne die
Augen zu öffnen.
Ihre Hand begann sich zu bewegen.Sie rieb über seinen
festen Po,als wollte sie eine imaginäre Creme durch seine
Hose in seinen Hintern einreiben.
Ihre andere Hand kroch unter der Decke hervor und kreiste
mit gespreizten Fingern über seine Brust. Durch die
Bewegung gerieten Katjas Brüste so in Bewegung,dass Tom für
einen Augenblick eine der dunklen Brustwarzen erkennen
konnte.
Katja hob ein Bein,ließ es unter der Decke entlang gleiten und
über seine Hüfte schlüpfen.Als sie dabei sein knochenhartes
Glied berührte,wäre er beinahe aus dem Bett gefallen.
Die von unzähligen Gästen ausgeleierten Bettfedern quietschten
unter der heftigen Erschütterung. Tom´s Herz schlug nun auf seiner
vor Aufregung trockenen Zunge, denn das Geräusch so glaubte er,
müsste jeden auf der Etage aufgeweckt haben.
“Tschh…”,zischte sie leise und hielt ihn nun sicher in der
Umklammerung ihres weichen Schenkels fest.
Ihre Augen glänzten wie zwei grüne Sterne vor seinem
Gesicht,dann berührten ihn ihre Lippen heiß und feucht auf
der Stirn, direkt unter dem Ansatz seiner modisch kurz
geschnittenen Haare.
Toms ganzer Körper wurde so steif,wie es sein Glied war,das
irgendwo unter der Decke gegen einen festen Oberschenkel
gedrückt wurde.
Katja leckte über seine weiche Haut , saugte mit den Lippen
daran und zupfte mit den Zähnen ganz behutsam an einer
vorwitzigen Strähne.
Tom hatte soetwas noch nie erlebt. Ein glühender Draht
wurde in seine Wirbelsäule geschoben,während ihm gleichzeitig jemand
einen Eimer Eiswürfel in den Kragen schüttete.
Seine Füße zuckten unkontrolliert unter der Decke, -und er
hoffte,es würde niemals aufhören.
Katja griff nach seiner Hand und schob sie auf einen
nachgiebigen aber festen Hügel. Und als Tom begriff,das es
Katjas Hintern sein musste, schämte er sich dafür,das seine
Finger so neugierig in der tiefen Furche herumgesucht hatten.
Aber der jungen Frau schien das zu gefallen. Ihre eigene
Hand imitierte das Verhalten von Tom,und suchte
zielstrebig bei ihm nach der gleichen Stelle.
Tom schnappte nach Luft,als der harte Finger rhythmisch
gegen jenen Teil seines Körpers klopfte,den er selbst noch
nie gesehen hatte.
Katja zog sein Gesicht zwischen ihre Brüste.Es wurde weich
eingehüllt.Ein warmer Duft betäubte ihn beinahe.Feiner
Schweiß klebte auf der samtigen Haut.
Katjas andere Hand verschwand unter der Decke und tat
etwas,das sie schneller atmen ließ.Ihr Schenkel rieb
stärker über sein eingeklemmtes Glied,und die junge Frau
stieß bald ein gedämpftes Seufzen aus. Ein kurzes Zittern ihres
erhitzten Körpers brachten die Bettfedernn erneut zum Klirren.
Tom sah,das ihre Unterlippe ganz geschwollen war.Ihr Zähne
hatten kleine Dellen darin hinterlassen.
Als sie ihre Hand unter der Decke hervorzog,brachte der
warme Luftstrom einen kräftigen Duft mit, der Tom ebenso
erregte wie auch verwirrte.
Katja kniff Tom noch einmal kräftig in den Po,dann drehte
sie sich herum und zog eine handvoll Papiertücher aus der Box
auf dem Nachtspind. Dabei glitt ihr Schenkel ganz langsam
von ihm herunter.
Ihre Augen glänzten zufrieden,als ihre Hände mit dem
Papierbüschel unter der Decke verschwanden.
“Jetzt sei ein braver Junge,Tante Katja will noch etwas
schlafen.”, flüsterte sie,und drückte ihre weichen Lippen
auf Toms Mund.
Dieser Kuss war anders als der den sie ihm sonst
gelegentlich zur Begrüßung gab. Ihre Zunge teilte seine
Lippen,und als sie sanft seinen Mund betrat, hüllte sich
das weiche Papier um seinen harten Penis. Sie drückte nur
ganz sanft zu,drehte den weichen Ballen ganz wenig um seine
hocherregte Spitze,und im nächsten Moment empfing sie seine
harten Stöße.
Katja brachte ihr Zunge in Sicherheit und verschloß den
Mund des Jungen mit ihren weichen Lippen, während das
Kleenex in ihren Händen mit jedem Stoß wärmer und feuchter
wurde.
Sie wischte ihn behutsam trocken,zog seine Hose hoch und
küsste ihm sanft auf die glühende Stirn.
“Schlaf jetzt schön.”, hauchte sie dem entspannt lächelnden
jungen Mann zu.

Eine Fantasiegeschichte, die schon fast 20 Jahre alt ist.
Verfasser: reudiger66

Kommentare jeder Art willkommen!

Categories
Racconti Erotici

Pietro Aretino_Sonetti lussuriosi_libro I_ 1-5

Libro Primo

I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.

E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.

– Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam’ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l’anima, ch’in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d’ogni piacer fortuni testimoni

II
Mettimi un dito in cul, caro vecchione,
e spinge il cazzo dentro a poco a poco;
alza ben questa gamba a far buon gioco,
poi mena senza far reputazione.

Che, per mia fé! quest’è il miglior boccone
che mangiar il pan unto appresso al foco;
e s’in potta ti spiace, muta luoco,
ch’uomo non è chi non è buggiarone.

– In potta io v’el farò per questa fiata,
in cul quest’altra, e in potta e in culo il cazzo
mi farà lieto, e voi farà beata.

E chi vuol essre gran maestro è pazzo
ch’è proprio un uccel perde giornata,
chi d’altro che di fotter ha sollazzo.

E crepi in un palazzo,
ser cortigiano, e spetti ch’il tal muoja:
ch’io per me spero sol trarmi la foja.

III
Questo cazzo vogl’io, non un tesoro!
Questo è colui, che mi può far felice!
Questo è proprio un cazzo da Imperatrice!
Questa gemma val più ch’un pozzo d’oro

Ohimè, mio cazzo, ajutami, ch’io moro
e trova ben la foia in matrice:
in fin, un cazzo picciol si disdice,
se in potta osservar vuole il decoro.

– Padrona mia, voi dite ben il vero;
che chi ha piccol il cazzo e in potta fotte
meritera d’acqua fredda un cristero.

Chi n’ha poco, in cul fotti dì e notte:
ma chi l’ha come ch’io spietato e fiero,
sbizzarrischisi sempre colle potte.

– Gli è ver, ma noi siam ghiotte
del cazzo tanto, e tanto ci par lieto,
che terrem la guglia tutta drieto.

IV
Posami questa gamba in su la spalla,
et levami dal cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch’io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.

E s’in cul dalla potta il cazzo falla,
dì ch’io sia un forfante e un villano,
perch’io conosco dalla vulva l’ano,
come un caval conosce una cavalla.

– La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo’ far questa pazzia,
e se non vuoi così, vatti con Dio.

Ch’el piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
sicché, fotti a buon modo, o vanne via.

– Io non me n’anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s’io ben credess campari il Re di Francia.

V
Perch’io prov’or un sì solenne cazzo
che mi rovescia l’orlo della potta,
io vorrei esser tutta quanta potta,
ma vorrei che tu fossi tutto cazzo.

Perché, s’io fossi potta e tu cazzo,
isfameria per un tratto la potta,
e tu avresti anche dalla potta
tutto il piacer che può aver un cazzo.

Ma non potendo esser tutta potta,
né tu diventar tutto di cazzo,
piglia il buon voler da questa potta.

– E voi pigliate del mio poco cazzo
la buona volontà: in giù la potta
ficcate, e io in su ficcherò il cazzo;

e di poi su il mio cazzo
lasciatevi andar tutta con la potta:
e sarò cazzo, e voi sarete potta.

Categories
Racconti Erotici

il custode3

Mi ero fatto la doccia ma mi sentivo ancora il suo odore addosso, soprattutto in bocca mi sembrava di avere ancora il suo cazzo odoroso in bocca. quella pisciata in bocca mi aveva schifato ma anche eccitato. nonostante la doccia ero ancora eccitato e il mio cazzo, seppur non di grosse dimensioni, era in tiro. solo soletto nella cameretta mi sono poggiato sul letto e mi sono lasciato andare ad una lenta sega; i miei non c’erano e mio fratello era di la a giocare col suo amichetto, mio fratello Maurizio ha 2 anni meno di me.
Dopo essermi rilassato con una bella sega ho iniziato a pensare al giovedì e al fatto che ci fosse anche un suo amico. la cosa non mi spaventava con Angelo, Daniele e Walter lo facevamo anche in 4 dove io ero la femminuccia che li faceva godere; cercavo di capire come poteva essere quest’altro, preso dai pensieri mi addormentai, ero praticamente nudo coperto solo dall’asciugamano.
Dormii abbastanza perchè venni svegliato dalla mamma che mi venne a chiamare per cenare, con mia enorme vergogna ero rimasto nudo, l’asciugamano era caduto e lei mi vide nudo e mi disse che aveva fatto un bel maschietto con un bel giocattolino tra le gambe e come se niente fosse me lo carezzò e se ne andò.
Arrivò finalmente il giovedi, ero ansioso e eccitato, mi presentai nella casa del custode come da accordi e bussai. la sua voce cavernosa e autoritaria mi disse avanti, entrai, lui mi vide e disse – ecco la mia troietta, dai vai in camera da letto e spogliati – io gli dissi – ma il tuo amico? – e lui rispose – e brava la mia troietta hai fame di cazzi oggi?! non ti preoccupare ne avrai -.
Mi fece andare in camera da letto e mi disse di indossare quello che trovavo sul letto. arrivato in camera da letto trovai delle calze a rete, delle mutandine a perizoma e un piccolo reggiseno; le indossai e devo dire che davanti allo specchio sembravo proprio una troietta. Dopo poco sentii suonare alla porta, lui aprì, sentivo delle voci ma mi sembrava fosse più di una persona, preso dalla curiosità sbirciai e vidi due signori anziani sulla 60ina. quando li vidi venire verso la camera mi buttai sul letto facendo finta di niente, entrarono e appena mi videro dissero al custode che aveva ragione, sembravo proprio una bella troietta.
Si spogliarono uno era bassino come il custode un cazzo normalissimo ma bello scappellato e l’altro alto almeno 1,90 e appena nudo mise in mostra un cazzo di almeno 20cm e largo.
Si misero nel letto con me ma il custode rimase vestito a guardare

Click here for more.
sulla poltrona, mi iniziarono a tastare e toccare soprattutto il culetto, ad un certo punto quello bassino mi da un bacio in bocca infilandomi la lingua in gola, non avevo mai baciato in bocca un altro maschio, piano piano mi sentii spogliare e mi ritrovai il cazzo del bassino in bocca mentre l’altro mi leccava il cazzo e intorno al cazzo; ero eccitatissimo. mi fece girare e inizio a leccarmi il culo, una sensazione bellissima, avevo il cazzo in bocca e una lingua che mi penetrava sempre di più, mentre ero intento a gustarmi quei due cazzi sentii l’odore forte e acre del custode, si era spogliato e me lo stava dando da succhiare insieme all’altro, alternavo il suo all’altro e mentre facevo questo ho sentito una dolore al sedere, il lungo era entrato, lo aveva grosso ma il custode mi teneva e non potevo divincolarmi; però, passato il primo momento, il mio culetto ormai allenato iniziò a godere di quella presenza. non ci volle molto a sentirlo sborrare nel mio intestino; contemporaneamente il basso sborrò nella mia bocca mentre il custode era ancora in tiro, si levò e mi fece pulire i cazzi dei sue suoi amici. Nel frattempo loro si rivestirono e dissero al custode che ne era valsa la pena, che ero bravo e che la cosa si poteva organizzare anche con altri al solito posto.
Quando uscirono chiesi al custode di cosa parlavano e lui mi disse – tu zitto e pensa a farci godere. vedrai che ti porto in un bel posto dove avrai tanti bei cazzi a disposizione. e ora vieni in bagno -. ormai sapevo cosa voleva, mi misi nella vasca, aprii la bocca e lui mi infilo il cazzo dentro e inizio a pisciare, mi colava addosso, un pò la mandai giù, appena finito di pisciare mi prese per la nuca e inizio a scoparmi la bocca fino a sborrare tutto dentro. Mi fece uscire dalla vasca, mi rivestii e andai via.
ovviamente andai altre volte da lui sempre nell’attesa di andare in quel posto.
ovviamente non trascurai mai i miei amichetti, anzi ne coinvolsi altri… ma questo lo racconterò in un’altra storia.

Categories
Racconti Erotici

Ho rubato il ragazzo a mia sorella (Parte 9)

Ero alla lezione di italiano il giorno seguente quando venni chiamato nell’ufficio del preside. Quando io arrivai mio padre, i genitori di Giacomo e Giacomo già là. Il preside, il signornor Sarti, era seduto dietro la sua scrivania.
“Bene ora che ci siete tutti, posso sapere l’oggetto di questa riunione?”
“E’ per mia figlia.” disse mio padre.
“Alice? Devo farla chiamare?”
“No” disse mio padre. “Dobbiamo parlare di lei, ma anche di come sta rendendo la vita dura a mio figlio ed a Giacomo.”
“Non la seguo, signornor Vardi.” Disse il signornor Sarti.
“Per essere schietti.” Disse il padre di Gacomo. “Nick e Giacomo stanno insieme.”
Non ci fu alcun cambiamento di espressione sul viso del signornor Sarti, si rivolse a Giacomo e me. “Voi due siete una coppia gay?”
Noi accennammo col capo. “Non abbiate paura. Ricordatevi che questo è il mio primo anno in questa scuola, prima stavo in una scuola dove c’erano molte coppie gaie.” Disse il signornor sarti, poi rivolse di nuovo l’attenzione a mio padre. “Ora signor Vardi, perche sua figlia sta rendendo difficile la vita ai due ragazzi?”
“Lei non sa che loro sono una coppia.” Disse mio padre. “Tutto cominciò perché Giacomo usciva con lei.”
Il signor Sarti guardò Giacomo e chiese: “Sey gay o bisessuale? “
“Io sono gay, sono uscito con Alice solo perché volevo arrivare a Nick.” Poi Giacomo spiegò la storia del suo innamoramento per me e di come lui ed io ci eravamo messi insieme.
“Bene Giacomo.” disse il signor Sarti. “Forse avresti dovuto trovare un altro modo per arrivare a Nick. Mi sembra che tu abbia preso in giro Alice. Comunque cosa sta causando la sua agitazione?”
“Lei è incinta.” Dissi io. “Disse che Giacomo era il padre ma una prova di paternità provò che non era vero. Da allora lei diffonde dicerie a scuola sulla sessualità di Giacomo.”
“Capisco.” Disse il signor Sarti. “Questo è serio. Terrò una riunione sulla tolleranza e riunirò il corpo studentesco perché tratti Giacomo con rispetto, nessun problema se voi deciderete di rendere pubblica la vostra relazione o no.”

Ringraziammo il signor Sarti e ritornammo in aula. Si stava avvicinando il campionato di nuoto nazionale e quindi gli allenamenti divennero piuttosto intensi. Renzo non mi parlò mai ma mi guardava sempre male. Dopo l’allenamento andai a casa di Giacomo. Andammo in camera sua e ci sdraiammo sul letto. Ci spogliammo e cominciammo un 69, poi Giacomo si mise sul mio grembo. lubrificò il mio pene ed il suo buco e scivolò giù.
Pompai dentro di lui e sentii la calda sensazione intorno al mio uccello. Mi alzai e cominciai a baciarlo profondamente mentre cominciavo a muovermi sempre più velocemente dentro di lui. Spinsi più velocemente e più forte. Improvvisamente cominciai ad eiaculare dentro di lui, dopo di che lo succhiai ed ingoiai il suo sperma.
Ci coccolammo per un po’ baciandoci spesso. “Dopo l’incontro di nuoto di questo week end non ci saranno più allenamenti.” Dissi.
“Così avremo più tempo da passare insieme.”
“Sì, poi d’estate farò il bagnino in piscina, ma non mi porterà via molto tempo, dovremo pensare a cosa fare quest’estate.”
“Non vedo l’ora.”
Guardai all’orologio. “Devo andare.” Dissi. Mi alzai e mi vestii, lo baciai ed andai a casa.
Le cose precipitarono il giorno seguente quando Giacomo si arrabbiò con Alice e le disse che l’aveva scaricata per me.

Categories
BDSM

Ein Familienabenteuer

Meine Ehefrau, mein Sohn, meine Tochter und ich waren müde. Wir waren den ganzen Nachmittag den Berg hinaufgewandert und hatten dann unser Nachtlager aufgestellt. Mein Sohn und ich machten uns ein nettes gut organisiertes Lager, während meine Ehefrau und meine Tochter das Abendessen vorbereiteten. Es hätte gefriergetrocknetes oder Fast-Food-Essen sein können, aber wir wussten alle, dass es nach dem langen, harten 10-Kilometer-Marsch wie Manna vom Himmel schmecken würde. Und das tat es dann auch.

Wir waren gerade mit dem Essen fertig, entspannten in der relativ warmen Nachtluft um das Feuer herum und fühlten den Schmerz in unseren Muskeln, als der Regen kam. Es war ein Wolkenbruch und er zwang uns, herumzuklettern und unsere leichtverderblichen Waren in das große Familienzelt zu bringen. Der starke Regen dauerte nur etwa zehn Minuten lang an, aber es war genug, uns alle bis auf die Knochen durchzunässen.

Als wir dann im Zelt waren, vor den Elementen geschützt, war der Regen nur mehr zu einem sanften Tröpfeln auf das Zelt geworden. Es war jedoch zu spät, um uns daran anzupassen. Wir waren alle kalt, nass und fühlten uns schlecht.

»Wir müssen sobald wie möglich aus diesen nassen Dingen heraus.« sagte meine Frau. »Oder wir holen uns den Erkältungstod.«

»Kein Problem für mich.« sagte ich, und mein Sohn und meine Tochter nickten um ihre Zustimmung anzudeuten.

»Dann lass uns anfangen.« sagte meine Frau.

»Sicher.« stimmte ich zu. »Lass mich dir helfen, den Raumteiler anzubringen.«

Meine Frau Claire und ich entwirrten den Stoffteiler und hingen ihn in die Mitte des Zelts. Mein Sohn Danny sammelte die Rucksäcke seiner Mutti und seiner Schwester, legte sie auf die andere Seite und breitete die Schlafsäcke aus, während wir arbeiteten. Meine Tochter Janelle stand die meiste Zeit einfach nur rum und zitterte, während sich unter ihr auf dem Boden nahe der Zelttür eine Pfütze bildete. Ich konnte es nicht verhindern, dass ich bemerkte, wie sich ihre Nippel unter ihrem nassen T-Shirt und dem BH aufrichteten. Mein Gott, wie war sie gewachsen! Sie war eine wirklich gut aussehende Person: langes blondes Haar wie Seide, gut gerundete erwachsene Brüste, eine winzige Taille und ein fester kecker runder Hintern, der einfach nur getätschelt werden wollte.

Sobald wir den Teiler aufgehängt hatten, gingen die Mädchen auf ihre Seite hinüber und begannen, sich auszuziehen, während Danny und ich auf unserer Seite blieben und dasselbe taten.

»Stört es euch, wenn wir die Laterne nehmen, Jungs?« fragte meine Frau. »Es ist hier zu dunkel, um zu sehen, was wir tun.«

Ich hob die Laterne auf und reichte sie ihr über den Raumteiler hinüber, und meine Frau nahm sie.

»Danke.«

Sie stellte sie unten auf den Boden, aber sie musste sie wohl weit entfernt an der Zeltwand aufgestellt haben, denn sie erzeugte auf dem Raumteiler einen Schatten der Mädchen. Ich bemerkte es zuerst gar nicht.

Mein Sohn und ich begannen, unsere nasse Kleidung auszuziehen. Ich bemerkte jedoch, dass er sich von mir wegdrehte, als wir beide zu unserer Unterwäsche kamen. Er war mir gegenüber normalerweise nicht schüchtern, und auch ich war ihm gegenüber nicht gehemmt.

Dann bemerkte ich die Schatten auf dem Raumteiler und sah den Umriss meiner Ehefrau und meiner Tochter. Sie waren zwei nackte Schönheiten. Es war wie ein Ausschnitt aus einem harmlosen Sexfilm mit Silhouetten, die gerade einmal ein paar Meter von meinem Sohn und mir entfernt waren. Während ich so starrte, fühlte ich, wie ich selbst begann, hart zu werden, und drehte schnell meinen Rücken zu meinem Sohn, wie er es auch gerade getan hatte.

So, das ist also der Grund, warum das arme Kind plötzlich schüchtern wurde, dachte ich. Mach dir nichts daraus, Kind. Ich fühlte dasselbe.

Ich verdrängte es schnell wieder aus meinem Verstand und zog meine nasse Unterwäsche aus, dann zog ich meine Jogginghose und ein T-Shirt an. Die trockene Kleidung brachte mich dazu, mich sofort wärmer zu fühlen, aber etwas Kälte war immer noch tief in meinen Knochen.

»Hey, Schatz? Hast du irgendeinen Likör eingepackt?«

Normalerweise hätten wir etwas Weinbrand oder Whisky mitgenommen. Aufgrund des Gewichts war es schwierig, Flüssigkeiten mitzunehmen, also hatten wir uns für den ganz harten Stoff entscheiden. Mehr Alkohol, dafür aber weniger Gewicht. Es war praktisch ihn zu haben, wenn wir ihn für erste Hilfe brauchten, aber normalerweise diente er als Schlummertrunk und sorgte für einen Hauch der Zivilisation auf unseren Rucksacktourismusreisen.

»Du liest meine Gedanken, ja?« antwortete meine Frau. »Er ist in der Außentasche deines Rucksacks.«

»Oh, Danke! Ich habe ihn dann wohl geschleppt, hä?«

»Natürlich, mein Lieber. Wer sonst?«

Während ich mich ärgerte, dass sie mich übertölpelt hatte, war ich meiner Frau dankbar, als ich vier Whiskyfläschchen um meine Socken und meine Unterwäsche herum eingewickelt fand.

»Wow! Du hast mich wirklich nicht veräppelt. Hast du eine Party oder was ähnliches geplant?« fragte ich, als ich sie fand.

»Nun, sie hatten diesen Regen vorhergesagt und ich dachte, dass es nett wäre, wenn wir davon aufgehalten würden. Er hilft uns, uns ein bisschen aufzuwärmen, weißt du?«

»Uns? Du meinst die Kinder auch?«

Mein Sohn, der gerade sein T-Shirt über seinen Kopf zog, sah mich mit weit aufgerissenen Augen an.

»Nun, ich nehme an, dass ein bisschen nicht schaden wird.« sagte meine Frau. »Was meinst du?«

»Sicher, Papa.« fügte Janelle schnell hinzu. »Danny und ich sind genauso kalt wie du und Mutti. Es ist nur fair.«

Ich sah meinen Sohn an und lächelte. »Ok. Ich nehme an, dass wir uns alle etwas verdient haben. Es ist ja bis hierher eine ziemlich anstrengende Wanderung gewesen. Aber ihr zwei passt auf.« sagte ich und sah dabei Danny an. »Ich will nicht dafür verantwortlich sein, dass meine eigenen Kinder betrunken sind. Und vor allem möchte ich nicht, dass es irgendjemanden übel wird.«

»Werden wir nicht, Papa.« plärrte Janelle auf der anderen Seite des Teilers.

Ich nahm eine Flasche heraus und knöpfte meinen Rucksack zu. Als ich mich umdrehte, sah ich die Silhouette meiner nackten Tochter. Sie streckte ihre Brust heraus und wölbte ihren Rücken, während sie ihr Nachthemd über ihren Kopf zog. Ich sah kurz zu Danny und bemerkte, dass er auch starrte, aber auf den Schatten meiner Frau.

Dann bemerkte ich, dass Claires Abbild sich über ihren Rucksack beugte und dass ihre großen, nackten Brüste schaukelten, als sie die Kleidung unten in Richtung des Bodens stopfte. Mein Gott, das arme Kind, dachte ich. Dies muss die reine Folter sein.

Dann spürte ich meine eigene wachsende Erektion und setzte mich hin, bevor er es bemerkte. Meine Bewegung muss ihn abgelenkt haben, weil er mich schnell ansah und etwas nervös lachte, als er sich gegenüber von mir hinsetzte.

»Geile Vorstellung, hä?« flüsterte ich.

»In der Tat.« sagte er schnell und leise. Dann versuchte er verlegen, sich zu bedecken. »Ich meine, nun… uh…« sagte er und sah weg.

Ich tätschelte ihm den Arm und öffnete die Whisky-Flasche.

»Hier.« sagte ich zu ihm. »Du siehst aus, als könntest du es gebrauchen. Aber nur einen kleinen Schluck.«

Er nahm vorsichtig einen Schluck, dann keuchte er.

»Wow! Das brennt.«

»Wird dein Inneres warm?«

»Ja.« sagte Danny und lächelte. »Es ist ziemlich cool. Schmeckt trotzdem nicht besonders gut.«

»Erinnere dich einfach an diesen schlechten Geschmack, wenn du älter wirst.« riet ich ihm, nahm dann die Flasche von ihm und schluckte tief.

Gott, es fühlte sich gut an. Die Kälte schien zu verschwinden und wurde durch ein warmes, gemütliches Gefühl ersetzt.

Janelle kam unter dem Teiler hindurch herüber, um mit uns auf unseren Schlafsäcken zu sitzen. Ich gab ihr die Flasche und ermahnte sie, wie ich es mit Danny gemacht hatte.

Sie fühlte sich auch aufgewärmt, aber auch sie mochte den Geschmack nicht.

Claire nahm den Raumteiler herunter, so dass wir mehr Platz hatten um uns auszubreiten. Wir waren jetzt wärmer und ziemlich ermüdet, so dass wir die Gelegenheit wahrnahmen, auf unseren Schlafsäcken zu liegen und zu reden, während wir unseren Whisky tranken. Wir genossen das Gefühl unserer warmen Bettwäsche und unserer weichen Schlafsäcke.

Die Kinder schienen ziemlich geschwätzig, eine äußerst seltene Erscheinung bei Teenagern und Claire und ich liebten es. Ich konnte nur durch einen Blick in ihre Augen sagen, dass wir unsere Kinder sozusagen wieder entdeckten… oder vielleicht lernten sie wir zum ersten Mal als Erwachsene kennen, die sie so schnell geworden waren. Egal, es war jedenfalls großartig, und wir beide genossen ihre Gesellschaft.

Bevor wir es richtig merkten, war die Flasche leer, und ich ging auf Bitten von allen, um noch eine anzubrechen. Ich denke, dass wir alle einfach den Augenblick genossen und nicht wollten, dass er endete. Wir begannen auch gerade, warm genug zu werden und zu vergessen, wie kalt wir vorher waren.

Als ich die dritte Flasche herausholte schien es so, als wäre so gut wie keine Zeit vergangen. Wir hatten einfach eine schöne Zeit, während wir den Whisky herumreichten und über alles und nichts redeten. Es war offensichtlich, dass sich die Kinder wie Erwachsene fühlten, und sie aus ihren Schalen herauszukommen schienen. Ich fragte mich auch, ob sie vielleicht betrunkenen werden könnten. Egal, es war trotzdem toll, sie so offen bei uns zu haben, eine nette und willkommene Veränderung, so dass weder Claire noch ich es wollten, dass es endete.

Ich nehme an, das ist auch der Grund, warum ich mich nicht einmal daran erinnere, auch die letzte Flasche herausgeholt zu haben. Dann wieder nehme ich an, dass Claire und auch ich leicht beschwippst waren.

Ich beschloss schließlich, dass ‘beschwippst’ nicht das richtige Wort war. Der Whisky schien sich ganz allmählich bei mir bemerkbar zu machen, und ich merkte plötzlich, dass ich mich wie ein Blatt im Wind fühlte, dass ich praktisch total betrunken war. Als ich beobachtete, wie Claire redete, merkte ich, dass sie fast enthemmt war, aber es sehr gut vor den Kindern versteckte. Erstaunlicherweise konnte ich nicht sagen, ob unsere Kinder betrunken waren. Danny plapperte in einem fort über die Schule, und Janelle redete ständig über ihre Freundinnen und die letzten Trends, die gerade aktuell waren. Dann sagte Janelle etwas, das meine Aufmerksamkeit erregte.

»Nein Mutti, ich bin nicht richtig hübsch. Ich meine zumindest nicht so, dass die Jungs sich tatsächlich für mich interessieren.«

»Natürlich bist du das.« antwortete Claire. »Du bist ein prächtiges Mädchen. Ich bin sicher, dass alle Jungs dich attraktiv finden. Du hast schöne blaue Augen, schönes Haar und eine phantastische Figur. Meinst du nicht auch, Steve?«

Dankbar hörte ich zu.

»Ja!« sagte ich etwas zu schnell. »Aber sicher, Janelle. Ich gebe dir einen Anhaltspunkt. Du hast dich zu einem sehr attraktiven Mädchen entwickelt, und jeder Junge, der dich hat, sollte verdammt dankbar sein.«

»Oh, Papa. Du bist ja betrunken.«

»Das kann sein.« Alle lachten als ich mich auf meinen Rücken legte und meine Hände unter meinem Kopf zusammenfaltete. »Aber ich denke immer noch, dass du ein ganz heißes Mädchen bist.«

Es gab eine bedrückende Stille als Janelle rot wurde und wegsah. Ich konnte nicht umhin, aber ich bemerkte ihre großen, runden Brüste, die unter ihrem Baumwollnachthemd wippten als sie schwer atmete. Zum Teufel, ich hatte recht. Sie war heiß, und es gab keinen Zweifel daran.

»Was ist mit mir?« fragte Danny. »Mögen Mädchen mich nicht, oder doch?« heulte er.

Ja, mein Sohn war ein bisschen betrunken, aber man musste ihm nicht helfen. Er hatte nicht vor, sich aus der Konversation auszuklinken. Er machte es auf seine Weise… selbst wenn er dazu weibliches Mitleid auf sich ziehen musste. Ein kluges Kind.

»Nein, mein Schatz.« gurrte seine Mutti. »Komm hierher. Setz dich neben mich, du gut aussehender Teufel. Du brauchst nur ein bisschen Zuwendung.«

Danny beeilte sich neben seine Mutti zu kommen und warf sich in ihre ausgestreckten Arme. Ich konnte mir nicht helfen, aber ich bemerkte, dass er sein Gesicht direkt in ihren vom Nachthemd bedeckten Brüsten vergrub. Wenn ich nicht so betrunken wäre, würde ich fast schwören, dass er mich anlächelte.

»Meinst du das ernst, Papa?« Janelle sah mich mit schmollenden Lippen und Augen an.

»Sicher, Liebling. Du bist eine schöne Frau… sogar sinnlich (ich sprach es etwas undeutlich aus). Die Jungs müssten dafür sterben, nur um mit die gehen zu können.«

Sie beugte sich nach vorn und kroch auf allen vieren langsam auf mich zu.

»Aber wie kommt es, dass sie es nicht tun? Ich meine, wenn ich so schön bin, warum tun sie es dann nicht?«

»Liebling, sie sind wahrscheinlich etwas nervös.«

Wie ich es jetzt bin, dachte ich. Ja, wenn dieses Nachthemd noch loser um den Hals herum wäre, würde ich ihre Nippel sehen. Mein Gott, sie hat großartige Brüste.

»Nervös? Wie könnte ich irgendjemanden nervös machen?« fragte Janelle als sie neben mich kletterte.

»Nun, weil du schön bist. Ich meine, dass Jungs verwirrt… oder sogar eingeschüchtert sein können von einer attraktiven Frau.« sagte ich während ich den Ausschnitt von ihrem Nachthemd ansah. »Die Jungs in deinem Alter denken nur an Sex, so dass sie ängstlich werden, wenn sie auf jemanden wie dich stoßen. Du hast einen wunderbaren Körper, fast wie ein Model, und junge Männer, die nur Sex in ihrem Kopf haben, können mit dieser Art von Einschüchterung normalerweise nicht umgehen.«

»Du meinst, dass ich wirklich attraktiv wie eine Frau bin? Ich meine, attraktiv wie eine Erwachsene?« Janelle hing jetzt über mir und schaute ernsthaft in meine Augen.

»Ja, Liebling. Du bist eine schöne, erwachsene, attraktive Frau.«

Sie fasste um meinen Hals herum und umschlang mich fest, so dass ich sie auch umarmte.

»Oh danke, Papa.« sagte sie mit Erleichterung in ihrer Stimme.

Dies hatte sie offensichtlich geplagt und sie hatte jetzt eine Art von seelischer Befreiung oder Offenbarung… oder sie war einfach nur betrunken. Ungeachtet des Ernstes des Augenblicks war das einzige, an das ich denken konnte, ihre weichen Brüste, die leicht auf meine Brust drückten, und der süße Geruch ihres seidigen blonden Haars in meinem Gesicht.

Sie hielt mich fest und ließ mich nicht mehr los, so dass ich sie mich einfach umarmen ließ und ich sie auch umarmte. Während ich dies tat erfuhr ich zunehmend mehr von ihrem Körper: ihre großen, runden, weichen Brüste, ihre schmale Taille, ihr fester, runder, kecker Hintern, der in die Luft ragte als sie sich über mich beugte. Ich begann, mich im Moment zu verlieren und ihren Rücken zu streicheln, als ich ihren schlanken, jungen Körper umarmte. Ich streichelte auf ihrem Rücken hinauf und hinunter, jedes Mal etwas tiefer, dann an ihren Seiten hinauf… streichelte fast den Rand ihrer weichen hängenden Möpse.

Plötzlich warf sie ihr Bein über mich, legte sich auf mich drauf und umarmte mich immer noch. Aber ich war ängstlich. Ich hatte eine Erektion und wusste bis jetzt noch nichts von ihr. Aber nun drückte meine Erektion auf ihren jungen Venushügel und ich war mir sicher, dass sie es fühlen konnte. Ich war mir noch sicherer, als ich fühlte, wie sie ihre Knie auf beiden Seiten meiner Beine spreizte, und diesen Hügel kaum merklich gegen meinen harten Schwanz drückte.

Mein Gott! Das war nicht richtig! Meine eigene Tochter drückte ihre Muschi gegen meinen Schwengel… Oder etwa nicht? Oder war es meine Phantasie, meine Trunkenheit?

Ich fühlte es wieder. Sie drückte etwas fester, es war wahrnehmbar. Es war ein leichtes Reiben. Sie rieb sich an mir! Meine eigene Tochter wollte ihre Muschi an meinem Schwanz reiben! Dies konnte nicht sein.

Ich streichelte ihren Rücken, dann tätschelte ich sie auf den Hintern als ein Signal, dass die Umarmung vorbei war. Aber sie war es nicht.

»Oh, Papa.« flüsterte sie.

Dann streichelte sie meinen Kopf, beschnupperte meinen Hals mit ihrer Nase und drückte ihren Schoß fest gegen meinen pochenden Schwanz.

Meine Hand ruhte auf ihrem Hintern, und ich ertappte mich dabei, ihn zu reiben. Mein Gott, es fühlte sich so verdammt gut an… weich, rund, gerade genug herausragend. Oh Gott, jetzt quetschte ich ihn sogar! Ich massierte die weichen Hügel ihrer Hinterbacken. Sie fühlten sich so großartig, so weich, so rund und einladend an. Ich knetete sie fester und fester, während Janelle ihren Schoß fester gegen meinen Schwanz drückte. Ich drückte ihren Hintern auch noch als ich sie an meinen pulsierenden Schwengel drückte.

Dann merkte ich, wo ich war. Claire! Danny! Oh, mein Gott, dachte ich, was zum Teufel mach ich da? Ich muss wirklich total besoffen sein… oder völlig die Kontrolle verloren haben. Ich riss mein Gesicht schnell zurück, entfernte Janelles Haare von meinen Augen und sah zu ihnen hinüber.

Ich war erschüttert.

Danny hatte den Ausschnitt von Claires Nachthemd hinuntergezogen… und saugte an ihrer Brust! Sie lehnte sich zurück auf ihre Hände, und ließ ihren eigenen Sohn ihre nackte Brust saugen! Um Gottes Willen, was taten wir nur?

Danny schnellte mit seiner Zunge über den Nippel seiner Mutti (wirklich ziemlich gekonnt). Dann sah ich, wie er unter den Saum ihres Nachthemds fasste… und nach ihrer Muschi suchte.

Er muss sie schnell gefunden haben, weil sie ächzte und sich zurück legte, wobei sie ihre Beine spreizte. Er drückte das Nachthemd mit seinem Unterarm hoch, und ich sah, wie er ihren mit einem Höschen bedeckten Schritt rieb. Ich konnte in ihren Augen sehen, dass die sie völlig benebelt vom Whisky und geiler als die Hölle war. Ich vermutete, dass sie vorhatte, unseren Sohn tun zu lassen, was auch immer er wollte.

Genau in diesem Augenblick fühlte ich Janelles Muschi, die hart und langsam über meinen pulsierenden Schwanz strich. Mein Gott, sie fühlte sich so verdammt wunderbar an. Ich griff mit beiden Händen um sie herum und ergriff ihre Hinterbacken, während ich mit meinen Hüften nach oben stieß und meinen pochenden Schwengel gegen ihren jungen, warmen Schoß drückte.

Ich beobachtete, dass Danny das Höschen seiner Mutti zur Seite drückte… und dabei ihre Muschi freilegte. Dann schob er zwei Finger hinein und begann, sie in sie hineinzustoßen und aus ihr herauszuziehen, während er immer noch an ihr Brust saugte.

»Oh Gott, Papa.« keuchte Janelle leise in mein Ohr.

Sie begann ihre Muschi gegen mich zu drücken, indem sie ihre Beine weiter um mich herum spreizte und ihre Knie etwas nach oben zog, um besser und fester an mir reiben zu können. Es gefiel mir, meine Tochter zu fühlen, die versuchte, meinen pochenden Schwanz zu quetschen.

Sie hob ihren Kopf bis zu meinem langsam an, und ich beugte mich vor um sie zu küssen. Sie öffnete ihren Mund. Als sich unsere Lippen trafen, drückte sie mein Gesicht wieder nach unten, während sie ihre Zunge in meinen Mund einführte und stöhnte. Gott, sie war heiß. Sie wirbelte ihre Zunge in meinem Mund herum, saugte dann an meiner Zunge, als ich sie in ihren Mund drückte.

Sie zog ihre Knie noch weiter nach oben und hockte jetzt auf meinem Schwengel. Sie massierte mich durch ihr Nachthemd und meine Trainingshose. Ich konnte die Hitze ihrer Muschi durch unsere Kleidung fühlen, und wie sich die Lippen ihrer Scheide über meinem Schwanz spreizten.

Ich fasste zwischen uns hinauf und fand ihre Brust. Sie hatte keinen BH an… und ich war im siebten Himmel. Oh Gott, ihre Brust war so weich und riesig. Ihr Nippel war wie ein kleiner Stein unter dem Nachthemd. Ich drückte ihren großen runden Busen mit meiner Hand, als ich ihn grob durch ihr Nachthemd massierte, während sich unsere Zungen wie läufige Tiere umschlangen.

Ihr ständiges Reiben an meinem Schwanz zwang mich, meine Hüften unwillkürlich zurück an ihre heiße, triefende Muschi zu pressen. Gott, sie war heiß… heiß wie Feuer mit ihrer jugendlichen Hitze.

Ich stieß sie von mir weg… und unterbrach dadurch unseren Kuss. Sie setzte sich aufrecht hin und platzierte ihre Hände auf meiner Brust. Unsere Augen trafen sich. Während meine Tochter in meine Augen schaute fickte sie mich offensichtlich schnell und fest durch die Kleidung.

Ich fasste unter ihrem Nachthemd hinauf und drückte es mit meinen Händen hoch, wobei ich ihre Brüste der warmen Nachtluft aussetzte. Ich quetschte sie und knetete sie, während sie mit ihrer Fotze auf mir kreiste. Oh Gott, ich wollte sie einfach nur ficken.

Sie beugte sich nur leicht nach vorn, aber genug, damit ihre Brüste in meinem Gesicht baumelten. Ich nahm einen ihrer Nippel in meinen Mund und saugte an ihm. In Wirklichkeit verschlang ich ihn. Ich schlürfte dann ganz über ihre nackten Brüste, erst die eine, dann die andere in meinem Mund, rieb sie über mein Gesicht, während ich an ihnen leckte.

Dann zog ich mich zurück und bewunderte sie einfach nur. Die Brüste meiner Tochter waren wie die eines Models, perfekt auf jede Weise… und sie waren nackt… und ich spielte mit ihnen. Gott, sie waren köstlich. Ich wollte gerade an ihnen saugen oder vielleicht meinen Schwengel zwischen sie schieben, aber ich wurde von Geräuschen um uns herum abgelenkt.

Ich sah zu Danny und Claire hinüber. Die beiden waren völlig nackt. Danny stand neben seiner Mutti, die sich hingesetzt hatte. Er war dabei, ihr seinen jungen, harten Schwengel in den Mund zu stecken, und sie saugte an ihm wie eine billige Hure, wobei sie glucksende Geräusche machte, als der Schwanz ihres Sohns in ihren Mund hinein- und wieder aus ihm herausglitt. Oh Gott, sie sah heiß aus. Ihre nackten Brüste zitterten, als sie ihren Kopf über seinem Schwengel bewegte.

Ich sah zu Janelle hoch, als sie nach unten fasste und ihr Nachthemd über ihren Kopf streifte und es auszog. Ich zog mein T-Shirt auch hoch und dann aus. Janelle kletterte auf allen vieren über mich und ergriff dann den Hosenbund meiner Trainingshose. Sie zog sie schnell herunter, und ich zog meine Beine heraus, worauf sie sie zur Seite warf. Dann stand sie über mir und zog ihr Höschen nach unten. Ich ertappte mich dabei, mich zu wichsen, während sich meine Tochter rittlings auf meinen nackten Körper setzte und mir ihre Fotze präsentierte. Sie zog ihr Höschen ganz herunter und schwenkte dabei ihre großen nackten Brüste über meinem Gesicht. Dann stieg sie aus ihm heraus. Ihre blonde, junge Muschi glänzte aufgrund ihrer Säfte. Die Lippen waren reif und rosa, wie ein perfekter nasser Traum.

Sie hockte sich langsam hin bis ihre Muschi über meinem Schwanz schwebte. Ich beobachtete, wie sie ihn aus meiner Hand und in ihre eigene nahm… und ihn langsam in ihre warme, junge Möse einführte.

Die erste Berührung mit ihr sandte Flammen durch mich. Er fühlte sich heiß an, als sie sich um die Spitze meines Schwanzes herumlegte. Langsam ließ sie sich nach unten auf ihn gleiten… und führte den Schwanz ihres Papas sorgfältig und sanft in ihre warme, wartende Fotze. Oh Scheiße, ja! Gott, ihre Muschi war so eng, heiß und nass, als sie meinen pochenden Schwanz in sich aufnahm. Ich dachte, dass ich auf der Stelle in ihr abspritzen müsste… aber ich tat es nicht. Sie keuchte, als die volle Länge von mir in sie eindrang.

Dann begann sie langsam, meinen Schwengel zu reiten, während ich nach oben griff und bewundernd mit ihren großen nackten Brüsten spielte.

Heilige Scheiße, dachte ich. Oh Gott, ich ficke meine eigene Tochter… und pumpte meinen harten Schwanz in ihre heiße kleine Muschi, während ich mit ihren Brüsten spielte und in ihre schönen Schlafzimmeraugen schaute. Ja, es war so verdammt heiß, wie sie mich ritt. Sie keuchte, und ich stöhnte.

Dann hörte ich Claire.

»Oh Gott, fick mich, Danny! Ja, Schatz, steck deinen Schwengel in mich. Fick mich, Süßer! Fick Mutti gut.«
Claire war auf allen vieren und Danny fickte sie von hinten in ihre Möse. Sein Becken schlug gegen ihren Arsch, während er sie an den Hüften hielt und sich zurück lehnte, wobei er seinen gutproportionierten Schwanz bewunderte, der immer wieder in die Fotze seiner Mutti stieß. Claires Brüste schaukelten wild unter ihr hin und her, als ihr Sohn sie fickte. Sie sah wie eine totale Schlampe aus. Auf allen vieren mit dem Schwanz ihres Sohns heftig in ihr ein- und ausfahrend, mit ihren baumelnden Brüsten, und ihrem Stöhnen – dazwischen ihre schmutzigen Worte, die ihren Sohn ermutigten, mehr versautes Zeug mit ihr zu machen.

»Ja, Schatz. Fick Muttis Muschi. Stoß deinen Schwengel in mich hinein. Ramm ihn fest in mich, Liebling.«

»Oh Gott, Papa.« keuchte Janelle und ritt meinen Schwanz. »Das alles ist so verdammt geil. Was tun wir nur?«

»Was wir schon immer wollten.« meinte ich, wobei ich ihre Brüste festhielt, während sie meinen Schwanz ritt.

»Es ist so falsch, Papa. Aber ich will dich so sehr. Und schau sie dir an.« sagte sie und sah zu ihrer Mutti und ihrem Bruder hinüber. »Sie sind krank. Wir sind krank. Wir sind total perverse Menschen oder etwas in der Art.« schnaufte sie, während ihre Fotze schnell hinauf und hinab auf meinem pochenden Schwengel pumpte.

»Oh Gott.« schrie Claire heraus. »Gib mir deine verdammte Ficksahne, Danny. Schieß sie in mich… ich möchte fühlen, wie sie in mich spritzt.«

»Oh ja, Mutti!« schrie Danny fast, während er seinen Schwengel in Claire hämmerte. »Ich will meine Sahne in deine heiße verdammte Fotze spritzen. Hier kommt sie, Mutti. Ich komme in deiner heißen Fotze.«

Damit beugte er sich über sie, um ihr seinen Schwengel so weit er konnte einzuführen, und fasste dann unter sie, um ihre baumelnden Brüste zu quetschen.

»Ugh.« grunzte Danny und hielt in seinen Bewegung inne, während er sein Sperma in die Muschi seiner Mutti abschoss. »Aahhhhh…«

»Oh Gott, ich fühle es, Danny. Ich fühle deinen Samen in mir. Gib sie mir, Liebling. Pump deinen heißen Steifen in Muttis Fotze.«

Ich blickte hinauf in Janelles Augen.

»Gott, ich liebe es, dich zu ficken, Schatz. Reite den Schwengel deines Papas.« stöhnte ich.

»Ich will, dass du in mir abspritzt, Papa. Ich möchte es auch fühlen, wie du in mir deinen Erguss hast.«

Ich ergriff die nackten Hüften meiner Tochter und streichelte mit meinen Händen ganz über sie, während sie auf meinem Schwanz hoch und runter hüpfte. Dann fühlte ich, wie mein Schwengel in ihrer heißen, nassen Fotze pulsierte und sich zusammenzog und dann schoss es aus ihm heraus. Ich dachte, dass ich in Ohnmacht fallen würde, nachdem ein Schwall meiner Ficksahne nach dem anderen in die Muschi meiner Tochter spritzte.

»Oh Gott, Liebling, ja. Papa kommt es… ich komme in dir. Oh Scheiße, Liebling.«

»Ich fühle es auch, Papa. Oh verdammt, es ist so heiß. Ich komme auch.«

Ihr ganzer Körper zitterte. Ich griff nach oben und quetschte ihre köstlichen Brüste, dann hob meinen Kopf an und sog einen ihrer Nippel in meinen Mund.

»Uuuuuhhhhhhh, uuuuuuuhhhhhhh.« schrie meine Tochter und erzitterte, als sie auf meinen Schwengel kam und ich ihre geilen Brüste saugte. »Oh Gott, Papa! Fick mich. Fffiiiiiccccckkkkkkkk mmmmmiiiiiiiccccccchhhhhhh.«

»Mmmmmmmmmm.« stöhnte ich. »Reite meinen Schwanz, Schatz. Ich komme tief in deinem Inneren. Oh Gott, Janelle, ich habe dich immer ficken wollen. Du bist so heiß, so perfekt.«

Janelle zog meinen Kopf zu ihrem Gesicht, streckte ihre Zunge in meinem Mund und stöhnte sofort… als wir zusammen kamen. Mein Schwengel pulsierte, als ich fühlen konnte, dass ihre Krämpfe nachließen und ihre Muskeln die letzten Tropfen meines Spermas herauspressten.

Wir ließen es damit ausklingen, dass sie auf meinem Schoß saß, ihre Beine um mich herumgelegt hatte, mein Schwengel allmählich in ihr erschlaffte und wir unsere Zungen uns gegenseitig in unsere Münder steckten wie ein Paar geile Schulkinder.

Ich guckte aus meinen Augenwinkeln heraus, um Danny und Claire zu kontrollieren. Sie blies seinen immer noch harten Schwanz, während er sich zurücklehnte und seine Schwester und mich mit einem breiten Lächeln beobachtete.

Ich beobachtete, dass meine Frau Claire den Schwanz unseres Sohns langsam saugte und ihn in und aus ihrem Mund zog, während er sich zurück auf seine Ellenbogen lehnte und die Szene bewunderte. Ihr nackter Arsch ragte hoch in die Luft und zeigte zu meiner Tochter und mir. Ihre Brüste wackelten unter ihr, während sie mit ihrem Kopf auf Dannys immer noch pochendem Ständer auf und ab nickte.

Die großen nackten Brüste meiner Tochter drückten auf meinen nackten Oberkörper und fühlten sich so weich, so warm und zart an… während sie ihre Beine um mich herumschlang. Die Sitzungsposition war jedoch zumindest für diese müden alten Knochen unbehaglich, so dass ich sie auf ihren Rücken legte und mich auf ihr ausstreckte.

»Gott, Papa.« keuchte Janelle. »Ich fühle wie alles in mir vibriert.«

Ihr Brustkasten hob und senkte sich, während sie nach Luft schnappte, was bewirkte, dass ihre fleischigen Brüste mit jedem Atemzug, den sie nahm, wackelten.

Ich fühlte, dass ich selbst schnell wieder hart wurde, als ich zwischen ihren Beinen lag. Ich konnte meinen, dass die Wärme von ihrem Geschlecht, das gegen meinen Schritt strahlte, und den Klang ihrer schweren Atmung meine Ohren füllte.

Wir sahen zu Claire und Danny hinüber. Er bewegte jetzt seine Hüften so, dass sein Schwanz in den Mund seiner Mutti stieß und wieder aus ihm herausglitt, während sie mit ihren Fingern hinauf fasste und mit den nackten Nippeln unseres Sohns schnipste.

Ich blickte wieder zu meiner Tochter unter mir.

»Janelle, ich hoffe, dass ich dein Leben nicht ruiniert habe. Jesus! Ich kann nicht glauben, was wir gerade gemacht haben! Ich kann nicht glauben, dass deine Mutti gerade deinen Bruder fickt… und seinen Schwengel in diesem Augenblick tatsächlich bläst. Mein Gott! Was machen wir nur?«

Meine Tochter sah in meine Augen und lächelte ein schadenfrohes, schiefes Grinsen.

»Es scheint, dass wir uns unseren Verstand herausficken.« gluckste sie.

Dann fasste sie zwischen uns hinunter und ergriff sanft meinen härter werdenden Schwanz.

»Ich liebe dieses Ding, Papa. Ich liebe das Gefühl, das es in mir drin erzeugt. Ich denke nicht, dass du mich ruiniert hast. In Wirklichkeit habe ich es lange gewollt.«

Ihre weiche, zarte Hand streichelte sanft an meiner nackten Erektion hinauf und hinunter, während sie damit fortfuhr, meinen Blick mit ihren Schlafzimmeraugen zu halten.

»Ich habe davon geträumt, dich zu ficken. Ich habe so oft gehört, wie du und Mutti euch nachts geliebt habt… und ich habe mich jedes Mal gefragt, wie es wohl wäre. Ich habe mir vorgestellt, dass du mich mit diesem großen, pulsierenden Schwengel fickst… mit dem gleichen Schwanz, der mich erzeugte.«

Sie zog meinen Schwanz in Richtung der Öffnung ihrer warmen, nassen Scheide.

»Und es war besser, als ich es mir vorgestellt habe, und sogar erträumt habe… und ich will mehr. Ich will, dass du diesen riesigen Schwanz wieder in mich hämmerst, Papa. Es mag völlig abartig sein, aber ich kann mir nicht helfen. Ich will, dass du mich fickst. Fick mich, Papa.«

Sie öffnete ihre Beine weit, als mein Schwanz die geteilten Lippen ihres jungen, engen Lochs berührte.

»Fick dein kleines Mädchen.« sagte sie, während sie in meine Augen schaute.

Ich schob meinen pochenden Schwengel wieder in Janelles warme Nässe, während ich zurück in diese strahlenden, blauen Augen starrte. Ihre Scheide legte sich um mein Glied herum wie eine Sicherheitsdecke… und hieß mich Willkommen. Ich begann sanft und langsam mit ihr Liebe zu machen und schob meinen pulsierenden Schwanz in die Fotze meiner Tochter und wieder aus ihr heraus. Sie ergriff meinen nackten Arsch, kniff hinein und drückte ihn fest nach unten, mich dadurch ermutigend, sie härter zu ficken.

Dann kam das Gefühl zurück, und ich war jetzt nach meiner vorherigen Ejakulation wiederhergestellt. Ich wollte sie. Verflucht, ich wollte sie.

Ich zog mich auf meinen Armen hoch, dominierte über ihr in unserer missionarischen Position und begann, meinen Schwengel mit Begeisterung in sie zu stoßen, während sie ihre Beine spreizte und sie um meinen Rücken herumschlang. Ich beobachtete, dass ihre riesigen, nackten Brüste unter mir bei jedem Stoß meines harten Schwanzes in ihre Möse wie Wackelpudding nach hinten und nach vorn schaukelten.

»Oh Gott, Papa! Ja! Fick mich! Fick dein verdorbenes kleines Mädchen. Oh Scheiße, ich will, dass dein Schwengel in mir mich sssssssoooooo hart fickt.«

Ich rammte ihn ihr härter und schneller hinein und grunzte wie ein Tier. Mein Schwanz machte schmatzende Geräusche als ich ihn in ihre junge, saftige Fotze hineinstieß und wieder aus ihr herauszog.

»Oh, Baby! Gottverdammt. Ich liebe es, meinen Schwengel in dich zu stecken, Schatz. Oh Gott, du bist so verdammt heiß.«

»Mach weiter, Papa. Fick mich hart. Stopf dieses große Ding in meine heiße kleine Fotze.«

»Oh Scheiße, ja.« schrie ich.

Ich vögelte die Muschi meiner Tochter wie ein Monster, schnaufte, grunzte und hörte das Schmatzen ihrer Fotze während mein pochender Prügel in ihrer jungen, nassen Fotze ein- und ausfuhr.

»Oh Papa, fick mich! Stoß deinen Steifen in mich. Hämmere in meine heiße Fotze. Oh Gott, hilf mir. Ich will deinen Schwanz ganz tief in mir fühlen. Ficke mich, Papa. Fick mich richtig hart.«

Ich schloss meine Augen, während ich meinen Schwengel wie ein verrückt gewordenes Tier in meine Tochter hämmerte. Ich konnte ihre Nässe fühlen, die mit jedem Stoß fast gegen meinen Schritt plätscherte. Trotzdem legte sich ihre warme, junge Fotze so fest um meinen Schwengel herum, dass ich dachte, ich könnte sie verletzen. Wenn es für sie nicht zu widerlich wäre, würden mich ihre Worte anstacheln.

»Fick mich, Papa! Stoß deinen verdammten Schwengel in mich. Oh Gott, ich liebe ihn so sehr. Gib mir deinen riesigen Schwanz.«

Es törnte mich noch mehr an. Ich wollte meinen Schwanz so weit in sie stoßen, dass ich hoffte, sie würde an ihm würgen. Ich pumpte meinen Schwengel in sie, schnell, hart, grunzte bei jedem Stoß und versuchte, ihn jedes Mal tiefer in sie zu stoßen.

Dann öffnete ich meine Augen.

Mein Sohn Danny war direkt neben der linken Seite meines Kopfs und rieb seinen jungen Schwanz an Janelles Mund. Sie leckte eifrig daran, während er damit über ihr ganzes schönes Gesicht streifte.

»Leck an ihm, Janelle. Leck an meinem verdammten Schwengel.« flüsterte mein Sohn seiner Schwester zu. »Gefällt es dir noch?«

Ich schaute nach rechts und blickte in die Augen meiner Frau. Sie war auf allen vieren neben mir und offensichtlich immer noch völlig betrunken.

»Magst du das?« fragte ich und rammte meinen Schwengel in die enge kleine Muschi unserer Tochter.

»Oh ja.« sagte sie, fasste zwischen Janelle und mir hindurch und fühlte wie mein Schwanz in der Fotze unserer Tochter ein- und ausfuhr. »Ich will, dass du meine Brüste saugst, während du sie fickst. Würde dir das gefallen?«

Sie wartete nicht auf eine Antwort. Claire kam auf ihren Knien neben mein Gesicht und hob eine ihrer schweren, nackten Brüste an meine Lippen. Ich umklammerte den Nippel, während ich meinen Schwengel in die enge, nassen Muschi unserer Tochter pumpte.

»Leck an meiner verdammten Brust, Liebling. Saug an meinen Nippeln, während du sie fickst.« bettelte meine Frau.

Ich saugte an Claires Nippeln, während ich fortfuhr, meinen Schwanz in Janelle zu hämmern. Ich schaute zu meiner Tochter unter mir, wobei ich versuchte die Brust meiner Frau nicht aus meinem Mund zu lassen, und sah, wie Janelle den Schwanz ihres Bruders blies, während ich sie fickte. Sie ließ es zu, dass ihr Bruder sie in ihren Mund fickte. Danny war auf allen vieren so dicht über ihrem Gesicht, dass ich die Wärme seines Körpers fühlen konnte. Er bewegte seinen Schwengel in ihrem Mund hinein und heraus und beobachtete mich wie ich an der Brust seiner Mutter saugte und gleichzeitig die Muschi seiner Schwester mit meinem Schwanz fickte.

Ich fing seinen Blick auf.

»Saug weiter.« sagte er.

Ich wusste nicht, ob er damit mein Saugen an der Brust seiner Mutter meinte oder seine Schwester, die seinen Steifen blies. Zum Teufel, dachte ich, vielleicht meint er uns beide.

Ich fuhr damit fort, meinen Schwanz in die Fotze meiner Tochter zu pumpen, während meine Frau dichter zum Gesicht unseres Sohns hinaufdrängte. Ich saugte ihre rechte Brust weiter, worauf sich Danny herüberlehnte und begann, ihre linke zu saugen. Wir waren Wange an Wange, während ich die Muschi seiner Schwester fickte und sie seinen Schwanz in ihren Mund saugte. Wir leckten beide an den Brüsten seiner Mutter, während seine Schwester unsere Prügel bediente.

Nach einigen Sekunden begann seine Mutter, ihre eigene Muschi zu befingern. Sie spreizte ihre Beine ganz weit, als sie ihre Finger in ihre Fotze stieß, und kniete die ganze Zeit, so dass wir an ihren Brüsten saugen konnten. Dann musste Danny um ihr Hinterteil herumgefasst haben. Ich fühlte ihren Schauer unter unseren Zungenschlägen.

»Oh ja, Baby. Steck ihn mir in meinen Arsch.«

Danny befingerte offensichtlich den Arsch seiner Mutti, während wir an ihren Brüsten lutschten und Janelles Löcher mit unseren Schwengeln voll stopften. Ich konnte es nicht glauben! Diese ganze Szene war unwirklich! Ich fickte unsere Tochter, während ich an der Brust meiner Frau saugte. Meine Tochter blies den Schwengel ihres Bruders. Er saugte die andere Brust seiner Mutti und befingerte den Arsch seiner Mutti, während sie um mehr bat.

Claire hatte nie mich mit ihrem Arsch spielen lassen. Sie war immer in Bezug auf ihn so empfindlich. Jetzt ließ sie es zu, dass ihr eigener Sohn seinen Finger in ihn rein steckte und ermutigte ihn auch noch verbal.

Ich konnte den Augenblick nicht verstreichen lassen. Ich zog meinen Mund von ihrer Brust und schaute in ihre Augen, Nase an Nase.

»Du magst es in den Arsch, nicht wahr?« fragte ich.

Sie ließ mich nicht aus den Augen, und sie hörte nie auf, ihre Fotze zu befingern.

»Ja, es gefällt mir… besonders, wenn es ein großer, harter Schwanz ist.«

Ich griff mit meiner rechten Hand nach hinten und drückte sie darüber. Sie ging auf alle vieren hinunter und warf Danny fast um. Er zog seinen Schwengel aus dem Mund seiner Schwester heraus und stand auf, während ich mich aus ihrer engen, jungen Muschi herauszog und mich hinter meiner Frau niederkniete. Ich nahm meinen nassen, weichen Schwengel in meine Hand und rieb ihn von unten nach oben durch Claires Arschspalte, während Danny sich zwischen die gespreizten Beine seiner Schwester legte.

»Ja, Schatz.« sagte Claire. »Steck ihn in meinen Arsch. Ficke mich in den Arsch mit deinem großen Schwengel.«

Danny senkte sich über seiner Schwester und platzierte seinen jungen, harten Schwengel an der Öffnung ihrer Scheide.

Ich platzierte die Eichel meines Schwanzes an Claires aufklaffendem Arschloch und drückte dann sanft. Mein Schwanz glitt leichter hinein als ich dachte. Zumindest die Eichel drang ganz schnell in sie ein.

»Oh, verdammter Christus! Ja, steck ihn rein. Steck ihn in meinen Arsch.« sagte meine Frau.

Mein Sohn stieß seinen Schwengel in meine Tochter, während sie laut stöhnte.

»Oh Gott, Danny! Fick mich mit diesem Schwanz. Ficke mich so wie Papa. Fick deinen Schwengel in meine Fotze.«

Danny hämmerte sie unbarmherzig. Ich konnte hören, wie sein Schwengel genauso in sie hinein- und wieder aus ihr herauspatschte wie ich meinen eigenen nur wenige Augenblicke zuvor gehört hatte.

Claire stieß sich gegen meinen Schwanz und drückte ihn so noch tiefer in ihren Arsch. Ich ergriff ihre Hüften, zog sie daran zurück und stieß dann noch fester in sie.

»Verdammt.« sagte ich. »Ich ficke deinen Arsch, Baby. Ich habe meinen Schwengel wirklich in deinem Hintern.«

»Mach es, Schatz.« antwortete Claire. »Steck ihn mir richtig rein und lass es Danny sehen, wie du mich dort fickst.«

Danny war nicht bei Bewusstsein. Er fickte seine Schwester wie ein Irrer. Ich blickte zu ihm und sah seinen Schwengel in ihr aus- und einfahren. Fast wie ein verschwommener Schatten. Ich wusste, dass er vorhatte, seine Ficksahne bald in sie zu spritzen, aber es war mir egal. Ich fickte schließlich meine Frau in den Arsch, und er war enger und weicher als alles, was ich jemals in meinem Leben gefühlt hatte.

»Fick mich, Danny! Oh Gott, ja. Steck deinen Schwengel in meine heiße, nasse Muschi.« schrie Janelle.

Claire kroch vorwärts, während ich meinen Schwengel in ihren Arsch hämmerte. Sie lehnte sich über Janelle, wobei ihre Brüste vor dem Gesicht unserer Tochter baumelten. Danny fuhr fort, seine Schwester zu ficken, und ich fuhr fort, den Arsch meiner Frau zu ficken, als meine Tochter ihren Mund öffnete. Claire lehnte sich noch mehr nach vorn und ließ eine ihrer Brüste in den offenen Mund unserer Tochter fallen. Janelle saugte am Nippel ihrer Mutti, während ihr Bruder sie hart und schnell fickte. Ich fuhr fort, meinen harten, pulsierenden Schwengel in den Hintern meiner Frau zu pumpen, während ich sie an ihren Hüften hielt und meinen Schwanz so fest ich nur konnte in sie stieß. Ich konnte fühlen, wie meine Eier anschwollen, während sie gegen die triefende Muschi meiner Frau schlugen, und mein Schwengel in ihrem engen Arschloch ein- und ausfuhr.

»Oh Scheiße, ich muss spritzen.« schrie Danny.

»Mach es, Baby!« antwortete meine Frau. »Schieß deine Sahne in ihre heiße verdammte Fotze.«

»Oh, Christus.« schrie ich. »Nimm meinen Schwengel in deinen engen, heißen Arsch, du verdammte Schlampe. Du weißt, dass es dir gefällt. Du hast es immer gewollt, stimmt’s? Fühle, wie mein heißer Schwengel deinen Arsch fickt, Baby.«

Ich konnte Janelle unter meiner Frau hören, wie sie gierig an ihren Brüsten schlürfte.

»Oh, ja.« antwortete meine Frau. »Mach mich zu deiner heißen Fickschlampe. Fick mich in den Arsch. Ich will deinen Schwengel in meinem verdammten Arschloch. Er ist so verdammt geil, Baby. Stoß ihn fest in mich. Lass unsere Kinder zuschauen. Ich will, dass sie sehen, wie du Mutti in den Arsch fickst.«

Ich hämmerte meinen Schwengel schnell und hart in Claire. Es interessierte mich nicht, ob es sie verletzte. Ich hielt ihre bloßen, nackten Hüften fest und pumpte meinen Schwanz so schnell wie ich konnte in ihr Arschloch, während ich beobachtete, dass mein Sohn gerade in der Fotze meiner Tochter abspritzte.

»Oh, Scheiße.« schrie Danny. »Nimm es, Schwesterherz. Nimm meine Ficksahne, Baby.«

Ich sah, wie der Arsch meines Sohns sich straffte, als er seinen Schwengel fest hineinstieß und ihn dort eine Sekunde lang ließ bevor er sein Pumpen in die Muschi seiner Schwester wiederaufnahm.

»Ich will in deinem Arsch abspritzen.« sagte ich zu Claire.

Ich konnte fühlen, wie meine Eier sich zusammenzogen, fast so fest als ihr Arsch um meinen Schwengel herum. Dann kam ich.

»Oh Gott, ja! Ich spritze in deinem Hintern ab, Baby. Spürst du es? Fühlst du, wie mein Schwengel in deinem Arsch abschießt?« schrie ich.

Ich stieß meinen Schwanz in den Arsch meiner Frau, kreiste mit meinen Hüften über ihren Arschbacken und zog sie fest an mich. Während ich ihren Arsch an mich presste, spritzte ich meine Ficksahne tief in sie. Ich hielt ihren weichen Arsch, zog ihn fest gegen mich als mein Schwanz in ihrem engen Loch explodierte und pulsierte, während ich eine Ladung nach der anderen von heißem Sperma ausstieß.

»Oh, Scheiße.« rief ich aus. »Nimm mein verdammtes Sperma in deinen Arsch, Baby. Oh, ja. Ich spritze es in deine Arschfotze.«

»Mach es, Schatz! Ich fühle es! Schieß den heißen Saft in meinen geilen verdammten Arsch, während unser Baby an meinen Brüsten saugt.« schrie Claire.

Ich drückte Schwall auf Schwall meiner Ficksahne in das Arschloch meiner Frau, während Danny dasselbe in der heißen, nassen Fotze meiner Tochter machte. Ich konnte immer noch hören, wie Janelle an den Brüsten ihrer Mutter schlürfte, während ich spritzte. Claire stöhnte laut.

»Gott, das ist so verdammt schön!« sagte Danny. »Ich liebe es, diese heißen Muschis zu ficken. Jesus, können wir das nicht immer tun?«

Seine Mutti blickte zu uns zurück, während Janelle fortfuhr, an ihren Brüste zu lecken.

»Du kannst immer, wenn du es willst, Muttis Fotze ficken, Süßer. Du musst es nur sagen und ich mache für dich die Beine breit. Du kannst mich sogar wie Papa in den Arsch ficken, wenn du es willst.«

»Versprochen?« fragte mein Sohn.

»Versprochen.« sagte seine Mutti.

Damit zog ich meinen Schwanz aus ihrem Arsch heraus, stellte mich vor sie hin, lief um sie herum, um ihr gegenüber zu sein, und kniete mich dann vor sie.

»Los, mach schon. Leck ihn sauber.« sagte ich, hielt ihr meinen Steifen vor ihr Gesicht und streichelte ihn.

Sie öffnete ihren Mund und leckte mit ihrer Zunge an ihm auf und ab. Janelle fuhr damit fort, an ihren Brüsten zu saugen. Mein Sohn kniete neben mir nieder, und seine Mutti beugte sich hinüber, um die Säfte ihrer Tochter von Dannys Schwengel abzulecken. Mein Sohn und ich waren Seite an Seite auf unseren Knien, während Claire unsere Schwänze abwechselnd sauber leckte und an ihnen saugte.

Während ihr Mund an meinem Ständer war, schaute ich zu meiner Tochter herab, die sich selbst fingerte und immer noch an den Brüsten ihrer Mutti saugte.

Danny stand auf und ging hinter seine Mutti. Er rieb seinen Schwengel an ihrer Muschi und an der Spalte ihres Arsches auf und ab, während sie fortfuhr, meinen Schwanz mit ihren Lippen und ihrer Zunge zu reinigen.

Plötzlich stieß er fest seinen Steifen in ihr Arschloch, und sie keuchte und fiel auf ihr Gesicht. Janelle guckte von unten zu ihr, und ich beugte mich hinüber, um meinen Schwengel in den Mund meiner Tochter zu stecken. Sie nahm ihn eifrig und saugte an der Eichel auf und ab. Ihr Mund war so weich, so warm und zart, während sie die Eichel meines Schwanzes blies.

Hier gehen wir wieder mal hin, dachte ich.